Vera Storia
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Una volta essendo partito dalle colonne dŽErcole ed avendo spinto la nave verso lŽoceano occidentale con vento favorevole compivo la navigazione. Il motivo e il pretesto del viaggio erano la curiosità della mente, il desiderio di fatti insoliti, il voler apprendere quale fosse il termine dellŽoceano e quali gli uomini che vivevano al di là. Per questo appunto caricai moltissimi alimenti, caricai anche acqua sufficiente, mi procurai cinquanta compagni che avevano la mia stessa intenzione, predisposi una grande quantità di attrezzi navali e presi il miglior timoniere avendolo convinto con una grande ricompensa e rafforzai la nave - era infatti leggera- come per una grande e dura navigazione. |
6 - LŽapprodo
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Navigando con vento favorevole un giorno e una notte mentre la terra era ancora in vista, ci dirigevamo (verso lŽalto mare) assai tranquillamente, ma il giorno seguente insieme al sole che si levava il vento aumentava, le onde crescevano, lŽoscurità sopraggiungeva e non era più possibile neppure ammainare la vela. Dunque affidatici e abbandonatici al vento, passammo la tempesta per settantanove giorni, allŽimprovviso lŽottantesimo giorno, mentre il sole splendeva, vedemmo non lontano unŽisola grande e boscosa, circondata da un rumore di onde non impetuose; e infatti già il grosso della tempesta era cessato. Avvicinatici dunque e sbarcati, ci sdraiammo per lungo tempo per terra come avremmo fatto una volta usciti da una lunga tribolazione, poi alzatici decidemmo che trenta di noi rimanessero come guardiani della nave, che venti venissero con me per esplorare quelli che abitavano nellŽisola. |
9 - Tempesta procellosa
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Avendo abbandonato quei (compagni) fuggimmo verso la nave, e allora avendo preso delle anfore e avendo in pari tempo attinto acqua e fatto provvista di vino dal fiume e avendo pernottato lì vicino sulla spiaggia, allŽalba salpammo con vento molto violento. Verso mezzogiorno, non essendo più visibile lŽisola, allŽimprovviso essendo sopraggiunto un uragano e avendo fatto girare la nave su se stessa e avendola sollevata in alto per circa tremila stadi, non la lasciò più cadere in mare ma sospesa su nellŽaria, e il vento che si era abbattuto sulle vele gonfiandone la tela la portava avanti. |
11 - Sulla luna
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Essendoci sembrato opportuno, avendo deciso di avanzare ancora più oltre, essendoci imbattuti in quelli che sono da loro chiamati Ippogipi, fummo fatti prigionieri. Questi Ippogipi sono uomini che cavalcano grandi avvoltoi e che usano questi uccelli come cavalli; infatti gli avvoltoi sono grandi e per lo più hanno tre teste. La loro grandezza si potrebbe arguire di qui: hanno ciascuna delle ali più grande e grossa di un albero di una grande nave da carico. A questi Ippogipi dunque è stato ordinato che, volando intorno alla (loro) terra, se avessero trovato qualche forestiero, (lo) conducessero al re; e appunto avendoci sorpresi, ci condussero da lui. E quello avendoci osservati e avendo(lo) congetturato dal nostro aspetto e dal nostro modo di vestire, disse: "Voi dunque siete Greci, stranieri?". Avendo noi risposto di si, "Come dunque siete giunti, disse, avendo attraversato una così grande distesa (di aria)?". E noi gli raccontammo tutto; e lui cominciava a raccontare a noi quello che lo riguardava, che lui di nome Endimione era stato rapito ed una volta giuntovi era diventato re del paese; disse che quella era la terra che dal basso ci sembra la luna. Ma ci esortava ad aver coraggio e a non aver sospetto di nessun pericolo: ci sarebbero state preparate tutte quelle cose di cui avevamo bisogno. |
22-23 - Le meraviglie della vita lunare
