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Marx e Engels: Breve introduzione
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IL DENARO - "Il denaro, in quanto possiede la proprietà di
comprar tutto, di appropriarsi di tutti gli oggetti, è dunque l'oggetto
in senso eminente. L'universalità della sua proprietà costituisce
l'onnipotenza del suo essere, esso è considerato, quindi come ente
onnipotente...Il denaro è il mediatore fra il bisogno e l'oggetto, fra
la vita e il mezzo di vita dell'uomo. Ma ciò che media a me la mia vita
mi media anche l'esistenza degli altri uomini. Per me è questo l'altro
uomo. (---) Tanto grande è la mia forza quanto grande è la forza del
denaro. Le proprietà del denaro sono mie, di me suo possessore: le sue
proprietà e forze essenziali. Ciò ch'io sono e posso non è dunque
affatto determinato dalla mia individualità. Io sono brutto, ma posso
comprarmi la più bella fra le donne. Dunque non sono brutto, in quanto
l'effetto della bruttezza, il suo potere scoraggiante, è annullato dal
denaro. Io sono, come individuo storpio, ma il denaro mi dà 24 gambe:
non sono dunque storpio. Io sono un uomo malvagio, infame, senza
coscienza, senza ingegno, ma il denaro è onorato, dunque lo è anche il
suo possessore. Il denaro è il più grande dei beni, dunque il suo
possessore è buono: il denaro mi dispensa dalla pena di esser
disonesto, io sono, dunque, considerato onesto; io sono stupido, ma il
denaro è la vera intelligenza di ogni cosa: come potrebbe essere
stupido il suo possessore? Inoltre questo può comprarsi le persone
intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti non è egli più
intelligente dell'uomo intelligente? Io, che mediante il denaro posso
tutto ciò che un cuore umano desidera, non possiedo io tutti i poteri
umani? Il mio denaro non tramuta tutte le mie deficienze nel loro
contrario? (---) Poiché il denaro, in quanto concetto esistente e
attuale del valore, confonde e scambia tutte le cose, esso costituisce
la generale confusione e inversione di ogni cosa, dunque il mondo
sovvertito, la confusione e inversione di tutte le qualità naturali e
umane. (---) Il denaro, questa astrazione vuota ed estraniata della
proprietà, è stato fatto signore del mondo. L'uomo ha cessato di essere
schiavo dell'uomo ed è diventato schiavo della cosa; il capovolgimento
dei rapporti umani è compiuto; la servitù del moderno mondo di
trafficanti, la venalità giunta a perfezione e divenuta universale è
più disumana e più comprensiva della servitù della gleba dell'era
feudale; la prostituzione è più immorale, più bestiale dello ius primae
noctis . La dissoluzione dell'umanità in una massa di atomi isolati,
che si respingono a vicenda, è già in sè l'annientamento di tutti gli
interessi corporativi, nazionali e particolari ed è l'ultimo stadio
necessario verso la libera autounificazione dell'umanità". (MARX e
ENGELS dai MANOSCRITTI ECONOMICO-FILOSOFICI DEL 1844 e da altre opere)
DA DOVE NASCE LA RICCHEZZA? - "Il lavoro non è la
fonte di ogni ricchezza. La natura è la fonte dei valori d'uso (e in
questi consiste la ricchezza effettiva!) altrettanto quanto il lavoro,
che a sua volta, è soltanto la manifestazione di una forza naturale, la
forza-lavoro umana. I borghesi hanno i loro buoni motivi per attribuire
al lavoro una forza creatrice soprannaturale; perché dalle condizioni
naturali del lavoro ne consegue che l'uomo, non ha altra proprietà
all'infuori della sua forza-lavoro, deve essere, in tutte le condizioni
di società, e di civiltà, lo schiavo di quegli uomini che si sono resi
proprietari delle condizioni materiali del lavoro. Egli può lavorare
solo col loro permesso, e quindi può vivere solo col loro permesso.".
(dalla CRITICA AL PROGRAMMA DI GOTHA - 1875)
LA STORIA UMANA - "La storia di ogni società sinora
esistita è storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e
plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e
garzoni, in una parola oppressi ed oppressori sono sempre stati in
contrasto fra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte
nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con una
trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina
comune delle classi in lotta.". (Marx-Engels, MANIFESTO DEL PARTITO
COMUNISTA - 1848)
LE IDEE E CIO' CHE SIAMO - "Non è la coscienza degli
uomini che determina il loro essere sociale, ma è, al contrario, il
loro essere sociale che determina la loro coscienza (---) Non è la
coscienza che determina la vita, ma la vita che determina la coscienza.
