|
Parmenide
| Vota | | Media: 0.0/5 (0 voti) |
Parmenide
Parmenide
fondò ad Elea , nell'attuale Campania , una vera e propria scuola
filosofica e diede inizio alla corrente di pensiero eleatica che vede
in Zenone e Melisso due discepoli e sostenitori . Parmenide fu attivo
ad Elea verso il 500 a.c. , nacque da famiglia aristocratica e avrebbe
contribuito alla legislazione della città . Permangono dubbi a
proposito del suo possibile soggiorno ad Atene insieme al discepolo
Zenone , dove avrebbe incontrato Socrate . Il tema della ricerca è
molto sentito da Parmenide , ma è la divinità stessa ad indicare la via
che occorre percorrere . Spesso la corrente di pensiero fondata da
Parmenide viene denominata "monismo eleatico" per il fatto che essi ,
se vogliamo riallacciandosi ai Milesi e distaccandosi dai Pitagorici ,
sostenevano che tutto fosse riconducibile ad un unico principio . In
realtà la tradizione antica vuole che il fondatore della scuola di Elea
fosse Senofane , partendo da due presupposti ; in primo luogo Senofane
aveva girato mezzo mondo ed era pure passato ad Elea . In secondo luogo
, il tema centrale degli eleatici era l'unitarietà dell'essere , tema
già presente in Senofane . Però al giorno d'oggi sappiamo che questo è
davvero improbabile : è vero che Senofane predicava l'unitarietà ,
l'immutabilità , l'eternità e tutte le altre cose che predicavano gli
eleatici , ma egli le riferiva interamente alla divinità , mentre gli
eleatici le riferivano all'essere . Senofane era un teologo , Parmenide
un ontologo : il concetto dell'essere è molto più astratto di quello
della divinità . Gli eleatici sostengono l'immobilità della causa e
così essa viene a mancare in quanto la sua funzione è quella di
spiegare a che cosa è dovuto il cambiamento , che per loro non esiste :
l'essere è immutabile . La parola essere (in greco "tò on" , ciò che è
) è proprio a partire da Parmenide che entra nell'uso filosofico . Egli
fece un ragionamento che comportò un enorme passo avanti verso
l'astrazione : notò infatti che tutti gli enti sono tra loro diversi ,
ma che hanno in comune il fatto di essere , di esistere . Abbiamo detto
che egli fu un ontologo : ma cosa significa ? L'ontologo è colui che
studia " l'essere in quanto essere " (come dice Aristotele) , vale a
dire le caratteristiche di tutto quel che esiste . Aristotele ci parla
di Parmenide e dice che studiava l'essere secondo definizione : si
tratta quindi di indagare secondo definizione : la differenza tra
Parmenide e gli altri pensatori sta proprio nel fatto che egli non
iniziava la sua indagine partendo da constatazioni empiriche per
arrivare alle conclusioni ; lui partiva dalla definizione di cosa è
l'essere e tramite una serie di deduzioni arrivava alle conseguenze ,
spesso in netta contrapposizione con le testimonianze dei sensi .
Parmenide non accenna mai alla realtà empirica . Arriva ad esplicitare
due tautologie : a) l'essere è b) l'essere non è . Parmenide scrisse un
poema in esametri (proprio come Senofane ed Empedocle), intitolato "Sulla natura" (Peri fusewV) , di cui ci rimangono frammenti . Mentre Senofane
si serviva dell'esametro per avere maggior successo sugli ascoltatori e
perchè la sua opera si divulgasse il più possibile , Parmenide scriveva
in esametri perchè descriveva argomenti divini e quindi il verso epico
era il miglior verso per parlare di tali argomenti . L'opera era
strutturata in un proemio e due parti successive : proprio alla fine
del proemio la divinità spiega che ci sono 3 vie da seguire : 1)
L'essere è 2) L'essere non è 3) Si mescolano insieme l'essere ed il non
essere . La seconda via verrà dichiarata impraticabile e puramente
teoretica : è infatti impossibile dire o pensare ciò che non è . La
terza via è quella che imboccano i comuni mortali , che mescolano
l'essere con il non essere : per esempio i mortali parlano di nascere e
morire , il che implica una mescolanza di essere e di non essere :
nascere vuol dire essere , ma anche non essere prima di essere e morire
vuol dire non essere , ma anche essere prima di non essere .Il criterio
per giudicare scorretto il linguaggio degli uomini non è la sua
corrispondenza a quanto ci è testimoniato dai sensi : a questi infatti
appaiono oggetti che nascono e che muoiono . Ma il verdetto di
Parmenide sul linguaggio e sulle opinioni degli uomini , collegate a
quel tipo di linguaggio , non assume a criterio di giudizio le
apparenze fornite dai sensi , bensì il contenuto logico delle parole
usate dagli uomini . Essi infatti usano parole nelle quali si trova
mescolato in modo contraddittorio ciò che è disgiunto radicalmente ,
ossia essere e non essere . Con i termini " è " ed " essere " Parmenide
intende probabilmente una molteplicità di cose . Infatti dire che
qualcosa è , può significare che esso è presente o che esso esiste o
