AQUILA
L'aquila e la volpe
Un'aquila e una volpe, diventate amiche, stabilirono di abitare una vicino allŽaltra, pensando che la vita in comune avrebbe rafforzato la loro amicizia. LŽaquila volò sulla cima di un albero altissimo e vi fece il suo nido; la volpe strisciò sotto il cespuglio che cresceva ai suoi piedi e vi partorì i suoi piccoli. Un giorno, mentre la volpe era uscita a cercare da mangiare, lŽaquila che si trovava a corto di cibo, piombò nel cespuglio, afferrò i volpacchiotti e se ne fece una scorpacciata insieme con i suoi figli. Quando, al suo ritorno, la volpe vide cosa le avevano fatto, fu colta da un grande dolore, non solo per la morte dei suoi piccoli, ma soprattutto per il pensiero della vendetta: infatti mai lei, animale di terra, avrebbe avuto la possibilità di inseguire un volatile. Perciò, immobile, da lontano, unico conforto che rimane ai deboli e agli impotenti, scagliava maledizioni sulla sua nemica. Ma non passò molto e toccò allŽaquila scontare il suo delitto contro lŽamicizia. Infatti, un giorno che si offriva in campagna un sacrificio agli dei, essa piombò giù e si portò via dallŽaltare uno dei visceri che stava prendendo fuoco; ma quando lŽebbe trasportato nel suo nido, un forte soffio di vento lo investì e da qualche filo di paglia secca si accese una vivida fiammata. I suoi piccoli, non ancora in grado di volare, furono bruciati e caddero al suolo. La volpe accorse e se li divorò tutti sotto gli occhi della madre.
La favola mostra come coloro che tradiscono lŽamicizia, anche se sfuggono alla vendetta per lŽimpotenza delle loro vittime, non riescono però mai ad evitare la punizione degli dei.
L'aquila e lo scarabeo
Un'aquila inseguiva una lepre che, in mancanza di altri protettori, rivolse le sue suppliche al solo essere che il caso le aveva posto sottŽocchio: uno scarabeo. Questo le fece animo e quando vide avvicinarsi lŽaquila cominciò a pregarla di non portarle via la sua protetta. Ma lŽaquila, piena di disprezzo per il minuscolo insetto, divorò la lepre sotto i suoi occhi.
Da allora lo scarabeo, tenace nel suo rancore, non perdette più di vista i nidi dellŽaquila: appena essa deponeva le uova, saliva in volo, le faceva rotolare e le rompeva. Così lŽaquila, che è lŽuccello sacro a Zeus, si rifugiò presso di lui e lo scongiurò di trovarle un luogo sicuro per covare. Zeus le concedette di deporre le uova nel suo grembo. Quando lo scarabeo se ne accorse, fece una pallina di sterco, si levò in volo e giunto sopra il grembo del dio, ve la lasciò cadere. Zeus, per scuotersi di dosso lo sterco, si alzò e senza accorgersene, gettò a terra le uova. Da allora dicono che le aquile non covano nella stagione in cui compaiono gli scarabei.
Questa favola insegna a non disprezzare nessuno, perché nessuno è tanto debole che, offeso, non sia in grado un giorno di vendicarsi.
ASINOL'asino che portava il sale
Un asino carico di sale traversava un fiume. Scivolò e cascò nellŽacqua, dove il sale si sciolse; così, quando si rialzò si sentì più leggero. Lieto di questo caso, unŽaltra volta che era carico di spugne, giunto vicino a un fiume, pensò che se si fosse lasciato cadere, si sarebbe di nuovo rialzato più leggero; E così a bella posta scivològiù.Maccesse che le spugne sŽimbevvero dŽacqua, e lŽasino, incapace di rialzarsi, morì affogato.
In modo analogo, alcuni precipitano nei guai senza avvedersene, proprio in grazia dei loro maneggi.
L'asino vestito della pelle del leone e la volpe
Un asino si mise addosso la pelle di un leone e andava attorno seminando il terrore tra tutte le bestie. Vide una volpe e volle provare a fare paura anche a lei. Ma quella, che per caso aveva già sentito la sua voce unŽaltra volta, gli disse: " StaŽ pur sicuro che, se non ti avessi ami sentito ragliare, avresti fatto paura anche a me ".
Così ci sono persone ignoranti che, grazie alle loro fastose apparenze, sembrerebbero persone importanti, se la smania di parlare non li tradisse.
