09 - LIBRO IX Bookmark and Share
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Frattanto Giunone, approfittando dell’assenza di Enea, manda Iride da Turno per suggerirgli di attaccare subito il campo troiano. Il prode re dei Rutuli, bramoso com’è di combattere, rompe gli indugi e avanza contro il nemico, scagliando in aria una freccia in segno di sfida; ma i Troiani, obbedienti all’ordine impartito da Enea, non rispondono alla provocazione e rafforzano le difese. Allora Turno s’avventa contro le navi riparate dietro un argine e, con una fiaccola accesa, vi appicca l’incendio. Ma Cibele tramuta in ninfe oceanine quelle navi costruite con il legno del monte Ida, nel bosco a lei sacro. I Rutuli sono atterriti dal prodigio, ma Turno, interpretandolo come un lieto auspicio, rassicura i suoi dicendo che Giove ha voluto privare i troiani di ogni possibilità di fuga e condannarli allo sterminio. Pertanto, sicuro della vittoria, dispone per il mattino seguente l’assalto al campo nemico, ordinando ai Rutuli di accamparsi sul posto ed a Messalo di sorvegliare le porte e di accendere fuochi intorno alle mura. Ma pure i Troiani vegliano per sventare un eventuale aggressione. A custodia delle porte stanno due giovani noti per la loro fraterna amicizia, Eurialo e Niso; costoro decidono di attraversare il campo dei Rutuli per andare da Enea ed avvertirlo del grave pericolo che incombe sui Troiani. Penetrati nottetempo nell’accampamento nemico, uccidono molti valorosi guerrieri, distesi qua e là sull’erba, immersi nel sonno e storditi dal vino. Ma poi, sul far dell’alba, sono avvistati da una schiera di cavalieri latini che, guidati da Volscente, vengono in soccorso di Turno. I due giovani fuggono nel bosco vicino: Niso corre più spedito e riesce a mettersi in salvo, ma quando si avvede di non essere seguito dall’amico, torna indietro e scorge Eurialo già circondato dai nemici. Allora scaglia, uno dopo l’altro, due dardi che colpiscono a morte due nemici. Volscente, infuriato, si slancia contro Eurialo per vendicare la morte dei suoi cavalieri. Niso, a tale vista, esce dal folto del bosco e grida :"Me, me uccidete! Io ho colpito! Tutta mia è la colpa!". Ma la spada di Volscente ha già trafitto Eurialo che cade come un fiore reciso dall’aratro. Allora, pazzo di dolore, Niso si scaglia contro Volscente e l’uccide, ma poi, trafitto da mille dardi, cade morto sul corpo esamine dell’amico. Le teste dei due giovani, conficcate in cima a due grandi aste, vengono mostrate ai Troiani: spettacolo miserando per tutti, ma crudelissimo per la madre di Eurialo che piange disperatamente il suo bel figliuolo. Squilla la tromba di guerra. I Volsci, schierati a testuggine, muovono all’assalto delle mura, ma la strenua resistenza degli assediati li scompiglia. Turno riesce, tuttavia, ad appiccare il fuoco ad una torre di legno, che precipita giù travolgendo i suoi difensori. La mischia divampa feroce e, da una parte e dall’altra, molti sono i caduti. In questa circostanza Ascanio compie il suo primo atto di valore, uccidendo Remolo, cognato di Turno, mentre avanza baldanzoso e lancia insulti sanguinosi e parole di scherno ai Troiani. Pandaro e Bizia, due fratelli di natura gigantesca, aprono la porta che avevano in custodia e, piantandosi ai lati come due torri, massacrano i Latini che irrompono in massa. Si precipita anche Turno, ed uccide Bizia. Allora Pandaro, compiendo uno sforzo erculeo, riesce a chiudere la porta, lasciando dentro alcuni nemici, fra cui lo stesso Turno. Il quale continua a combattere con la ferocia di una tigre, ammazzando Pandaro e quanti gli si parano davanti. Alla fine i Troiani, animati da Mnesteo e Seresto, lo circondano, lo stringono da presso, lo costringono ad arretrare lentamente verso il fiume. Qui Turno, coperto da una pioggia di frecce, si getta armato nel biondo Tevere che, paternamente benigno, lo trasporta incolume in mezzo ai suoi compagni.

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