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Talete
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Talete
I
primi passi della filosofia sono stati compiuti nelle colonie della
Ionia, sulle vivaci coste dell’Asia Minore (l’attuale Turchia), come
Mileto ed Efeso. Se le città del continente, lontane dal contatto con
altre popolazioni, rimasero chiuse e vincolate all'orizzonte cosmico e
religioso tradizionale, le città coloniali lambite dal mare sono invece
caratterizzate da un maggior dinamismo anche sul piano intellettuale.
Il fatto stesso che fossero terre di confine (e quindi a contatto con
credenze e costumi diversi) contribuì a fare di queste aree zone in cui
era molto sentito il problema della propria identità e della posizione
del mondo. Un modo per risolvere questo problema può essere
rintracciato nella ricerca di ciò che rende il mondo, al di là della
varietà delle sue manifestazioni, una totalità unitaria. Aristotele (Metafisica,
I) ci presenta proiettato in questa ricerca il presocratico Talete, il
primo filosofo che la storia ricordi. Leggiamo dunque la sua preziosa
testimonianza: "La maggior parte di coloro che
primi filosofarono pensarono che princípi di tutte le cose fossero solo
quelli materiali. Infatti essi affermano che ciò di cui tutti gli
esseri sono costituiti e ciò da cui derivano originariamente e in cui
si risolvono da ultimo, è elemento ed è principio degli esseri, in
quanto è una realtà che permane identica pur nel trasmutarsi delle sue
affezioni. E, per questa ragione, essi credono che nulla si generi e
che nulla si distrugga, dal momento che una tale realtà si conserva
sempre. E come non diciamo che Socrate si genera in senso assoluto
quando diviene bello o musico, né diciamo che perisce quando perde
questi modi di essere, per il fatto che il sostrato – ossia Socrate
stesso – continua ad esistere, cosí dobbiamo dire che non si corrompe,
in senso assoluto, nessuna delle altre cose: infatti deve esserci
qualche realtà naturale (o una sola o piú di una) dalla quale derivano
tutte le altre cose, mentre essa continua ad esistere immutata.
Tuttavia, questi filosofi non sono tutti d’accordo circa il numero e la
specie di un tale principio. Talete, iniziatore di questo tipo di
filosofia, dice che quel principio è l’acqua (per questo afferma anche
che la Terra galleggia sull’acqua), desumendo indubbiamente questa sua
convinzione dalla constatazione che il nutrimento di tutte le cose è
umido, e che perfino il caldo si genera dall’umido e vive nell’umido.
Ora, ciò da cui tutte le cose si generano è, appunto, il principio di
tutto. Egli desunse dunque questa convinzione da questo fatto e dal
fatto che i semi di tutte le cose hanno una natura umida e l’acqua è il
principio della natura delle cose umide". (Aristotele, Metafisica 983 b)
Egli
nacque e visse a Mileto tra il settimo ed il sesto secolo a.C. e
probabilmente non scrisse alcuna opera. La figura di Talete sfumò ben
presto nella leggenda: su di lui vi sono parecchie testimonianze.
Platone, per esempio, afferma che Talete era stato abilissimo
nell'escogitare espedienti tecnici, mentre lo storico Erodoto ci
racconta che Talete progettò e realizzò un canale per deviare un fiume
dal suo corso e farlo rientrare più avanti nel suo alveo. Sempre
Erodoto gli attribuisce la predizione di un'eclissi solare, più
precisamente quella del 585 a.C., ed una grande abilità come
consigliere politico. Altri autori (di epoche successive) fanno
risalire a Talete la dimostrazione di alcuni teoremi di geometria, ma
pare difficile che siano effettivamente suoi: tra questi ricordiamo la
proposizione che il cerchio è dimezzato dal diametro, che è
dimostrabile tramite la sovrapposizione delle due metà. Anche per quel
che riguarda l'eclissi solare, è davvero difficile che Talete l'abbia
intuita tramite complessi calcoli matematici, che all'epoca non erano
in grado di effettuare neppure gli astronomi babilonesi. Pare che
Talete, durante la sua permanenza egiziana, riuscì pure a misurare
l'altezza delle piramidi tramite le loro ombre. Nel Teeteto,
Platone racconta che Talete, per contemplare le meraviglie del cielo,
cadde in un pozzo e una donna lo derise per il fatto che voleva
guardare il cielo lui che non vedeva neppure cosa c'era per terra.
