0) in senso teoretico e generale.
E' una ipotesi sulla natura della realtà che viene ad affermare il
carattere 'spirituale' della realtà stessa (di qui nel linguaggio
comune si vede come idealista il comportamento o il pensiero ispirati più
a un astratto modello di perfezione che alla realtà effettuale).
0.a) le idee sono considerate come il principio della realtà
o almeno come tramite fondamentale per la conoscenza. In questo senso il
termine è stato introdotto da Leibniz per riferirsi alla
dottrina platonica.
0.b) l'esistere di oggetti sensibili esterni non è
immediatamente percepito, ma lo sono solo le nostre modificazioni:
solo "ciò che è in noi" può essere immediatamente percepito. In
questo senso, invece, il termine è la definizione base dell'idealismo
per Kant.
1) nella filosofia tedesca e moderna.
Kant (Crit. Ragion pura, Analitica dei principi) accetta tale
idealismo (0.b), ma se ad esso si aggiunge la persuasione che i corpi
nello spazio e nel tempo esistono indipendentemente dalla nostra
esperienza e dalle nostre percezioni (sia pur grossolane) e possono
essere da noi conosciuti magari solo mediatamente (affermazione del
"realismo trascendentale") si cade nelle difficoltà inestricabili
dell'idealismo materiale (1.a: materiale perché si riferisce
alla materia del conoscere) che si esprimono con l'idealismo
problematico di Cartesio che dubita sull'esistenza degli
oggetti esterni (1.a.1) considerando "indubitabile solo
l'affermazione empirica Io sono" (da cui poi si parte per la
riscoperta degli oggetti); oppure con l'idealismo dogmatico di Berkeley
(1.a.2) che nega l'esistenza delle cose nello spazio considerandole
solo nostre immaginazioni (poste in noi da Dio).
Secondo Kant la posizione di Cartesio dichiarando
"la propria impotenza a provare con una esperienza immediata
un'esistenza fuori dalla nostra è ragionevole e conforme a una solida
maniera filosofica di pensare"; tuttavia è proprio la "coscienza
della mia esistenza come determinata nel tempo [che] presuppone qualcosa
di permanente nella percezione". Dunque la soluzione corretta viene
solo (1.b derivato da 0.b) con l'idealismo formale o
trascendentale (che si riferisce alla forma sola del conoscere, cioè
alle possibilità dell'esperienza): solo la forma della conoscenza
(spazio, tempo e categorie) è ideale, mentre le cose estese nello
spazio ed esistenti nel tempo sono semplicemente fenomeni, non cose in sé;
si elimina così il problema di come si faccia a dimostrare
l'esistenza di tali cose in sé. Il fenomeno è definito dallo stesso
Kant come rappresentazione, ma l'idealista trascendentale può
contemporaneamente anche essere realista empirico [non trascendentale] e
ammettere l'esistenza della materia e quindi ammettere l'esistenza
di qualcosa al di là (e forse alla base) del fenomeno (senza mai poter
dare ovviamente a questa esistenza una caratterizzazione noumenica).
Le tesi di Kant sono state sviluppate con una maggiore
curvatura idealistica da Reinhold e dallo stesso Schopenhauer
che voleva esprimere l'essenza del kantismo iniziando a scrivere "Il
mondo come volontà e rappresentazione" (1819). In realtà
l'idealismo trascendentale di Kant afferma che il soggetto
pensante può conoscere l'oggetto percepito in relazione alle forme
(particolarmente le forme pure a priori) lasciando tutto sommato aperta
la questione teoretica sulla natura sostanziale dell'oggetto percepito
(le caratterizzazioni in senso noumenico sono "solo" esplicitate
nell'ambito pratico).
