L'architettura romanica in Italia copre un periodo di produzione architettonica più ampio di altri paesi europei, dai precoci esempi negli ultimi decenni dell'XI secolo fino, in alcune regioni, a tutto il XIII secolo.
Varianti regionali
Il panorama artistico è molto variegato, con "romanici" regionali con caratteristiche proprie, sia per quanto riguarda le tipologie costruttive sia i materiali utilizzati. Grande varietà è data anche dai molteplici materiali utilizzati, che dipendevano fortemente dalla disponibilità locale, dato che le importazioni erano molto costose. Infatti, in Lombardia il materiale più utilizzato fu il laterizio, data la natura argillosa del terreno, questo non vale però a Como, che invece aveva grande disponibilità di pietra; in Toscana invece non sono rari gli edifici in marmo bianco di Carrara con inserti in marmo serpentino verde; in Puglia venne usata il chiaro tufo calcareo. A parte il caso pugliese, da Roma in giù il romanico tende a scomparire e si trovano influssi per lo più bizantini ed arabi.
Si possono individuare alcune zone principali
- La zona lombarda e emiliana, che influenzò buona parte del nord-Italia, dal Veneto continentale alla Liguria;
- Venezia, con caratteristiche peculiari influenzate dall'arte bizantina;
- La zona di influenza pisana: Toscana settentrionale fino a Pistoia e Sardegna;
- Il romanico fiorentino o "proto-rinascimento";
- Marche, Umbria e Alto Lazio, con più influssi;
- Roma;
- La zona campana;
- La zona pugliese;
- Sicilia e Calabria, con forti influenze bizantine e, nella prima, anche arabe.
Architettura romanica lombarda ed emiliana
La Lombardia, intesa come unità territoriale allora più ampia di oggi, comprendente Emilia e altre zone vicine, fu la prima regione a ricevere le novità artistiche dall'Oltralpe, grazie all'ormai secolare movimento di artisti lombardi in Germania e viceversa.
Queste influenze vennero elaborate secondo schemi tipicamente italiani, come quelli offerti dall'esempio precoce dell'abbazia di Pomposa (di magister Marzulo), consacrata nel 1026, con un campanile iniziato da Magister Deusdedit nel 1063. Vi si riscontra un'originale decorazione bicroma, tramite l'uso di mattoni bianchi e rossi, e per la prima volta in Italia la facciata appare decorata da sculture, in questo caso da bassorilievi finemente scolpiti e traforati con tralci ed animali ispirati forse alle stoffe sassanidi dalla Persia. Anche il campanile è precoce sia per tipologia (isolato rispetto al corpo della chiesa, secondo un modello che divenne poi tipicamente italiano), si per lo stile delle decorazioni, con archetti pensili e lesene che movimentanio la muratura, forata dall'apertura di finestre ad archetti via via più ampie. Si pensa che queste caratteristiche siano state importate dal mondo bizantino e armeno.
Più vicine a modelli germanici sono le chiese di Santa Maria Maggiore a Lomello (1025-1050) e di San Pietro al Monte a Civate (con doppia abside contrapposta).
Importante è il precoce esempio della Basilica di Sant'Abbondio, a cinque navate a coperta a travi lignee, dove è presente un doppio campanile nello stile dei Westwerk tedeschi e una decorazione del paramento esterno con archetti ciechi e lesene, oltre che da un notevole corredo scultoreo dei Maestri comacini.
Atrio e facciata di Sant'Ambrogio, MilanoTra la fine dell'XI e l'inizio del XII, in uno stile romanico già maturo, secolo venne ricostruita la basilica di Sant'Ambrogio a Milano, dotandola di volte a crociera costolonate ed un disegno molto razionale, con una perfetta corrispondenza tra il disegno in pianta e gli elementi in alzato. L'isolamento stilistico di Sant'Ambrogio non doveva essere spiccato quanto oggi, rispetto all'epoca della ricostruzione, quando esistevano altri monumenti oggi purtroppo andati perduti o pesantemente manomessi nei secoli (come il Duomo di Pavia, di Novara, di Vercelli, ecc.).
