Cenni storici e storiografici
Il gotico rappresenta l'ultima grande fase unitaria dell'arte medievale
europea. Le sue origini si collocano nella Francia del Nord entro la
prima metà del sec. XII, quando i costruttori, coordinando in forma
organica elementi già presenti nel romanico, nell'architettura orient.
e nelle regioni anglo-normanne, giunsero a soluzioni del tutto
originali . Dal sec. XII al XV, con straordinaria vitalità, il g. si
estese rapidamente, fino a rinnovare totalmente l'aspetto stilistico
dell'arte europea in tutte le sue forme, con una profonda unitarietà e
costanza di linguaggio che si specificò in aree nazionali (o anche
regionali) e in diverse fasi storiche di sviluppo. E' nella storiografia
artistica del Rinascimento italiano che compare il termine g.,
applicato all'architettura, per indicare genericamente quanto avvenuto
dopo la fine dell'arte antica, con il significato di "barbarico";
questa connotazione negativa, allargata in seguito a designare un'arte
arbitraria e bizzarra, fuori delle regole classiche, permase fino alla
fine del sec. XVIII, quando ebbe inizio un apprezzamento dell'arte
medievale nelle culture inglese e francese. L'Ottocento vide un grande
sviluppo degli studi storici sul g. e l'immenso campo di ricerca
fornito dai molteplici aspetti del fenomeno offre ancora spunti alla
critica contemporanea. Da questo lavorio critico è nata una complessa
terminologia per qualificare diversi aspetti stilistici del g., come p.
es. il g. fiammeggiante (o, in Italia, g. fiorito), riferito
all'architettura g. tarda (sec. XV-metà sec. XVI), caratterizzata da un
accentuato verticalismo, da effetti dinamici e coloristici e da
un'esuberante decorazione scultorea. In rapporto col g. fiammeggiante è
il g. ornato inglese (sec. XIV), mentre il tardo g. in Inghilterra
prende il nome di perpendicolare. Un discorso a parte merita invece il
fortunato termine di g. internazionale (v.
oltre).
Architettura sacra e civile
L'aspetto architettonico è il piùvasto dell'arte
g., che non solo affronta su ampia scala i temi dell'edificio sacro e
di quello civile, ma imposta un discorso nuovo sulla dimensione urbana,
sulla città per una società nuova, di borghesi e mercanti. Il simbolo
della civiltà g., la cattedrale, esprime insieme lo slancio fideistico
della letteratura mistica e la razionalità della filosofia scolastica: è una struttura superbamente organizzata, che sfrutta appieno le
possibilità dei singoli elementi che la caratterizzano . L'impiego
dell'arco a sesto acuto permise di sostituire alla pesante volta a
crociera romanica la volta a ogiva, agile e scattante , in cui il peso è scaricato dai costoloni, con funzione portante, sui pilastri,
eliminando in tal modo il valore della massa muraria a favore
dell'apertura di grandi finestre, vere pareti di vetro colorato. Le
spinte laterali dei costoloni vengono equilibrate all'esterno
dall'impiego dell'arco rampante in funzione di contrafforte, appoggiato
a un pilastro verticale libero, coronato da guglia . La pianta
prediletta è la basilicale, a 5 o 3 navate, con o senza transetto,
terminante in una vasta zona absidale a cappelle radiali. Adorna
all'esterno di una fastosa decorazione scultorea e all'interno di
vetrate, statue, pale d'altare, ex voto dedicati da re e principi,
borghesi e corporazioni artigiane, la cattedrale era fatta peresprimere
visivamente la potenza della Chiesa trionfante, affiancata dal potere
terreno. Quasi in contrapposizione a tanto fasto, le chiese degli
ordini conventuali e mendicanti si ponevano come la rappresentazione
ideale della povertà evangelica, semplificate nella struttura e nella
decorazione, attorniate dagli altri edifici della comunità religiosa:
il chiostro, la sala capitolare, la biblioteca. Una forma particolare