(---) Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee
dominanti; cioè, la classe che è la potenza materiale dominante della
società è al tempo stesso la sua potenza spirituale dominante. La
classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con
ciò, al tempo stesso, dei mezzi della produzione intellettuale,
cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di quelli a cui
mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non
sono altro che l'espressione ideale dei rapporti materiali dominanti,
sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque
l'espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe
dominante, e dunque sono le idee del suo dominio. (Marx-Engels,
L'IDEOLOGIA TEDESCA)
LA RELIGIONE, IL MONDO CAPOVOLTO - "Il fondamento
della critica alla religione è: è l'uomo che fa la religione, e non è
la religione che fa l'uomo. Infatti, la religione è la coscienza di sè
e il sentimento di sè dell'uomo che non ha ancora conquistato o ha già
di nuovo perduto se stesso. Ma l'uomo non è un'entità astratta posta
fuori del mondo. L'uomo è il mondo dell'uomo, lo Stato, la società.
Questo Stato, questa società producono la religione, una coscienza
capovolta del mondo, poiché essi sono un mondo capovolto. La religione
è la teoria generale di questo mondo, il suo compendio enciclopedico,
la sua logica in forma popolare, il suo punto d'onore spiritualistico,
il suo entusiasmo, la sua sanzione morale, il suo solenne
completamento, il suo universale fondamento di consolazione e di
giustificazione. Essa è la realizzazione fantastica dell'essenza umana,
poiché l'essenza umana non possiede una realtà vera. La lotta contro la
religione è dunque, mediatamente, la lotta contro quel mondo, del quale
la religione è l'aroma spirituale. La religione è il sospiro della
creatura oppressa, è l'anima di un mondo senza cuore, di un mondo che è
lo spirito di una condizione senza spirito. Essa è l'oppio del popolo.
Eliminare la religione in quanto illusoria felicità del popolo vuol
dire esigere la felicità reale. L'esigenza di abbandonare le illusioni
sulla sua condizione è l'esigenza di abbandonare una condizione che ha
bisogno di illusioni. La critica della religione, dunque, è, in germe,
la critica della valle di lacrime, di cui la religione è l'aureola. La
critica ha strappato dalla catena i fiori immaginari, non perché l'uomo
porti la catena spoglia e sconfortante, ma affinché egli getti via la
catena e colga i fiori vivi. La critica della religione disinganna
l'uomo affinché egli pensi, operi, dia forma alla sua realtà come un
uomo disincantato e giunto alla ragione, affinché egli si muova intorno
a se stesso e, perciò, intorno al suo sole reale. La religione è
soltanto il sole illusorio che si muove intorno all'uomo, fino a che
questi non si muove intorno a se stesso. E' dunque compito della
storia, una volta scomparso l'al di la della verità, quello di
ristabilire la verità dell'al di qua. E innanzi tutto è compito della
filosofia, la quale sta al servizio della storia, una volta smascherata
la figura sacra dell'autoestraneazione umana, smascherare
l'autoestraneazione nelle sue figure profane. La critica del cielo si
trasforma così nella critica della terra, la critica della religione
nella critica del diritto, la critica della teologia nella critica
della politica. (---) La critica della religione approda alla teoria
che l'uomo è per l'uomo l'essere supremo". (da varie opere)
IL CAPITALISMO - "La società borghese è la più
complessa e avanzata organizzazione storica della produzione. Le
categorie che esprimono i suoi rapporti e che fanno comprendere la sua
struttura permettono, dunque, di comprendere parimenti la struttura e i
rapporti di produzione di tutte le forme di società del passato sulle
cui rovine e con i cui elementi essa si è costruita, e di cui
sopravvivono in essa ancora residui parzialmente non superati. (---)
L'economia politica, in quanto borghese, cioè in quanto concepisce
l'ordinamento capitalistico invece che come grado di svolgimento
storicamente transitorio addirittura all'inverso, come forma assoluta e
definitiva della produzione sociale, può rimanere scienza soltanto
finché la lotta di classe rimane latente o si manifesta soltanto in
fenomeni isolati. (---) Condizione essenziale per l'esistenza e il
dominio della classe borghese è l'accumulazione della ricchezza nelle
mani dei privati e la formazione e l'aumento del capitale; condizione
del capitale è il lavoro salariato. (---) La ricchezza delle società
nelle quali predomina il modo di produzione capitalistico si presenta
come un immane raccolta di merci e la merce singola si presenta come
una forma elementare. Perciò la nostra indagine inizia come analisi
della merce.". (da varie opere)
LA MERCE, "una cosa molto strana" - "La merce è in
primo luogo un oggetto esterno, una cosa che mediante le sue qualità
soddisfa i bisogni umani di qualsiasi tipo. (---) L'utilità di una cosa
ne fa un valore d'uso. Ma questa utilità non aleggia nell'aria. E' un
portato delle qualità del corpo della merce e non esiste senza di esso.