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Le cose nuove e straordinarie che osservai nel frattempo trattenendomi sulla luna, le voglio narrare. Quando lŽuomo diventa vecchio, non muore, ma dissolvendosi come fumo diventa aria. Il cibo è lo stesso per tutti: quando infatti accendono il fuoco, cuociono rane sui carboni; molti sono tra loro che volano nellŽaria, mentre esse si arrostiscono, seduti intorno (al fuoco) divorano avidamente il fumo che svapora e banchettano. Si nutrono appunto di un cibo siffatto: usano poi come bevanda lŽaria, spremuta in un bicchiere, che produce un liquido come rugiada. Se mai qualcuno è calvo e senza capelli, è stimato bello, (i Seleniti) provano persino ribrezzo delle persone chiomate. Al contrario sugli astri chiomati stimano belle le comete: infatti si trovano (sulla luna) alcuni forestieri che appunto parlavano di queste usanze. Eppure (i Seleniti) fanno crescere la barba un poŽ sopra le ginocchia. E non hanno unghie ai piedi, ma tutti hanno un solo dito. |
30 - Nel ventre di un mostro marino
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E come toccammo lŽacqua gioivamo meravigliosamente e ci rallegravamo e ci abbandonavamo a una gioia intensa per le circostanze presenti e, saltati in mare, nuotavamo: e infatti per caso cŽera bonaccia e il mare era tranquillo. Sembra molte volte che il mutamento in meglio diventi principio di mali peggiori: e infatti noi navigando per due soli giorni col buon tempo, allo spuntare del terzo giorno verso oriente, vedemmo allŽimprovviso mostri marini e numerose balene e differenti, ma una, la più grande tra tutte, di circa mille e cinquecento stadi di grandezza, sŽavanzava con la bocca spalancata e, sconvolgendo il mare per largo tratto innanzi a sé e inondandolo tutto intorno di bava e mostrando i denti, tutti aguzzi come spine e bianchi come dŽavorio; noi dunque dopo esserci salutati e abbracciati a vicenda per lŽultima volta, aspettavamo; e quella ormai era vicina e avendoci assorbiti insieme con la nave, ci inghiottì; non fece in tempo a stritolarci con i suoi denti, ma attraverso le fauci la nave cadde giù nellŽinterno. |
31 - NellŽinterno del mostro
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Quando poi fummo dentro, dapprima era buio e non vedevamo niente, poi avendo la balena aperto la bocca, vedemmo una cavità grande, estesa ovunque, alta, sufficiente a (contenere) una città di diecimila abitanti. Stavano nel mezzo pesci grandi e piccoli e molti altri animali stritolati, vele di navi e ancore, ossa di uomini e merci, nel mezzo cŽerano terra e alture, mi sembrava, (formati) dal fango che (il mostro) ingoiava e si solidificava. Crescevano su quella (terra) un bosco e svariati alberi, ed erano spuntati ortaggi e rassomigliavano in tutto a quelli coltivati; il perimetro della terra era di duecentoquaranta stadi. Era possibile vedere anche uccelli marini, gabbiani e alcioni, che nidificavano sugli alberi. |
Libro2
11 - La città degli spiriti beati
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Questa città dunque (era) tutta dŽoro, e la cingeva un muro di smeraldo. CŽerano sette porte, tutte (fatte) dŽun pezzo di legno di cannella tuttŽintero; la pavimentazione della città e la terra che è dentro le mura erano dŽavorio; i templi di tutti gli dei erano fatti in pietra di berillio, in essi i grandissimi altari monoliti (erano) dŽametista, sui quali facevano le ecatombi. Attorno alla città scorreva un fiume del più fine unguento, di cento cubiti regi in larghezza, di cinquanta in profondità, così che si poteva nuotare agevolmente. Presso di loro i bagni erano grandi edifici di cristallo, riscaldati con cannella che ardeva; al posto dellŽacqua nelle tinozze cŽera rugiada calda. |
12 - La vita delle ombre
(I beati) usavano come veste sottili tele di ragno color porpora. Essi non avevano corpi, ma erano impalpabili e incorporei, e offrivano allo sguardo soltanto forma e apparenza, e pur essendo senza corpo, tuttavia avevano una consistenza, si muovevano, pensavano, emettevano voce, e in una parola sembrava che la loro anima, direi quasi nuda, si agirasse rivestita di qualche cosa che somigliava a un corpo; ad ogni modo se uno non lŽavesse toccata, non avrebbe potuto provare che ciò che si vedeva non era corpo; infatti erano come ombre erette, non scure. Nessuno invecchiava, ma rimaneva nellŽetà in cui era (quando era) giunto. Presso di loro non cŽera né notte, né il giorno del tutto luminoso: come (è) infatti il crepuscolo proprio verso lŽalba, quando il sole non è ancora sorto, così la luce si posava sulla terra. Inoltre conoscevano una sola stagione dellŽanno: presso di loro infatti era sempre primavera e un solo vento, lo zefiro, soffiava presso di loro.
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