Nel senso 0.a e 0.b (e loro derivati) il
termine idealismo si oppone a materialismo: dottrina
che attribuisce la causalità e l'origine della cosa alla sola
materia. Ogni materialismo è una forma di ateismo, ecco che
nel linguaggio comune viene definito materialismo anche l'edonismo,
quando invece edonismo e materialismo non sono necessariamente legati:
l'etica di Democrito non è edonismo. Esempio classico di materialismo
è quello cosmologico (valido per tutta la realtà a partire
dalla sua origine) rappresentato appunto dall'atomismo di Democrito
(non c'è materialismo in Gassendi che pensa sì a atomi, ma
creati da Dio); o quello metodologico di Hobbes per
cui corpo e movimento (la materia) sono il solo strumento disponibile
per la spiegazione dei fenomeni, quindi il corpo è l'unico oggetto
possibile del sapere.
Anche il fisicalismo del Circolo di Vienna (specie Rudolf
Carnap, 1938) può essere considerato come un materialismo
metodologico fondato però sul linguaggio e non sulla materia (di cui
comunque non si afferma l'esistenza): si deve poter tradurre nel
linguaggio della fisica i dati protocollari (osservati sperimentalmente)
per costruire con essi un linguaggio intersoggettivo universalmente
valido. Ugualmente forma di materialismo (psicofisico) può essere
l'affermazione della dipendenza causale dell'attività spirituale
umana dalla materia, cioè dal cervello: è la concezione
dell'uomo-macchina (esempi: La Mettrie a metà '700 o Cabanis a
inizio '800). Ecco come il materialismo di metà '800 assume toni
polemici verso la religione per soppiantarla attraverso la scienza vista
come verità assoluta: questo atteggiamento è lo scientismo,
l'avanguardia "romantica" della scienza, il positivismo;
ma è la stessa scienza che smantellerà questo credo con la crisi in
cui entra la concezione meccanicista a fine XIX sec.
In tali accezioni, il termine va tenuto distinto dal materialismo
storico e dialettico di Marx, che è un
concentrarsi sulle strutture materiali, rispettivamente rapporti di
produzione economica nella realtà (storicamente determinata) e lotta di
classe nella storia (che ha uno sviluppo dialettico).
2) come movimento filosofico tedesco
dell'800.
Si cerca di dare risposta sul piano teoretico e conoscitivo al problema
della natura sostanziale dell'oggetto percepito ammettendo che il
soggetto (lo Spirito inteso in accezione assoluta) la possibilità di
realizzarsi esprimendosi e manifestando se medesimo nella realtà tanto
che l'oggetto diviene espressione dello Spirito e non solo
rappresentazione del soggetto. Cioè si afferma la non realtà del
finito per risolverlo nell'infinito.
Tale idealismo è stato caratterizzato come trascendentale
(2.a) collegandosi col punto di vista kantiano che aveva fatto dell'io
penso il principio fondamentale della conoscenza; come soggettivo
(2.b) contrapponendosi a Spinoza che aveva sì ridotto la realtà a un
principio unico, ma l'aveva considerato di carattere oggettivo (la
Sostanza, ciò che è causa di sé) e non soggettivo (Spirito); come assoluto
(2.c) sottolineando che l'Io (o Spirito) è il principio unico di
tutto e che fuori di esso non vi è nulla.
Fichte è il perfetto opposto dello spinozismo. Hegel
afferma: "l'idealismo consiste solo in questo, nel non riconoscere
il finito come un vero essere; ogni filosofia ha almeno in parte in sé
qualcosa di idealismo, si tratta solo di vedere fino a che punto l'ha
realizzato."
In questo senso, dunque, idealismo piuttosto si
oppone a realismo: dottrina che punta sulla realtà esterna al
soggetto delle cose e degli enti, come affermano le dottrine medievali
per cui gli "universali" sono ante rem. Fermo restando che
questa realtà può essere intesa in modi diversi; infatti lo stesso Kant
attribuisce alla propria dottrina, che ammette la realtà delle cose
esterne, la definizione di "realismo empirico", mentre il
"realismo trascendentale" ne è l'opposto perché considera spazio
e tempo come indipendenti dalla nostra sensibilità.
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