L'asino che si fingeva zoppo e il lupo
Un asino stava pascolando in un prato, quando scorse un lupo che si dirigeva verso di lui, e fece finta di zoppicare. Il lupo gli si avvicinò e gli chiese perché zoppicava; quello rispose che, nello scavalcare una siepe, aveva messo il piede sopra una spina e gli consigliò di estrargliela, per poterlo poi divorare senza correre il rischio di bucarsi la bocca masticando. Il lupo, persuaso, sollevò il piede dellŽasino. Ma mentre concentrava tutta la sua attenzione sullo zoccolo, lŽasino, con un calcio sulla bocca, gli fece saltare tutti i denti. " E mi sta bene! " disse il lupo. " Perché ho voluto impicciarmi di medicina, quando mio padre mi aveva insegnato il mestiere di macellaio? ".
Così, anche tra gli uomini, chi si mette in unŽimpresa non adatta a lui, finisce naturalmente in mezzo ai guai.
CAMMELLOIl cammello visto per la prima volta
Quando gli uomini videro per la prima volta il cammello si spaventarono e, atterriti dalle sue dimensioni, si diedero alla fuga. Quando, col passare del tempo si resero conto della sua mansuetudine, trovarono il coraggio di avvicinarsi; poi, poco per volta, accorgendosi che lŽanimale è incapace di collera giunsero a disprezzarlo, tanto da mettergli una cavezza al collo e farlo condurre a dei ragazzi.
La favola dimostra che lŽabitudine rende tollerabili anche le cose spaventose.
CANEL'ortolano e il cane
Il cane di un ortolano cascò in un pozzo, e lŽortolano, per tirarlo fuori, scese giù anche lui. Ma il cane, pensando che egli venisse per cacciarlo più a fondo, si rivoltò al padrone e lo morse. Allora quello, dolorante, se ne tornò su dicendo: "Ben mi sta: perché affannarmi tanto per salvare un suicida? ".
Ecco una favola per gli uomini ingiusti e ingrati.
I due cani
Un tale che aveva due cani ne addestrò uno alla caccia e allevò lŽaltro per la guardia alla casa. Quando poi il primo, andando a caccia, prendeva della selvaggina, ne gettava una parte anche allŽaltro. Allora il cane da caccia sdegnato, cominciò a insultare il compagno, perché lui andava fuori, sobbarcandosi continue fatiche, mentre lŽaltro godeva il frutto del suo lavoro, senza fare nulla. Il cane domestico gli rispose: "Non con me devi prendertela, ma col nostro padrone che mi ha insegnato, non a lavorare, bensì a sfruttare il lavoro degli altri ".
Così non si possono biasimare i fanciulli pigri, quando li rende tali lŽeducazione dei loro genitori
Il cane invitato a pranzo ovvero L'uomo e il cane
Un tale stava preparando un banchetto per un suo intimo amico. Il suo cane andò a chiamare un altro cane e gli disse: " Amico mio, vieni qui a pranzo con me ". Quello venne e si arrestò tutto giubilante a contemplare il gran banchetto, esclamando in cuor suo: " Capperi! Che razza di fortuna inaspettata che mi capita! Ora mangio e mi riempio fino alla nausea, in modo da non avere più fame per tutto domani ". Mentre il cane così parlava tra sé e sé, dimenando la coda, pieno di fiducia per il suo amico, il cuoco notò quella coda che andava in qua e in là, e afferratone il proprietario per le zampe lo scaraventò fuori dalla finestra. Il cane se ne tornò indietro, allontanandosi con grandi guaiti. Uno dei cani che incontrò sulla sua strada gli chiese: " Come è andato il pranzo, caro? " "Oh", rispose lui, " a forza di bere mi sono talmente ubriacato che non so nemmeno io da che parte sono passato per uscire ".
La favola dimostra che non ci si deve fidare di chi promette di beneficarci a spese altrui.
Il cane, il gallo e la volpe
Un cane e un gallo avevano stretto amicizia e facevano viaggio insieme. Giunta la sera, per dormire il gallo salì su un albero e il cane si accomodò vicino alle sue radici, dove cŽera una buca. Sul finir della notte il gallo, secondo il suo solito, cantò. La volpe lŽudì, accorse e fermandosi sotto lŽalbero lo pregò di scendere giù da lei, perché voleva abbracciare una bestia con una voce così bella. Il gallo le rispose di svegliare prima il suo portinaio che dormiva ai piedi dellŽalbero, perché gli aprisse lŽuscio; poi sarebbe sceso. Ma mentre la volpe cercava di rivolgere la parola al portiere, il cane balzò fuori improvvisamente e la sbranò.
La favola dimostra come gli uomini di buon senso, avvalendosi di qualche pretesto, sviino gli assalti dei loro nemici, rivolgendoli verso qualcuno più forte di loro.
