03 - LIBRO III Bookmark and Share
Vota   Media: 0.0/5 (0 voti)


L’eroe trova scampo ad Antandro, ai piedi del monte Ida, dove si sono rifugiati altri Troiani. Qui, durante l’inverno, fa costruire una flotta di venti navi sulle quali, al principio della primavera, s’imbarcano tutti i profughi di Troia. Hanno inizio così le lunghe peregrinazioni alla ricerca di una nuova patria. Dapprima i Troiani approdano in Tracia, terra amica di Troia, dove, mentre Enea s’accinge a fondare una città, da chiamarsi Eneade, si verifica un fatto raccapricciante: dai rami di un mirto sgorga del sangue ed esce una voce lamentosa. E’ Polidoro, l’ultimo figlio di Priamo, che il padre aveva mandato presso Polinestore, re di Tracia, per sottrarlo alla guerra. Ma il re, vista la cattiva sorte toccata a Troia, lo aveva ucciso per impadronirsi delle sue ricchezze. Ed ora Polidoro, trasformato in arbusto, esorta Enea a lasciare quella terra maledetta. Data solenne sepoltura a Polidoro, i Troiani riprendono il mare dirigendosi verso Delo, l’isola sacra ad Apollo. Sono accolti benevolmente dal re Anio, vecchio amico di Anchise, e si recano ad interrogare l’oracolo del dio, il quale li ammonisce a "cercare l’antica Madre". Seguendo il consiglio di Anchise, i profughi si recano a Creta, da cui era partito Tèucro, progenitore dei Troiani. Subito si mettono al lavoro per fondare una nuova città da chiamarsi Pergamèa, quando scoppia una terribile pestilenza che danneggia uomini, animali e mèssi. Convinti d’avere sbagliato, gli esuli decidono di abbandonare anche quel luogo. Durante la notte, i Penati appaiono in sogno ad Enea e gli additano l’Italia come la terra degli avi: l’Italia, donde venne il progenitore Dardano. Ripresa la navigazione, una furiosa tempesta sospinge i Troiani alle Stròfadi, le isole delle Arpie, creature dal volto di donna e dal corpo di uccello. Le quali, insozzando le mense, impediscono loro di magiare, mentre una di esse, Celeno, li atterrisce con funesti presagi. Fuggono di là e, risalendo il mar Ionio, sbarcano sul lido di Azio, dove celebrano giuochi e compiono sacrifici in onore di Apollo. Quindi, rimessisi in mare, giungono a Burtroto, nell’Epiro, dove regna Eleno, figlio di Priamo, che ha sposato Andromaca, la vedova di Ettore. Essendo indovino, Eleno predice ad Enea le sue future peregrinazioni prima di giungere alla terra promessa dal Fato. Lo istruisce sul percorso da seguire e gli indica i segni per riconoscere il luogo dove dovrà fermarsi e fondare la città. Dopo uno scambio di preziosi doni, i Troiani sono nuovamente in mare e, al mattino seguente, vedono profilarsi all’orizzonte le coste dell’Italia. Prima Acate, e poi tutti gli altri la salutano con un grido di gioia: "Italia!Italia!". Per evitare gli scogli di Scilla e Cariddi, girano attorno alla Sicilia, approdando ai piedi dell’Etna, nel paese dei Ciclopi dove raccolgono Achemenide, un greco dimenticato a terra da Ulisse. Avvertiti del pericolo cui possono andare incontro, i Troiani hanno appena il tempo di fuggire, che Poliremo urlando si spinge nel mare per inseguirli. Sbarcano quindi a Drepano, l’odierna Trapani e là il vecchio Anchise muore. Salpano di nuovo, ma una violenta tempesta li sbatte sulle coste dell’Africa. E qui finisce il racconto di Enea.

Skuola.it © 2015 - Tutti i diritti riservati - P. IVA: 04592250650 - Cookie&Privacy policy - CONTATTACI
ULTIME RICERCHE EFFETTUATE knlo | il sentiero dei nidi di ragno | cum magna di nostra molestia | sita carthago sic est sinus est | gyges pastor erat et in terra | quibusdam improbis visum est accusare socratem | dionysio qui clarissimus inter syracusarum tyrannos | ac mihi quidem videntur locis quoque ipsis qui a quibusque | ac mihi quidem videntur e locis | storia di lucca nel 1700