Giordano Bruno - martire panteista.
Tutte le cose sono nell'universo e l'universo è in tutte le cose:
noi in esso ed esso in noi: in questo modo tutte le cose si
armonizzano
in una perfetta unità.
L'infinito universo e i suoi mondi -Telescopio hubble: immagini di
lontane galassie provenienti dallo spazio profondo.
Giordano Bruno è il primo panteista che
presenta caratteristiche moderne. Abbandonando completamente la
teologia Cristiana egli riscoprì il materialismo e lo stoicismo
del mondo antico combinandoli insieme a una visione profetica di
sistemi solari in un'universo infinito e uniti in una singola
compenetrante unità. Per il suo coraggio intellettuale egli
subì il giudizio dell'Inquisizione e fu condannato al rogo a
Roma il 17 febbraio del 1600 .
Bruno nacque nel 1548, figlio di un soldato, nella piccola
città di Nola ai piedi del Vesuvio. Nel 1565 divenne frate
novizio nel convento dei Domenicani di San Domenico Maggiore, dove egli
trascorse i successivi 10 anni. Anche in questa fase della sua vita
egli attirò l'attenzione su di sè per la sua
incapacità di conformarsi alle convenzioni, alle verità
rivelate e all'autorità: egli rifiutò di tenere immagini
di Santi nella sua cella accettando solo un crocifisso. Durante tutta
la sua vita egli mantenne lo stesso anticonformismo intellettuale,
talvolta in modo ingenuo, come se si aspettasse che le sue
argomentazioni con la loro intrinseca forza fossero in grado di
spazzare via ogni dubbio: rimaneva molto sorpreso quando i suoi
opponenti reagivano contro di lui.
Bruno aveva già dei dubbi riguardo al Dogma della
trinità e tendeva a una visione unitaria di Dio. Egli
lasciò il convento nel 1576 essendo sospettato di eresia. A Roma
fu anche accusato di assassinio di un suo confratello Domenicano che fu
ritrovato annegato nel Tevere.
Dopo molti viaggi in Italia Settentrionale e in Francia egli
raggiunse, nel 1579, Ginevra dove Calvino aveva organizzato una
repubblica protestante. Quì Bruno rinunciò al suo stato
di Domenicano e aderì formalmente al Calvinismo. Ma egli non
rimase a lungo a Ginevra. Nelle prime dispute accademiche egli
pubblicò e distribuì un pamphlet con il quale accusava un
professore calvinista di filosofia di aver fatto almeno venti errori in
una sola lettura accademica. Per questo motivo egli fu brevemente
imprigionato finchè ammise i suoi errori.
Bruno in Francia e in Inghilterra.
Lasciata Ginevra ottenne una cattedra di filosofia presso
l'università di Tolosa che però lasciò per
raggiungere Parigi quando la guerra religiosa fra Cattolici e Ugonotti
si intensificò. Essendo un prete rinnegato non era in grado di
ottenere un normale posto di insegnante all'università, ma dopo
un'opera sull'arte della memoria dedicata a EnricoIII, il re lo
ricompensò dandogli un incarico di professore straordinario
all'università di Parigi nel1581.
Due anni più tardi ebbe l'opportunità di viaggiare
nell'Inghilterra Protestante con l'ambasciatore francese Michel de
Castelnau. L'atmosfera intellettuale inglese era in fermento e i nemici
della Spagna cattolica e di Roma erano vezzeggiati e ricercati. Bruno,
sempre ambizioso di scalare le altezze dell'intelletto, domandò
di insegnare a Oxford, che, in modo simile a Parigi era irrigidita su
sterili posizioni Aristoteliche. Bruno fece alcune letture sulla nuova
cosmologia Copernicana, che peraltro non era generalmente accettata in
quel tempo, e così attaccò il sistema di Aristotele. Dopo
un pubblico dibattito infuocato egli fu accusato di plagio e costretto
a lasciare Oxford.
Ritornato a Londra fu ospitato presso l'ambasciatore di Francia e
fu proprio nel suo palazzo che egli scrisse i suoi famosi dialoghi in
Italiano che includonoDe la Causa, Principio e UnoeDe
l'Infinito Universo e Mondi, che costituiscono la base del suo
sistema filosofico.
Solo nel 1585 Bruno ritornò a Parigi, dove di nuovo fu
coinvolto in dispute accademiche. Egli sfidò pubblicamente gli
Aristotelici presso il collegio di Cambrai dove fu messo in ridicolo,
attaccato fisicamente e costretto a lasciare la Francia. Una volta di
più si ripeteva il comportamento che aveva avuto in
gioventù, a Ginevra e ad Oxford-un modo di esprimersi fuori
dalle righe e dalle convenzioni seguito dall'odio fra quelli che aveva
offeso.
