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Il romanzo russo
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Nel secondo ottocento una straordinaria produzione di narrativa realistica è quella russa. Ma le condizioni della Russia erano diversissime da quelle dei paesi europei, in cui si era affermato il realismo, Francia e Inghilterra. Non vi era un regime liberale o democratico, ne una rivoluzione industriale: la Russia era una monarchia assoluta, di un assolutismo dispotico, che esercitava un ferreo controllo anche sulla cultura, perseguitanto ferocemente gli intellettuali dissidenti. Era inoltre un paese enormemente arretrato, dall'economia essenzialmente agricola, privo di una moderna borghesia imprenditoriale, in cui il ceto medio era costituito pressochè esclusivamente da una burocrazia elefantiaca e parassitaria: vi perduravano ancora istituzioni feudali come la servitù delle gleba (abolita formalmente nel 1861, ma di fatto perdurante). Nonostante ciò, vi era presente una intellettualità di opposizione molto viva, che si ispirava alle correnti di pensiero più avenzate dell'occidente, al liberalismo, alla democrazia, persino al socialismo (a queste tendenze si opponevano però gli "slavofili", che mitizzavano la "Santa Russia", la tradizione religiosa del popolo condannando le correnti occidentalizzanti, come materialistiche e capaci di cancellare la fisionomia originale della nazione russa). Su questo sfondo si ha la grande fioritura romanzesca della seconda metà del secolo (che vede però in concomitanza un'attenuarsi del dispotismo con lo Zar Alessandro II). Precursore fu Nikolay Vasil'Evic Gogol, autore delle "Anime Morte" un quadro della società russa contemporanea, dominata dall'ossessione del denaro. Gli autori più rappresentativi sono: Ivan Alexandrovic Goncarov, autore di un testo famoso, addirittura proverbiale, "Oblomov", storia di "un'inetto" che sogna infinti progetti ma non ne realizza nessuno, trascorrendo le giornate in completa inerzia contemplativa; Ivan Sergeevic Turgheniev, scrittore che soggiornò a lungo a Parigi fu in relazione con i realisti francesi, Flaubert, Zola; fu autore delle "Memorie di un cacciatore", rappresentazione del mondo contadino russo, e di "Padri e figli", che tratta dello scontro tra due generazioni, la vecchia Russia immobilista e tradizionalistica e i giovani intellettuali che rifiutano estremisticamente l'assetto vigente da posizioni nichiliste. I più grandi sono Dostoievskiy e Tolstoy.
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