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Il Neoclassicismo in Italia
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Il ruolo svolto dall’Italia nella nascita del Neoclassicismo fu determinante. In
Italia furono effettuate le maggiori scoperte archeologiche del secolo:
Ercolano, Pompei, Paestum,
Tivoli, che si aggiunsero alle già imponenti collezioni di arte
romana che, dal Cinquecento in poi, si erano costituite un po’ ovunque. Roma
diventò la capitale del Neoclassicismo e fu un ruolo centrale che conservò fino
allo scoppio della Rivoluzione Francese.
A Roma operarono i
maggiori protagonisti di questa fase storica: Winckelmann,
Mengs, Canova, Thorvaldsen. A
Roma, nello stesso periodo, operava un altro originale artista italiano,
Giovan Battista Piranesi che, con le sue stampe, diffuse il
gusto per le rovine e le antichità romane. Un gusto, che presto suggestionò
soprattutto gli spiriti romantici che nella «rovina» rintracciavano un
sentimento che andava al di là della testimonianza archeologica.
A Roma
giungevano altri artisti e intellettuali di Europa. I primi grazie alle borse di
studio messe a loro disposizione dalle scuole ed accademie d’arte, i secondi per
quella moda del Grand Tour che imponeva alle persone di un
certo rango di effettuare almeno un viaggio in Italia per conoscerne le bellezze
e i tesori d’arte. L’Accademia francese assegnava una borsa di studio per un
soggiorno di alcuni anni a Roma, chiamata «Prix de Rome».
Grazie a questa borsa di studio anche David giunse a Roma
soggiornandovi in più occasioni. Proprio a Roma compose il suo quadro più famoso
di questo periodo: «Il giuramento degli Orazi».
A Roma un altro personaggio svolse un ruolo
fondamentale per il Neoclassicismo: il cardinale Albani.
Cultore di antichità classiche e mecenate, iniziò la costruzione di una
villa-museo che diventò uno dei luoghi più simbolici del nuovo stile. Il suo
salotto diventò luogo d'incontro per gli artisti e gli studiosi che, a Roma,
furono i protagonisti della vicenda neoclassica.
Infine Roma fu anche la
città ove lavorò il maggior artista italiano neoclassico: Antonio
Canova. Intanto, alla fine del secolo, Roma cedeva la sua centralità a
Parigi e, nel contempo, un’altra città italiana diventò
importante nella vicenda del Neoclassicismo: Milano. Nel
capoluogo lombardo il centro della vita artistica divenne l’Accademia di
Brera, fondata nel 1776. Da Milano proviene il principale pittore
neoclassico italiano: Andrea Appiani (1754-1817), che fu anche
ritrattista ufficiale di Napoleone. La sua opera, in parte
distrutta dai bombardamenti del 1943, si affida a temi mitologici quali
«La toeletta di Giunone», il «Parnaso» o la
«Storia di Amore e Psiche». Un altro pittore romano,
Vincenzo Camuccini (1771-1844), visse in gioventù la fase del
Neoclassicismo, proponendo quadri di derivazione davidiana quali la
«Morte di Giulio Cesare».
Il Neoclassicismo, come fatto
stilistico, è sopravvissuto nell’arte italiana per buona parte dell’Ottocento.
Anche pittori che per i soggetti sono considerati romantici, quali
Hayez o Bezzuoli, continuano a praticare una
pittura con connotati stilistici neoclassici, che tenderanno a scomparire solo
dopo la metà del secolo.
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