L'arte greca, che ha affrontato e risolto, in un'evoluzione dinamica
e in una sempre maggiore varietà di forme, i problemi artistici più
importanti, quali anzitutto la costruzione organica della figura umana
nello spazio e l'equilibrata aderenza tra l'immagine artistica e la
realtà, ha influenzato più o meno profondamente quella di tutte le
popolazioni con cui venne a contatto (arte etrusca e italica, gallica,
iberica, punica, in Occidente; arte scitica del Mar Nero; arte della
Battriana e della Commagene, sino all'arte indiana del Gandhara in
Oriente) e costituisce il fondamento non solo dell'arte romana (insieme
alla quale forma l'"arte classica") ma anche - in modo più o meno
evidente nei diversi periodi storici - di tutta l'arte europea: da ciò
la sua importanza eccezionale.
Il periodo arcaico
Le più antiche civiltà della G. sono poco note. Le
culture neolitiche tessaliche di Sesklo e di Dimini hanno ceramica
dipinta a bande e linee parallele spezzate e ondulate e idoletti
steatopigi in pietra e terracotta (Musei di Atene e Volo). Nei villaggi
fortificati ma senza particolare assetto urbanistico è già
riconoscibile il caratteristico megaron rettangolare. Nell'Età del
Bronzo (III-II millennio a. C.), mentre a Creta fioriva la grande
civiltàminoica, nelle isole dell'Egeo si sviluppava la civiltà
cicladica e nella G. continentale quella elladica. Il complesso
archeologico più noto della civiltà cicladica è quello di Filacopi
nell'isola di Milo, con tre cittadelle successive. Caratteristici sono
gli idoli di marmo di Paro e di Nasso che riproducono la figura umana
in un'originale, stilizzatissima interpretazione (Atene, Museo
Archeologico Nazionale) . La civiltà elladica è attestata da molti
ritrovamenti in Attica, nel Peloponneso (Lerna presso Argo; Asine
presso Epidauro) e soprattutto a Orcomeno di Beozia, capitale dei
Minii. Minia è chiamata la caratteristica ceramica monocroma imitante
prototipi metallici (minio grigio, o anche rosso e giallo) che è stata
collegata con l'arrivo, verso il 1900 a. C., di nuove popolazioni di
origine anatolica parlanti un dialetto indeuropeo da cui sembra
derivare la lingua greca. Il periodo tardo-elladico è
quello della civiltà micenea, conosciuto anche dai poemi omerici.
Ampiamente diffusa in tutta la G. (Arne nell'isola di Gla in Beozia;
Asine presso Epidauro; Midea presso Argo; Pilo nella Messenia; la
stessa Acropoli di Atene), ha i suoi monumenti più significativi nei
grandi palazzi fortificati di Micene "ricca di oro", e di Tirinto
"murata", mentre le oreficerie e le altre suppellettili preziose sono
raccolte oggi soprattutto nel Museo Archeologico Nazionale di Atene.
Dopo il crollo della civiltà micenea, conseguente alla cosiddetta
invasione dorica (1200 a. C.), l'arte submicenea è attestata da modesta
ceramica e da poche figurine di animali in terracotta o bronzo. Fu solo
dopo il 1100 a. C. che nuove forme decorative, esasperatamente
rettilinee, sostituirono l'ornato curvilineo miceneo dando origine allo
stile protogeometrico, che si considera convenzionalmente la prima
manifestazione dell'arte greca, e per arte greca s'intende l'arte
prodotta da popolazioni parlanti il greco non solo in G. e nelle isole
dell'Egeo, ma anche nelle colonie greche dell'Asia Minore, del Mar
Nero, dell'Italia merid. (Magna Grecia) e, dopo Alessandro Magno, in
tutti i territori ellenizzati dell'Asia anteriore e del bacino del
Mediterraneo. Culla della nuova arte fu l'Attica, dove lo stile si
sviluppò con una sempre maggiore armonia tra forma e decorazione. Lo
stile geometrico vero e proprio, che raggiunse la sua maggior
perfezione nel sec. VIII a. C., introdusse anche la figura umana
severamente stilizzata. Poche le statuette di terracotta e le figurine
bronzee di guerrieri (Museo di Olimpia) raffiguranti la più antica
immagine di Zeus. Alla fine del sec. VIII si ebbe il passaggio dalla
ceramica tardogeometrica a quella protoattica, che riservò sempre
maggiore spazio alla figura umana, in scene mitologiche derivanti forse
da pitture. Sorsero intanto nuove fabbriche a Corinto i cui vasi,
protocorinzi e poi corinzi, conquistarono nel sec. VII i mercati non
solo della G. ma di tutto il Mediterraneo e furono anche
abbondantemente imitati (ceramica etrusco-corinzia). Nello stesso
secolo la G. importò oreficerie e oggetti preziosi dall'Oriente e
impiegò e assimilò nelle sue decorazioni schemi e motivi orientali come
rosette, palmette, fiori di loto, teorie di animali reali o fantastici
(ceramica corinzia; ceramica orientalizzante di Rodi e altre isole
egee; oreficerie di Rodi). Del sec. VII sono i più antichi esempi di
scultura greca dello stile detto dedalico, dal nome del leggendario
artista cretese; a Creta se ne hanno importanti esempi nelle rigide e
astratte sculture dei templi di Priniòs, la cui pianta bipartita
ricorda il màgaron miceneo. Dalla metà del sec. VII l'arte della G.,
concluso il suo periodo di formazione, presentò uno sviluppo razionale
e organico in tutte le sue manifestazioni (solo la pittura è quasi
tutta perduta).
