Su un battello, amico mio, te ne andrai
fra le alte torri delle navi,
preparato ad affrontare per Cesare
qualsiasi rischio, Mecenate:
ed io? per me la vita, se ti salvi,
è gioia, se no solo un peso.
Vivrò come vuoi tu in questa pace,
che solo al tuo fianco m'è dolce,
o sosterrò il tuo travaglio con l'animo
che s'addice a uomini forti?
Sí, lo sosterrò, e tra i valichi alpini
e il Caucaso inospitale
ti seguirò o sino all'ultimo golfo
d'occidente con cuore ardito.
Ti domandi che aiuto possa darti,
gracile e incapace che sono:
al tuo fianco sentirò meno l'ansia,
che piú m'assale se tu manchi:
cosí l'uccello, quando lascia i piccoli
che alleva, teme con piú angoscia
l'insidia dei serpenti, anche se poi
dentro il nido non sa difenderli.
Volentieri servirò in questa e in ogni
guerra, sperando di piacerti,
non perché piú numerosi si pieghino
i giovenchi sotto il mio giogo,
o perché il mio gregge prima del caldo
migri dalla Puglia in Lucania,
o una villa bianca nell'alta Túscolo
s'appoggi alle mura di Circe.
Per tua bontà sono ricco abbastanza:
non cerco soldi da inumare
come l'avaro Cremete o da spendere
come un nipote scioperato.