CAPRALa capra e lŽasino
Un tale aveva un asino e una capra. La capra, che era invidiosa dellŽasino perché gli davano fin troppo da mangiare, andava dicendogli che lo maltrattavano senza tregua, ora facendogli girare la macina, ora caricandolo di pesi, e lo consigliava di fingersi epilettico e di lasciarsi cadere in un fosso, se voleva godere di un poŽ di riposo. LŽasino le diede retta: si buttò giù, e si fracassò le ossa. Allora il padrone chiamò il medico e gli chiese un rimedio. Il medico ordinò che gli facessero unŽinfusione di polmone di capra. Così per curare lŽasino uccisero la capra.
Chi macchina inganni contro gli altri è il primo autore delle proprie disgrazie.
Il toro e le capre selvatiche (vedi toro)
CASTOROIl castoro
Il castoro è un quadrupede che vive negli stagni e i suoi genitali sembra che servano per la cura di certe malattie. Quando qualcuno lo scopre e lo insegue per tagliarglieli, esso, che sa a quale scopo gli danno la caccia, per conservarsi intatto fugge, fidando nella velocità dei suoi piedi. Quando però si vede a portata dei suoi inseguitori, si strappa da solo i genitali e li getta via. Così riesce a salvare la vita.
Anche tra gli uomini, danno prova di saggezza coloro che, vedendosi minacciati a causa del loro denaro, lo lasciano perdere, per nonmettere a repentaglio la loro vita.
CAVALLOIl cavallo e lŽasino
CŽera un uomo che aveva un asino e un cavallo. Un giorno che stavano viaggiando per la strada, lŽasino disse al cavallo: " Prendi un poŽ del mio carico se non vuoi vedermi morto ". Ma lŽaltro non volle saperne. LŽasino, sfinito dagli stenti, stramazzò e morì. Allora il padrone trasferì sul dorso del cavallo tutto il carico e in più la pelle dellŽasino. Il cavallo allora piangendo esclamava: " Ahimè disgraziato! Che cosa mi è mai successo, povero infelice! Per aver rifiutato parte di quel peso, ora sono costretto a portarlo tutto, e in più anche la pelle ".
La favola dimostra che nella vita grandi e piccoli devono fare causa comune, se vogliono salvarsi gli uni dagli altri.
Il cavallo, il bue, il cane e lŽuomo
Quando Zeus creò lŽuomo, lo creò di breve vita, ma quello fece tesoro della sua intelligenza. Al giungere dellŽinverno fece una casa e vi si stabilì. Un giorno che faceva tanto freddo e diluviava, il cavallo, non riuscendo a resistere alle intemperie, andò dallŽuomo e lo implorò di dargli riparo. LŽuomo dichiarò che avrebbe esaudito il suo desiderio se gli avesse ceduto parte degli anni della sua vita; il cavallo accettò volentieri. Poco dopo sopraggiunse il bue, che nemmeno lui era capace di resistere a quel brutto tempo. Anche al bue lŽuomo rispose che gli avrebbe dato riparo se gli avesse ceduto parte dei suoi anni; anche il bue glieli diede e fu accolto. Infine giunse il cane tutto infreddolito e trovò rifugio in cambio di alcuni dei suoi anni. Ecco perché gli uomini durante il tempo che era stato loro assegnato da Zeus sono puri e buoni; quando vivono gli anni che erano del cavallo diventano fieri e vanagloriosi; quando arrivano agli anni del bue diventano autoritari e quando poi concludono la vita con gli anni del cane, sono rabbiosi e abbaiano continuamente.
Ecco una favola che ben si adatta ad un vecchio collerico e brontolone.
CERVOIl cervo alla fonte e il leone
Spinto dalla sete un cervo se ne andò ad una fonte; bevve e poi rimase a contemplare la sua immagine riflessa nellŽacqua. Si sentiva molto orgoglioso delle corna, di cui ammirava la grandezza e il ricco disegno, ma delle gambe non era soddisfatto, perché gli parevano scarne e fragili. Mentre stava ancora riflettendo ecco che un leone si mise ad inseguirlo. Il cervo si diede alla fuga e riuscì per un bel pezzo a tenerlo a distanza, perché la forza dei cervi risiede nelle gambe, come quella dei leoni nel cuore. Finché corse in una pianura spoglia di alberi il cervo trovò la salvezza nella sua maggiore velocità, ma quando si addentrò nella boscaglia accadde che gli si impigliarono le corna nei rami, non poté più correre e fu preso. Allora, mentre stava per morire disse a se stesso: " Me disgraziato! Quelle gambe che dovevano tradirmi mi offrivano la salvezza e mi tocca invece morire proprio per colpa di quello in cui riponevo tutta la mia fiducia!".