Altri sviluppi sono testimoniati dalla basilica di San Michele Maggiore a Pavia, con la facciata costituita da un unico grande profilo pentagonale con i due spioventi, tripartito da contrafforti a fascio, e, nella parte alta, decorato da due gallerie simmetriche di archetti su colonnine, che seguono il profilo della copertura; il forte sviluppo ascensionale è sottolineato anche dalla disposizione delle finestre, concentrate nella zona centrale. Il modello di questa chiesa venne ripreso anche nella chiese pavesi di San Teodoro e di San Pietro in Ciel d'Oro (consacrata nel 1132), e venne sviluppato nella Cattedrale di Parma (fine XII-inizio XIII secolo) e in quello di Piacenza (iniziato nel 1206).
Il Duomo di Modena è una delle testimonianze pervenutaci in maniera più coerentemente unitaria di tutta l'architettura romanica. Fondato nel 1099 ad opera dell'architetto lombardo (forse comasco) Lanfranco, fu costruito in poche decine d'anni, per questo non presenta inserimenti gotici significativi. A tre navate prive di transetto e con tre absidi, era coperta anticamente da capriate lignee, che vennero sostituite con volte a crociera soltanto nel XV secolo. La facciata a spioventi riflette la forma interna delle navate, ed è tripartita da due poderose paraste mentre il centro è dominato dal portale con protiro a due piani (il rosone ed i portali laterali sono invece più tardi). La serie continua di loggette ad altezza di "matroneo", racchiuse da arcate cieche, che cingono tutt'intorno il Duomo, creano un ritmato effetto di chiaroscuro, molto copiato in costruzioni successive. Di straordinario pregio e importanza è il corredo scultoreo composto dai celebri rilievi di Wiligelmo e dei suoi seguaci. La Basilica di San Zeno a Verona è l'esempio più diretto di derivazione dal Duomo modenese.
In Piemonte le influenze lombarde si sommarono a quelle del romanico francese, provenzale, come nella Sacra di San Michele o nella chiesa dei Santi Pietro e Orso ad Aosta. In Liguria il linguaggio stilistico lombardo venne ulteriormente filtrato e mischiato con influenze pisane e bizantine, come nel Duomo di Ventimiglia o nelle chiese genovesi di Santa Maria di Castello, San Donato, Santa Maria delle Vigne e San Giovanni di Prè, compresi i corredi scultorei originari.
Venezia
A Venezia il capolavoro architettonico di questo periodo fu la costruzione della Basilica di San Marco. Iniziata dal doge Domenico Contarini nel 1063 su un edificio preesistente, fungeva da cappella palatina di Palazzo Ducale e non dipendeva dal patriarca di Venezia. La basilica poté dirsi conclusa solo nel XIV secolo, ma nonostante ciò costituisce un insieme unitario e coerente tra le varie esperienze artistiche a cui è stata soggetta nel corso dei secoli.
La basilica è una congiunzione pressoché unica tra arte bizantina e occidentale. La pianta è a croce greca con cinque cupole distribuite al centro e lungo gli assi della croce, raccordate da arconi. Le navate, tre per braccio, sono divise da colonnati che confluiscono verso i massicci pilastri che sostengono le cupole; essi non sono realizzati come blocco unico di muratura ma articolati a loro volta con quattro pilastri e una cupoletta.
Elementi di origine occidentale sono invece la cripta, che interrompe la ripetitività di una delle cinque unità spaziali, e la collocazione dell'altare non al centro della struttura (come nei martyrion bizantini), ma nella zona absidale est. Per questo i bracci non sono identici, ma sull'asse est-ovest hanno la navata centrale più ampia, creando così un asse longitudinale principale che convoglia lo sguardo verso l'altare.
