Blaise Pascal
Scienziato, filosofo e scrittore francese
(Clermont-Ferrand 1623-Parigi 1662). Figlio di un magistrato
appassionato di scienze, rivelò precocissimo e prodigioso talento
matematico, tanto da riscoprire da solo, a dodici anni, la 32a
proposizione di Euclide. Appena sedicenne espose in un geniale saggio
sulle coniche (Traité des sections coniques) il teorema dell'esagono
inscritto in una conica qualsiasi (teorema di P.). Non ancora ventenne
ideò una macchina calcolatrice
(pascaline) il cui modello definitivo (1645) rappresentò per il tempo
un vero capolavoro. Affrontò poi il problema del vuoto con metodo
prettamente sperimentale, pubblicando il risultato dei suoi studi
dapprima in un Abrégé, e quindi nelle Expériences nouvelles touchant le
vide, poi nella Préface pour un traité du vide (1647). Entrato nel
frattempo in contatto (1646) con il movimento giansenista, pur
dedicandosi sempre più a problemi etico-religiosi, P. riuscì ancora a
dare vasti contributi allo sviluppo della scienza del sec. XVII. Col
suo Récit de la grande expérience de l'équilibre des liqueurs (1648)
teorizzò l'esperienza compiuta il 19 settembre 1648 al Puy-de-Dôme, dal
cognato Périer, sotto la sua guida, a conferma della celebre ipotesi di
Torricelli, esperienza che egli stesso ripeté più tardi alla torre
Saint-Jacques di Parigi, procedendo poi nell'affermare il fondamentale
principio sui fluidi che da lui prese nome. Nello stesso 1648 pubblicò
un Traité sur le vide in cui chiarì la sua concezione del rapporto tra
scienza e filosofia. Al cosiddetto "periodo scientifico" di P.
appartengono ancora De la pesanteur de la masse de l'air e De
l'équilibre des liqueurs pubblicati postumi nel 1663. Il periodo che va
dal 1651 (anno della morte del padre) al 1654, definito mondano,
coincise con l'aggravarsi del suo stato di salute, fortemente
compromesso dall'eccessivo studio. Frequentando i salotti aristocratici
e letterari conobbe La Rochefoucauld, il cavaliere di Méré, suo
maestrodi buone maniere, i pensatori "libertini" (il duca di Roannez,
Mitton) e intraprese lo studio di Montaigne e di Epitteto. Risale a
questo periodo l'elaborazione dei concetti di esprit de géométrie (il
pensiero discorsivo e dimostrativo) e di esprit de finesse (il pensiero
intuitivo, basato non più sulla ragione, ma sul cuore), dove P. non
solo prese le distanze dal razionalismo cartesiano, ma anche pose le
premesse della sua acutissima fenomenologia dell'esistenza. Il ritorno
alla ricerca matematica (mai abbandonata del tutto) fruttò (1653-54)
numerosi trattati (Du triangle arithmétique, Des ordres numériques, De
la sommation des puissances, Combinaisons) che preannunciarono i
moderni calcoli infinitesimali e delle probabilità. Egli inserì tali
studi in un intenso processo di ricerca della verità attraverso la
conoscenza, in armonia e non in contrasto con la concezione religiosa
della vita che lo aveva avvicinato al giansenismo, alla difesa del
quale si gettò con tutte le armi metodologiche affinate nel travaglio
di ricerca scientifica. La svolta definitiva della sua vita fu segnata
dalla cosiddetta "conversione", seguita all'estasi della notte del 23
novembre 1654, cioè alla rivelazione della grazia. Da allora portò con
sé fino alla morte le poche righe scritte su un foglio durante
l'improvvisa illuminazione, il cosiddetto Mémorial, e decise di
tradurre in impegno concreto i principi della fede giansenista, alla
quale tutta la famiglia si era da tempo convertita, a cominciare dalla
sorella Jacqueline, divenuta nel 1652 monaca a Port-Royal, dove prese
anch'egli a soggiornare lungamente sotto la guida spirituale di Antoine
Singlin. Seguace e ammiratore di Arnauld, nel 1656-57 assunse le difese
degli amici giansenisti, condannati dal papa e attaccati dai gesuiti,
con 18 lettere: Lettres écrites à un provincial par un de ses amis,
dette Les Provinciales (Le