Così, molte volte, la salvezza dai pericoli ci viene da amici che sembravano sospetti, mentre altri in cui avevamo piena fiducia ci tradiscono
Il cervo e la vite
Un cervo che fuggiva dinanzi ai cacciatori andò a nascondersi sotto una vite. Quando questi furono andati avanti di qualche passo, il cervo, illudendosi di essere ben nascosto, cominciò a brucare le foglie della vite. I cacciatori, sentendo muovere le foglie, sospettarono che ci fosse sotto un animale e colpirono a morte il cervo, il quale spirando esclamò: " Ben mi sta, perché non dovevo far danno a chi mi aveva salvato".
La favola dimostra come Dio castighi chi fa del male ai propri benefattori.
CICALALa cicala e la volpe
Una cicala cantava sullŽalto di una pianta. Una volpe che aveva voglia di mangiarsela, escogitò una trovata di questo genere: cominciò a magnificare la dolcezza del suo canto e a pregarla di scendere, dichiarando che desiderava vedere comŽera grossa la bestia dotata di una voce così potente. La cicala che sospettava il suo gioco, staccò una foglia e la gettò giù. La volpe le si precipitò addosso, come avrebbe fato con la cicala. E quella: " Ti sei sbagliata, cara mia, se speravi che io scendessi. Io, dal giorno che ho veduto delle ali di cicala in una cacca di volpe, delle volpi non mi fido ".
Le sventure del prossimo rendono accorti gli uomini di buon senso
La cicala e le formiche
In una giornata dŽinverno le formiche stavano facendo seccare il loro grano che sŽera bagnato. Una cicala affamata venne a chiedere loro un poŽ di cibo. E quelle le dissero: " Ma perché non hai fatto provvista anche tu, questŽestate? ". " Non avevo tempo ", rispose lei, " dovevo cantare le mie melodiose canzoni ". " E tu balla, adesso che è inverno, se dŽestate hai cantato! ", le dissero ridendo le formiche.
La favola mostra che, in qualsiasi faccenda, chi vuole evitare dolori e rischi non deve essere negligente.
CIGNOIl cigno e il suo padrone
Dicono che i cigni si mettano a cantare al momento della morte. A un tale capitò di vedere un cigno messo in vendita e, sentendo che era un uccello dal canto dolcissimo, lo acquistò. Un giorno che aveva ospiti a tavola andò a prenderlo perché cantasse alla fine del banchetto, ma in quellŽoccasione il cigno rimase zitto. Giunse però il giorno in cui sentì vicina la morte , e allora intonò il suo canto di dolore. Il padrone, sentendolo disse: " Ma se tu canti solo quando stai per morire, lo stupido ero io, che stavo lì a rivolgerti delle preghiere, invece di ammazzarti ".
Così anche tra gli uomini ci sono quelli che, ciò che non vogliono fare per favore, lo fanno poi per forza.
CINGHIALEIl cinghiale, il cavallo e il cacciatore
Un cinghiale e un cavallo andavano a pascolare nello stesso posto. Ma il cinghiale calpestava lŽerba e intorbidava lŽacqua al cavallo, il quale, per vendicarsi, ricorse allŽaiuto di un cacciatore. Questo gli rispose che non poteva fare nulla per lui, se non si rassegnava a lasciarsi mettere il freno e a prenderlo in groppa; e il cavallo acconsentì a tutte le sue richieste. Allora il cacciatore gli salì in groppa, mise fuori combattimento il cinghiale e poi, condotto con sé il cavallo, lo legò alla greppia.
Così molti, mossi da un cieco impulso di collera, per vendicarsi dei propri nemici, si precipitano sotto il giogo altrui.
Il cinghiale e la volpe
Un cinghiale sŽera messo vicino ad un albero e vi aguzzava sopra le zanne. La volpe gli chiese perché mai aguzzava i denti quando non cŽera né pericolo né cacciatori. " Non lo faccio certo senza perché ", rispose il cinghiale. " Se mi capitasse addosso qualche guaio, allora non avrei più il tempo per affilarle; ma se saranno pronte, me ne servirò ".
La favola insegna che i preparativi si devono fare prima che si presenti il pericolo.
COLOMBALa colomba e la cornacchia
Una colomba allevata in una piccionaia menava gran vanto per la sua fecondità. La cornacchia, dopo che ebbe ascoltato le sue chiacchiere, le disse: " Smettila di vantarti di questo, cara mia. Quanti più figli metti al mondo, tanti più schiavi avrai da piangere ".
Così, anche tra i servi, i più felici sono quelli che generano figli in schiavitù
CORNACCHIALa cornacchia e il corvo
La cornacchia, gelosa del corvo, che dà auspici agli uomini, prevede il futuro ed è perciò da essi invocato come testimonio, si mise in testa di fare altrettanto. Vedendo passare dei viandanti si posò su un albero e cominciò a gracchiare con tutta la sua forza. Al suono della sua voce quelli si volsero spaventati, ma uno disse subito: " Niente, niente amici, è solo una cornacchia e le sue grida non significano nulla ".