Il periodo classico
Al periodo arcaico (ca. 650-480 a. C.) risale la
comparsa del tempio in pietra o in marmo, massima espressione
dell'architettura greca. L'Heraion di Olimpia è il prototipo dello
stile dorico, che ebbe i suoi migliori esempi nei templi, più grandi e
spesso meglio conservati, della Sicilia e della Magna Grecia, i quali
presentano spesso forme più libere e originali nell'organizzazione
degli spazi interni (la cosiddetta basilica di Paestum). Nell'età
arcaica apparvero già quasi tutte le forme di templi, da quello a
semplice cella rettangolare preceduta da un pronao colonnato (forma che
restò canonica nei thesauri, cioè nei tempietti votivi dei santuari) a
quello periptero, tutto circondato da colonne. Nella G. continentale
dominò l'ordine dorico; quello ionico, che compare nelle città
dell'Asia Minore prima che in G. (grande Artemision di Efeso, tempio di
Apollo Filesio a Didime presso Mileto), è presente nelle isole egee,
nell'Heraion di Samo della metà del sec. VI a. C. e anche a Locri e
Siracusa. La decorazione templare fu dapprima in terracotta dipinta
(metope del tempio di Termo della fine del sec. VII), poi in pietra o
marmo, anch'essi dipinti. I frontoni arcaici sono ornati di sculture in
un primo tempo a bassorilievo o a mezzo tondo (frontone della Gorgone a
Corfù; frontoni arcaici dell'Acropoli di Atene), poi a tutto tondo
(frontoni del tempio di Afea a Egina, dell'inizio del sec. V, oggi a
Monaco, Antikensammlungen). Il tesoro dei Sifni a Delfi, del 530 a. C.
ca., era ornato anche da un fregio figurato . Importanti esempi di
scultura architettonica sono in Italia le metope del thesauròs della
foce del Sele o del tempio C di Selinunte (Palermo, Museo
Archeologico), anteriori al 550 a. C., e, sulle coste asiatiche, le
basi figurate delle colonne dell'Artemision di Efeso. Nella scultura
arcaica la figura, prima rigida e squadrata perchè vista dall'artista
secondo piani paralleli, trovò poi punti di visione molteplici e un
migliore inserimento nello spazio, passando così dall'astrazione
dedalica a una maggiore aderenza alla realtà. Oltre che architettonica
la scultura era votiva, funeraria, onoraria (statue di vincitori di
gare atletiche; gruppo dei Tirannicidi). Perduta è la grande scultura
in bronzo (prima martellato o a fusione piena, ma già dall'inizio del
sec. VI a fusione cava), ma restano molti originali in pietra o marmo;
numerosissime poi le piccole statuette di divinità o di offerenti, in
bronzo, avorio, terracotta, provenienti da diversi santuari greci.
