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05 - LIBRO V
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Mentre la flotta veleggia in alto mare, Enea vede i bagliori del rogo
di Didone e, benché non sappia la causa di quel fuoco, è contristato da
foschi presentimenti. Anche il mare è cupo e, intorno alle navi, sta
addensandosi una minacciosa tempesta, sicchè Palinuro, il nocchiero
della nave di Enea, suggerisce di puntare verso la Sicilia, dove
potranno contare sull’ospitalità del troiano Aceste, re di Segesta. Lo
stesso re, infatti, visto dall’alto l’arrivo delle navi amiche, si reca
sul lido per riceverli ed offrire ad essi ospitalità e ristoro. La
mattina seguente, ricorrendo l’anniversario della morte di Anchise,
colà sepolto l’anno prima, Enea indice giochi funebri in suo onore. Poi
muove verso la tomba del padre, dove immola vittime e fa libagioni di
latte, vino e sangue. All’alba del nono giorno da inizio ai giochi, ai
quali prende parte anche la gioventù del luogo. Quattro sono le gare
con ricchi premi per i vincitori:la regata, vinta dalla nave "Scilla"
comandata da Clonato; la corsa a piedi, vinta da Eurialo col favore di
Niso; la lotta del cesto (pugilato), vinta dal siciliano Entello sul
troiano Darete; la prova dell’arco, vinta da Eurizione, ma il premio
viene consegnato al vecchio Aceste, la cui freccia, volando tra le
nubi, ha preso fuoco lasciando dietro di sé una scia luminosa. Si
svolge, poi, un torneo di fanciulli a cavallo: tre squadre, di dodici
giovinetti ciascuna, compiono una specie di danza equestre o di finta
battaglia. S’impone tra tutti, per bellezza e bravura, Ascanio, il
quale cavalca un destriero donatogli da Didone. La giornata sta per
concludersi lietamente, quando Giunone manda Iride ad istigare le donne
troiane che, stanche del continuo peregrinare, appiccano il fuoco alle
navi. Al divampare del fuoco tutti corrono al porto, ed Enea, in preda
ad un profondo scoraggiamento, invoca l’aiuto di Giove, il quale,
impietosito, rovescia dal cielo una violenta pioggia che spegne
l’incendio. Purtuttavia, quattro navi sono andate perdute. Enea, ora, è
incerto sul da farsi. Ma nella notte gli appare l’ombra del padre, che
lo esorta a seguire il consiglio del vecchio Naute, il quale propone di
fondare in Sicilia una città dove lasciare le donne, i vecchi e i
malati, e di continuare il viaggio solo con i più giovani e forti.
Anchise aggiunge che, prima di sbarcare nel Lazio, l’eroe dovrà
discendere nell’Averno per incontrarsi con colui che gli svelerà i suoi
destini gloriosi. Il "pio" Enea, determinato a seguire la volontà degli
dei, traccia i solchi della nuova città per coloro che rimangono: essa
si chiamerà Acesta ed avrà come re l’amico Aceste. Inoltre, sul monte
Erice getta le fondamenta di un tempio a Venere, sua madre. Dopo nove
giorni di feste e sacrifici, viene il momento della partenza. Abbracci
e pianti a non finire, quindi le navi salpano per l’Italia col vento in
poppa. Venere ha ottenuto una felice navigazione per il figlio. Ma il
dio del mare ha preteso in cambio il sacrificio di una vittima umana:
sarà Palinuro, il nocchiero della nave di Enea, il quale, ingannato dal
Sonno, s’addormenta e precipita in mare insieme al timone. Enea,
svegliatosi presso gli scogli delle Sirene, avverte la mancanza del
nocchiero: corre subito a prendere il posto dell’amico e ne piange
amaramente la morte.
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