Satire - Libro 2 - 05 I cacciatori di eredità Bookmark and Share
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Oltre a ciò che m'hai detto,

a un'altra cosa, Tiresia, voglio che tu risponda:

con quali espedienti e in che modo

posso recuperare

le sostanze perdute? Ridi?

 

'Ora non basta piú a una vecchia volpe come te

tornare a Itaca

e rivedere i Penati della sua terra?'

 

O tu, che in nulla a nessuno hai mentito,

vedi come nudo e crudo a casa io ritorni,

secondo le tue predizioni,

e là non c'è dispensa o gregge

che i proci abbiano risparmiato:

senza sostanze, lo sai, nobiltà e valore

contano poco o niente.

 

'Visto che senza mezzi termini

è la miseria che ti fa paura,

ascolta come puoi fare fortuna.

Se in via personale ti regalano un tordo

o qualcosa di simile,

al volo se ne vada

là dove risplende un bel patrimonio

che abbia un padrone vecchio:

i frutti saporiti e le primizie

che coltivi e ti produce il podere,

prima del tuo Lare dovrà gustarle

quel ricco, che è certo piú venerabile di questo.

Potrà anche essere spergiuro,

d'ignobili natali,

macchiato di sangue fraterno,

uno schiavo fuggito,

ma se te lo chiede, non rifiutarti

d'accompagnarlo e cedigli la destra.'

 

Io proteggere il fianco a un Dama,

quell'individuo abbietto?

Non ho certo agito cosí a Troia,

dove mi battevo sempre con i migliori.

 

'E restatene povero.'

 

Coraggio, ordinerò al mio cuore

di sopportarlo:

m'è toccato di peggio.

E tu continua, indovino, dimmi come potrei

accumulare ricchezza e quattrini.

 

'Te l'ho detto e te lo ripeto:

da' con astuzia e dovunque la caccia

ai testamenti dei vecchi, e se uno o due,

piú furbi, mangiata l'esca, sfuggono alla rete,

non perderti d'animo e per lo smacco

non rinunciare ai tuoi raggiri.

Se avviene che si discuta nel foro

una causa piú o meno importante,

tu parteggia per quello che è piú ricco e senza figli,

anche se si tratta di un furfante che senza motivo

trascina sfacciatamente in giudizio

un galantuomo, e non ti curare del cittadino

che, pur avendo nome onorato e mille ragioni,

in casa nutre un figlio o una moglie prolifica.

Quinto, mettiamo, oppure Publio

(le orecchie delicate si deliziano al prenome),

i tuoi meriti mi hanno reso amico tuo;

conosco le ambiguità del diritto

e sono in grado di difendere una causa;

chiunque venga, dovrà cavarmi gli occhi,

prima di defraudarti anche di un sol guscio di noce,

prendendosi gioco di te:

questo mi sta a cuore: che tu non perda nullai

e non sia oggetto di riso.

Suggeriscigli di tornare a casa

e di badare alla sua preziosa salute;

fatti anche dare la procura,

e resisti imperterrito,

sia che la canicola spacchi

con la sua vampa

le statue silenziose

o che d'inverno, gonfiando il suo ventre obeso,

Furio sputacchi di bianca neve le Alpi.

Non vedi, interverrà qualcuno

dando di gomito al vicino,

com'è instancabile, com'è sollecito

e pieno di zelo coi suoi amici?

Cosí piú numerosi abboccheranno i tonni

e s'ingrosserà il tuo vivaio.

Se poi qualcuno di patrimonio cospicuo

alleva un figlio legittimo malfermo in salute,

perché una corte troppo sfacciata agli scapoli

non smascheri il tuo gioco, tu, senza parere,

insinuati coi tuoi servigi

dove c'è speranza di successione,

cosí da farti nominare

secondo erede e, se un caso qualsiasi

dovesse portare il ragazzo a morte,

da occupare il posto vacante:

è un colpo questo che raramente fallisce.

Ricordati però:

chiunque ti dia il suo testamento da leggere,

rifiutati di farlo

e allontana da te le tavolette,

ma in modo da cogliere al volo di sottecchi

cosa cela la prima tavoletta

alla seconda riga;

e con un'occhiata veloce scorri

se sei unico erede o insieme ad altri.