in area germanica fu la Hallenkirche (chiesa a sala), con navate di
eguale altezza che creano una nitida coordinazione di volumi, sorta in
Franconia già nel sec. XII, ma sviluppatasi in forme originali
soprattutto dal 1350 in avanti. Notevolissimi furono gli sviluppi
dell'architettura civile: la cittadella circondata da mura, con
poderose torri, comune dal sec. XI, evolse nella città borghese, centro
commerciale, per la quale dal sec. XII si elaborò una ricca tipologia
di edifici (mercati, logge, ospedali), tra i quali eccelse il palazzo
municipale. Diffusissimi i castelli, che alla funzione difensiva,
prevalente in origine, affiancavano quella di dimora del signore. La
cattedrale g., con gli ampi portali strombati, le guglie, i pinnacoli,
gli sporti, offriva largo campo alla decorazione scultorea:
l'iconografia dei cicli si semplificò e chiarì, rispetto al simbolismo
romanico, perchè la sua funzione era didascalica e si allargò, secondo
l'enciclopedismo medievale, non solo ai soggetti della fede, ma a tutti
gli aspetti della vita. Accanto alle storie dell'Antico e del Nuovo
Testamento comparvero quindi i lavori dell'uomo, le figurazioni
astrologiche, le allegorie, le scienze umane e divine. L'umanizzazione
del tema sacro comportò la ricomparsa della figura umana, che dalla
rigidezza ieratica iniziale (le "statue-colonne", ancora incorporate
nell'architettura), attinse a un maggiore naturalismo, talora con
accenti di schietto classicismo. Dalle maestranze legate ai cantieri,
gli scultori passarono al servizio di re, principi, nobili privati,
borghesi e le nuove richieste della committenza arricchirono la
scultura g. del periodo maturo di spunti
nuovi.
La pittura
Nell'arte gotica dei sec. XII e XIII la pittura
rivestì un ruolo secondario rispetto all'architettura e alla scultura:
scomparsi i cicli ad affresco della tradizione romanica, trionfarono le
vetrate, ma in seguito, nel sec. XIV, l'affresco tornò a prevalere,
anche per la grande diffusione della pittura profana (cicli in castelli
e palazzi municipali), mentre contemporaneamente si affermava la
pittura su tavola, a destinazione sia pubblica (grandi pale d'altare)
sia privata (opere di devozione). Le cadenze linearistiche, il gusto
per il colore, il fresco naturalismo appaiono ancora più esaltati nella
miniatura, una delle più straordinarie manifestazioni della cultura g.,
diffusa in tutti i Paesi europei. Passando dai conventi alle corti
principesche, la miniatura divenne una delle espressioni più colte e
raffinate del g. internazionale.
Gotico internazionale
Con questo termine si indica genericamente la
produzione del g. tardo, tra il 1370 e il 1450 ca. Agli studi del
Courajod e dello Schlosser si deve la scoperta di una "universalità" g.
di questo periodo, forse l'ultima koinà del mondo occid., fatta di
comunanze stilistiche che non escludono episodi del tutto particolari
nei singoli Paesi. Si tratta quindi di un'accezione non tanto
storico-cronologica (l'internazionalità è tipica di tutto il g.),
quanto stilistica: il tessuto connettivo è il gusto del fantastico,
l'evocazione di un mondo favoloso, quello delle corti europee della
fine del Trecento, ormai isolate in una società in cui l'elemento
borghese aveva preso il sopravvento sul ceto feudale. Piccoli centri
raffinati, che si rimandavano l'un l'altro un'arte preziosa (donde
l'altro termine, equivalente, di g. cortese),
dall'Avignone dei papi alla Praga di Carlo IV, dalla Bourges dei duchi
di Berry alla Digione dei duchi di
Borgogna, alla Milano dei Visconti, che nella fabbrica del duomo ebbe
una vera fucina di apporti internazionali. Un'arte colta ed
estetizzante, profana anche nell'interpretazione del fatto sacro,
colorita e narrativa, che proprio per questo ha dato i suoi più alti
frutti nell'affresco, negli arazzi, nella miniatura.