Pochi erano i tipi della grande statuaria, tra cui anzitutto quello del
koèros (statua maschile nuda, in piedi, con la gamba sinistra avanzata)
e della kòre (statua femminile in posizione analoga, vestita di chitone
e himàtion), tipi documentati dai numerosi esempi trovati nella
cosiddetta colmata persiana dell'Acropoli di Atene e oggi al Museo
dell'Acropoli (dalla metà del sec. VI a. C. ai primi decenni del V) ma
presenti in Attica (Atene, Museo Archeologico Nazionale) e in altre
località già alla fine del sec. VII; in essi è soprattutto evidente la
progressiva conquista della conoscenza dell'anatomia umana. Si
distinguono convenzionalmente lo stile dorico, proprio della G.
continentale e del Peloponneso, piuttosto rigido e pesante; lo stile
ionico, proprio delle isole egee, più ricercato e decorativo; e, dalla
metà del sec. VI, lo stile attico, proprio di Atene, che fonde la
severità dorica con l'eleganza ionica. Le sculture di Mileto, tra cui
le squadrate statue dei Branchidi (Londra, British Museum) sulla via
sacra che portava al Didimeo, costituiscono il più ricco complesso di
arte arcaica della Ionia asiatica. La ceramica figurata ebbe nel
periodo arcaico una grandissima fioritura, ciò che compensa solo in
parte la quasi totale scomparsa della pittura. Oltre alla decorativa
ceramica corinzia che terminò alla metà del sec. VI e all'elegante e
delicata ceramica figurata laconica dal 600 al 540 a. C. ca., fabbriche
di vasi figurati furono attive tra il sec. VII e il VI a. C. in diverse
località greche. Il sec. VI fu dominato però dalla ceramica attica,
prima a figure nere e poi, dal 530 a. C., a figure rosse. Diversi
artisti, noti da opere sparse in tutti i musei del mondo, firmarono i
loro vasi (per le figure nere è famoso Exechia; per le figure rosse si
ricordano tra i molti Eufronio ed Eutimide). Il passaggio dall'arte
arcaica a quella classica si ebbe attraverso lo stile severo, dalle
guerre persiane (480 a. C.) alla metà del sec. V: in esso si fusero le
precedenti esperienze e, superata l'astratta monumentalità arcaica, si
affrontarono i problemi del naturalismo e del movimento. Il tempio di
Zeus a Olimpia è, in G., il capolavoro del periodo, soprattutto per le
sue metope figurate e le sue sculture frontonali. L'architettura dei
numerosi templi della Magna Grecia e delle colonie asiatiche è vicina a
quella della madrepatria, anche se non mancano eccezioni (Olympiòion di
Agrigento, con le pareti esterne della grande cella sorrette da
telamoni). Tra le sculture architettoniche, le metope del tempio E di
Selinunte (Palermo, Museo Archeologico) si avvicinano nella loro
intensità espressiva all'arte di Olimpia . Note solo da copie sono le
opere dei maggiori scultori, come il gruppo dei Tirannicidi di Crizio e
Nesiote, l'Afrodite Sosandra del delicato Calamide, il Discobolo di
Mirone, in cui si ha un più libero articolarsi delle membra nello
spazio. Non mancano però insigni originali di artisti anonimi, come i
grandi bronzi dell'Auriga di Delfi (Delfi, Museo) o dello Zeus (o
Poseidon) di Capo Artemision (Atene, Museo Archeologico Nazionale) e,
tra i marmi, la testa dell'Efebo biondo dell'Acropoli e alcune belle
stele attiche. La ceramica attica a figure rosse, nello stile detto per
quest'epoca "grandioso", in cui sono superati i problemi dello scorcio,
sembra ispirarsi alle grandi figure eroiche e tragiche di
Polignoto.
