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Rosso Medardo
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Nasce a Torino nel 1858. Frequenta l'Accademia di Brera, seguendo però
i corsi solo per un anno, a causa del carattere polemico e per
l'insofferenza alle rigide regole culturali e ambientali. Il suo mondo
sentimentale e fantastico si alimenta, in seguito, prevalentemente nel
clima della Lombardia industriale, negli anni in cui si affermano le
idee socialiste e a contatto con la Scapigliatura e il verismo sociale.
Nell'ambiente della Scapigliatura lombarda conosce Cremona e Ranzoni,
che lo inducono a studiare gli aspetti contrastanti e fuggevoli della
luce, con soluzioni formali e pittoriche di sfrangiamento dei contorni,
di vibrazioni alla luce e all'atmosfera, ma invece dei personaggi e
degli ambienti borghese-aristocratici scelti dagli Scapigliati, ritrae
anonimi protagonisti del mondo proletario e sottoproletario urbano, in
linea con il clima verista socialmente impegnato della contemporanea
cultura milanese.
A Parigi nel 1884 conosce l'opera di Rodin e degli Impressionisti.
Da questi apprende l'approccio psicofisiologico del reale, basato sulla
convinzione dell'interferenza di soggettività e oggettività. Rosso si
differenzia dagli impressionisti per la persistenza di preoccupazioni
ideologiche di contenuto e una partecipazione sentimentale che non si
esaurisce nella soggettività della visione. Comincia un instancabile
lavoro di ricerca dove il plasticismo delle sculture è il risultato di
una continua osmosi con lo spazio: l'aria e la luce diventano parte
integrante della materia; il nucleo formale, nonostante fragilità e
trasparenza, rimane integro, senza sfaldamenti.
Medardo Rosso asserisce che suo scopo principale è quello di "far
dimenticare la materia" perchè niente "è materiale nello spazio, e noi
non siamo che scherzi di luce". Sottolinea con insistenza
l'impossibilità di racchiudere un'opera entro linee determinate, così
come non è possibile attribuire dei limiti alla natura: pensa cioè ad
una realtà omogenea nella sua complessità e in continua trasformazione.
Negli ultimi anni, replica i soggetti di sculture precedentemente
eseguite, che tuttavia non sono semplici ripetizioni, ma vere opere
inedite, in cui la primitiva sensazione viene rielaborata e resa più
immediata e diretta: per mezzo del colore delle cere e anche di tagli
nuovi e di nuovi interventi di modellazione, che fanno lievitare la
figurazione e la rendono guizzante e imprendibile. Rosso muore nel 1928
a Milano, dove era tornato in seguito alla guerra.
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