Il Gotico nei Paesi europei: Francia
Gli inizi dell'architettura gotico furono il frutto
del programma di rinnovamento artistico condotto da Suger, abate di
Saint-Denis, consapevole dei legami politici della Chiesa con la
monarchia francese (Suger fu consigliere di Luigi VI e Luigi VII e
reggente di Francia durante le crociate) ed esplicatosi nel rifacimento
della basilica carolingia di St.-Denis (1132-44). Nella seconda metà
del sec. XII si venne definendo la nuova struttura della cattedrale (da
Sens, iniziata nel 1140 ca., a Laon, iniziata nel 1150 ca.), con
l'impiego di tutti gli elementi g. caratterizzanti e l'organizzazione
della facciata con due torri e profondi portali, schemi che trovarono
il loro splendido coronamento in Notre-Dame a Parigi (1180-1245). Il
sec. XIII vide la piena maturità dello stile, caratterizzato da un
sempre maggiore slancio verticale, dalla perfetta struttura a volta,
dall'apertura di grandi finestre e rosoni, dallo sviluppo imponente del
coro con cappelle radiali (da Chartres, 1194-1220, a Beauvais, 1247).
Legata alle sorti della monarchia francese, sotto i regni di Filippo
Augusto (1180-1223) e Luigi IX (1226-70), l'architettura g. si diffuse
in tutto il Paese, con alcune particolarità regionali, come nell'Angiò
(volte ribassate) e nella Linguadoca (cattedrale fortificata di Albi,
1282-1390). Il sec. XIV arricchì le strutture con le complessità
decorative del g. fiammeggiante, ma ormai la Francia aveva perso il
ruolo di centro espansivo del gotico. Al fasto regale delle cattedrali,
le chiese dell'ordine cistercense contrapposero una grande nitidezza di
struttura (assenza del coro con cappelle, ridotto verticalismo) e la
rinuncia alla decorazione scultorea (Fontenay, 1147; Pontigny,
1120-70), secondo moduli che furono fedelmente ripresi dalle chiese
dell'ordine in Europa (Germania, Italia, ecc.). Importanti sviluppi
conobbe anche l'architettura civile nei sec. XIII e XIV, con le tipiche
soluzioni della città cinta di mura (Carcassonne) e del
castello-fortezza, col mastio difensivo (donjon) che divenne anche
residenza signorile (Angers; Vincennes; l'imponente palazzo dei papi ad
Avignone, 1336-42). Con l'ascesa sociale e la progressiva affermazione
della classe borghese anche l'edilizia privata giunse a un alto grado
di perfezionamento. Nella scultura, una graduale umanizzazione anima le
figure dei portali, da quelle ancora rigide del Portalereale a Chartres
(ca. 1145-55) a quelle più libere della Porta della Vergine a
Notre-Dame (1210-20), per giungere all'equilibrio e all'eleganza del
complesso di Amiens (1225-36) e all'umanità veramente "classica" di
Reims . A spese dell'affresco, la vetrata trionfa nelle cattedrali
francesi (l'insieme più straordinario per bellezza e completezza è
quello di Chartres). Un grande sviluppo ebbe la miniatura: a Parigi
sorse una fiorente scuola, promossa dalle commissioni reali e
dall'università, con caratteri aulici che nel sec. XIV cedettero a un
gusto profano e narrativo. Uno dei momenti più alti della miniatura,
per la confluenza di elementi fiamminghi e italiani, fu quello del g.
internazionale, alle corti dei duchi di Berry e di Borgogna. Nel Sud
della Francia, ad Aix, sensibile ad apporti fiamminghi, e ad Avignone,
dove la corte papale vide la presenza di artisti italiani, tra la fine
del sec. XIV e la prima metà del sec. XV si formò una raffinata cultura
pittorica "internazionale", in cui il naturalismo g. trapassa in forme
annuncianti ormai il Rinascimento. Vastissima la produzione francese
nelle arti decorative, con prevalenza di avori elegantissimi,
oreficerie,
arazzi.
