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Quello essendo potente per
dignità e senno e divenuto chiaramente incorruttibile al danaro dominava il
popolo liberamente, e non era condotto da lui più di quanto egli stesso non
(lo) conducesse, poiché diceva qualcosa per piacere non procacciandosi il
potere con mezzi sconvenienti, ma avendo(lo) per merito (lo) contraddiceva
anche sotto l’influsso dell’ira. Quando dunque
li vedeva inopportunamente essere audaci per tracotanza, parlando(li) riduceva
al timore, e quando erano irragionevolmente spaventati li rimetteva in
condizione di avere coraggio. A parole vi era la democrazia, ma di fatto un
potere sotto il primo cittadino. I successori invece che maggiormente erano
uguali tra di loro e che tendevano ognuno a primeggiare si misero ad affidare
al popolo anche il governo dello Stato per piacere.