L'esterno venne sontuosamente decorato dopo la presa di Costantinopoli del 1204, con lastre di marmo, colonne policrome e statue di spoglio della capitale bizantina. Più o meno nello stesso periodo vennero rialzate le cupole, per essere visibili dall'esterno, e venne disegnata la piazza porticata di San Marco. L'interno è coperto da preziosi mosaici che furono realizzati in un arco di tempo che va dall'inizio dell'XI secolo al XIII secolo (senza contare i rifacimenti rinascimentali e le aggiunte in facciata del Sette e Ottocento).
Il resto del Veneto fu dominato dalle influenze bizantine che filtravano da Venezia, ma una citazione di modi lombardi è riscontrabile nei due ordini di loggette lungo la zona absidale della chiesa dei Santi Maria e Donato a Murano. Verona invece, come detto nel paragrafo precedente, era nella sfera di influenza emiliana.
Toscana e Sardegna
Il romanico pisano si sviluppò a Pisa al tempo in cui era una potente Repubblica Marinara, dalla seconda metà dell'XI alla prima del XIII secolo, e si irradiò ai territori controllati dalla Repubblica di Pisa (Corsica e Sardegna comprese) ed a una fascia di Toscana settentrionale da Lucca fino a Pistoia. Il carattere marittimo della potenza pisana, e la peculiarità degli elementi stilistici propri del suo stile fecero sì che la diffusione del romanico pisano si estendesse ben oltre la sfrea di influenza politica della città. influssi pisani si trovano in diversi punti dell'areale mediterraneo, oltre che in Sardegna. Da segnalare le chiese disposte sulle coste dell'adriatico (Puglia, Istria)
La prima realizzazione fu il Duomo di Pisa, iniziato nel 1063-1064 da Buscheto e proseguito da Rainaldo, che venne consacrato nel 1118. Come a Venezia, l'architettura pisana venne influenzata da quella costantinopolitana e bizantina in generale, con cui la Republica aveva forti contatti commerciali. Elementi di possibile influsso bizantino sono i matronei e la cupola ellittica con coronamento a bulbo, posta alla maniera "lombarda" all'incrocio dei bracci. Ma elementi orientali vennero reinterpretati secondo un preciso gusto locale, pervenendo a forme artistiche di notevole originalità. Per esempio l'interno a cinque navate con colonnati (anticamente a croce greca, ampliato a pianta latina da Rainaldo), ispirato alla scomparsa cattedrale romanica di San Martino a Lucca, ha una spazialità tipicamente paleocristiana.
San Michele in Foro, LuccaElementi tipici del romanico pisano sono l'uso dalle loggette pensili, ispirate all'architettura lombarda, ma moltiplicate fino a coprire su ordini diversi intere facciate, e di arcate cieche, il motivo della losanga, una delle caratteristiche più riconoscibili, derivato da modelli islamici nord-africani, e la bicromia a fasce alternate, derivata da modelli della Spagna mussulmana.
Altri capolavori a Pisa sono la celeberrima Torre pendente (iniziata nel 1173), il primo anello del Battistero (iniziato nel 1153), la chiesa di San Paolo a Ripa d'Arno (fine XII-l'inizio del XIII secolo), la chiesa di San Michele in Borgo.
Da Pisa il nuovo stile arrivò a Lucca, sovrapponendosi al primitivo romanico lucchese conservato nella basilica di San Frediano e Sant'Alessandro Maggiore. La chiesa di San Michele in Foro, Santa Maria Forisportam, la facciata della Cattedrale di San Martino (terminata nel 1205), ad opera delle maestranze di Guidetto da Como rappresentano un'evoluzione dello stile pisano in forme ancora più ricche sul piano decorativo, a scapito della originalità architettonica. A Pistoia l'uso del marmo serpentino abbinato in fasce alternate al marmo bianco creò effetti di vibrante bicromia (chiesa di San Giovanni Fuorcivitas, XII secolo). Decine di pievisparse nella campagna seguono gli stilemi pisani adattandoli alla variabile disponibilità economica delle popolazioni del contado.