Il Gotico nei Paesi europei: Paesi Bassi
Dopo aver preso il sopravvento sul romanico, dalla
fine del sec. XIII il g. si estese a tutta la zona dei Paesi Bassi,
dove perdurò tenacemente fino al sec. XVI. Gli influssi francesi furono
predominanti sia nelle chiese abbaziali cistercensi sia nelle
cattedrali di Tournai, Bruxelles, Anversa e nelle regioni della Schelda
e della Mosa, mentre nelle Fiandre predominarono influenze tedesche
(Hallenkirche), anche nell'uso del laterizio. Lo schema tedesco della
chiesa a sala prevalse in Olanda, dove ebbe un grande sviluppo
l'architettura in mattoni. La prosperità economica delle città
fiamminghe era simboleggiata dall'abbondanza e varietà degli edifici
civili: mercati, torri civiche, palazzi municipali (Bruges, 1377 ;
Oudenaarde, 1526-37), per i quali venne elaborata una versione
particolarmente notevole del g. fiammeggiante. Col passaggio delle
Fiandre al patrimonio francese per il matrimonio di Filippo l'Ardito,
si creò una raffinata arte di corte franco-fiamminga, che diede i suoi
frutti più originali nella miniatura, nella scultura e nell'arazzo.
Vanto delle Fiandre è per tradizione l'invenzione e il perfezionamento
della tecnica della pittura a olio su tavola, strumento per
l'elaborazione di un autonomo, originalissimo linguaggio, destinato a
fecondi sviluppi (v. fiammingo, arte fiamminga). La predilezione degli
artigiani fiamminghi per gli oggetti sontuosi si esplicò in una ricca
produzione di altari e tabernacoli intagliati, oreficerie, tessuti e
arazzi, celebri e diffusi in tutta Europa. Il Gotico nei Paesi europei:
InghilterraIl g. in Inghilterra si affermò precocemente (già alla fine
del sec. XI era usata la volta a crociera costolonata) e, nonostante il
rapporto con la Francia (nel 1174 la ricostruzione della cattedrale di
Canterbury fu affidata a Guglielmo di Sens, che utilizzò il modello
della cattedrale della sua città), secondo scelte specifiche e
originali: pianta assai allungata con doppio transetto, abside
rettilinea in luogo del coro a cappelle radiali, facciate molto
distese, spesso con torri poderose, uno spazio interno frantumato e
pittoresco, estraneo alla logica razionale delle costruzioni francesi.
Alla prima fase del g. inglese (early English, fino al 1250 ca.) seguì
la piena maturità del g. ornato (1250-1350), che ebbe per centri di
diffusione la corte inglese e l'abbazia di Westminster, in rapporto con
la coeva architettura francese, ma con originali accenti decorativi,
specie nelle costolonature delle volte e nei finestroni traforati come
una trina (interni di Ely,Wells e York). La forma più tipica del g.
inglese è lo stile perpendicolare, vero linguaggio nazionale continuato
fino al sec. XVI, la cui imponenza è ravvivata dal raffinatissimo gioco
delle volte a vela o a ombrello, con infinite nervature (cappelle reali
di Cambridge e Westminster), e che caratterizzò anche l'architettura
civile, in pieno sviluppo dal sec. XV, con i primi grandi collegi e
castelli meno rudi di quelli medievali. La decorazione plastica delle
cattedrali non presenta caratteri propri di originalità, mentre tipici
della scultura inglese sono i monumenti sepolcrali con la figura
giacente del defunto, spesso in alabastro (dall'inizio del Trecento) o
in lega di bronzo (brass). Nelle vetrate il contributo francese è
determinante, come pure nella miniatura trecentesca. Scarsissimi gli
esempi di pittura su tavola.
