Perché una noia snervante m'abbia diffuso dentro,
in fondo al cuore, tanto oblio,
come se a gola riarsa tutto avessi inghiottito
con l'acqua del Lete il suo sonno,
buon Mecenate, a furia di chiedermelo m'uccidi.
Un dio, un dio m'impedisce
di condurre a termine i giambi che avevo iniziato,
le poesie che ti promisi.
Cosí, cosí dicono che per Battillo di Samo
a Teo ardesse Anacreonte,
il poeta che al suono della lira tanto spesso
pianse d'amore in ritmi franti.
Ahimè, anche tu bruci, ma la fiamma che incendiò
Troia in armi non fu piú bella:
godi della tua sorte. A Frine, quella libertina
che mi estenua, io non le basto.