Trascorse i successivi cinque anni in Europa Centrale e Orientale,
fermandosi per vari periodi a Marburg, Mainz, Wittemberg, Praga,
Helmstedt, Francoforte e Zurigo. In questi paesi Germanici e
Protestanti scrisse molte opere in latino su argomenti di filosofia,
cosmologia, fisica, magia e arte della memoria.
Bruno a Venezia.
Se solo fosse rimasto in Germania dove era libero di esprimersi e
al sicuro dalle persecuzioni!. Ma nel 1591 ricevette un insolito invito
a Venezia. Proveniva da un giovane patrizio veneziano, Zuane Mocenigo,
che invitò Bruno a insegnargli l'arte della memoria. Venezia era
uno dei molti stati indipendenti in Italia, e così Bruno si era
immaginato fuori dagli artigli di Roma che aveva ancora molti conti in
sospeso con lui.
Il loro rapporto non andò bene. Mocenigo si era immaginato
Bruno come un grande mago e aveva la sensazione che Bruno gli
nascondesse qualcosa non insegnandogli tutto ciò che desiderava
sapere.
Quando Bruno gli disse che si doveva recare a Francoforte per
prendere dei lavori da finire, Mocenigo lo minacciò. Gli disse
che se non voleva rimanere di sua volontà lui avvrebbe trovato
il modo di farlo rimanere. Bruno era stato indiscreto come non mai, e
Mocenigo lo ricattò minacciandolo di raccontare all'Inquisizione
le sue idee eretiche.
Già pronto e con i bagagli fatti per il giorno successivo,
Bruno era sveglio nel suo letto, quando Mocenigo irruppe con sei
gondolieri. Egli ancora gli disse che se gli avesse insegnato tutto
quello che sapeva lo avrebbe lasciato libero. Ma il confessore di
Mocenigo venne a conoscenza di questo e minacciò Mocenigo di
negargli l'assoluzione se non avesse consegnato Bruno all'Inquisizione.
.
Così Bruno fu consegnato all'Inquisizione Veneziana e
interrogato. Mocenigo raccolse una lunga lista di accuse che furono poi
elaborate dai compagni di cella di Bruno. Nel loro insieme non
risultavano per nulla false e in molti casi corrispondevano pienamente
a quanto espresso da Bruno. Bruno sosteneva che Mosè era stato
un grande mago. Era tutto inventato il suo colloquio con dio.
Gesù era stato un mago e un impostore. Non c'era nessun motivo
di meravigliarsi dei suoi miracoli perchè lui, Bruno, ne avrebbe
fatti anche di più grandi. Gesù sarebbe stato un
peccatore nel chiedere al Padre di togliergli l'amaro calice.
Si diceva che Bruno avesse scherzato sulla resurrezione di Cristo
e sulla sua nascita da una vergine. Diceva che l'inferno non
esisteva e che nessuno avrebbe sofferto in eterno. Non esisteva nessuna
distinzione in persone nella figura di Dio poichè ciò
avrebbe rappresentato un'imperfezione. Preghiere, reliquie, immagini,
erano tutte senza efficacia e i monaci erano dei somari.
Nessuna religione gli si confaceva. Mocenigo gli domandò -A
quale religione aderisci? e lui rispose, citando una riga
dell'Ariosto"nemico di ogni legge e di ogni fede" esplodendo subito in
una fragorosa risata.
Bruno fece anche capire chiaramente che aveva l'ambizione di
organizzare una nuova setta sotto il nome di una nuova filosofia. Se
fosse stato liberato sarebbe tornaro in Germania o in Inghilterra per
continuare a diffondere il suo insegnamento e a raccogliere nuovi
adepti. Egli nutriva grandi speranze di aiuto da parte di Enrico di
Navarra e anche perfino di convincere il Papa delle sue idee.
Davanti all'Inquisizione Veneziana Bruno si inginocchiò,
ritrattò completamente, e negò le sue teorie cosmologiche
e teologiche. Egli non vedeva nulla di errato nella sua dissimulazione,
nè c'era nulla di sbagliato in questa: perchè permettere
di essere assassinati da una perversa macchinazione di un sistema
fanatico, se un semplice gesto permette di fuggire, di salvare se
stesso e di continuare a combattere altrove?
Bruno doveva aver pensato di aver avuto una buona occasione di uscirne
vivo con una ritrattazione e una pena appropriata. Ma Roma era a
conoscenza dei verbali dell'interrogatorio e desiderava saldare i conti
in so speso con lui. Il supremo Inquisitore, il cardinale
Santaseverina, chiese a Venezia di consegnare Bruno a Roma. In un primo
tempo Venezia si rifiutò ma poi cedette.