Il Gotico nei Paesi europei: Germania
La permanenza della forte tradizione romanica
contraddistinse la prima fase del g. in Germania (da Bamberga, 1201-37,
a Halberstadt, dal 1230 ca.), mentre nella seconda metà del sec. XIII
si verificarono trasposizioni dal g. francese (Strasburgo, Colonia), in
seguito alle quali si diffuse uno stile fiammeggiante con ricchissime
decorazioni scultoree a traforo (facciata di Strasburgo, iniziata nel
1277). Gli splendidi cicli scultorei delle cattedrali, pur esemplati in
genere su quelli francesi, mostrano spesso una spiccata originalità e
un intenso naturalismo di alto valore espressivo. Ma il maggior
contributo del g. tedesco fu il particolare schema dell'Hallenkirche
(chiesa a sala), assai diffuso dal sec. XIV al XVI. Un volto
particolare ebbe anche l'architettura delle zone sett. (Lubecca),
semplicissima nelle strutture, priva di decorazione scultorea e
interamente costruita in mattoni invece che in pietra, secondo moduli
che si diffusero nei Paesi scandinavi. I tradizionali schemi g. ebbero
nei Paesi tedeschi lunga vita soprattutto negli edifici civili,
improntando l'intera fisionomia delle città germaniche fino al
periodo barocco. Tipica di tutta l'area fu la produzione di statue
lignee per i conventi o per devozione personale, caratterizzate da
grazie cortesi o da esacerbati espressionismi, mentre assai scarso fu
l'uso dell'avorio. Di contro allo sviluppo lento e tardo della pittura
su tavola (inizi sec. XIV), fiorirono le scuole miniatorie, sempre
legate ai conventi. Notevolissime le opere in bronzo e le oreficerie
(impieganti dal sec. XIV anche lo smalto, per influsso francese) e i
tessuti ricamati. Scarsa originalità ebbe l'architettura g. in Austria,
dove si eccettui la cattedrale di S. Stefano a Vienna, mentre la
regione ospitò importanti centri miniatori (Sankt Florian, Vienna,
Klosterneuburg) e fiorenti scuole di oreficeria e di scultura. In
Svizzera l'architettura, tra i sec. XIII e XIV, risentì sia
dell'apporto francese (Ginevra, Losanna, Friburgo) sia di quello
tedesco (gli architetti della famiglia Ensinger, di origine sveva,
lavorarono a Costanza, Berna, Basilea). Le belle sculture della
cattedrale di Basilea rivelano un rapporto diretto con quelle di
Strasburgo. Come negli altri Paesi dell'area germanica, il g. fu sino a
tutto il sec. XVI lo stile nazionale delle città svizzere (edifici
pubblici e privati, logge, fontane, ecc.). In dipendenza dalla
Germania, tra Zurigo e Costanza si sviluppò un'importante scuola
miniatoria. Assai diffuse la scultura in legno e la pittura su vetro e
notevoli i ricami su
tela.
Il Gotico nei Paesi europei: Austria ed Est europeo
L'influenza francese fu sensibile anche in Paesi
lontani come l'Ungheria (castello reale e cappella di Esztergom) e la
Cecoslovacchia (la cattedrale di Praga fu iniziata da Mathieu d'Arras,
1344-52), tuttavia gli stretti legami storici tra l'Austria e la
dinastia di Boemia crearono una comune corrente culturale, legata
soprattutto all'attività degli architetti della famiglia dei
Parler, operanti a Vienna e a Praga. Qui Peter Parler realizzò nel coro
della cattedrale (1353-85) un modello di architettura "per vetrate" che
oltre a esercitare una notevole influenza in Polonia (Marienkirche a
Cracovia, 1384) e Ungheria, rifluì nei Paesi tedeschi, da Vienna
a Norimberga. L'episodio di maggior importanza fu comunque
rappresentato dalla miniatura e pittura in Boemia, in cui si
intrecciarono influssi francesi e italiani e che giunse alle
manifestazioni più interessanti, specie nella pittura su tavola, nel
sec. XIV sotto Carlo IV, educato in Francia e protettore delle arti. Il
Gotico nei Paesi europei: Penisola ScandinavaNella Penisola Scandinava
il maggior tramite per la diffusione del g. furono gli ordini
monastici. I legami con l'arte francese, specie dal sec. XIII furono
molto stretti, ma l'uso tradizionale del mattone donò agli edifici
nordici un sapore particolare. Le cattedrali di Roskilde (fine sec.