Aristotele nella Politica narra che Talete, grazie alle sue conoscenze astronomiche e metereologiche, previde un
abbondante raccolto di olive, fece incetta dei frantoi e in questa
situazione di monopolio ricavò ingenti guadagni. Stando a quel che
Aristotele sostiene, in veste di storico della filosofia, nel primo
libro della Metafisica, Talete è il capostipite della ricerca delle cause (aitiai) e del principio (arch) da cui sarebbe scaturita l’intera realtà nelle sue manifestazioni. Per lui tutto, in ultima istanza, è costituito da acqua.
Non sappiamo esattamente che cosa Talete intendesse con questa
affermazione, ma possiamo immaginarlo. Probabilmente aveva in mente,
per esempio, il ghiaccio, il vapore, l'umidità... Insomma, egli non
poteva non notare l’assoluta centralità dell’acqua nella vita. Egli
osservò poi che il cibo degli esseri viventi è in buona parte
costituito da acqua, così come i semi degli esseri viventi sono umidi.
E' anche possibile ipotizzare perchè Talete scelse proprio l'acqua come
principio: intanto, come abbiamo appena detto, essa si trova
praticamente ovunque, ma poi ha delle caratteristiche che la rendono
ideale come principio esplicativo della realtà: è incolore, inodore,
insapore... In altre parole l'acqua non ha caratteristiche e quindi può
assumerle tutte. Per individuare un principio generalmente si scelgono
cose che abbiano il minor numero possibile di caratteristiche: l'acqua
per Talete, l'aria per Anassimene. Talete affermò che la Terra
galleggiasse sull'acqua: secondo la concezione dell'epoca vi era un
immenso Oceano, una Terra tonda e delle acque interne: su quest' Oceano
infinito galleggiava, secondo le credenze dell'epoca, la Terra. In
Talete riscontriamo un forte influsso orientale: l'idea che la Terra
galleggiasse sull'Oceano era presente in diversi miti dell'Oriente. Per
di più, come detto, sappiamo che lui stesso soggiornò in Egitto e
probabilmente lì ebbe modo di assimilare questi miti. Però Talete non
si accontenta di accettare la tradizione mitologica, ma da buon
filosofo argomenta le sue tesi. Per lui l'acqua è sia sostanza (ciò che
sta sotto, in Greco upokeimenon) sia essenza (ciò che effettivamente è, in Greco ousia):
sotto il mutamento continuo (ghiaccio, vapore, umidità...) la sostanza
rimane sempre la stessa: è sempre acqua. Con Talete cominciano a farsi
sentire i primi cenni di astrazione, ma è ancora molto legato al mondo
concreto: è infatti interessante notare che la parola upokeimenon (la
sostanza, ciò che sta sotto) avrà sì voluto significare in senso
astratto che l'acqua nel corso dei suoi mutamenti rimane sempre acqua,
ma era pregna di significati concreti: concretamente, infatti, la
terra, secondo Talete, galleggiava sull'acqua e di conseguenza l'acqua
sta sotto alla terra (il termine upokeimenon viene
preso alla lettera). A noi risulta strana questa mistura di concreto e
astratto, ma all'epoca doveva essere normalissima. Però verrebbe da
chiedere a Talete: se la terra galleggia sull'acqua, l'acqua su cosa
galleggia? senz'altro Talete avrebbe risposto che essa è il principio e
perciò non vi è risposta. Nella Metafisica Aristotele, ad un
certo punto, dice - a riguardo dell'identificazione dell'acqua come
principio - che forse Talete si è formato questa opinione vedendo che
il nutrimento di tutte le cose è umido e che perfino il caldo deriva
dall'umido e vive di esso: pare interessante, oltre al termine "forse" che
denota un'ipotesi personale di Aristotele, il fatto che si parli di
principio di "tutte le cose". Si può avanzare un'obiezione: l'acqua non
è il principio di tutte le cose, ma solo degli esseri viventi. Va
subito precisato che concetti che per noi sono distinti, ai tempi di
Talete non lo erano: non avevano distinzione tra mondo vivente e mondo
non vivente: noi l'abbiamo perchè siamo avvantaggiati da strumenti
tecnici. In mancanza di strumenti scientifici, la prima cosa che viene
spontaneo fare per capire quali esseri sono viventi è osservare il
movimento, la capacità di muoversi (Platone stesso definirà la vita
come qualcosa che si muove da sè). Se cogliamo nel movimento la
distinzione tra vivo e non vivo (che è la distinzione più ovvia che ci
sia), di conseguenza dovremmo attribuire a tutto il mondo, sebbene non
nella stessa misura, la vita. Spieghiamo il perchè servendoci di un
esempio: anche una penna, se lanciata, si muove. Dunque l'atteggiamento
di Talete era di attribuire vita alla materia: si parla a tal proposito
di "ilozoismo" (dal greco ulh, materia + zwa, animali).