Bruno a Roma
Bruno fu trasferito a Roma su richiesta del Sant'Uffizio e il 27
febbraio 1593 arrivò alla prigione del Sant'Uffizio vicino a San
Pietro. Lì trascorse sette anni. Le condizioni erano spaventose.
Non gli era permesso di tenere nè libri nè materiale per
scrivere. Il cibo era scarso e pessimo-i parenti dei carcerati dovevano
pagare per il vitto e Bruno non aveva nessuno che potesse farlo per
lui.
Le udienze del processo iniziarono. Non ne conosciamo i
dettagli-la maggior parte dei documenti processuali del Vaticano furono
sottratti da Napoleone e perduti durante il ritorno a Roma-così
abbiamo solo stringati riassunti di quanto accadde nell'aula del
tribunale. Ci furono ripetute testimonianze sia di Mocenigo che dei
suoi compagni di cella. Poichè la maggior parte di loro era o
criminali o eretici si rese necessario un accurato studio supplementare
delle opere di Bruno, lavoro che fu svolto dal Cardinale Roberto
Bellarmino.
Fu solo nel gennaio 1599 che Bellarmino raccolse otto capi
d'accusa. Nel febbraio furono rese note a Bruno che fece un'altra delle
sue numerose richieste di ritrattazione. Queste non furono mai
considerate autentiche, poichè Bruno chiedeva di parlare con
ilPapa in persona per convincerlo che le sue idee non erano eretiche.
Il nove di settembre il tribunale tenne la sua ultima e decisiva
seduta sul caso di Bruno. Gli furono concessi quaranta giorni per
ritrattare e per essere sottoposto a un "energico" interrogatorio,
probabilmente torturato.
A questo punto Bruno non fece più offerte di ritrattare.
Non è chiaro perchè. Forse alla fine aveva perso ogni
speranza di intervento del Papa. I suoi inquisitori per la prima volta
citarono le sue opere. Spaccio della Bestia Trionfante, che
garbatamente, per finta, prendeva in giro Gesù. Bruno aveva la
sensazione che la dissimulazione non avrebbe più funzionato. O
che il suo martirio sarebbe servito per diffondere le sue idee.
Chiamato alla Congregazione dell'Inquisizione egli dichiarò
che non voleva nè poteva ritrattare, che non aveva nulla da
ritrattare, che non aveva scritto nulla di cui si sarebbe dovuto
pentire, e che non sapeva perchè mai avrebbe dovuto ritrattare
alcunchè.
Il 20 gennaio del primo anno del nuovo secolo Papa Clemente
ordinò di consegnare Bruno nelle braccia del potere secolare per
la punizione. La sentenza fu letta l'otto di febbraio: Bruno viene
dichiarato un eretico ostinato, impenitente e caparbio. Viene espulso
dal clero e dalla Chiesa, le sue opere sono pubblicamente bruciate sui
gradini di San Pietro e messe all'Indice dei libri proibiti. Bruno
rispose "Forse voi che pronunciate questa sentenza avete più
paura di me che la subisco".
L'esecuzione fu ritardata e non sappiamo perchè. All'alba
del 17 febbraio Bruno fu portato in Campo dei Fiori: appariva emaciato
e visibilmente provato. Anche in questi suoi ultimi momenti sulla terra
la Chiesa non lo lasciò solo. Una compagnia di monaci
provenienti da S. Giovanni Decollato lo accompagnò cantando ed
esortandolo fino all'ultimo istante ad abbandonare le sue idee
eretiche. Prima dell'accensione del rogo un monaco gli offrì un
crocifisso da baciare. Bruno allontanò con rabbia il suo capo.
Egli disse che moriva volontariamente, come un martire, e che la sua
anima sarebbe salita in paradiso con le fiamme del rogo. Fu denudato,
legato al palo, bruciato vivo, mentre i monaci cantavano le litanie
senza interruzione.
Bibliografia
Dorothea Waley Singer, Giordano Bruno, Henry Schuman, New York
1950.
Vincenzo Spampanato, Vita di Giordano Bruno, Messina, 1921
Angelo Mercati, Il Sommario del Processo di Giordano Bruno,
Studi e Testi, 101, Vatican City, 1942.
Ramon Mendoza, The Acentric Labyrinth, Element Books,
Shaftesbury, 1995.
Domenico Berti, Documenti intorno a Giordano Bruno da Nola,
Rome 1880.
Traduzioni in inglese:
Giordano Bruno, Cause, Principle and Unity, trs Jack Lindsay,
Background Books, London, 1962
Giordano Bruno, On the Infinite Universe and Worlds, Singer op
cit.