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Degas Edgar
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Figlio del facoltoso banchiere De Gas (questo il vero cognome),
imparentato con l'aristocrazia napoletana e fiorentina, Edgar passa
quasi tutta la sua vita a Parigi, ma alterna frequenti soggiorni in
Italia. Dopo la laurea in giurisprudenza presa alla Sorbona, diventa
allievo del pittore Louis Lamothe, a sua volta discepolo di Ingres, uno
dei grandi maestri di cui Degas subisce l'influenza.
Nel 1862 l'incontro con Manet è decisivo per l'evoluzione della
sua pittura e l'adesione all'Impressionismo. Tuttavia, benchè elemento
di spicco del gruppo di punta impressionista, rimane il più lontano
dall'applicare alcuni principi basilari e le regole tipiche del
movimento, come la pittura "en plein air", preferendo creare le sue
tele in studio, sulla base di schizzi e appunti.
I suoi disegni si basano su gesti rapidi, risolutivi, che
ghermiscono qualcosa del reale e se ne appropriano, un modo di lavorare
tutt'altro che contemplativo della realtà. Secondo Degas
l'atteggiamento giusto è quello di anteporre la sensazione mentale,
prima che visiva, davanti al soggetto: non può esserci cioè un nuovo
modo di vedere senza un nuovo modo di pensare. L'artista non è un
apparato ricevente, uno schermo immobile su cui si proietta l'immagine,
e l'operazione artistica non è soltanto una questione di occhi, come
sentenziava Monet.
La sua ricerca si rivolge spesso allo studio degli effetti della
luce artificiale e in questo senso sono fondamentali i suoi dipinti
dedicati al mondo dello spettacolo, cantanti, musicisti, ballerine
dell'Opera, e agli interni dei locali di ritrovo con donne in atto di
lavarsi e pettinarsi.
Lo spazio che rappresenta, benchè non sia uno spazio
assolutamente concreto, non è "narturale", ma psicologico e sociale: si
interessa cioè al mondo presente non a quello storico. Si serve
dell'ausilio della fotografia, che rivela aspetti e momenti del vero
che sfuggono all'occhio. Consapevole che, mentre la fotografia coglie
l'istante, la pittura offre la sintesi del moto, quindi non è
sostituibile dalla fotografia.
Altra fonte imprescindibile della sua arte sono le stampe
giapponesi, di cui era collezionista e studioso. Lo colpisce la novità
di quel sistema di figurazione che, eliminando la corporeità del volume
e del colore, fonde nello stesso gesto-segno il movimento dei corpi e
dello spazio.
Come collezionista Degas riesce a raccogliere più di cinquecento
dipinti e cinquemila tra disegni e stampe, tuttavia mai niente di
Monet, che liquida come un "puro decoratore". Dal 1898, a causa di
gravi problemi alla vista, smette quasi di dipingere e si dedica alla
scultura modellando statuine di cavalli in movimento, ballerine in
varie pose e altri soggetti.
Degas muore, quasi del tutto cieco, nel 1917.
Molti schizzi, studi, monotipi, disegni e litografie della sua
produzione, che hanno per tema il mondo delle prostitute e delle case
chiuse, sono tuttavia state distrutte dal fratello Rènè, dopo la morte
dell'artista, ad eccezione delle poche tavole che Degas realizza per
l'editore Vollard per illustrare La Maison Tellier di Guy de Maupassant
e Les Mimes des courtisanes di Pierre Louys.
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