A volte accade che un impiegatuccio

promosso funzionario

lasci il corvo a bocca aperta e sarà Nasíca allora,

il cacciatore,

a diventare lo zimbello di Corano.'

 

Vaneggi? o a bella posta vuoi ingannarmi

con queste oscure profezie?

 

'Quanto ti dirò, figlio di Laerte,

può essere che accada oppure no:

di predire il futuro

m'ha fatto dono il grande Apollo.'

 

Spiegami, se è lecito, almeno

cosa significa mai questa storia.

 

'Tempo verrà che il giovane,

disceso dalla stirpe dell'antico Enea

e terrore dei parti,

signoreggerà sul mare e la terra:

allora al gagliardo Corano

andrà sposa la figliola slanciata di Nasíca,

uno che non si decide mai a pagare i debiti.

E il genero farà cosí:

darà al suocero il testamento

invitandolo a leggere;

Nasíca, dopo infiniti dinieghi,

alla fine lo prenderà

e, leggendolo silenzioso, apprenderà

che niente vien lasciato a sé e ai suoi,

se non il pianto.

Ma anche questo ti consiglio:

se capita che un vecchio rimbambito

sia in balia di una donna scaltra o di un liberto,

tu fa lega con loro

e lodali per essere lodato in tua assenza:

anche questo porta vantaggi,

ma è di gran lunga meglio

espugnare direttamente la persona.

È un maniaco che scrive versi sciagurati?

tu fagli i complimenti. È un puttaniere?

attento a non fartelo chiedere:

come a chi la merita piú di te,

mandagli spontaneamente Penelope.'

 

E tu credi che si possa piegare,

lei cosí onesta e pudica, che nemmeno i proci

riuscirono a sviare dal retto cammino?

 

'Già, ma si trattava di giovani

poco propensi a fare regali di pregio

e non tanto amanti di Venere

quanto della buona cucina.

Per questo la tua Penelope si mantiene onesta;

ma metti che una volta faccia tanto di gustare,

e di spartirli con te, i regalucci di uno solo,

sia pure un vecchio, non se ne staccherà piú,

come il cane dal cuoio unto di grasso.

Io ero già vecchio quando accadde ciò che ti narro:

a Tebe una vecchia briccona

fu portata a sepoltura cosí,

come stabiliva il suo testamento:

l'erede a spalle nude

dové caricarsi la salma

tutta cosparsa d'olio,

per vedere, s'intende,

se potesse almeno da morta

sgusciargli via: io credo, perché in vita

le era stato troppo alle costole.

Dunque fatti avanti con discrezione:

non lasciare a mezzo l'impresa,

ma non strafare per eccesso.

Se sei troppo loquace,

urti chi è scontroso e bisbetico:

rispondi sí o no e basta;

fa' come Davo sulla scena:

stattene a capo chino,

simile in tutto a chi ha soggezione.

Fatti avanti cerimonioso

e se l'aria rinfresca,

raccomandagli d'essere prudente

e di coprirsi il capo che ti è caro;

tiralo fuori dalla calca,

facendo forza con le spalle;

e quando ha voglia di parlare,

drizza l'orecchio.

Se poi è un presuntuoso

che ama essere lodato,

tu incalzalo, finché alzando le mani al cielo

non dica basta:

riempilo di paroloni quel pallone gonfiato.

Quando alla fine t'avrà sollevato

dalla fatica d'una lunga servitú

e, certo d'essere sveglio, sentirai dire:

Sia erede Ulisse di un quarto,

allora da' subito in smanie:

Dunque ormai Dama, il compagno mio, non c'è piú?

dove ne troverò un altro cosí forte e fedele?

e se proprio non puoi versare lacrime,

c'è sempre il modo di celare il volto

che tradisce la gioia.

Erigigli un sepolcro

senza badare a spese,

se ciò è lasciato alla tua discrezione,

e fagli un funerale da signori,

cosí che meriti l'elogio dei vicini.

E se per caso uno dei tuoi coeredi,

già avanti negli anni, ha una brutta tosse,

digli che se vuole acquistare un fondo

o una casa della tua parte,

tu sei disposto a cederglieli

con una vendita fittizia.

Ma al suo volere qui mi richiama Proserpina:

addio e stammi bene.'


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