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Vasari Giorgio
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Giorgio Vasari nasce ad Arezzo nel 1511 e si forma a Firenze nelle
botteghe del pittore Andrea del Sarto e dell'orefice e scultore Baccio
Bandinelli. Tra il 1531 e il 1555 gli impegni di lavoro lo conducono in
varie città d'Italia; risiede poi stabilmente a Firenze, dove Cosimo I
gli commissiona la fabbrica degli Uffizi, destinati a testimoniare il
rinnovato splendore mediceo. Muore nel 1574, al culmine della fama e di
una prestigiosa carriera.
Artista poliedrico, lascia pregevoli opere pittoriche e soprattutto
architettoniche, ma il suo nome si lega anche al primo testo di storia
dell'arte italiana, Le vite de' più eccellenti architetti, pittori et
scultori italiani da Cimabue insino a' tempi nostri, pubblicato nel
1550 e ampliato in una seconda edizione del 1568 (detta "Giuntina" dal
nome dello stampatore Giunti).
Le vite offrono più di duecento biografie di artisti, da Cimabue ai
contemporanei, compresa quella dell'autore (aggiornate fino al 1567).
Il libro, scritto su consiglio del cardinale Farnese e dello
storiografo Paolo Giovio, è frutto di un lungo e paziente lavoro di
ricerca documentaria e di testimonianze dirette raccolte dal Vasari.
L'opera è suddivisa in tre parti. Nella prima lo scrittore traccia i
lineamenti della "fanciullezza" dell'arte, da Cimabue alla fine del
Trecento; nella seconda, tratta della sua "giovinezza", da Jacopo della
Quercia al Quattrocento; nella terza, affronta il Cinquecento, nel
corso del quale l'arte raggiunge la "maturità" con Michelangelo.
Il Vasari ritiene che l'arte debba imitare la natura, e ne interpreta
l'evoluzione basandosi su questo concetto. A suo giudizio, l'arte
medievale si è liberata lentamente dalle convenzioni e dagli artifici
per avviarsi, fra Trecento e Quattrocento, ad una rappresentazione
naturale e all'affinamento delle tecniche, grazie ai nuovi studi
anatomici e sulla prospettiva, fino a raggiungere la piena libertà
espressiva e il dominio dello stile con Michelangelo. Con lui si
conclude il processo storico attraverso il quale l'arte ha raggiunto la
perfezione; già nei contemporanei, incapaci di eguagliare l'eccellenza
del maestro, il Vasari coglie i primi sintomi di un'inevitabile
decadenza.
Specialmente nel testo della "Giuntina", il Vasari cura con particolare
scrupolo l'abbondanza e l'attendibilità delle sue informazioni, ma
soprattutto la chiarezza espositiva, valendosi di un repertorio
lessicale tecnicamente corretto ma accessibile, e di uno stile lineare,
limpido ma non arido. Nonostante alcuni preconcetti, come quello di
considerare il prodotto artistico una conseguenza diretta dell'indole
dell'autore, o come quello di svalutare alcuni periodi storici (ad
esempio il Medioevo), il Vasari è un grande critico, capace di
intuizioni e giudizi geniali, e narratore incisivo e avvincente, che ci
ha lasciato ritratti vivaci e credibili di artisti.
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