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Per indicare la sillaba sulla quale si poggia la voce, le parole greche, tranne per qualcuna, hanno un segno: l'accento.L'accento può essere di due specie:
  • acuto, indicato col segno: / che indica una elevazione di voce;
  • circonflesso, indicato con il segno: ^ che indica una elevazione ed un immediato abbassamento di voce.

 

L'accento acuto può stare sia sulle vocali brevi, sia su quelle lunghe; e su una delle tre ultime sillabe della parola. Sta sulla terzultima sillaba, però, solamente se l'ultima è breve. Nel caso avvenga una flessione (ossia se la parola viene declinata o coniugata), e l'ultima sillaba diventa lunga, l'accento acuto si sposta sulla penultima sillaba. Es.: nom. g£ggraina - gen. gaggra…nhj.La parola si dice ossitona, se l'accento acuto sta sull'ultima sillaba, es: gun»; si dice parossitona, se l'accento sta sulla penultima sillaba, es: mšgaj; si dice proparossitona, se l'accento sta sulla terzultima sillaba, es.: ‡quna.L'accento circonflesso sta sempre e solo sulle sillabe lunghe; e può stare sulla penultima sillaba e sull'ultima, mai sulla terzultima sillaba. Sta sulla penultima sillaba, solo se l'ultima è breve. Se nella flessione l'ultima diventa lunga, l'accento resta sulla penultima, ma muta da circonflesso in acuto, es.: nom. glîssa - gen. glèsshj.Se l'accento circonflesso sta sull'ultima sillaba, la parola si dice perispòmena, es.: mousikÁj. La parola si dice properispòmena, se l'accento circonflesso sta sulla penultima sillaba, es.: kÁmoj.Se la parola nella flessione aumenta di una sillaba, avviene che:
  • le ossitone diventano parossitone, es.: nom. lib£j - gen. lib£doj; oppure se l'ultima sillaba è breve e la penultima è lunga, diventano perispomene, es.: nom. krat»r - gen. kratÁroj;
  • le parossitone, se l'ultima sillaba è breve, diventano proparossitone, es.: ›lkw - 1ª plur. ›lkomen;
  • le proparossitone , se l'ultima sillaba è breve, spostano l'accento di una sillaba; se l'ultima è lunga, lo spostano di due sillabe, es.: nom. ¥leifar - gen. sing. ¢le…fatoj - gen. pl. ¢leif£twn;
  • le perispomene mantengono sulla medesima sillaba l'accento circonflesso (divenendo properispomene) se l'ultima sillaba è breve; lo mutano in accento acuto se l'ultima è lunga, es.: nom. zîn - gen. sin. zîntoj - gen. plur. zèntwn;
  • le properispomene mutano l'accento in acuto, se l'ultima sillaba è breve; lo spostano sulla penultima, se l'ultima sillaba è lunga, es.: nom. brîma - gen. sing. brèmatoj - gen. plur. brwm£twn.
Quando l'accento cade sull'ultima sillaba, se questa è breve, l'accento è sempre acuto; se è lunga, è circonflesso se si tratta di un genitivo o di un dativo, ovvero di contrazione. E' acuto negli altri casi.Quando in una frase una parola ossitona non è seguita da nessun segno di interpunzione, essa muta il proprio accento da acuto in grave:  , es.: KaqarÕj kat¦ t¾n yuc»n. .Tutte le parole parossitone, proparossitone e properispomene sono chiamate anche baritone.L'accento viene posto:
  • nelle lettere minuscole, sulla vocale, es.: œtumon - Ãj;
  • nelle lettere maiuscole, in alto, prima della vocale, es.: ”Arpuia - ’Iloj.
L'accento, comunque, va posto, se è acuto (o grave) sempre alla destra dell'eventuale spirito, al di sopra se è circonflesso, es.: “ - ” - ’ -‘ .

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