Friedrich Wilhelm Joseph Schelling
Filosofo tedesco (Leonberg 1775-Bad Ragaz 1854). Studiò a Tubinga
con Hegel e Hölderlin; a vent'anni aveva già pubblicato i suoi primi
scritti, che gli diedero immediata notorietà. Lasciata Tubinga, divenne
precettore a Lipsia e s'interessò allo studio delle scienze. Chiamato
nel 1798 a insegnare a Jena per interessamento di Goethe, vi
rappresentò l'indirizzo dell'"idealismo trascendentale" dopo la
cacciata di Fichte. Iniziò allora un nuovo periodo della speculazione
di S. e contemporaneamente si veniva delineando la rottura con Fichte,
che divenne definitiva nel 1801. Lasciata Jena, andò a Würzburg e quivi
si sposò; nel 1806 abbandonava l'insegnamento universitario
trasferendosi a Monaco. La rottura con Hegel e la morte della moglie si
accompagnarono a una nuova svolta nel pensiero di S., in cui sempre più
evidente appare il forte influsso di J. Böhme. Nel 1812 S. tenne
davanti a una cerchia ristretta di amici un ciclo di lezioni sui nuovi
argomenti che interessavano la sua ricerca. Ma l'evoluzione del suo
pensiero non era ancora giunta al termine: a partire dal 1820 un altro
mutamento veniva delineandosi nel suo pensiero, mentre mutava anche la
sua vita esteriore. Nel 1821, infatti, riprendeva l'insegnamento
universitario, trasferendosi in Francia; nel 1827 ritornava in
Germania, insegnando a Monaco, dove fece oggetto dei suoi corsi
universitari il nuovo sistema di filosofia positiva che venne svolgendo
in polemica con Hegel. Da Monaco passò nel 1841 a Berlino per ritirarsi
definitivamente a vita privata nel
1846.
La filosofia della natura e l'idealismo trascendentale
L'ideale dei giovani studenti di Tubinga, l'affermazione
dell'universalepresenza di Dio, il vagheggiamento di una nuova Chiesa
di spiriti liberi, in cui l'umanità rigenerata celebri l'avvento del
regno di Dio, si attua nel primo S. con l'adesione alla nuova filosofia
della libertà di Fichte, la cui interpretazione viene mediata dal
pensiero di Spinoza. Errore di quest'ultimo era stata l'identificazione
dell'Assoluto con l'oggetto, la sua incapacità d'intendere
l'incondizionato come Io. Il principio fichtiano, l'Io, è il luogo in
cui l'incondizionato si manifesta come libertà assoluta, non
determinata da alcun oggetto, ma precedente la posizione stessa degli
oggetti. Esso può essere colto nella sua infinità e nel suo carattere
di autodeterminazione e autorelazione, fichtianamente, solo dalla
ragione pratica (Von Ich als Prinzip der Philosophie, 1795; Dell'Io
come principio della filosofia); la rilevanza che il libero agire
dell'uomo assume per l'intero ambito del finito, induce però S. a
indagare la natura come premessa, quasi preistoria del mondo della
libertà umana. Il problema dei rapporti tra l'assoluta libertà e il
mondo naturale, in cui essa appare alienata e come cristallizzata in
forme oggettuali, porta S. alla considerazione della presenza
dell'ideale nel reale come ricerca autonoma rispetto a quella,
d'indirizzo trascendentale, che esamina la produzione dell'oggetto
nella coscienza. L'oggettualità si mostra nella filosofia della natura
come arresto, termine provvisorio di un processo di per sé infinito e
inarrestabile di cui la natura produttrice consiste, e che trae la sua
origine dalla scissione originaria dell'identità e dalla sua
ricomposizione a livelli sempre più alti. La processualità costituisce
l'aspetto sostantivo della natura e risolve perennemente l'oggetto in
un momento d'equilibrio tra tensioni opposte, determina il suo
permanere interno tramite relazioni con l'esterno e viceversa:
all'atomismo fondato sulla permanenza separata degli elementi del
reale, affermato dalla fisica meccanicistica, si sostituisce un
dinamismo universale, in cui il singolo e il tutto si condizionano
reciprocamente in un universo insieme unico e plurale. La natura stessa
assume così i caratteri propri di un soggetto e la filosofia della
natura ottiene dignità di disciplina filosofica allo stesso livello di
quella trascendentale (Ideen zur einer Philosophie der Natur, 1797;
Idee per una filosofia della Natura; Von der Weltseele, 1798; L'anima
del mondo; Ester Entwurf eines Systems der Naturphilosophie, 1799;
Primo abbozzo d'una filosofia della natura). Si poneva così il problema
della collocazione delle due filosofie, parallele ma dotate di
direzioni opposte, procedendo la prima dal polo oggettivo a quello
soggettivo, dal soggettivo all'oggettivo la seconda. L'egemonia della
filosofia dell'Io e della coscienza, presupposto della Dottrina della
scienza fichtiana, ne risulta incrinata. Così nel System des
transzendentalen Idealismus (1800; Sistema dell'idealismo
trascendentale) sono già contenuti i germi del conflitto con Fichte. La
filosofia trascendentale stessa è per S. la storia della coscienza di
sé, in cui dalla dualità originaria dell'Io, che distingue in esso
un'attività reale, inconscia, producente gli oggetti, e una ideale che
si riflette su di essi e distinguendoli da sé ne diviene cosciente, si
svolge un processo di riconoscimento dell'Io nelle sue produzioni, che
conduce al suo culmine in un atto assoluto di volere in cui l'Io
diviene oggetto a se stesso come producente, cioè soggetto e oggetto
insieme. Dalla filosofia teoretica si passa così alla filosofia
pratica, dove l'Io appare come producente con coscienza, realizzante, e
alla filosofia dell'arte, che S. considera come l'organo universale
della filosofia:nell'arte infatti lo spirito ritrova alfine se stesso
nel superamento della scissione fra ideale e reale, conscio e
inconscio, soggettivo e oggettivo (Philosophie der Kunst, 1802-03;
Filosofia
dell'arte).