Così anche tra gli uomini, chi si mette a gareggiare con i più potenti di loro, non solo non riesce ad uguagliarli, ma si guadagna anche le beffe.
CORVOIl corvo e la volpe
Un corvo che aveva rubato un pezzo di carne andò a posarsi sul ramo di un albero. Lo vide la volpe e le venne voglia di quella carne. Si fermò sotto di lui e cominciò a lodare il suo corpo perfetto e la sua bellezza, dicendo che nessuno era più adatto di lui ad essere il re degli uccelli, e che lo sarebbe diventato senzŽaltro, se avesse avuto la voce. Il corvo, allora, volendo mostrare che non gli mancava nemmeno la voce si mise a gracchiare con tutte le sue forze e lasciò cadere la carne. La volpe si precipitò ad afferrarla dicendo: " Se poi, caro corvo, tu avessi anche cervello, non ti mancherebbe proprio nulla per essere re ".
Ecco una favola adatta per gli uomini stolti.
DELFINOIl tonno e il delfino
Un tonno avanzava con gran fracasso, inseguito da un delfino, e già stava per essere preso, quando, senza rendersene conto, si trovò lanciato sulla spiaggia da uno dei suoi violenti balzi. Trascinato dallo stesso impulso, giunse a secco insieme con lui anche il delfino. Quando il tonno si volse e lo vide che rendeva lŽanima, esclamò: " Ma morire non è più un dolore per me, se con me vedo perduto anche colui che è causa della mia morte ".
La favola mostra che gli uomini sopportano facilmente le loro disgrazie, quando vedono colpiti anche coloro che le hanno causate.
GALLOLa donna e la gallina
Una vedova aveva una gallina che le faceva un uovo tutti i giorni. Pensando che dandole più becchime la gallina gliene avrebbe fatti due, le aumentò la razione di cibo. Ma la gallina diventò grassa e non fu più capace di farne nemmeno uno.
La favola mostra come coloro che per pura avidità desiderano sempre qualcosa di più, perdono anche quello che hanno.
La gallina e la rondine
Una gallina trovò delle uova di serpente e si mise a covarle con cura, finché, a forza di covare, riuscì a farle schiudere. La rondine che era stata a guardarla, le disse: " Ma perché, stavolta, vuoi allevare degli esseri che, appena adulti, cominceranno a fare del male a te per prima? ".
La perversità è incorreggibile, anche se è fatta segno ai più grandi benefici.
I ladri e il gallo
I ladri penetrarono in una casa, ma non trovarono altro che un gallo. Lo presero e se andarono. Quando il gallo fu sul punto di essere ammazzato, cominciò a pregare che lo risparmiassero, dicendo che egli era utile agli uomini perché li svegliava quando era ancora buio per attendere alle loro faccende. " Ma questa è una ragione in più per tirarti il collo ", gli risposero i ladri. " Svegliando loro tu impedisci a noi di rubare ".
La favola dimostra che quello che dà più fastidio ai malvagi sono proprio i servizi resi alle persone dabbene
GATTOIl gatto e i topi
CŽera una casa piena di topi. Lo venne a sapere un gatto, che andò a stabilirvisi e, prendendoli uno alla volta se li mangiava. I topi, oggetto di quella sistematica distruzione, si rimpiattavano nelle loro tane, finché il gatto, non arrivando più a prenderli, capì che bisognava farli uscire fuori con qualche tranello. Perciò salì sopra un piolo e lasciandosi penzolare giù fingeva di essere morto. Ma quando un topo facendo capolino lo scorse, esclamò : - Caro mio, puoi diventare anche un sacco, ma noi vicino a te non ci verremo!
Questa favola mostra come gli uomini prudenti, una volta fatta esperienza della malvagità di qualcuno, non si lasciano più ingannare dalle sue finzioni.
La gatta e Afrodite
Una gatta che si era innamorata di un bel giovane pregò Afrodite di trasformarla in donna, e la dea, mossa a compassione dal suo amore, la trasformò in una bella ragazza. Così il giovane, vedendola, se ne invaghì e se la portò a casa. Ma mentre se ne stavano sdraiati nella loro camera nuziale, ad Afrodite venne voglia di provare se, cambiando corpo, la gatta avesse cambiato anche le sue abitudini, e lasciò cadere là, nel bel mezzo, un topo. Quella, dimentica delle attuali circostanze, balzò giù dal letto e si mise ad inseguirlo per divorarselo. Allora la dea, indignata, la restituì alla sua forma primitiva.