XII) e di Uppsala (sec. XIII), quest'ultima eccezionalmente in pietra,
si valsero anche di maestranze francesi. In Norvegia e Svezia fu
sensibile l'influsso inglese, mentre gli schemi della Germania del
Nord, innestandosi sulla tradizione locale romanica, caratterizzarono
l'architettura del Gotland (cattedrale di Visby, sec. XIII) e della
Finlandia. Numerose le chiese abbaziali e degli ordini mendicanti, in
laterizi e di semplice struttura. Tra le manifestazioni più originali
vi fu la statuaria lignea policroma, diffusa dalle scuole di Lund e
Roskilde in tutta la Svezia, in Finlandia e Norvegia e caratterizzata
da una viva espressività.
Il Gotico nei Paesi europei: Spagna
Gli inizi del g. in Spagna furono segnati da una
permanenza di forme romaniche, specie in Galizia, e dalla diffusione
nel Nord di monasteri cistercensi, che sovrapposero gli schemi francesi
alla tradizione romanica e araba. Nel sec. XIII furono esemplate sul g.
francese le cattedrali di Burgos (1221, col maggior ciclo scultoreo
spagnolo, derivato da Amiens) e Leòn (1255, con un insieme di vetrate
unico in Spagna) , mentre elementi moreschi animano la cattedrale di
Toledo (1226) . Caratteri più originali comparvero all'inizio del sec.
XIV nelle cattedrali di Barcellona e Gerona, per approdare a quella
stupenda di Palma di Maiorca (1306). Un cenno particolare merita
l'architettura della Catalogna, di forme sobrie e severe, sia negli
edifici chiesastici sia in quelli civili. Nel Regno di Castiglia, nel
sec. XV, una coerente sintesi di elementi g. e islamici diede vita a un
vero stile nazionale, che elaborò forme fiammeggianti in una versione
fastosamente decorativa, persistente fino al sec. XVI. In Catalogna,
dove un notevole scultore fu Maestro Bartolomè, attivo a Gerona e
Tarragona, soprattutto nel sec. XIV si formò una scuola scultorea che
ebbe lunghe ripercussioni. Per tutto il sec. XV fu viva la tradizione
della scultura in legno e in alabastro. Abbondante la produzione
pittorica, sia ad affresco (Làrida, Pamplona, 1330; convento domenicano
di Puigcerda, 1305- 30) sia su tavola; una scuola miniatoria fiorì alla
corte di Alfonso X di Castiglia. Sulla pittura catalana del sec. XIV
gli influssi italiani, particolarmente senesi, furono sensibili intorno
al 1330 e determinanti dal 1345, avviando la formazione di quel gusto
"internazionale" che in Spagna si arricchì di gustosi spunti
realistici. Molto meno significativo il panorama dell'arte g. in
Portogallo, dove lo stile penetrò, con forte ritardo, alla fine del
sec. XIV, in forme fiammeggianti subito contaminate da apporti
arabizzanti. La particolare versione portoghese sfociò (sec. XVI)
nell'originale e fantasiosa architettura manuelina(da Manuel I,
1495-1521)
Il Gotico nei Paesi europei: Italia
La posizione dell'Italia nel g. europeo è del tutto
particolare: la forza della tradizione romanica, la ricchezza e varietà
degli apporti regionali, la persistenza di un'innata tendenza al
"classico" permisero all'arte italiana di elaborare tra il sec. XIII e
il XIV un linguaggio nuovo che, pur collocato nel grande flusso
spirituale della civiltà g., lo superò per offrire nuovi sviluppi,
fondamentali per l'avvenire della cultura europea. L'accezione di g.
per l'Italia ha quindi un senso molto meno specifico che per gli altri
Paesi europei. In architettura non esistono corrispettivi del g.