che è qualcosa o che è vero . Tutti questi significati sono presenti
nell'essere di Parmenide . Solo ciò che è può essere propriamente
pensato e detto : questo comporta un necessario legame tra ESSERE ,
PENSIERO e LINGUAGGIO . Partendo dalla disgiunzione assoluta tra " é "
e "non è ", Parmenide procede quindi ad individuare quali sono le
proprietà di ciò di cui si può propriamente pensare o dire che è . Egli
introduce in tal modo una procedura che resterà essenziale per il
ragionamento non solo filosofico , ma anche matematico . Si tratta
della DEDUZIONE , vale a dire il ragionamento che partendo da
proposizioni ammesse come premesse ricava delle conclusioni : si parte
da definizioni e verità generali per passare in modo logico a nuove
verità più particolareggiate . In particolare Parmenide mette in opera
una particolare forma di deduzione consistente nella cosiddetta
DIMOSTRAZIONE PER ASSURDO , della quale Zenone
farà la base per la sua filosofia . Essa assume come premesse il
contrario di ciò che si vuole dimostrare e ne deduce una serie di
conseguenze contraddittorie o errate . E poichè queste conseguenze sono
errate , ne risulta che sono errate le premesse a partire dalle quali
sono ricavate . Il risultato è che saranno vere le premesse contrarie a
quelle errate . E' proprio con la dimostrazione per assurdo che
Parmenide dimostra l'immutabilità , l'immobilità , l'indivisibilità e
l'unicità dell'essere . Ammettiamo che l'essere muti : ne consegue che
esso è ciò che non era prima o non è ciò che era prima . Ma in tal modo
si attribuisce a una stessa cosa l'essere e il non essere , il che va
contro quel carattere di disgiunzione assoluta tra " é " e " non è " ,
assunto come necessario all'inizio . Per evitare tale contraddizione ,
diventa allora necessario concludere esattamente l'opposto , ossia che
l'essere non muta . Lo stesso vale per dimostrare l'unicità : se
l'essere fosse molteplice occorrerebbe riconoscere che ciascuno di
questi molteplici è se stesso e non è altri e pertanto nuovamente
sarebbe e non sarebbe . L'essere è immobile : ammettiamo che si muova ;
una cosa è mobile quando si muove da una cosa ad un'altra : l'essere
quindi si dovrebbe muovere verso qualcosa di diverso da se stesso . Ma
il diverso dall'essere è il non essere , che non esiste : quindi
l'essere è immobile . Tra le proprietà dell'essere Parmenide introduce
anche il carattere finito di esso : infatti se fosse infinito sarebbe
incompiuto e quindi mancherebbe di qualcosa ; ma se manca di qualcosa
vuol dire che non è ciò di cui manca . Anche la nozione di infinito
quindi comporta una mescolanza contradditoria di essere e non essere .
Per questo Parmenide paragona "ciò che è" (to on)
ad una sfera compatta , la quale esprime nel miglior modo possibile il
carattere di compiutezza e totalità che caratterizza l'essere . La
prima parte dell'opera si chiamava "ALETHEIA" (alhqhia "verità" , dal verbo "lanqanw"
: la verità è ciò che non si nasconde) e rappresenta la prima via e la
verità di primo livello . L' altra parte dell'opera si chiamava "DOXA" (doxa "opinione")
e rappresentava la seconda via e la verità di secondo livello . Nell'
Aletheia Parmenide fa considerazioni sull'essere mentre nella Doxa
presenta una sorta di mezza verità , dove cerca di rendere compatibile
la testimonianza dei sensi con la verità vera e propria : è come se
cercasse un'interpretazione del mondo fisico compatibile con i sensi ,
con il modo in cui lo vediamo , e non in contrasto con l'Aletheia . Del
proemio del "Peri fusewV" possediamo molto ,
della Doxa invece abbiamo solo pochi frammenti e questo testimonia che
era ritenuta contraddittoria perchè dà l'impressione che Parmenide
voglia distaccarsi da quanto aveva affermato più volte in precedenza :
ciò che capiamo con la ragione va seguito anche se è in contrasto con
ciò che ci dicono i sensi . Va riscontrato che Aristotele
mentre ci parla di Parmenide nella "Metafisica" prende un'enorme
cantonata : dice infatti che secondo Parmenide il caldo si identifica
con l'essere ed il freddo con il non essere . Ma passiamo ora ad
esaminare il proemio dell'opera di Parmenide : egli racconta di aver
compiuto un viaggio verso la verità , voluto dal Cielo . La metafora
del viaggio resterà rimarrà una costante nella riflessione antica : dal
termine "hodòs" (odoV via , strada) si verrà formando già in Platone il termine " methodos " (meta ton odon
, ciò che sta oltre al viaggio : il percorso che conduce alla verità )
, ma il concetto di hodòs risulta centrale anche per tutta la prima
parte del poema . L'iniziativa del viaggio tuttavia e soprattutto la
direzione che esso assume non dipende da Parmenide , sebbene egli ne
sia protagonista , bensì dalle dee che lo guidano , così come varcata
la porta che separa i due domini delle tenebre e della luce , sarà la