Il corpo della merce, come il ferro, il grano, il diamante, ecc. è,
quindi, un valore d'uso, ossia un bene. (---) Il valore d'uso si
realizza soltanto nell'uso, ossia nel consumo. (---) Una merce sembra,
a prima vista, qualcosa di ovvio, di banale. La sua analisi mostra che
essa è una cosa molto strana, piena di stravaganze metafisiche e di
astruserie teologiche. Finchè è valore d'uso, nulla c'è di misterioso
in essa. La forma del legno, per esempio, viene trasformata e si fa di
essa un tavolo. Ciò non di meno un tavolo resta legno, una cosa comune
e percepibile. Ma appena si presenta come merce, esso si trasforma in
una cosa sensibile-sovrasensibile. Non soltanto si appoggia con le sue
gambe al terreno, ma si contrappone a tutte quante le merci e tira
fuori dalla sua testa di legno storie molto più stravaganti che se
cominciasse spontaneamente a ballare. (---) La circolazione delle merci
è il punto di partenza del capitale. Produzione di merci e circolazione
perfezionata di merci, commercio, formano le premesse storiche della
sua nascita. (---) In modo immediato il valore d'uso è la base
materiale su cui si evidenzia un determinato rapporto economico, il
valore di scambio. Il valore di scambio appare in primo luogo come un
rapporto quantitativo, entro il quale i valori d'uso sono
interscambiabili. (---) Così un'opera di Properzio e otto once di
tabacco da fiuto possono avere lo stesso valore di scambio nonostante
la diversità fra il valore d'uso di un tabacco o di un'elegia.". (da
varie opere)
LA FORZA-LAVORO - "Il valore della forza-lavoro, come
quello di ogni altra merce, è determinato dal tempo di lavoro
necessario nella produzione, e quindi anche nella riproduzione, di
questo articolo specifico. (---) Il valore della forza lavoro si
risolve nel valore di una certa somma dei mezzi di sussistenza. Quindi
varia col variare di quei mezzi di sussistenza, cioè con la grandezza
del tempo-lavoro richiesto nella loro produzione. (---) Ciò che
l'operaio vende non è il suo lavoro , ma la sua forza-lavoro, che egli
mette temporaneamente a disposizione del capitalista. (---) Che cosa è,
dunque, il valore della forza-lavoro? Come per ogni altra merce il suo
valore è determinato dalla quantità di lavoro necessaria alla sua
riproduzione , ma l'uso di questa forza-lavoro trova un limite soltanto
nelle energie vitali e nella forza fisica dell'operaio. (---)
Originariamente l'operaio vende la sua forza-lavoro al capitalista
perchè gli mancano i mezzi materiali per la produzione di una merce: ma
ora la sua stessa forza-lavoro individuale viene meno al suo compito
quando non venga venduta al capitalista; essa funziona ormai soltanto
in un nesso che esiste solamente dopo la sua vendita, nell'officina del
capitalista.". (da varie opere)
DOVE NASCE LO SFRUTTAMENTO? - "Prendiamo l'esempio del
nostro filatore. Per ricostruire ogni giorno la sua forza-lavoro, egli
deve produrre un valore giornaliero di tre scellini, cosa che egli fa
lavorando sei ore al giorno. Pagando il valore giornaliero o
settimanale della forza-lavoro del filatore, il capitalista ha
acquistato il diritto di usare questa forza-lavoro per tutto il giorno
o per tutta la settimana. Perciò egli lo farà lavorare, supponiamo,
dodici ore al giorno. Oltre le sei ore che gli sono necessarie per
produrre l'equivalente del suo salario, cioè del valore della sua forza
lavoro, il filatore dovrà, dunque, lavorare altre sei ore, che io
chiamerò ore di sopralavoro e questo sopralavoro si incorporerà in un
plusvalore e in un sopraprodotto.". (da IL CAPITALE, 1867)
IL PROFITTO - "Il plusvalore, cioè quella parte di
valore complessivo della merce in cui è incorporato il sopralavoro o
lavoro non pagato dell'operaio, io lo chiamo profitto.". (da SALARIO,
PREZZO E PROFITTO - 1865)
LA RIVOLUZIONE - "Tanto per la produzione di massa di
questa coscienza comunista quanto per il successo della cosa stessa è
necessaria una trasformazione in massa degli uomini, che può avvenire
soltanto in un movimento pratico, in una rivoluzione; quindi la
rivoluzione non è necessaria soltanto perchè la classe dominante non
può essere abbattuta in nessuna altra maniera, ma anche perchè la
classe che l'abbatte può riuscire solo in una rivoluzione a levarsi di
dosso tutto il vecchio sudiciume e a diventare capace di fondare su
basi nuove la società. (---) Che le classi dominanti tremino al
pensiero di una rivoluzione comunista. I proletari non hanno da
perdervi altro che le proprie catene. Da guadagnare hanno un mondo".