francese, se non nelle chiese dell'ordine cistercense (Chiaravalle e le
sue derivate; Fossanova, Casamari, S. Galgano) poichè, anche dove
furono usati specifici elementi strutturali, le proporzioni
dell'insieme, il ridotto verticalismo, la chiarezza organizzativa
rivelano una ben diversa disposizione mentale. Lo spazio di S. Croce e
S. Maria del Fiore a Firenze (dello scultore e architetto
Arnolfo di Cambio) è già presago del Rinascimento e perfino
l'ornatissima facciata del duomo di Orvieto (1310) è organizzata per
geometriche, classiche stesure, di modo che solo grandi fabbriche del
g. tardo, come S. Petronio a Bologna (1390) o il duomo di Milano (1386)
, si avvicinano alle consorelle europee. Con l'affermarsi dei Comuni,
tutte le città italiane ebbero il palazzo pubblico, a blocco compatto
con torre o nella forma del "broletto", con portico al pianterreno, ma
fu soprattutto l'intera forma urbana che si modificò, dando luogo a una
fisionomia tipica, talora sopravvissuta nei secoli (San Gimignano). In
scultura la scelta classicista fu cosciente e precoce, dai maestri
della corte "romana" e imperiale di Federico II di Svevia alla scuola
dei toscani, da
Nicola Pisano ad Arnolfo, ad Andrea Pisano, tra i quali la drammatica
personalità di
Giovanni Pisano portò una voce degna di figurare accanto ai più alti
risultati del g. "classico" francese. Soprattutto nella pittura, però,
che vide il trionfo assoluto dell'affresco, dalla fine del Duecento e
lungo tutto il Trecento si elaborò un linguaggio nazionale, un
"volgare" artistico che si riassume nella figura di
Giotto e che, diffondendosi in tutta Italia, assunse accenti diversi
nelle varie scuole regionali: dall'aristocraticità senese
(Duccio, Simone Martini, i Lorenzetti e Pietro ) al naturalismo
emiliano (Vitale da Bologna,
Tommaso da Modena), alla ieraticità veneta, di discendenza bizantina
(Paolo e
Lorenzo Veneziano). La Lombardia fornì un vivacissimo apporto al g.
internazionale col cantiere del duomo milanese e notevoli figure di
miniatori (Giovannino
De Grassi, Belbello da Pavia). In genere solo alcuni centri dell'Italia
sett. (Verona, Venezia) o zone periferiche (Marche, Italia merid.) si
attardarono nelle dolcezze dello stile cortese quando già all'alba del
Quattrocento a Firenze era iniziata la grande vicenda del Rinascimento.
LinguisticaLingua germanica del ramo orient. il cui più importante
documento è costituito dalla traduzione della Bibbia, fatta nel sec. IV
dal vescovo visigoto Ulfila, di cui sono pervenuti una buona parte del
Nuovo Testamento e un solo frammento dell'Antico Testamento attraverso
manoscritti dei sec. V-VI. Altri documenti della lingua g. sono: la
Skeireins o "Spiegazione" del Vangelo di San Giovanni, di cui ci è
giunta solo la parte iniziale, tre brevi iscrizioni in caratteri
runici; il frammento di un calendario che va dal 23 ottobre al 30
novembre; due alfabeti g. con l'indicazione del nome delle lettere e
qualche frase; due atti di vendita in latino con le dichiarazioni e le
firme in g.; alcune glosse e parole g. in testi latini. L'ultima
attestazione della lingua g. è del sec. XVI e è costituita da alcune
decine di parole della lingua g. che era ancora parlata in Crimea.
Tratti caratteristici del g. sono: la frattura delle vocali i, u; la
riduzione di e indeuropea a i in ogni condizione; la conservazione di
un presente passivo che nelle altre lingue germaniche è stato
sostituito da perifrasi col verbo "essere" o "divenire"; la formazione
di preteriti con raddoppiamento di cui nelle altre lingue germaniche è
rimasto solo qualche resto fossile. Per la sua traduzione della Bibbia
Ulfila si servì di uno speciale alfabeto di 27 segni (di cui due hanno
soltanto un valore numerico) per la maggior parte derivati
dall'alfabeto greco (solo poche lettere sono mutuate dall'alfabeto
latino e da quello runico). Che per la creazione del nuovo alfabeto
Ulfila si sia ispirato essenzialmente a un modello greco risulta
chiaramente dall'ordine in cui i segni si succedono e dal loro valore
numerico, nonchè da alcune particolarità grafiche che riflettono
un'evidente origine greca (la nasale velare indicata col segno g come
in greco; il digramma ei per indicare la vocale i perchè nel greco
dell'epoca ei aveva questo valore fonetico).