dea a comunicargli quale via di ricerca egli dovrà , in futuro ,
percorrere . Il racconto di Parmenide riguarda dunque non una
rivelazione già tutta compiuta ; questa infatti fornisce solo i
caratteri generali della via lungo la quale occorrerà proseguire la
ricerca e soprattutto formula i divieti relativi alle vie che non
bisogna percorrere , cioè quelle comunemente battute dagli uomini in
preda alle opinioni . Parmenide non dice mai chi siano esattamente le
dee che lo guidano , ma sono collegate con il culto del Sole e quindi
con Apollo. Il percorso
che deve affrontare Parmenide conduce dalle tenebre (l'ignoranza) alla
luce (la conoscenza) ; ad un certo punto , mentre il carro su cui è
Parmenide sta procedendo velocemente , le dee si tolgono i veli :
questo gesto simbolico rappresenta la rivelazione . La metafora tra
l'altro spiega che ciò che viene disvelato e ciò che disvela sono lo
stesso : si tratta sempre delle dee ; è come se l'essere stesso
rivelasse la via da percorrere . Parmenide e le dee giungono alla porta
che separa il giorno dalla notte : descrivendo questo portale Parmenide
non fa nient'altro che descrivere l'assetto urbanistico della sua città
, Elea
, dove esisteva sul serio una porta : essa divideva la parte alta e
aristocratica della città (l'acropoli) da quella bassa e popolare . Per
aprire la porta è necessario l'intervento della Giustizia (Dikh):
le dee stesse la convincono con discorsi suasori ad aprirla . L'oggetto
della rivelazione è quindi l'essere , ma attenzione : non è che sia la
divinità a darcelo : l'essere , la divinità , il principio ... sono la
stessa cosa : è un'autorivelazione dell'essere e va intesa come
spiegazione di quali siano le vie da seguire ; la ricerca è l'uomo
stesso a farla . Ma non è un percorso che possono fare tutti gli uomini
: quello di Parmenide è un percorso solo suo , che nessun altro uomo
può fare . La verità stessa impone determinate vie da seguire . Le dee
dicono a Parmenide di imparare a conoscere due cose : A) il cuore non
scosso ed immobile della Verità , la quale è ben rotonda (come una
sfera compatta) B) le opinioni instabili e campate per aria dei mortali
: la conoscenza infatti si perfeziona quando oltre a conoscere le cose
perfette si conoscono le imperfezioni . Le dee dicono che non si deve
fondare il sapere sull'esperienza perchè essa è dettata dai sensi nè
sulla lingua , che attribuisce i nomi alle cose , ma si deve ponderare
con la ragione . La rivelazione divina non implica che l'uomo non debba
cercare di conoscere con il raziocinio . Vengono a Parmenide presentate
le vie PENSABILI : il termine greco per pensabili è "nohsai"
che può voler dire sia " pensabili " sia " per pensare " : entrambe le
traduzioni sono quindi accettabili . Una via dice che l'essere è e non
può non essere , l'altra che l'essere non è e che può non essere . La
prima via è quindi effettivamente percorribile ed è caratterizzata
dalla verità e dalla persuasione : la Verità è infatti in grado di
persuadere . L'altra strada è contraddittoria ed impercorribile . Il
testo in questione presenta diverse difficoltà di interpretazione , la
più valida delle quali è che solo l'essere è pensabile e dicibile ,
mentre il non essere è impensabile ed indicibile : la prima via risulta
quindi percorribile in quanto pensabile , l'altra no : è qui che emerge
maggiormente l'identità parmenidea tra essere e pensare . Ma tutto
questo si presta a più interpretazioni : per esempio potrebbe voler
dire che se l'unica cosa che è è l'essere , allora il pensiero , dato
che è , fa parte dell'essere come tutti gli altri enti . Ma potrebbe
anche voler dire che tutto ciò che diciamo e pensiamo è : anche se
pensiamo ad un qualcosa che materialmente non esiste ed è solo frutto
della nostra immaginazione in qualche misura esiste : anche un drago
per il fatto che viene pensato in qualche misura esiste . Man mano che
prosegue il viaggio , salta fuori che in realtà le vie non sono 2 , ma
3 : la terza è quella che seguono quasi tutti i mortali , dove si
mescolano l'essere ed il non essere : Parmenide li chiama " uomini
dalla doppia testa " perchè affermano simultaneamente che l'essere è e
non è : si tratta di gente stolta ed indecisa , dice Parmenide . Egli
muove poi un'aspra critica ad Eraclito ed alla sua concezione del
divenire , piena di mescolanza di essere e non essere (ricordiamoci che
Parmenide negava che l'essere potesse muoversi e mutare), e a quella di
molteplicità . Parmenide dice che questa terza via va assolutamente
purificata e resa scevra di errori , affinchè risulti almeno
parzialmente compatibile con la Verità della prima via . La seconda
invece va assolutamente scartata . Parmenide dà poi una raffinata ed
elegante definizione di eternità : l'essere non era nè sarà , perchè è
ora tutt'insieme : una cosa è davvero eterna quando è fuori dal tempo .