(MARX e ENGELS)
SUPERAMENTO DEL CAPITALISMO - "I proletari non hanno
nulla di proprio da salvaguardare; devono distruggere tutto ciò che
fino ad ora ha garantito e assicurato la proprietà privata. (---) Per
sopprimere il pensiero della proprietà privata è del tutto sufficiente
il comunismo pensato. Per sopprimere la proprietà privata effettiva,
reale, occorre una effettiva, reale azione comunista. (---) Tutti i
movimenti precedenti sono stati movimenti di minoranze o avvenuti
nell'interesse di minoranze. Il movimento proletario è il movimento
indipendente della immensa maggioranza nell'interesse della immensa
maggioranza. (---) La condizione dell'emancipazione della classe
lavoratrice è l'abolizione di tutte le classi, come la condizione
dell'emancipazione del 'terzo stato' dell'ordine borghese fu
l'abolizione di tutti gli altri stati.". (da varie opere)
LA LOTTA DI CLASSE - "La storia di ogni società è
stata finora la storia di lotte di classe. Uomo libero e schiavo,
patrizio e plebeo, barone e servo della gleba, membro di una
corporazione e artigiano, in breve oppressore e oppresso si sono sempre
reciprocamente contrapposti, hanno combattuto una battaglia
ininterrotta, aperta o nascosta, una battaglia che si è ogni volta
conclusa con una trasformazione rivoluzionaria dell'intera società o
con il comune tramonto delle classi in conflitto. Nelle precedenti
epoche storiche noi troviamo dovunque una suddivisione completa della
società in diversi ceti e una multiforme strutturazione delle posizioni
sociali. Nell'antica Roma abbiamo patrizi, cavalieri, plebei, schiavi;
nel Medioevo, feudatari, vassalli, membri delle corporazioni,
artigiani, servi della gleba, e ancora, in ciascuna di queste classi,
ulteriori specifiche classificazioni. La moderna società borghese,
sorta dal tramonto della società feudale, non ha superato le
contrapposizioni di classe. Ha solo creato nuove classi al posto delle
vecchie, ha prodotto nuove condizioni dello sfruttamento, nuove forme
della lotta fra le classi. La nostra epoca, l'epoca della borghesia, si
caratterizza però per la semplificazione delle contrapposizioni di
classe. L'intera società si divide sempre più in due grandi campi
nemici, in due grandi classi che si fronteggiano direttamente:
borghesia e proletariato ". (Marx-Engels, MANIFESTO DEL PARTITO
COMUNISTA - 1848)
COMUNISMO O BARBARIE - "Il comunismo non toglie a
nessuno la facoltà di appropriarsi dei prodotti della società, toglie
soltanto la facoltà di valersi di tale appropriazione al fine di
asservire lavoro altrui. (---) Ciò che distingue il comunismo non è
l'abolizione della proprietà in generale, bensì l'abolizione della
proprietà borghese. Ma la moderna proprietà privata borghese è l'ultima
e la più perfetta espressione dei modi di produzione e appropriazione
di prodotti che poggia sugli antagonismi di classe, sullo sfruttamento
degli uni da parte degli altri. In questo senso, i comunisti possono
riassumere la loro teoria in quest'unica espressione: abolizione della
proprietà privata. (---) Il comunismo è possibile empiricamente solo
come azione dei popoli dominanti tutti 'in una volta' e
simultaneamente, e ciò presuppone lo sviluppo universale della forza
produttiva e le relazioni mondiali che il comunismo implica. Il
comunismo, per noi, non è uno stato di cose che debba essere
instaurato, un ideale al quale la realtà debba conformarsi. Chiamiamo
comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presenti.".