Il periodo ellenistico
Il periodo classico dell'arte greca, dalla metà del
sec. V alla morte di Alessandro Magno (323 a. C.), ebbe il suo inizio,
e anche il suo maggior splendore, nell'età di Pericle, in cui si
raggiunse un felicissimo e uniforme equilibrio in tutto il mondo greco
(i templi di Agrigento e Siracusa non si discostano dai canoni della
madrepatria). L'Acropoli di Atene, nella nuova sistemazione periclea,
accolse i monumenti più significativi dell'arte classica, dal Partenone
dorico - anche se ingentilito dal lungo fregio continuo - di Ictino,
l'architetto più famoso del tempo, ai propilei di Mnesicle (in cui
l'ordine dorico si unisce a quello ionico), all'Eretteo di Filocle e al
tempietto di Atena Nike di Callicrate, di pieno stile ionico . Tutti i
più importanti santuari del mondo greco si arricchirono di templi
dorici e quindi anche ionici e corinzi (i tre ordini furono impiegati
insieme da Ictino nel tempio di Figalia), di tesori, di monumenti
votivi, in un primo tempo ancora non coordinati tra loro, secondo un
concetto che fu abbandonato del tutto solo in età ellenistica. Più
rapidamente si regolarizzarono le città, che si impostarono su criteri
urbanistici basati su assi ortogonali secondo il sistema detto
ippodameo dal nome di Ippodamo da Mileto, autore della nuova
sistemazione della città del Pireo, che Temistocle aveva congiunto ad
Atene con le "lunghe mura" in un unico sistema difensivo. Le opere di
fortificazione, in grossi blocchi perfettamente squadrati, difendevano
e abbellivano le città (bastioni di Messene , fortezza di Eleutere in
Beozia). L'Agorà, centro politico e, in un secondo tempo, soprattutto
commerciale, assunse aspetto monumentale con la costruzione di templi,
di portici (stoai), di fontane monumentali, di altri monumenti pubblici
(presso l'Agorà di Atene, della fine del sec. V, è anche il Thesàion
dedicato a Efesto, il tempio dorico meglio conservato). L'architettura
teatrale ha importanti esempi nel sec. IV nel teatro di Dioniso ad
Atene (il primo impianto è ancora del sec. VI a. C.), in quelli di
Delfi e Megalopoli e nel teatro di Epidauro, dall'acustica ancor oggi
perfetta, creato da Policleto il Giovane insieme alla thàlos, edificio
circolare corinzio riccamente ornato, che completa la sistemazione di
quel santuario, il cui tempio di Asclepio, pure del sec. IV a. C., fu
opera di Teodoto. Sale di riunione di nuova forma che danno sempre
miglior struttura architettonica agli spazi interni sono, nel sec. V a.
C., il Telesterio di Eleusi, opera di Ictino, il Bouleuterion
dell'Agorà di Atene e, nel sec. IV a. C., la grande aula colonnata del
Thersilion di Megalopoli. Notevole anche l'architettura funeraria,
illustrata soprattutto dalle tombe reali di Macedonia, con sale a volta
e ricca decorazione, da quelle principesche dell'Asia Minore (mausoleo
di Alicarnasso, monumento delle Nereidi di Xanto) e dai vari tipi di
monumenti della necropoli di Cirene. Assai più modesta, invece,
l'edilizia privata, nota soprattutto dagli scavi di Olinto (distrutta
nel 348 a. C.), con case molto regolari caratterizzate da un cortile
interno con un portico su uno dei lati; in alcuni ambienti
sono i più antichi mosaici pavimentali figurati, formati da sassolini
policromi. In tutto il mondo greco (tranne in qualche zona periferica)
la scultura classica presenta differenze di qualità più che di stile e
gli scultori nativi od operanti nelle diverse città si ispirarono
all'uno o all'altro dei grandi maestri che, d'altra parte, erano
chiamati a operare anche fuori della Grecia. Nella scultura del sec. V
a. C. Policleto diede nobiltà ideale ai corpi dei suoi atleti e, nel
Doriforo, un nuovo canone di proporzioni della figura umana, concepita
come una costruzione architettonica, mentre Fidia impostò nuove
concezioni artistiche nella grandiosità di composizione delle scene,
nella serena idealizzazione delle sue figure maestose, nell'abilità di
trattazione del panneggio, come si riscontra non solo nelle sculture
del Partenone (in parte oggi al British Museum di Londra) ma anche
nelle opere note solo da copie, come lo Zeus di Olimpia e l'Athena
Parthènos. Accanto a lui operarono Agoracrito (autore della Nemesi di
Ramnunte), Alcamene (il cui capolavoro è l'Afrodite dei giardini),
Crìsila (cui si deve un ritratto di Pericle). Alla corrente
manieristica postfidiaca appartennero Callimaco, indicato dalle fonti