Così avviene anche tra gli uomini: chi è per natura malvagio potrà cambiare condizioni, ma non cambierà mai le sue abitudini.
GIOVENCALa giovenca e il bue
Una giovenca guardava un bue al lavoro e lo compiangeva per le sue fatiche. Ma quando giunse la festa, al bue sciolsero il giogo; la giovenca, invece, fu presa per essere immolata. Sorrise allora il bue vedendola e le disse: - Per questo, o giovenca, ti lasciavano oziare: perché dovevano sacrificarti presto.
La favola mostra che i pericoli incombono su chi sta in ozio
GRANCHIOIl granchio e sua madre
La madre del granchio lo ammoniva a non camminare di traverso e a non sfregare il fianco contro la roccia umida. E quello: " Mamma, se vuoi che impari, cammina dritta tu, e io vedendoti, farò come te ".
Chi vuol rimproverare gli altri, deve anzitutto vivere bene lui, e poi insegnare a fare altrettanto
LEONEIl regno del leone
Una volta fu eletto re un leone che non era né collerico, né crudele, né violento, mamite e giusto come un uomo. Sotto il suo regno fu convocata lŽassemblea plenaria degli animali, perché ognuno desse e ricevesse scambievolmente soddisfazione dei suoi torti, il lupo con la pecora, la pantera col capriolo, la tigre col cervo, il cane con la lepre. Fu allora che il povero leprotto disse: " Quanto ho sospirato di vederlo spuntare questo giorno in cui i deboli avrebbero fatto paura ai forti! ".
Quando in uno Stato regna la giustizia e i giudici la rispettano, anche i deboli possono vivere tranquilli.
La leonessa e la volpe
La volpe scherniva la leonessa, rinfacciandole di non sapere mai mettere al mondo più di un figlio per volta. " Sì ", rispose quella, " uno solo, ma un leone ".
Delle cose belle non si misura la quantità, ma il valore
LUPOIl lupo e lŽagnello
Un lupo vide un agnello presso un torrente che beveva e gli venne voglia di mangiarselo con qualche bel pretesto. Standosene là a monte, cominciò quindi ad accusarlo di insudiciargli lŽacqua, così che egli non poteva bere. LŽagnello gli fece notare che, per bere, esso sfiorava appena lŽacqua col muso e che, dŽaltra parte, stando a valle, non gli era possibile intorbidare lŽacqua a monte. Venutogli meno quel pretesto , il lupo allora gli disse: " Ma se tu sei quello che lŽanno scorso ha insultato mio padre ". E lŽagnello gli spiegò che in quella data non era ancora nato. " Bene ", concluse il lupo, " se tu sei così bravo a trovare delle scuse, io non posso mica rinunciare a mangiarti ".
La favola dimostra che contro chi ha deciso di fare un torto non cŽè giusta difesa che valga.
Il lupo e il pastore
Un lupo andava dietro a un gregge di pecore, senza far loro nulla di male. Il pastore da principio si guardava da lui come da un nemico e lo sorvegliava pieno di sospetto. Ma poiché quelo continuava a seguirli e non faceva nemmeno un tentativo di rapina, finì col considerarlo più un guardiano che un nemico in agguato e, quando ebbe bisogno di recarsi in città, partendo affidò le pecore a lui. Il lupo pensò che era giunto il momento buono e, piombando addosso al gregge, ne sbranò la maggior parte. Quando al suo ritorno, il pastore vide il gregge distrutto, esclamò: " Ahimè! La colpa è tutta mia: perché ho affidato delle pecore a un lupo? ".
Così anche tra gli uomini è più che naturale che chi affida un deposito a una persona avida non lo riabbia più indietro.
MAIALE - PORCELLINOIl porcellino e le pecore
In un gregge di pecore si era intrufolato un porcellino che pascolava con esse. Una volta il pastore lo prese su ed esso cominciò a strillare e a dibattersi. Le pecore, rimproverandolo per le sue grida gli dicevano: " Noi non strilliamo, eppure ci prendono su tutti i momenti". Al che quello rispose: "Ma quando prende me e quando prende voi non è la stessa cosa; prende voi per la lana o per il latte, mentre prende me per la carne ".
Questa favola insegna che hanno ragione di piangere coloro che corrono pericolo di perdere, non le sostanze, ma la vita
ORSOLŽorso e la volpe
LŽorso si vantava con la volpe dei suoi sentimenti umanitari, perché non mangiava cadaveri. Ma la volpe gli rispose: - Dio volesse che tu sbranassi dei morti, e non dei vivi!