Ma Parmenide non si limita ad affermare , ma dimostra anche : l'essere
infatti non può nè nascere nè morire (come dicono i comuni mortali) .
Ipotizziamo che l'essere nasca : da sè non può nascere e quindi deve
nascere da qualcosa che non sia lui stesso : deve essere quindi un
qualcosa che non sia essere : ma ciò che non è essere è non essere : ma
il non essere non è , di conseguenza l'essere non nasce nè muore .
Parmenide dice poi per dissipare definitivamente ogni dubbio sul fatto
che l'essere nè nasca nè muoia : che motivo avrebbe mai avuto per
nascere ad un certo momento ? Tuttavia anche un astratto come Parmenide
ha avuto bisogno di ricorrere all'incarnazione dell'astratto (l'essere)
in qualcosa di concreto (la sfera tonda e compatta) : però va detto che
quello della sfera potrebbe essere un semplice paragone e non
un'effettiva incarnazione . Dunque Parmenide prova a correggere gli
errori dei mortali : il loro primo errore consiste nell'individuazione
di due principi della realtà tra loro antitetici : la luce e le tenebre
. Il loro è una sorta di pitagorismo
esposto in termini fisici . La luce è un principio più attivo ,
corrispondente al fuoco , le tenebre sono più passive e corrispondono
alla terra . Ma accanto a questo errore Parmenide ne individua un altro
più grossolano : hanno contrapposto tra loro questi due principi .
Ammettiamo di poter interpretare la realtà in termini di luce e tenebre
, evitando però di contrapporle e considerarle l'una l'essere e l'altra
il non essere . In fondo quello degli esseri mortali comuni non è un
errore poi così grave : è vero che hanno mescolato l'essere con il non
essere , però se andiamo a vedere nè con la luce nè con le tenebre c'è
il nulla , il non essere . I mortali sono stati " bravi " a non
incappare nella seconda via . Sempre a proposito dell'opera di
Parmenide possiamo concludere dicendo che mentre nell' Aletheia
troviamo un Parmenide brillante e convinto di ciò che sta dicendo ,
nella Doxa egli appare più restio e meno convinto . E' come se
Parmenide , dopo aver sostenuto che bisogna fidarsi solo di ciò che ci
dice la ragione , avesse avuto paura di quanto detto perchè portava
troppo fuori dalle testimonianze dei sensi e volesse come se scusarsi
nella Doxa . Va poi detto che nessuno leggendo il testo di Parmenide si
fa convincere a riguardo di quanto egli dice : seguendo il ragionamento
logico ci si accorge che Parmenide ha ragione , ma le conclusioni
paradossali impediscono al lettore di credere a quanto egli dice . Platone
dirà di aver commesso il "parricidio di Parmenide" : si accorgerà
infatti che Parmenide aveva commesso un errore a riguardo dei
significati dell'essere : Aristotele
individua tre modi di intendere l'essere : 1) univoco (l'essere ha un
solo significato) 2) biunivoco (l'essere ha equivocità , può essere
inteso in più modi) 3)analogico (il verbo essere ha diversi significati
ma tutti connessi tra loro) . Aristotele lo intendeva in modo analogico , Parmenide in modo univoco : per lui essere significa solo esistere . Dunque Platone
farà notare che dire ad esempio " questo libro non è " non vuol dire
predicare il non essere : infatti si può dire " questo libro non è una
penna " : è l'essere diversamente , dove l'essere assume il valore di
copula.
|
Skuola.it © 2012 - Tutti i diritti riservati - P. IVA: 04592250650 -
CONTATTACI |
| |