come l'inventore del capitello corinzio, al quale si devono forse i
rilievi "dal panneggio bagnato" della balaustra del tempietto di Atena
Nike, e Peonio di Mende. Scultori ionici scolpirono nella seconda metà
del sec. V a. C. i più antichi sarcofagi di Sidone (Istanbul, Museo
Archeologico) e, poco dopo, i rilievi e le statue del monumento delle
Nereidi di Xantos (Londra, British Museum). Gli scultori del sec. IV,
reagendo all'idealizzazione fidiaca, diedero maggiore importanza
all'uomo e ai suoi sentimenti. Famosi furono Prassitele, dolce e
raffinato (forse originale è il famoso Ermete del Museo di Olimpia),
Scopa, dalle figure colme di pàthos, autore delle sculture del tempio
di Atena Alea a Tegea, e Lisippo, lo scultore dell'ideale atletico, che
fa muovere le sue figure nello spazio in piena tridimensionalità,
introducendo l'arte ellenistica. La celebrità di questi artisti è
attestata dalle fonti classiche e da numerose copie delle loro opere,
che consentono di ricostruirne la personalità. Altri artisti famosi
furono Cefisodoto, padre di Prassitele (gruppo di Irene e Pluto),
Timoteo (scultore del tempio di Asclepio a Epidauro), Briasside (base
votiva di Atene; famosa era la sua statua di Serapide ad Alessandria),
Leocare (autore di un gruppo raffigurante Ganimede rapito dall'aquila),
Silanione, noto per i suoi ritratti, Eufranore. La conoscenza della
scultura dei sec. V e IV è completata da numerose opere anonime,
anzitutto dalla serie di stele funerarie attiche (Atene, Museo
Archeologico Nazionale). I nomi e le caratteristiche di numerosi
pittori del periodo classico sono noti dalle fonti antiche e,
indirettamente, dalla ceramografia contemporanea o da pitture e mosaici
di età posteriore. Conquistato lo scorcio già alla fine del sec. VI a.
C., si affrontarono nel V i problemi di ombreggiatura (Apollodoro
skiagràphos, cioè pittore delle ombre) e di prospettiva (Agatarco
"scenografo"). Nomi famosissimi sono quelli di Zeusi e Parrasio, che
operarono ad Atene alla fine del sec. V. Nel secolo seguente, in cui
sembrarono affermarsi la scuola realistica e la pittura su tavola, il
pittore più famoso fu Apelle, che lavorò per Alessandro Magno, mentre
altri nomi noti sono quelli di Pausia, Aristide e Nicia. Nel periodo
classico la ceramica attica , che dalla metà del sec. VI dominò tutti i
mercati del mondo greco, passò dallo stile "grandioso" allo stile
"bello" e divenne sempre più manierata nello stile "fiorito" (di cui è
caposcuola il Pittore di Midia), decadendo poi fino a estinguersi alla
fine del sec. IV. Originali sono, tra il sec. V e il IV a. C., l'ampio
gruppo di lòkythoi funerarie dipinte a colori tenui su fondo bianco
(Atene, Museo Archeologico Nazionale) e, nella seconda metà del sec. IV
a. C., i vasi policromi a rilievo detti di Kerc (San Pietroburgo,
Ermitage). Dopo il 450 a. C. sorsero nell'Italia merid. fabbriche
locali di vasi figurati similissimi a quelli attici a figure rosse
(vasi protoitalioti), che nel sec. IV (vasi italioti) assunsero
caratteristiche proprie in relazione alle diverse fabbriche (vasi
apuli, campani, lucani, pestani, sicilioti). Anche la ceramica italiota
cessò, come quella attica, alla fine del sec. IV a. C. Nel periodo
ellenistico, in cui l'arte greca si diffuse sempre più estesamente in
tutto il bacino del Mediterraneo e nell'Asia ellenizzata, Atene e la G.
non furono nè il solo nè il più importante centro artistico.
L'architettura ebbe il suo maggiore sviluppo nelle ricche città
dell'Asia ionica, con edifici monumentali coordinati in impianti
urbanistici regolari (Priene, articolata su 4 terrazze quasi
parallele). Peonio e Dafni ricostruirono in forme grandiose il Didimeo
di Mileto, Ermogene quello di Artemide a Magnesia sul Meandro.
L'assetto urbanistico delle città divenne sempre più regolare (Agorà di
Atene, con nuovi grandiosi portici a più piani, tra cui la Stoà di
Attalo II, 159-138 a. C., ricostruita nel 1953-56 dalla Missione
Archeologica Americana). Si svilupparono o si inventarono nuovi tipi
edilizi, come ginnasi grandiosi (Delfi, Delo, Olimpia, Pergamo), ninfei
monumentali, grandi sale per riunioni anche di pianta
complessa (l'Arsinoèion di Samotracia è una grandiosa sala circolare),
scene monumentali nei teatri, biblioteche a nicchie. Predominò l'ordine
ionico, codificato dall'architetto Ermogene tra il sec. III e il II a.
