Sciolti gli ormeggi, con funesti auspici salpa
la nave dell'odioso Mevio:
scatenando i marosi, flagellagli i fianchi,
ricorda, ricordalo, Austro.
E il tenebroso Euro nel mare sconvolto
disperda remi infranti e gomene;
sorga Aquilone col nerbo che in cima ai monti
scuote e sradica i lecci;
e nella notte fosca in cui cupo declina Orione
non gli appaia una stella amica.
Né vada per acque piú tranquille del mare
ch'ebbero i greci vittoriosi,
quando Pallade l'ira sua da Troia in fiamme
volse contro l'empia nave d'Aiace.
Oh, quanto sudore attende i tuoi marinai
e come giallo sarà il tuo pallore,
quanti i piagnistei indegni d'uomo, quante le preghiere
che Giove non udrà,
quando, muggendo all'umido vento del sud,
l'Ionio ti frantumerà la chiglia!
Se grassa preda, lunga distesa sul lido,
sarà data in pasto agli smerghi,
alle Tempeste immolerò un'agnella
e un caprone lascivo.