Questa favola svergogna i prepotenti ammantati di ipocrisia e di vanagloria
PAVONEIl pavone e la gru
Il pavone rideva della gru, e ne criticava il colore, dicendo: " Io sono vestito di porpora e dŽoro, ma tu non hai nulla di bello sulle ali ". " Ma io ", rispose lŽaltra, " canto vicino alle stelle e volo nellŽalto dei cieli. Tu invece, come un galletto, giri per terra in mezzo alle galline ".
EŽ meglio essere malvestiti, ma degni dŽammirazione, piuttosto che vivere ingloriosamente, facendo mostra delle proprie ricchezze.
RANALe rane vicine di casa
Due ranocchie erano vicine di casa: una abitava in uno stagno profondo e discosto dalla strada, lŽaltra in una pozzanghera sulla strada stessa. Quella dello stagno consigliava lŽaltra a trasferirsi da lei, per godere una vita più comoda e più sicura, ma questa non le dava retta e diceva che non poteva staccarsi dalla sua dimora abituale; così andò a finire che passò di là un carro e la schiacciò.
Così, anche tra gli uomini, ci sono quelli che, attaccati alle loro abitudini, piuttosto che cambiare in meglio, sono disposti a morire.
SCIMMIALa scimmia e i pescatori
Una scimmia, issata sullŽalto di una pianta, vide dei pescatori che gettavano la rete in un fiume, e rimase ad osservare quel che facevano. Quando quelli lasciarono lì la rete e si allontanarono un poŽ per mangiare, scese dallŽalbero e provò a rifare i loro gesti, perché, a quanto si dice, questo animale è portato per istinto alla imitazione. Ma appena toccata la rete, vi rimase impigliata e per poco non affogò. " Me lo merito ", disse allora a se stessa; " perché mi sono messa a pescare senza aver mai imparato come si fa? ".
La favola mostra che lŽimpicciarsi di quello che non ci riguarda non è soltanto inutile, ma anche dannoso
SERPENTE
Zeus e il serpente
Quando Zeus si sposò, tutti gli animali, ciascuno secondo le proprie possibilità, gli offrirono dei doni. Anche il serpente salì strisciando fino a lui con una rosa in bocca, ma Zeus, vedendolo, esclamò: "Da tutti gli altri animali i doni li gradisco, ma dalla tua bocca non li prendo proprio".
La favola mostra che le cortesie dei malvagi devono farci paura.
Il serpente, la donnola e i topi
In una casa una serpe e una donnola stavano battendosi. I topi del luogo, che erano continuamente preda dellŽuno e dellŽaltra, vedendo che quelli si azzuffavano, uscirono fuori a passeggiare. Ma quando i combattenti videro i topi, rinunciarono al loro duello e si rivolsero contro di loro.
Così in uno Stato, chi si immischia nelle contese demagogiche, diventa inconsciamente la preda degli uni e degli altri.
TALPALa talpa e sua madre
Una talpa, animale cieco di natura, annunziò a sua madre che ci vedeva. Questa, per metterla alla prova, le diede un granello di incenso e le domandò che cosŽera. Essa dichiarò che era una pietruzza. " Creatura mia ", esclamò allora la madre, " tu non solo non ci vedi, ma hai perso persino lŽodorato!".
Così ci sono dei fanfaroni che promettono lŽimpossibile e poi fanno figuracce nelle cose più semplici
TARTARUGAZeus e la tartaruga
Al banchetto nuziale di Zeus cŽerano tutti gli animali invitati tranne la tartaruga. Ignorandone la ragione, il giorno dopo Zeus le chiese come mai essa sola non fosse intervenuta al pranzo. "La mia casa è la mia reggia", rispose lei. Allora Zeus, seccatosi, le ordinò di caricarsi la sua casa sulle spalle e di portarsela sempre dietro.
Ci sono molti uomini così, che preferiscono vivere modestamente a casa propria, piuttosto che passarsela da signori in casa altrui.
La tartaruga e lŽaquila
Una tartaruga pregava unŽaquila perché le insegnasse a volare, e quanto più questa le dimostrava che era cosa estranea alla sua natura, tanto più lŽaltra insisteva nelle sue preghiere. Allora lŽaquila lŽafferrò tra gli artigli, la sollevò in alto e la lasciò cadere. La tartaruga cadde su una roccia e si fracassò.
La favola dimostra come, a dispetto dei consigli dei saggi, molti si rovinino per volere scimmiottare il prossimo.
La tartaruga e la lepre
Una tartaruga e una lepre continuavano a fare discussioni sulla loro velocità. Finalmente fissarono un giorno e un punto di partenza e presero il via. La lepre, data la sua naturale velocità, non si preoccupò della cosa: si sdraiò sul ciglio della strada e si addormentò. La tartaruga, invece, consapevole della sua lentezza, non cessò di correre, e così, passando avanti alla lepre che dormiva, raggiunse il premio della vittoria.
