Nella I Meditazione
Cartesio (come già nel "Discorso sul metodo") si
pone il problema di ottenere conoscenze certe, chiare e distinte.
Quindi, per ottenere una fondazione rigorosa, decide di sottoporre a
dubbio metodicamente tutte le sue conoscenze a iniziare da quelle in cui
qualche volta è stato ingannato (cioé tutte quelle relative
direttamente o meno al mondo esterno); per maggiore sicurezza ipotizza
l'esistenza di un "dio ingannatore" che renda false anche
tutte le conoscenze matematiche.
La prima meditazione si conclude con questo risultato: per
l'applicazione del dubbio metodico e iperbolico non ci sono più
conoscenze valide.
Nella II Meditazione il dubbio si trasforma in
origine di certezza: l'unico elemento su cui non è dato di dubitare è
il dubbio stesso. Quindi, dubitando io penso e se penso esisto almeno
come "res cogitans".
Il risultato della seconda meditazione è il Cogito come
certezza ed ente metafisico, non è e non può essere qualcosa di
materiale, ma solo pensiero e certezza del pensiero.
Nella III Meditazione Cartesio analizza il cogito
stesso: al suo interno ci sono idee di tipo diverso.
L'idea innata dell'esistenza di Dio deve essere vera perché
non è mai possibile che un effetto abbia minore realtà della sua causa
e l'idea di Dio è causata in me da Dio stesso; ugualmente le altre idee
innate (di tipo fisico-matematico) sono poste da Dio in ciascun uomo
prima della sua nascita e il Dio che crea me e le mie idee non può
essere un ingannatore.
Le idee avventizie sono quelle che ho di oggetti esterni, ma
ancora non posso affermare che questi esistano, quindi esse di fatto
sono ancora sottoposte al dubbio. A maggior ragione sono sottoposte al
dubbio le idee fattizie: quelle che io stesso costruisco con la
mia immaginazione, mettendo assieme elementi di altre idee.
Nella IV Meditazione si spiega l'origine
dell'errore: esso non può essere dovuto a Dio, ma alla mia volontà di
affermare di più di quel che potrei in base alla evidenza e alla verità.
C'è sempre una origine pratica dell'errore.
Nella V Meditazione Cartesio riflette sulle
"idee delle cose": con l'intellezione ho idee certe, tanto che
posso dimostrare teoremi anche su figure geometriche tanto complesse da
non potere essere immaginate; mentre con l'immaginazione, pur non avendo
certezze, mi rivolgo al corpo.
La conclusione che se ne può trarre è che dalle idee delle cose ho la
possibilità della loro esistenza, mentre dall'immaginazione ne ho la
probabilità.
Tuttavia, prima di applicare il dubbio, io ero certo anche
dell'esistenza del mondo e soprattutto di avere percezioni: il dubbio è
stato più volte confutato (col Cogito e con tutte le idee innate)
quindi posso recuperare almeno la certezza più chiara relativa al
mondo, quella di avere un corpo cioè quella di essere, oltre che res
cogitans, anche res extensa.
Nella VI Meditazione si afferma che Dio, oltre che
creatore della res cogitans e della res extensa, deve
essere allo stesso modo creatore e garante dell'esistenza di
tutte le cose del mondo.
|