(da varie opere)
LA PROPRIETA' PRIVATA - "Voi inorridite perché noi
vogliamo eliminare la proprietà privata. Ma nella vostra società
esistente la proprietà privata è abolita per i nove decimi dei suoi
membri; anzi, essa esiste proprio in quanto non esiste per quei nove
decimi. Voi ci rimproverate dunque di voler abolire una proprietà che
ha per condizione necessaria la mancanza di proprietà per la stragrande
maggioranza della società.(---) Il comunismo non toglie a nessuno il
potere di appropriarsi dei prodotti sociali; toglie soltanto il potere
di soggiogare il lavoro altrui mediante questa appropriazione. E' stato
obiettato che, con la soppressione della proprietà privata, cesserà
ogni attività e si diffonderà una pigrizia generale. Se così fosse, la
società borghese sarebbe da parecchio tempo andata in rovina a causa
dell'indolenza, dal momento che in essa chi lavora non guadagna e chi
guadagna non lavora ". (Marx-Engels, MANIFESTO DEL PARTITO COMUNISTA -
1848)
UNA NUOVA UMANITA' - "Al posto della vecchia società
borghese con le sue classi e i suoi antagonismi sorgerà un'associazione
nella quale il libero sviluppo di ciascuno sarà la condizione per il
libero sviluppo di tutti.". (Marx-Engels, MANIFESTO DEL PARTITO
COMUNISTA - 1848)
L'ALIENAZIONE - " Nell'alienazione dell'oggetto del
lavoro si riassume solo l'alienazione, l'espropriazione, dell'attività
stessa del lavoro. In cosa consiste ora l'espropriazione del lavoro? In
primo luogo in questo: che il lavoro resta esterno all'operaio, cioè
non appartiene al suo essere, e che l'operaio quindi non si afferma nel
suo lavoro, bensì si nega, non si sente appagato, ma infelice, non
svolge alcuna libera energia fisica e spirituale, ma mortifica il suo
corpo e rovina il suo spirito. L'operaio si sente dunque con se stesso
solamente fuori del lavoro, e fuori di sè nel lavoro. Come a casa sua è
solo quando non lavora e quando non lavora non lo è. Il suo lavoro non
è volontario, ma forzato, è lavoro costrittivo. Il lavoro non è quindi
la soddisfazione di un bisogno, ma è solo un mezzo per soddisfare dei
bisogni esterni ad esso. La sua estraneità risalta nel fatto che,
appena cessa di esistere una costrizione fisica o d'altro genere, il
lavoro è fuggito come una peste. Il lavoro esterno, il lavoro in cui
l'uomo si espropria, è un lavoro-sacrificio, un lavoro mortificazione.
In fine l'esteriorità del lavoro al lavoratore si palesa in questo: che
il lavoro non è cosa sua ma di un altro; che non gli appartiene, e che
in esso egli non appartiene a sè, ma ad un altro. Come nella religione
l'attività spontanea dell'umana fantasia, dell'umano cervello e del
cuore umano, opera indipendentemente dall'individuo, cioè come
un'attività estranea, divina o diabolica, così l'attività del
lavoratore non è attività spontanea. Essa appartiene ad un altro, è la
perdita del lavoratore stesso. Il risultato è che l'uomo (il
lavoratore) si sente libero ormai solo nelle sue funzioni bestiali, nel
mangiare, nel bere e nel generare, tutt'al più nell'avere una casa,
nella sua cura corporale, ecc. e che nelle sue funzioni umane si sente
solo più una bestia. Il bestiale diventa l'umano e l'umano il bestiale.
(---) Il lavoro alienato 1)aliena all'uomo la natura ; 2) aliena
all'uomo se stesso, la sua attiva funzione, la sua attività vitale,
aliena così all'uomo il genere; (---) il lavoro alienato fa dunque
3)della specifica essenza dell'uomo, tanto della natura che dello
spirituale potere di genere, un'essenza a lui estranea, il mezzo della
sua individuale esistenza; estrania all'uomo il suo proprio corpo, come
la natura di fuori, come il suo spirituale essere, la sua umana
essenza; 4)che un'immediata conseguenza, del fatto che l'uomo è
estraniato dal prodotto del suo lavoro, dalla sua attività vitale,
dalla sua specifica essenza, è lo straniarsi dell'uomo dall'uomo.