In Sardegna sono tipicamente pisani il Duomo di Ottana o la chiesa della Trinità di Saccargia (XII secolo) ed altre influenze si ebbero anche in Liguria e in Corsica.
Firenze
A Firenze tra XI e XII secolo si usarono alcuni elementi comuni al romanico pisano, ma con un'impronta molto diversa, caratterizzata da una serena armonia geometrica che ricorda le opere antiche. Evidente è nel Battistero di San Giovanni il senso del ritmo nella scansione dei volumi esterni, tramite l'uso di riquadri, lesene classicheggianti, archetti ciechi a tutto sesto ecc. seguendo un preciso schema modulare che si ripete sugli otto lati. La datazione del battistero è stata a lungo discussa (edificio romano trasformato in basilica? Edificio paleocristiano? Edificio romanico?), anche per la scarsità di documentazione scritta. Recenti scavi archeologici però, effettuati dopo il 2000, hanno finalmente dimostrato come le fondamenta siano ben due metri sopra il livello della pavimentazione romana, quindi ne hanno inquadrato la fondazione non anteriormente al IX secolo. Il paramento interno a marmi policromi, fortemente ispirato al Pantheon di Roma, venne comunque concluso all'inizio del XII secolo (i mosaici pavimentali sono datati 1209 e quelli della scarsella 1218), mentre la prima fase del rivestimento esterno deve risalire circa allo stesso periodo.
Altri esempi del rinnovato stile fiorentino sono la Basilica di San Miniato al Monte (iniziata nel 1013 e completata gradualmente fino al XIII secolo), che presenta una scansione razionalmente ordinata della facciata bicroma, e una rigorosa struttura ispirata al romanico lombardo (tribuna). La piccola San Salvatore al Vescovo, la collegiata di Sant'Andrea a Empoli e il paramento incompleto della facciata della Badia Fiesolana, insieme ad un modesto numero di pievi e chiese minori, completano il quadro.
Se lo stile fiorentino non ha la diffusione del romanico pisano o lombardo, la sua influenza fu determinante per gli sviluppi successivi dell'architettura, essendo la base alla quale attinsero Francesco Talenti, Leon Battista Alberti, Filippo Brunelleschi e gli altri architetti che creano l'architettura del Rinascimento. Per questo si parla anche, impropriamente, di "proto-rinascimento".
Il panorama toscano è ricco anche di influenze transmontane. L'abbazia di Sant'Antimo (metà dell'XII secolo), fa parte di una esigua classe di chiese italiane ispirata a modelli francesi, con navate a ritmo obbligato (alternanza semplice colonna-pilastro), presbiterio a colonne, deambulatorio a cappelle radiali. L'enorme diffusione di questo tipo in Francia (centinaia di esempi, per lo più allineati lungo le vie di pellegrinaggio) rende arduo individuare una diretta filiazione.
Umbria, Marche e Alto Lazio
Anche in Umbria alcune chiese mostrano influenze lombarde, sebbene combinate con elementi più classici desunti da vestigia antiche sopravvissute nella regione. È il caso delle chiese di Santa Maria Infraportas a Foligno, San Salvatore a Terni o Santa Maria Maggiore ad Assisi.
Simili tra loro sono le soluzioni più originali del Duomo di Assisi (San Rufino, dalla metà del XII secolo) o del Duomo di Spoleto (iniziato nel 1175) o della chiesa di San Pietro extra moenia sempre a Spoleto, caratterizzati da una ripartizione in riquadri in uno schema nitido. A San Pietro i riquadri vennero anche decorati da preziosi rilievi marmorei con scene sacre e allegoriche.
Nelle Marche i modelli offerti dall'architettura emiliana vengono rielaborati con originalità e combinati con elementi bizantini. Per esempio la chiesa di Santa Maria di Portonovo presso Ancona (metà dell'XI secolo) o la Cattedrale di San Ciriaco (fine XI secolo-1189), presentano una planimetria a croce greca con una cupola all'incrocio dei bracci e una protiro in facciata che inquadra un portale fortemente strombato.