Il sistema dell'identità e la sua rottura
Il breve passo che S. doveva ancora compiere per superare
definitivamente l'idealismo soggettivo di Fichte è fatto nella
Darstellung meines Systems (1801; Esposizione del mio sistema) cui fa
seguito il suggestivo dialogo Bruno oder über das göttliche und
natürliche Prinzip der Dinge (1802; Bruno o sul principio divino e
naturale delle cose). Negli scritti della fase che ora inizia (tra cui
Philosophie und Religion, 1804), l'unità assoluta d'ideale e reale, la
radice unica di essere e sapere è raggiunta e posta immediatamente al
centro del sistema, che si qualifica come sistema dell'identità
incondizionata. Il problema che ora tormenta S. è quello dello status e
dell'origine del finito e a esso sono dedicate le Philosophische
Untersuchungen über das Wesen der menschlichen Freiheit (1809; Ricerche
filosofiche sull'essenza della libertà umana). Di contro all'intatto
riposare in sé, sottratto a ogni mutazione e compromissione,
dell'Assoluto qual era riconosciuto nel sistema dell'identità, le
Ricerche mostrano che in Dio stesso è presente un principio oscuro e
irrazionale, la sua natura, il fondamento, principio della scissione e
radice di quell'egoità che è base della finitezza. L'unione del
principio luminoso e di quello oscuro e la loro possibile separazione
danno ragione della presenza del bene e del male, sorgendo quest'ultimo
dal resistere delle forze oscure del fondamento contro il desiderio
divino di manifestarsi e realizzarsi in un universo. L'universo nasce
come scissione e ha storia come lotta tra i due principi, che si
acuisce nell'uomo e nella sua personalità libera capace di scegliere il
male per il male, ed è destinata a servire da via per il ritorno a Dio
attraverso la totale compenetrazione della creazione da parte della sua
luce. Le Ricerche sono così ricche di fermenti capaci di portare ben
oltre il sistema dell'identità. Questa storia della manifestazione
divina si arricchisce, nella fase del Weltalter, di un lavoro
speculativo intorno al problema della creazione. In quest'opera infatti
S. giunge a cogliere l'atto creatore non più come conseguenza
dell'essenza divina, ma come assolutamente non necessitato,
abbandonando l'identificazione di libertà e necessità. Su questa base
prosegue, negli anni di Monaco, l'edificazione di una filosofia
positiva, che si contrappone al razionalismo del sistema giovanile
perché non riduce la realtà, il quod (Dass) al logico, all'essenza
(quid, Was), ma muove da un atto che precede qualsiasi potenza,
qualsiasi determinazione logica dell'essenza ed è perciò assolutamente
libero. Solo da questo atto la ragione, che di per sé può dar luogo
solo a una filosofia negativa, è posta nel suo diritto. L'essenza
divina è definita da tre determinazioni (o potenze): la potenza pura o
egoismo, l'essere puro o volontà al di là di ogni egoità, l'essere
libero di esserlo, che esprimono ciò che Dio è se egli è, se si
realizza con un atto insondabile. La filosofia, affermando questo atto
originario di libertà divina, che giace al di là di ogni necessità
logica, esce così dal chiuso di un razionalismo unilaterale e diviene
compiutamente storica, accogliendo in sé il principio del divenire
della storia cosmica nella sua irriducibile realtà. Negli anni di
Berlino il significato della filosofia negativa, come filosofia
puramente razionale, quindi in sé falsa e da escludersi dal sistema
positivo, muta: essa diviene preparazione, ascesa all'atto assoluto,
rientrando così nel sistema stesso che si reduplica, constando di due
filosofie, ascendente al principio reale l'una, discendente da questo
l'altra. A questa, variamente atteggiata, dottrina dei principi
seguono, nel sistema, due sezioni trattanti la storia della
manifestazione divina: la Philosophie der Mytologie (postuma, Filosofia
della mitologia), che mostra nello sviluppo del politeismo il processo
teogonico della coscienza, passato immemorabile che attraverso lo
smarrimento nella pluralità dei miti segna la preparazione alla
manifestazione personale di Dio nel Cristo, oggetto della Philosophie
der Offenbarung (postuma, Filosofia della rivelazione).