Quando l'uomo sta di fronte a se stesso, gli sta di fronte l'altro
uomo. ". (MARX: MANOSCRITTI ECONOMICO-FILOSOFICI DEL 1844)
LO STATO - "Lo Stato non è affatto una potenza imposta
alla società dall'esterno e nemmeno 'la realtà dell'idea etica',
'l'immagine e la realtà della ragione', come sostiene Hegel. Esso è
piuttosto un prodotto della società giunta ad un determinato stadio di
sviluppo, è la confessione che questa società si è avvolta in una
contraddizione insolubile con se stessa, che si è scissa in antagonismi
inconciliabili che è impotente a eliminare. Ma perchè questi
antagonismi, queste classi con interessi economici in conflitto non
distruggano se stessi e la società in una sterile lotta, nasce la
necessità di una potenza che sia in apparenza al di sopra della
società, che attenui il conflitto, lo mantenga nei limiti dell' ordine;
e questa potenza che emana dalla società, ma che si pone al di sopra di
essa e che si estranea sempre più da essa, è lo Stato. Nei confronti
dell'antica organizzazione gentilizia il primo segno distintivo dello
Stato è la divisione dei cittadini secondo il territorio. (---) Il
secondo punto è l'istituzione di una forza pubblica che non coincide
più direttamente con la popolazione che organizza se stessa come potere
armato. (---) Lo Stato, poichè è nato dal bisogno di tenere a freno gli
antagonismi di classe, ma contemporaneamente è nato in mezzo al
conflitto di queste classi, è, per regola, lo Stato della classe più
potente, economicamente dominante che, per mezzo suo, diventa anche
politicamente dominante e così acquista un nuovo strumento per tener
sottomessa e per sfruttare la classe oppressa. (---) Lo Stato non
esiste dunque dall'eternità. (---) In un determinato grado dello
sviluppo economico, necessariamente legato alla divisione della società
in classi, proprio a causa di questa divisione, lo Stato è diventato
una necessità. Ci avviciniamo ora, a rapidi passi, ad uno stadio di
sviluppo della produzione in cui l'esistenza di queste classi non solo
ha cessato di essere una necessità, ma diviene un ostacolo effettivo
alla produzione. Perciò esse cadranno così ineluttabilmente come sono
sorte. Con esse cadrà ineluttabilmente lo Stato. La società che
riorganizza la produzione in base ad una libera ed uguale associazione
di produttori, relega l'intera macchina statale nel posto che da quel
momento le spetta, cioè nel museo delle antichità accanto alla rocca
per filare e all'ascia di bronzo ". (ENGELS: L'ORIGINE DELLA FAMIGLIA,
DELLA PROPRIETA' PRIVATA E DELLO STATO)
LA FAMIGLIA E LE DONNE - "L'ordinamento comunistico
della società farà del rapporto fra i due sessi un semplice rapporto
privato che riguarderà solo le persone che vi partecipano, e nel quale
la società non ha da ingerirsi. Potrà farlo perchè elimina la proprietà
privata ed educa in comune i bambini, distruggendo così le due
fondamenta del matrimonio come si è avuto finora; la dipendenza della
donna dall'uomo e dei figli dai genitori dovuta alla proprietà privata.
Qui sta anche la risposta alle strida dei filistei moralisti contro la
comunanza comunista delle donne. La comunanza delle donne è una
situazione legata totalmente alla società borghese e che oggigiorno
esiste in pieno nella prostituzione. Ma la prostituzione poggia sulla
proprietà privata e cade con essa. Dunque, l'organizzazione comunista,
anzichè introdurre la comunanza delle donne, la abolisce invece. (---)
" (ENGELS e MARX)
CITTA' E CAMPAGNA - "Solo una società che faccia
ingranare, armoniosamente, le une nelle altre le sue forze produttive,
secondo un solo grande piano, può permettere all'industria di
stabilirsi in tutto il paese con quella dislocazione che è più
appropriata al suo sviluppo e alla conservazione, e rispettivamente
allo sviluppo, degli altri elementi della produzione. Conseguentemente
la soppressione dell'antagonismo di città e campagna non solo è
possibile, ma diventa una diretta necessità della stessa produzione
industriale, così come è diventata del pari una necessità della
produzione agricola ed inoltre dell'igiene pubblica. Solo con la
fusione di città e campagna può essere eliminato l'attuale
avvelenamento di acqua, aria e suolo, solo con questa fusione le masse
che oggi agonizzano nelle città saranno messe in condizione in cui i
loro rifiuti siano prodotti per produrre le piante e non le malattie".
(ENGELS)
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