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Agostino: La predestinazione e la grazia
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LA PREDESTINAZIONE E LA GRAZIA
Nell'assumere come sacerdote e vescovo posizione attiva nella vita
della Chiesa, Agostino si trova a dover continuare la lotta contro i
manichei e ad affrontare il problema delle relazioni tra le libertà e
il peccato. In una prima fase, come si é visto, Agostino difende la
libertà del volere: la volontà é in nostro potere ed é essa la causa
del male. Il peccato, in quanto allontanamento dall'ordine naturale
voluto da Dio, é anche un atto di superbia, che presuppone la volontà
di essere come Dio. Progressivamente Agostino viene accentuando
l'accusa di superbia contro i filosofi, soprattutto stoici, ma anche
platonici, che hanno preteso di raggiungere la virtù e la felicità
soltanto con le proprie forze. Contro l'ottimismo dei filosofi, che
credono nell'onnipotenza della ragione e nelle sue capacità di
autodeterminarsi con piena libertà, Agostino si viene via via
persuadendo della fragilità umana. La volontà umana non gode di
completa libertà. Sull'agire umano esercita grande forza l'abitudine,
fondata sul ricordo del piacere, amplificato dalla memoria stessa. In
questa vita si può solo sperare di essere felici. Alla superbia dei
filosofi pagani Agostino oppone la virtù dell'umiltà. Il peccato
originale di Adamo ha contaminato la natura umana, l'uomo pertanto non
é in grado di redimersi da sè.
Al centro dell'esperienza cristiana si collocano dunque
l'incarnazione e la resurrezione di Cristo, da cui dipende la
redenzione degli uomini. Il baricentro si sposta nel futuro, nella
resurrezione finale: solo allora sarà possibile la piena felicità.
Nell'opera di redenzione, la Chiesa svolge una funzione essenziale di
mediazione tra l'uomo e Dio. Agostino é ora consapevole che essa é
un'organizzazione per le grandi masse, inclusi i peccatori, e si
distingue radicalmente dalle comunità settarie dei donatisti o dei
pelagiani. Per i donatisti nessun peccatore può fare parte della
Chiesa, che é santa, una comunità di eletti che evita ogni mescolanza
con un mondo esterno impuro. Per Agostino invece il problema é
diventare santi: occorre dunque convivere con i peccatori,
rimproverandoli e correggendoli. Grazie all'acquisizione di questo
concetto di Chiesa come comunità universale, Agostino può compiere un
salto decisivo rispetto alle dottrine filosofiche tradizionali
dell'azione. Per queste ciò che era essenziale per valutare la qualità
morale di un'azione era la qualità morale dell'agente: é questa che
rende buono un atto. Per Agostino invece determinati atti
ecclesiastici, come la somministrazione dei sacramenti (per esempio il
battesimo) sono validi indipendentemente dalla condizione morale di chi
li compie.
E'Cristo che dà efficacia al sacramento, anche se il sacerdote
attraverso cui Egli opera, é peccatore. La lettura di San Paolo
contribuisce ad accentuare agli occhi di Agostino la tensione e il
dissidio tra la carne e lo spirito. Egli giunge a una concezione
dell'uomo come essere totalmente dipendente da Dio: la salvezza
dell'uomo dipende dalla grazia concessa da Dio. Questa convinzione
diventa dominante soprattutto nell'ultima fase della vita di Agostino,
quando a partire dal 412 egli deve affrontare le dottrine pelagiane:
secondo Pelagio l'uomo può raggiungere la salvezza grazie alle sole sue
opere, senza l'intervento di Dio. Per Agostino invece appartengono alla
Chiesa anche i peccatori: la fede stessa sorge nell'uomo solo per
grazia divina. Prima che la grazia sia concessa la volontà umana non é
propriamente libera. In seguito al peccato di Adamo, con il quale e nel
quale non un singolo uomo, ma l'intera natura umana ha peccato,
l'umanità é diventata una " massa dannata ", meritevole di punizione.
Per spiegare la trasmissione ereditaria del peccato originale Agostino
riprende la dottrina del traducianesimo, secondo cui l'anima é
trasmessa di padre in figlio insieme con la generazione del corpo.
La dottrina del peccato originale accentua in Agostino il
disprezzo per la sessualità: a causa della concupiscenza tutto ciò che
viene generato partecipa del peccato originale. Solo Cristo ne é
rimasto immune; solo nascendo da una vergine Egli poteva nascere senza
peccato. Così come solo Dio nella sua misericordia può salvare
l'umanità dannata: col peccato di Adamo, infatti, l'umanità ha perso la
libertà del volere, ha soltanto la libertà di fare il male, ma questa
non é la vera e propria libertà. L'umanità é uscita radicalmente
menomata dal peccato originale, infatti anche dopo aver ricevuto il
battesimo, il cristiano resta un invalido, bisognoso di guarigione. Il
Dio di Agostino é dunque un Dio che ha inflitto una pena collettiva per
il peccato del primo uomo; questa é la condizione dell'umanità: molti
sono i dannati, pochi gli eletti. Per Agostino Dio é onnipotente e
quindi nulla accade se Egli non lo provoca o non lo permette. Come é
possibile allora che un Dio sapiente, che ha creato l'uomo, voglia che
ci siano azioni cattive da parte degli uomini? Su questo interrogativo
Agostino si travaglia incessantemente, arrestandosi infine di fronte
all'imperscrutabilità del giudizio di Dio.
Libertà, secondo Agostino, non significa possibilità di scegliere
indifferentemente il bene o il male. Col peccato infatti l'uomo ha
acquistato la libertà solo nel senso di " non poter non peccare ". La
libertà di Adamo prima del peccato consisteva nel poter non peccare:
vera libertà é invece l'essere liberi dal peccato, non poter peccare.
Ma questa non é una prerogativa dell'uomo in quanto uomo, bensì solo di
coloro che sono eletti dalla grazia divina. La volontà deve essere
salvata per diventare libera dal peccato: libero é appunto colui che é
chiamato dalla grazia divina alla vera libertà, consistente nel
sottomettersi al bene. La volontà che ha ricevuto la grazia, possiede
l'amore, la caritas, la quale fa sì che l'anima preferisca ciò che é
maggior bene rispetto a ciò che lo é meno. Ma il Sommo Bene é appunto
Dio, la vita felice diventa, allora, un dono, che Dio accorda
indipendentemente da qualsiasi merito o, comunque, non in base a meriti
conosciuti dall'uomo. Se essa dipendesse dalle opere e dai meriti
dell'uomo, allora la salvezza non dipenderebbe più da Dio. E'stato
detto che in Agostino " Dio assume i tratti dell'arbitro e diventa
sempre più simile a un imperatore tardo antico ".
La dottrina della grazia é strettamente connessa in Agostino alla
dottrina della predestinazione: é Dio che stabilisce coloro che si
salveranno e coloro che saranno dannati; certo Egli non induce a
compiere il male, ma coloro che sono privati della sua misericordia non
possono non peccare. Sapere che tutto dipende dalla predestinazione
divina non rende tuttavia inutili gli sforzi umani: il singolo,
infatti, non é certo della sua salvezza o della sua dannazione. Ciò
contribuisce a far assumere un atteggiamento combattivo, interpretando
ogni evento come un atto deliberato, da parte di Dio, di misericordia
per l'eletto e di condanna per il reprobo.
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