(gr. Anaxagóras), filosofo e fisico greco (Clazomene 499-Lampsaco 428 a. C.).
Dalla
patria Clazomene si recò ad Atene dove fu amico di Pericle. Dovette
però fuggire perché accusato di ateismo dai rivali del suo protettore,
per aver sostenuto che il Sole è una massa incandescente. Morì poco
dopo il suo arrivo a Lampsaco. Scrisseun'opera intitolata Della natura,
citata da Platone. A., elaborando la sua dottrina, assume infiniti
materiali originari, che dapprima dispersi si radunano poi secondo la
loro affinità, costituendo il processo del divenire, la nascita delle
cose, mentre la loro distinzione consiste nella separazione delle
parti. Non vi sono così propriamente divenire e distruzione delle cose,
ma solo unione e divisione delle parti (omeomerie). Questo termine
indicò in un primo tempo le parti uniformi di un complesso, ma venne
poi assunto per designare comunque le sue parti costitutive. Queste
sono definite da A. anche "semi" di tutte le cose. Il nascere delle
cose stesse non è spiegato da A. come un puro processo naturale, ma per
l'azione di un principio razionale, la Mente (Nous), puro, senza parti,
la più sottile di tutte le cose e con potestà sulla materia. Tale Mente
ha ordinato e messo in movimento la materia che originariamente
riposava nella confusione delle parti, provocando un vortice in un
punto singolo e dando origine a un movimento sempre più propagato.
Dapprima si separarono l'aria e l'etere, poi dall'aria si separò
l'acqua, e da questa la terra. Il processo continuò per divisione delle
parti eterogenee e riunione di quelle omogenee, generando le cose.
Queste sono definite da ciò che in esse è prevalente perché se tutti
gli oggetti fossero uniformi e non avessero commistione con gli altri
il divenire non sarebbe possibile. Così p. es. nel pane vi sono
omeomerie di tutte le cose, pur prevalendo quelle del pane; ciò
spiegherebbe come, attraverso l'assimilazione nutritiva, il pane
diventi carne, entrando a far parte di un composto (il corpo animale)
in cui prevalgono le omeomerie della carne.