La favola dimostra che spesso con lŽapplicazione si ottiene più che con i doni naturali non coltivati.
TORDO
Il tordo
Un tordo andava a cibarsi in una macchia di mirti e tanto erano dolci quelle bacche che non sapeva staccarsene. Un uccellatore osservò che il luogo gli piaceva vi mise le panie e lo prese. " Me infelice! ", esclamò il tordo prima di morire. " Ecco che per la gola ci rimetto la vita ".
Questa è una favola che si adatta a tutti quegli uomini sregolati che si rovinano per amore dei piaceri.
TOROIl toro e le capre selvatiche
Un toro, inseguito da un leone, si rifugiò in una caverna, dove cŽerano delle capre selvatiche che lo picchiarono e presero a cornate. E lui: " se mi ci rassegno, non è perché abbia paura di voi, ma è per colui che sta fermo allŽentrata della caverna ".
Così molti, per paura dei più forti, tollerano anche gli oltraggi dei più deboli.
USIGNOLOLŽusignolo e lo sparviero
Posato su unŽalta quercia, un usignolo, secondo il suo solito, cantava. Lo vide uno sparviero a corto di cibo, gli piombò addosso e se lo portò via. Mentre stava per ucciderlo, lŽusignolo lo pregava di lasciarlo andare, dicendo che esso non bastava a riempire lo stomaco di uno sparviero: doveva rivolgersi a qualche uccello più grosso, se aveva bisogno di mangiare. Ma lŽaltro lo interruppe dicendo: - Bello sciocco sarei se lasciassi andare il pasto che ho qui pronto tra le mani, per correre dietro a quello che ancora non si vede!
Così, anche tra gli uomini, sono stolti coloro che, nella speranza di beni maggiori, si lasciano sfuggire ciò che hanno in mano
VESPALa vespa e il serpente
Una vespa, posatosi sulla testa di un serpente, lo tormentava, pungendolo senza tregua col suo pungiglione. Il serpente, sconvolto dal dolore, non riuscendo a vendicarsi della sua nemica, cacciò la testa sotto la ruota di un carro e così morì lui insieme con la vespa.
La favola mostra che cŽè della gente disposta a morire per far morire i suoi nemici.
VIPERALa vipera e la lima
Una vipera, entrata nellŽofficina di un fabbro, faceva una colletta tra i vari utensili; quando ebbe ricevute le offerte degli altri, si avvicinò alla lima e cominciò a pregarla di darle qualcosa. "Povera ingenua" , le rispose quella, "se credi di ottenere qualcosa da me, che sono abituata, non a dare, ma a prendere da tutti quanti" .
La favola mostra che è stolto chi si illude di spillare qualche cosa da un avaro
VOLPELa volpe e lŽuva
Una volpe affamata vide dei grappoli dŽuva che pendevano da un pergolato e tentò di afferrarli, ma non ci riuscì. "Robaccia acerba" disse allora fra sé e sé e se ne andò.
Così, anche tra gli uomini, cŽè chi non riuscendo, per incapacità, a raggiungere il suo intento, ne dà la colpa alle circostanze.
La volpe e la maschera
Una volpe entrò nella casa di un attore e, frugando in mezzo a tutti i suoi costumi, trovò anche una maschera da teatro. La sollevò tra le zampe ed esclamò: - Una testa magnifica, ma cervello niente!
Ecco una favola per certi uomini belli di corpo, ma poveri di spirito.
Zeus e la volpe
Ammirato dallŽintelligenza e dalla versatilità della volpe, Zeus le conferì la sovranità sulle bestie, ma poi volle vedere se, mutando sorte, si era anche corretta delle sue abitudini meschine. Così, mentre essa passava in lettiga, le fece volare davanti agli occhi uno scarabeo .La volpe, incapace di dominarsi dinanzi allŽinsetto che continuava a svolazzare intorno alla lettiga e incurante del suo decoro, balzò fuori per cercare di acchiapparlo. Allora Zeus, sdegnatosi con lei, la retrocesse alla sua primitiva condizione.
La favola mostra che gli uomini dappoco non mutano affatto la loro natura, anche se si rivestono delle più splendide apparenze
ZANZARALa zanzara e il toro
La zanzara che si era posata sul corno di un toro e vi era rimasta a lungo, quando fu sul punto di volare via, gli chiese se gli faceva piacere che finalmente se ne andasse. E il toro: " Non ti ho sentita arrivare; non ti sentirò se te ne andrai ".Ecco una favola che si potrebbe usare a proposito di un uomo da nulla che, venga o vada, non fa né caldo né freddo