C. (e la sua teoria influenzò notevolmente Vitruvio e l'architettura
romana), e si affermò quello corinzio, il cui esempio più grandioso è
il colossale Olympiòion di Atene, la cui costruzione riprese attorno al
170 a. C. e venne poi completata da Adriano. Importante fu anche
l'architettura privata: le case, più ricche, si svilupparono attorno al
peristilio (Delo) e furono spesso ornate da mosaici. Dopo il 146 a. C.,
quando la G. diventò una provincia romana, l'attività edilizia diminuì
ma l'architettura, basata essenzialmente sulla linea retta e
sull'architrave, che la distinguevano dall'architettura curvilinea
romana, mutò molto lentamente le sue caratteristiche. Di età romana
sono, oltre al monumento di Paolo Emilio a Delfi e all'odeon di Agrippa
nell'Agorà di Atene, i monumenti della ricostruzione adrianea di Atene,
come la biblioteca di Adriano nell'Agorà romana, il completamento
dell'Olympiòion e l'arco di Adriano, che divideva la "città di Adriano"
dalla "città di Teseo" e che unisce le caratteristiche della porta ad
arco romana a quelledell'architettura lineare greca. Altri monumenti
(odeon alle pendici dell'Acropoli, grande stadio) sono dovuti al
mecenatismo del filosofo e retore Erode Attico. Importante a Salonicco
l'arco di Galerio (fine sec. III a. C.), adorno di bassorilievi. La
scultura, che ebbe alcuni tra i suoi centri più importanti nell'Asia
Minore e anzitutto a Pergamo, continuò, con numerosi maestri, le
tradizioni di Scopa, Prassitele e soprattutto Lisippo. Del primo
ellenismo furono Eutichide (Tyche di Antiochia) e Cherestrato (Temi di
Ramnunte); al sec. III a. C. appartengono Dedalsa (Afrodite al bagno),
Polieucto (Ritratto di Demostene) e Archelao di Priene (rilievo con
Apoteosi di Omero); al secondo periodo appartenne Damofonte di Messene,
autore del colossale Gruppo di Licosura. Particolare importanza ebbe la
scuola rodia (che inizia con Carete di Lindo, autore del Colosso di
Rodi). Si svilupparono il ritratto e, soprattutto ad Alessandria, il
rilievo paesistico e la scultura di genere. L'ultima fase della
scultura ellenistica ebbe nuovamente il suo centro ad Atene col
neoclassicismo, che riprodusse, anche con varianti, capolavori classici
od opere d'arte arcaica a uso soprattutto della clientela romana
(Eubulide, Dionisio, Timarchide), mentre molti artisti greci
(Arcesilao, Pasitele) si spostarono a Roma. La pittura ellenistica è
documentata dalle fonti, da più tarde riproduzioni in pitture e mosaici
di età romana, da pochi documenti originali (stele di Pagasai in
Tessaglia, ora al Museo di Volo). A Filosseno di Eretria, della fine
del sec. IV a. C., la tradizione attribuisce l'invenzione della pittura
"compendiaria", che si sviluppò poi nella pittura "a macchia" propria
di tutta l'età ellenistica e romana. Si predilessero le scene di
genere, la pittura di paesaggio, le nature morte. Caposcuola della
pittura rodia fu Protogene, "pittore di navi" e ritrattista di
Alessandro, che sembra essere stato anche scultore. Proprie dell'età
ellenistica furono la ceramica detta megarese, i cui vasi emisferici
ornati a rilievi impressi si fabbricavano, oltre che ad Atene e in
altre città greche, in tutti i principali centri ellenistici, e la
ceramica a fondo nero con motivi ornamentali sovradipinti, detta delle
Pendici Occidentali dell'Acropoli, anch'essa ampiamente diffusa. Sono
anche da ricordare l'abbondante coroplastica, con eleganti figurine
fittili ispirate al mondo di Afrodite (le cosiddette tanagrine, della
fine del sec. IV, da Tanagra in Beozia) o con statuette di genere, e le
numerose oreficerie (Museo Archeologico Nazionale di Atene, Museo
Archeologico di Salonicco). In etàimperiale romana le sculture
(soprattutto ritratti), i mosaici, i prodotti di arti minori non furono
particolarmente significativi nè originali, pur conservando una
classica purezza di linee che li distinse da altre opere di arte
romana.