La critica alla teoria delle idee, La logica, Il procedimento conoscitivo
Sostanza e mutamento, Movimento e mutamento, L’Etica, La Politica, L’Anima
La critica alla teoria delle idee
Al contrario del suo maestro Platone, Aristotele rivaluta l’esperienza sensibile. Infatti, nel suo trattato Il Grillo o Sulle Idee
(andato perso e ricostruito da alcuni studiosi mediante le citazioni di
altri autori) critica i principi e le contraddizioni logiche della
teoria platonica delle idee.
Se in Platone si ha uno
sdoppiamento della realtà in piano fisico e metafisico, in Aristotele
si ha una maggiore attenzione alla concretezza del piano sensibile,
individuando le cause dei fenomeni nella natura:
in tal caso si parla di cause concrete. Il filosofo pone l’attenzione
sul fatto che Platone, articolando la Teoria delle Idee, avesse un
preciso fine politico, ossia quello di affermare l’importanza
dell’aristocrazia, della figura sua e di Socrate. Aristotele afferma il
carattere contraddittorio della tesi platonica evidenziando come
il filosofo affermi e neghi l’unicità e la molteplicità dell’essere; se
si ammette l’esistenza delle Idee, è necessario ammettere come idee
anche le negazioni, ma ciò è contraddittorio poiché in tal caso avremmo
un’idea unica per una molteplicità di cose diverse. Inoltre, essendo
completamente staccate dalla sfera sensibile, le Idee non servono a
spiegare il divenire degli enti sensibili e non possono essere
considerati causa della loro esistenza.
La logica
Aristotele recupera l’unicità dell’essere nel concetto,
questo è la capacità dell’intelletto che astrae dall’esperienza
sensibile ciò che è comune agli oggetti. A differenza di Platone questo
non è innato, bensì è frutto del progressivo stratificarsi delle diverse esperienze sensibili. Al contrario il termine individuale è dato da un’unica esperienza sensibile, mentre i termini che includono i concetti di massima generalità sono chiamati categorie. Queste definiscono le differenti manifestazioni sensibili dell’ente. Le categorie sono dieci e la più importante di essa è la sostanza
che sarebbe la specificità senza la quale un ente cessa di essere ciò
che è e rimane sempre identica a se stessa al di la delle
determinazioni sensibili. Per definire la sostanza, prima dobbiamo
includerla in una specie a cui essa appartiene e a sua volta includere questa in un concetto amplissimo chiamato genere. Genere e specie sono sostanze seconde e sempre identiche a se stesse.
Il termine in se e per se non è né vero ne falso, ma per valutare la sua veridicità dobbiamo inserirlo in un discorso dichiarativo.
Il discorso dichiarativo è l’organizzazione coerente del linguaggio
(strumento, cioè όργανον della logica), costituito da soggetto e
predicato, il suo fine è quello di esprimere un giudizio. Per
verificare la sua veridicità bisogna aver riscontro nella realtà sensibile.
Secondo il principio di non contraddizione, non possiamo affermare due
qualità tra loro opposte per uno stesso oggetto. Il discorso
dichiarativo è la base del sillogismo; esso è il
mezzo con cui, partendo da determinate premesse, si giunge ad una
conclusione che contiene altro rispetto alle premesse. Il più
importante dei sillogismi è quello scientifico perché individua un sapere causale e necessario;
dicendo questo, Aristotele ci fa capire che attraverso questa
particolare tipologia di sillogismo si può comprendere sia la causa che
ha portato alla formazione di un dato ente, sia la sua specificità.
Il procedimento conoscitivo
I termini veri sono i principi primi di ogni scienza
(es. nella matematica il principio primo è l’uno, nella geometria il
punto, ecc.). La conoscenza dei principi primi può avvenire mediante
due procedimenti: il procedimento induttivo e il metodo dialettico.
Il procedimento induttivo è l’osservazione del principio primo che ci
consente di formulare una legge universale dopo aver esaminato le
nostre esperienze sensibili. L’induzione si articola in due momenti:
- Psicologico, ovvero il rapporto sensoriale che abbiamo con l’ente
- Logico, ovvero il dedurre l’essenza dalle immagini immagazzinate nel procedimento psicologico.
La dialettica,
invece, è un mero espediente per prevalere nelle discussioni e serve
come l’induzione nella ricerca dei principi primi delle scienze.
Sostanza e mutamento
Come dicevamo prima la sostanza è la più importante tra le categorie ed è principio di queste. Essa è sinolo, cioè perfetta unione di forma e materia. L’ente è costituito da materia e forma diversa. C’è, infatti, tanta materia quanta serve per avere una forma che non è solo la struttura morfologica, ma anche la sua funzionalità. Inoltre, l’essere è sempre unico nella sua specificità, ma crescendo è sottoposto al passaggio da potenza ad atto,
valere a dire alle diverse manifestazioni dell’unico ente. Potenza e
atto son l’espressione dinamica della materia e della forma, cioè la
funzione che la materia e la forma svolgono nel divenire. Ma essi sono
due modalità universali dell’essere in quanto tale. Proprio per
l'universalità che li contraddistingue e fa sì che atto e potenza
possano abbracciare tutte le categorie, non si possono essere definiti,
ma è possibile illustrarne il loro significato unicamente mediante
l'utilizzo di esempi.