Un esempio più fedele ai modelli bizantini è la pianta a croce greca entro un quadrato della chiesa di San Claudio al Chienti (XI-XII secolo) o in San Vittore alle Chiuse a Genga (XI secolo) dove è presenta anche una cupola centrale e cinque absidi (tre sul fondo e due sui fianchi).
Nel Lazio settentrionale gli influssi lombardi filtrati dall'Umbria vennero fecondati con l'ininterrotta tradizione classica: a Montefiascone con la chiesa di San Flaviano (inizio XII secolo), a Tarquinia con chiesa di Santa Maria a Castello (iniziata nel 1121), a Viterbo con più basiliche (Santa Maria Nuova, San Francesco a Vetralla, il Duomo, San Sisto, San Giovanni in Zoccoli), tutte decorate probabilmente da maestranze lombarde che in alcuni casi parteciparono anche alla definizione dell'architettura.
Particolare è la chiesa di Santa Maria Maggiore di Tuscania, costruita in due fasi dal XII secolo al 1206, dove il portale fortemente strombato presenta leoni stilofori e la rappresentazione della Sedes Sapietiae (la Madonna col bambino seduta) scolpita nell'architrave, dove le gambe della Madonna pendono letteralmente dalla superficie scolpita. Sempre a Tuscania si erge la splendida chiesa di San Pietro, caratterizzata da un raffinato rosone opera dei maestri comacini.
Roma
A Roma si registrò una stagione in continuazione delle architetture in stile basilicale paleocristiano, con figure di pontefici forti come Pasquale II, Onorio II e Innocenzo II. A Santa Maria in Cosmedin (XII secolo, riedificata) furono usate pilastri alternati a colonne, ma quest'ultime senza funzione portante. Più interessante del panorama architettonico fu quello pittorico e musivo, con grandi cantieri per la decorazione interna della basilica di San Clemente, di Santa Maria in Trastevere e di Santa Maria Nuova, dove prevalsero ancora motivi costantinopolitani.
Duratura impronta la sciarono i questo periodo i maestri marmorari (le celebri famiglie dei Cosmati o dei Vassalletto), la cui attività superò anche i confini del Lazio. Le loro elaborate tarsie con marmi colorati e tessere di vari materiali lapidei vennero applicate a pavimenti e arredi liturgici quali pulpiti, cibori, altari, cattedre, candelabri pasquali, ecc. Talvolta vennero impiegati per decorare più complessi e vari spazi architettonici, come il chiostri di San Giovanni in Laterano e San Paolo fuori le Mura (prima metà del XIII secolo), con le coppie di colonne dai fusti alternativamente lisci, tortili o intrecciati e più o meno mosaicati.
Campania
Uno dei più importanti cantieri in Campania in epoca romanica fu la ricostruzione, voluta dall'abate Desiderio (poi Papa Vittore III) dell'Abbazia di Montecassino, della quale oggi purtroppo non resta niente. La basilica era stata ricostruita sul modello di quelle romane e l'unica eco che ne rimane è nella chiesa di Sant'Angelo in Formis, eretta sempre su commissione di Desiderio dal 1072.
La ripresa di motivi paleocristiani (navate divise da colonnati, presenza di transetto) si ebbe anche nella Cattedrale di Sessa Aurunca (1103), nella chiesa del Crocifisso a Salerno (X-XI secolo) e nella chiesa di San Rufo a Capua.
Negli edifici del XII e XIII secolo si riscontrano invece forti influssi arabo-siciliani e moreschi, come nel Duomo di Caserta Vecchia (con finestre a ferro di cavallo nel transetto e archetti intrecciati poggianti su colonnine nel tiburio), nel chiostro dei Cappuccini (1212) e in quello del Duomo (1266-1268) ad Amalfi. A Salerno sono notevoli le opere di mosaici e intarsi cosmateschi con influenze islamiche.