Provinciali), pubblicate con lo pseudonimo di Montalte, in cui la
sottile ironia del moralista cede via via il posto all'indignazione
dell'uomo di fede davanti agli accomodamenti facili della casistica di
cui dimostra la falsità dei presupposti filosofico-teologici. Messe
all'indice, le 18 lettere furono condannate al rogo. Sul problema della
grazia tornò con gli Écrits sur la grâce, animati da un'intransigenza
che lo portò a sfiorare l'eresia e a sostenere, in occasione
dell'obbligo imposto ai giansenisti di firmare il formulario di
condanna delle dottrine di Giansenio, posizioni contrastanti con quelle
più moderate dei suoi stessi amici di Port-Royal, tanto da metterlo
addirittura in dissidio con lo stesso Arnauld. P. progettò subito dopo
una grande opera apologetica per riportare gli increduli alla fede:
L'Apologie de la réligion chrétienne, rimasta incompiuta per il
sopraggiungere della morte dopo lunghe sofferenze sopportate con tanta
rassegnazione da far parlare di santità chi più gli era vicino. Le note
sparse, raccolte nel 1670 sotto il titolo di Pensées
(Pensieri) dai Messieurs di Port-Royal e in numerose e più fedeli
edizioni successive, consentono tuttavia di far risaltare l'originalità
di P., cui si rifanno certe correnti di pensiero irrazionalista
dell'epoca moderna. Soltanto il cristianesimo, secondo P., è in grado
di spiegare il mistero dell'esistenza umana. La pretesa di giungere a
Dio con la sola ragione (deismo) o di erigersi a esseri moralmente
perfetti (stoicismo) dimentica la corruzione umana: l'ateismo e lo
scetticismo a loro volta fanno della corruzione l'unico criterio con
cui giudicare l'uomo. Ma l'uomo invece sta sospeso tra l'angelo e la
bestia, tra un nulla e un tutto, tra miseria e perfezione: appunto come
insegna il cristianesimo, il quale ci rivela che l'uomo, da
uno stato di natura integra, è caduto a uno stato di natura lapsa, e
che la reintegrazione è possibile per mezzo di Dio, che è anche Uomo,
cioè il Cristo, cioè il Mediatore. Qui si inserisce il problema della
grazia, come un problema del principio della salvezza. È l'uomo a
salvarsi per i suoi meriti, oppure è Dio a salvare gratuitamente
l'uomo? P. afferma che entrambe le tesi sono vere, e lo sono soltanto
se affermate insieme. Scienziato e apologeta, P. ha segnato una svolta
anche nella letteratura, dando vita, grazie al rigore metodologico e
all'acutezza dell'analisi psicologica, a un ideale di bellezza naturale
e misurata, conforme ai grandi modelli del
classicismo.
Botte piena d'acqua che superiormente termina in un
lungo cannello molto sottile; versando acqua nel cannello, quando in
esso il livello raggiunge una certa altezza, indipendente dal diametro
del cannello, la botte si sfascia. Questa esperienza ideata da P.
mostra come la pressione esercitata dall'acqua su un punto della parete
della botte dipende solo dalla distanza del punto considerato dalla
superficie libera dell'acqua nel cannello e non dalla quantità di
liquido che esso
contiene.
Principio di idrostatica, per cui la variazione di
pressione prodotta in un punto di un liquido incompressibile si
trasmette inalterata in tutti gli altri punti del liquido;
un'applicazione del principio di P. si ha nel torchio
idraulico.
Dato un esagono semplice inscritto in una conica,
cioè avente i vertici appartenenti alla conica, i lati opposti di esso
si tagliano in tre punti di una stessa retta (retta di P.). Il teorema
fu enunciato da P. per un comune esagono inscritto in una
circonferenza: la generalizzazione fu fatta successivamente nell'ambito
della teoria delle coniche. In tale ambito, per esagono semplice si
intende una figura costituita da sei punti, o vertici, congiunti da sei
segmenti, o lati, nello stesso ordine in cui i vertici sono enunciati.
In figura, si ha l'esagono semplice ABCDEF. Il teorema è il duale del
teorema di Brianchon.