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Narrativa - Scrittori d'opposizione
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Mentre si consolida il potere della dittatura fascista dà vita ad una retorica che mira ad esaltare la presunta “sanità” del popolo italiano, ma anche alle prime sommesse voci di dissenso. Ad esempio nel 1929 Alberto Pincherle, detto Moravia, pubblica “Gli indifferenti” tracciando un quadro della piccola borghesia di provincia, inetta e dai costumi scandalosi, assai in contrasto con l´immagine che si voleva artatamente costruire della società italiana. Naturalmente il romanzo fu aspramente criticato dalla intellettualità di regime. Alcuni anni dopo, nel 1934, apertamente osteggiato, vide la luce un altro romanzo di opposizione, “Tre operai”, di Carlo Bernari, che osava affrontare i problemi del mondo operaio con consapevole atteggiamento polemico nei confronti della classe dirigente, come, sia pure a distanza di tempo, confidò lo stesso Autore: «Forse a torto (ma non so fino a che punto) ritenevo che la memoria, per quanto fedele ad una privata e dolente verità, avrebbe fornito un alibi estetico al fascismo con inoffensive evasioni a ritroso nell’infanzia, nella idillica giovinezza». Un altro colpo alla presunta “sanità” e “virilità” della nostra razza lo inferse Vitaliano Brancati col suo romanzo “Don Giovanni in Sicilia”, in cui si narrano ironicamente le disavventure erotiche di un gruppo di giovani che si raccontano straordinarie gesta amorose, ovviamente inventate, mentre di fatto vanno quasi sempre... in bianco: «Che differenza può trovarsi - nota Carlo Salinari - tra il gallismo puramente verbale dei giovani catanesi e la potenza puramente verbale degli “otto milioni di baionette” e dei “colli fatali”?»
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