Romanico pugliese
La Puglia e i suoi porti erano usati dai pellegrini diretti in Terrasanta e furono anche il punto di partenza per molti crociati nel 1090. Il gran flusso di persone determinò la ricezione di una grande varietà di influssi che si manifestò anche in architettura.
Uno degli edifici più rappresentativi è la Basilica di San Nicola a Bari, iniziata nel 1087 e terminata verso la fine del XII secolo. Esternamente si presenta con un aspetto massiccio, come una fortezza, con una facciata a salienti chiusa ai lati da due torri incompiute. Il motivo delle doppie torri rimanda a esempi transalpini, ed è spiegabile anche con la presenza normanna degli Altavilla. La decorazione con archetti pensili e la presenza di un (poco pronunciato) protiro con leoni stilofori sulla facciata rimandano alle caratteristiche lombarde-emiliane.
Il duomo di San Valentino a Bitonto fu costruito nel cuore del centro storico tra l'XI e il XII secolo, secondo il modello della basilica di San Nicola a Bari, e presenta la facciata tripartita da lesene e decorata con archetti pensili. Il rosone a sedici bracci è fiancheggiato da due sfingi.
Importante è anche il duomo di Trani concluso verso la metà del XIII secolo, venne costruito, anch'esso secondo il modello della basilica di San Nicola a Bari, in prossimità del mare, come un punto di riferimento luminoso grazie al chiarore del tufo calcareo impiegato. La facciata ricorda il profilo di quella di San Nicola, ma non è tripartita da lesene e non presenta le torri e il protiro.
Notevoli sono anche a Barletta la chiesa del Santo Sepolcro (di matrice borgognona) e la cattedrale (iniziata nel 1126).
Altre influenze si riscontrano nella chiesa dei Santi Nicola e Cataldo a Lecce (con echi borgognoni, 1180) o nel Duomo di Troia (con influssi pisani nel registro inferiore, armeni nei rilievi appiattiti sull'architrave, mussulmani nei capitelli, bizantini nelle porte bronzee, terminata nel 1119).
Calabria e Sicilia
Palermo e la Sicilia in generale risentirono in questo periodo di molte influenze diverse, dovute alle vicende storiche, politiche e religiose che accaddero in quei secoli: due secoli di dominio arabo (IX-X secolo), la conquista normanna (1016-1091) e la nascita del Regno di Sicilia furono eventi che innescarono un processo di complessa stratificazione culturale.
Tipicamente arabe sono a Palermo edifici come la Zisa (1154-1189 circa), che presenta anche una decorazione con volte a alveoli, la Cuba (1180), oppure le cupolette semisferiche della chiesa di San Giovanni degli Eremiti (1140 circa), a pianta cruciforme, o di San Cataldo (1161 circa).
Più aulicamente bizantine sono invece le chiese della Martorana (1143) e la Cappella Palatina nel Palazzo dei Normanni (1143), coperte di mosaici. Nella Cappella Palatina venne realizzato un felice connubio tra impianto a croce greca per il presbitero e il corpo basilicale nella navata. I mosaici presentano uno schema più originale rispetto all'"osservanza" di stretta della Martorana. Nella sala di Ruggero I al Palazzo dei Normanni si trova anche un unico ciclo profano con scene di giardini e di caccia, svaghi preferiti dei sovrani, che riprende un'iconografia tipica dei palazzi arabi.
Altri importanti esempi di edifici dell'epoca sono le cattedrali di Cefalù (1131-1170 circa) e di Monreale (1172-1189). In entrambi sono mischiate più influenze, che vanno dalle esperienze cluniacensi nella zona dell'abside, agli archetti pensili tipicamente lombardi (a Cefalù), a quelli intrecciati (a Monreale) di influenza araba, alle due torri in facciata che ricordano modelli transalpini, introdotti dai Normanni.
In Calabria la produzione artistica è completamente rivolta a Bisanzio, come testimonia la Cattolica di Stilo (X-XI secolo), mentre in Basilicata furono presenti alcune influenze siciliane, come nel Duomo di Gerace.