L’ottica geometrica e i raggi luminosi
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| vuoto |
1,0000 |
| aria |
1,0003 |
| diamante |
2,47 ¸ 2,75 |
| quarzo |
1,46 |
| vetro crown |
1,51 ¸ 1,57 |
| vetro flint |
1,54 ¸ 1,75 |
| acqua |
1,33 |
Un raggio ottico che incide su un materiale viene in parte riflesso e in parte rifratto, cioè si propaga all''interno del suddetto materiale secondo una nuova direzione. Per la fondamentale legge di conservazione dell''energia, la somma delle parti riflessa Er e rifratta Ei'' deve essere pari alla quantità di energia incidente Ei :
Ei = Er + Ei''
Possiamo, quindi, introdurre due coefficienti r e t, rispettivamente di riflessione e di rifrazione (o di trasmissione), in modo da avere:
Er = r · Ei Ei'' = t · Ei
Sostituendo queste due espressioni nella prima relazione si ottiene:
r + t = 1
I coefficienti r e t sono legati alle caratteristiche dei due corpi tramite gli indici di rifrazione n1 e n2 e all''angolo di incidenza qi del raggio (vedi figg. 5.2a e 5.2b).
I mezzi trasparenti (come il vetro) sono caratterizzati da un alto coefficiente di rifrazione t e, di conseguenza, da un basso coefficiente di riflessione r; al contrario, i mezzi riflettenti (come gli specchi) sono caratterizzati da un alto coefficiente di riflessione r e un basso coefficiente di rifrazione t.
La riflessione della luce da parte di un corpo riflettente (specchio) è un fenomeno indipendente dalla frequenza della radiazione incidente, mentre la rifrazione attuata da una lente dipende da essa. L''indice di rifrazione, infatti, è funzione della frequenza ed è maggiore per la parte bassa dello spettro (rosso) e minore per la parte alta (violetto); tale fenomeno è detto dispersione e tutti i corpi trasparenti sono dispersivi nella banda ottica.
Per il raggio luminoso che incontra la superficie di discontinuità tra due mezzi di propagazione, valgono le seguenti proprietà fondamentali (vedi fig. 5.2a):
- i raggi incidente, riflesso e rifratto e la perpendicolare alla superficie di discontinuità nel punto in cui arriva il raggio incidente, giacciono sullo stesso piano, detto piano di incidenza;
- l'angolo di incidenza qi e l''angolo di riflessione qi'' sono uguali e giacciono da parti opposte rispetto alla perpendicolare alla superficie di discontinuità;
- l'angolo di incidenza qi e l'angolo di rifrazione qr giacciono da parti opposte rispetto alla perpendicolare alla superficie di separazione tra i due mezzi e sono legati dalla legge di Snell:
n1 ·sen qi= n2·sen qr

Quest''ultima relazione, importantissima per lo studio e la costruzione dei dispositivi ottici, deriva dal famoso principio di Fermat, un postulato che il geniale matematico francese Pierre de Fermat (1601-1665) pose alla base di ogni fenomeno ottico. Tale principio stabilisce che tra tutti i possibili percorsi ottici tra A e B (vedi fig. 5.2b), quello che fisicamente si realizza è quello minimo, cioè quello che richiede il minor tempo possibile. Il volenteroso lettore può provare a ricavare la legge di Snell tramite questo postulato, impostando geometricamente un problema di minimo.

Figura 5.2b
A partire dal principio di Fermat e con le assunzioni da noi fatte sulle proprietà dei raggi luminosi, possiamo ricavare le equazioni che ci descrivono il comportamento dei raggi ottici quando incidono su discontinuità non piane come specchi e lenti. Questo è possibile perchéé si suppone che la superficie concava o convessa sia piana in prossimità del punto di incidenza. Inoltre, tutti i dispositivi ottici (come i telescopi) sono sistemicentrati, in cui le lenti o gli specchi che li compongono sono costituite da superficie simmetriche di rotazione con tutti i rispettivi assi centrati sulla stessa retta (asse ottico); è possibile, quindi, studiare il sistema ottico sul piano, lungo una qualsiasi sezione contenente l''asse ottico.
Senza ricorrere ad alcuna equazione, si può descrivere il dispositivo ottico tramite procedimenti grafici, tracciando direttamente alcuni fondamentali raggi luminosi che godono di ben determinate proprietà, alcune delle quali saranno esposte nei paragrafi che seguono.
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