In realtà si tende ad evitare questa parola perchè suggerisce che
partendo dall'idea di materia inerte Talete e gli altri materialisti le
abbiano attribuito la capacità di movimento e quindi la vita: per
Talete, invece, la materia si è sempre mossa. Una testimonianza ci dice
che Talete, che fu il primo ad occuparsi di elettricità, affermò che il
magnete fosse vivo perchè in grado di far muovere le cose (infatti
attrae il ferro) e che avesse un'anima. Viene da chiedersi perchè
Talete parli proprio del magnete e non in generale della materia. La
risposta è che questi filosofi presocratici, per dimostrare, partivano
da situazioni chiare per tutti (come il fatto che il magnete sposti il
ferro) per poi estenderle all'intera realtà. Voleva dimostrare che la
vita non c'è solo negli esseri viventi, e per farlo si serve
dell'esempio più chiaro e comprensibile per tutti. Egli si serve della
generalizzazione dell'esperienza: osserva attentamente la realtà e ciò
che ha osservato in determinati casi particolari lo estende. Per
Talete, così come l'animale fiuta il cibo e si avvicina, così il
magnete sente il ferro e si avvicina. Talete affermò pure che "tutto è pieno di dei":
sembra un'affermazione religiosa, il che per un filosofo sarebbe
strano. In realtà risulta evidente che il principio è la trascrizione
in termine filosofico della divinità, in quanto principio è ciò da cui
tutto deriva: dire che tutto è pieno di dei è lo stesso che dire che
tutto è pieno di acqua. Come accennavamo, Talete, oltrechè filosofo, fu
anche grande matematico: calcolò l'altezza delle piramidi sfruttando
l'ombra da esse proiettata ed elaborò il celebre teorema che porta il
suo nome. Il teorema di Talete dice che un fascio di rette parallele
determina su due trasversali insiemi di segmenti proporzionali. Talete muove dalla convinzione che l’arch,
ovvero il principio da cui tutto deriva, sia l’acqua e – come poc’anzi
notavamo - dalla convinzione secondo cui l’acqua sarebbe alla base di
ogni realtà, fa addirittura conseguire la tesi – che a noi non può
strappare un sorriso – secondo cui la Terra stessa galleggerebbe
sull’acqua e si troverebbe pertanto in un equilibrio precario.
Aristotele, con la curiosità filosofica che lo contraddistingue, prova
anche a domandarsi come possa essere la concezione propria di Talete
dell’acqua come causa materiale: pur in assenza di certezze (il che è
testimoniato dal "forse" che Aristotele premette alla propria
constatazione), non si può escludere che Talete sia addivenuto alle sue
note conclusioni partendo dall’osservazione che l’umido sta alla base
di ogni cosa - perfino del caldo – e che i semi stessi, da cui nasce la
vita, sono anch’essi umidi. Da ciò ben si evince come Talete si
basasse, nel proprio procedere filosofico, soprattutto
sull’osservazione diretta dei fenomeni. Aristotele sembra anche
suggerire, in certa misura, che Talete, nella formulazione delle
proprie tesi, tenesse conto di quella tradizione mitica – cantata nei
poemi di Omero e di Esiodo – in cui Oceano e Teti non erano che i
progenitori del mondo: in questo senso, Talete avrebbe sostenuto la
stessa tesi dei poeti, ma da essi si sarebbe differenziato per aver
dismesso la veste teologica e mitica e per aver indossato quella
ipercritica della filosofia. Fare di Talete un razionalista
nell’accezione moderna – affermatasi da Cartesio in poi – sarebbe però
sbagliato, anche perché su di lui influiscono concezioni animistiche
che lo inducono a ritenere vivo il magnete – perché capace di muoversi
in presenza del ferro – o ad affermare enigmaticamente che "tutto è pieno di dei"
(frase facilmente convertibile in: "tutto è pieno d’acqua"). Anche se
Aristotele trascura questo aspetto, noi possiamo tentare di spiegare
l’importanza da Talete concordata all’acqua facendo riferimento alla
particolare zona in cui egli è vissuto: Mileto era una città marinara,
in cui l’acqua era di fondamentale importanza per i traffici e, dunque,
per la sopravvivenza dei suoi cittadini. Una domanda destinata a
restare senza risposta è se Talete abbia avuto discepoli e, in tal
caso, se Anassimandro di Mileto rientrasse nella sua cerchia. Pare
assai improbabile (anche se non escludibile) che ciò sia possibile,
anche perché nel VII secolo a.C. non abbiamo testimonianze
sull’esistenza del rapporto di discepolato; ciò non toglie, tuttavia,
che Anassimandro abbia potuto frequentare Talete e prestare ascolto ai
suoi insegnamenti.
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