Movimento e mutamento
Secondo la teoria espressa nella metafisica, Aristotele intende il movimento come un tendere verso Dio,
sostanza prima delle sostanze prime di tutte le scienze che rispetto ad
esso divengono sostanze seconde. La causa del movimento, quindi, è Dio, visto come motore immobile poiché è un atto puro dove tutte le potenze sono sviluppate e non vi è quindi mutamento. Tale mutamento è causato da quattro cause:
- Materiale, vale a dire la materia di cui è composto ogni oggetto;
- Formale, vale a dire l’unione di forma e funzionalità, la forma che serve affinché quell’oggetto funzioni;
- Efficiente, vale a dire ciò che determina l’inizio del mutamento;
- Finale, vale a dire lo scopo che si voleva raggiungere iniziando il mutamento;
Tra tutte le cause quella formale è la più importante poiché spinge tutte le sostanze a realizzare la propria specificità.
L’Etica
L’uomo agisce sempre in vista del bene e della felicità. Per raggiungere quindi questi obiettivi persegue le virtù etiche e dianoetiche. Le prime riguardano sostanzialmente l’anima sensitiva e sono, ad esempio, il “giusto mezzo” e l’”abitudine”.
Relativamente alle virtù etiche, ricordiamo la famosissima frase di
Aristotele “una rondine non fa primavera”, dove si vuole intendere che
per perseguire la felicità c’è bisogno di costanza e
parafrasando così le parole del nostro filosofo potremmo dire che non
si è giusti solo se si fa un’unica azione giusta nella propria vita! Le
virtù dianoetiche invece sono “saggezza” e “sapienza”.
Per saggezza intendiamola capacità di scegliere il bene ed essa è
quindi legata ad aspetti più pratici della vita. Più astratta e teorica
è sicuramente la sapienza che si propone di cogliere le essenze, cioè
la specificità di ogni singolo ente e di contemplare i principi primi.
La Politica
Se
l’obiettivo dell’uomo è raggiungere la felicità, lo stato attraverso le
leggi deve garantire il raggiungimento della felicità dei suoi
cittadini. Nella sua opera politica Aristotele individua tre forme di governo “fisiologiche”, che conducono alla felicità della comunità:
· Monarchia, governo di un solo uomo che comprende il bene comune, tale forma di governo può degenerare in Tirannide (forma di dispotismo)
· Aristocrazia, governo dei migliori, può degenerare in Oligarchia (governo di pochi)
· Politia, governo di molti, può degenerare in Democrazia (governo dei poveri)
L’Anima
L’anima
per Aristotele non è una sostanza indipendente dal corpo, unita a
questo solo accidentalmente, quale era per Platone; essa è la
struttura, l’organizzazione stessa del corpo vivente, il suo principio
vitale, quel principio che coordina il funzionamento dei suoi diversi
organi, facendoli concorrere ad un unico fine che è quello del
mantenimento della vita.
Come risulta evidente da questo schema l’anima nella concezione aristotelica risulta tripartita in:
- Vegetativa, vale a dire l’anima di quegli organismi che, come le piante hanno solo la duplice funzione di riprodursi e nutrirsi;
- Sensitiva,
ossia l’anima propria di tutti quegli esseri che oltre a riprodursi e
nutrirsi posseggono altre specificità quali il movimento, il desiderio
e la diretta fruizione dei sensi;
-
Intellettiva, ovvero l’anima umana dotata di ragione e conoscenza.
Così
vedendo, emerge la specificità di ogni essere vivente e quale sia il
suo compito all’interno dell’universo. In tal senso può essere definito
“umano” un essere che non fa uso della ragione e non conosce? Questi
sono gli schiavi, una sorta di strumenti per migliorare la qualità
della vita globale.
Sempre per quanto riguarda l’anima intellettiva dobbiamo operare una distinzione tra
intelletto potenziale ed attuale.
L’intelletto potenziale è una sorta di “tabula rasa” dove possono
essere impresse le conoscenze. L’intelletto attuale astrae dal sinolo
la forma, aiutando così il processo conoscitivo.
Predicabili: 1) definizione => 2) genere - specie (genere prossimo e differenza specifica);
non necessari alla definizione: 3) proprio; 4) accidente.
soggetto + predicato (definizione) + accidenti (eventualmente il proprio) "Un uomo (questo qui) è animale/bipede/implume ed è bianco." |
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sostanza individuale, sostanza prima (to de ti) | sostanza seconda => a) predicato (anche definizione, genere/specie); => b) categorie: 1) di sostanza, definizione; 2) altre categorie, essere in un soggetto, accidenti
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| Questo
schema mostra come un esempio linguistico contenga in sé la dottrina
dei predicabili, quella della sostanza, quella delle categorie. Il
presupposto (non esplicitato) che ne sta alla base è la omologia di
strutture fra il linguaggio (il pensiero) e l'essere: del resto non
possiamo che vedere e indagare i caratteri dell'essere e del reale che
tramite il nostro pensiero. |
Categorie:
a) sono i generi sommi, cioè tipi di predicati, quindi ineriscono a un soggetto (una sostanza prima);
b) generi dell'essere, quindi ineriscono all'essere.
, ovvero l’anima umana dotata di ragione e conoscenza.Così vedendo,
emerge la specificità di ogni essere vivente e quale sia il suo compito
all’interno dell’universo. In tal senso può essere definito “umano” un
essere che non fa uso della ragione e non conosce? Questi sono gli
schiavi, una sorta di strumenti per migliorare la qualità della vita
globale. Sempre per quanto riguarda l’anima intellettiva dobbiamo
operare una distinzione tra . L’intelletto potenziale è una sorta di
“tabula rasa” dove possono essere impresse le conoscenze. L’intelletto
attuale astrae dal sinolo la forma, aiutando così il processo
conoscitivo.: 1) definizione => 2) genere - specie (genere prossimo
e differenza specifica);non necessari alla definizione: 3) proprio; 4)
accidente.:a) sono i generi sommi, cioè tipi di predicati, quindi
ineriscono a un soggetto (una sostanza prima);b) generi dell'essere,
quindi ineriscono all'essere.