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Arte Babilonese
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Si definisce arte babilonese il complesso delle opere artistiche
prodotte nella Mesopotamia centro-merid. dall'avvento (1894) della I
dinastia di B. alla grande dinastia di Hammurabi, all'ingresso in B.
(539) di Ciro il Grande, quando la cultura mesopotamica comincia a
dissolversi, mentre si perde l'indipendenza politica nell'impostazione
sovranazionale dell'Impero achemenide. Più propriamente l'arte
babilonese del periodo più antico, tra il 1894 e il 1595, si definisce
antico-babilonese; quella dell'età medio-babilonese, tra il 1595 e la
fine del II millennio, si denomina cassita dalla popolazione che dominò
in B. (v. Cassiti); infine, mentre si parla di arte babilonese nel
periodo dell'Impero neoassiro nel I millennio fino al 612 (distruzione
di Ninive), l'arte del periodo della rinascita babilonese sotto
Nabopolassar (625-605), Nabucodonosor II (605-562) e Nabonedo (555-539) è designata come neobabilonese. L'arte del periodo antico-babilonese è
nota solo da resti di città contemporanee della I dinastia di B. e a
essa soggette dopo il regno di Hammurabi (1792-1750), perchè la B. più
antica non ha potuto essere scavata, in quanto attualmente sotto il
livello delle acque di infiltrazione. L'architettura del tempo è nota
soprattutto dai templi di Assur e Tell Rimah in Assiria, di Iskhali,
nella regione del Diala, dalla città di Mari sul Medio Eufrate,
distrutta da Hammurabi . Caratteristica dei santuari è l'articolazione
dei vani su un asse longitudinale con la presenza di un vestibolo, una
corte a cielo aperto, un'antecella e una cella, queste due ultime più
larghe che lunghe; questa tipologia ereditata dalla tradizione
architettonica neosumerica, rimarrà tipica dell'architettura sacra di
B. fino al tempo di Nabucodonosor II. Il palazzo di Mari, che era molto
celebrato dai contemporanei in virtù dell'imponenza delle soluzioni
architettoniche, presenta un'organica definizione spaziale per corti
comunicanti, attorno alle quali si dispongono vani funzionalmente
specializzati. L'arte figurativa ha come tema fondamentale nella
statuaria l'immagine votiva del re e nel rilievo la stele monumentale,
pure votiva, con una rappresentazione devozionale del principe in
preghiera di fronte al dio. Si sviluppano le esperienze formali
neosumeriche con un rinnovato senso plastico, caratterizzato da
definite modulazioni delle superfici, che raggiungono alti livelli
artistici nella testa cosiddetta di Hammurabi (Parigi, Louvre) . Al
tempo di questo sovrano si raggiungono importanti conquiste nella
rappresentazione piana, con la definizione coerente della visione di
profilo della figura umana e con accenni di scorcio. E' probabile che la
contemporanea arte dei centri amorrei della Siria sett. (Aleppo, Ebla,
Alalak con la sua elevata produzione particolarmente nella glittica)
abbia influenzato l'arte antico-babilonese, come è documentato a Mari.
Dopo l'età cassita, che conosce originali soluzioni spaziali
nell'architettura e interessanti tendenze espressionistiche nella
plastica minore e nella pittura, B. nei brevi ma gloriosi anni
dell'impero neobabilonese, dopo la sconfitta del grande rivale assiro,
sembra riesumare, in un'originale rielaborazione culturale che è colma
di reminiscenze e di riferimenti al passato, le più tipiche tradizioni
sumeriche. L'architettura, che è abbondantemente documentata
nell'immensa città che riempì di ammirazione Erodoto e affascinò
Alessandro, perpetua le tradizioni tipologiche nei templi minori, nel
grandioso complesso dell'Esagil e nell'insieme palazziale della
cittadella meridionale.
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