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Petrarca Francesco: Opere - Le opere morali
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RERUM MEMORANDARUM LIBRI
I Rerum memorandarum libri sono una raccolta di aneddoti relativi a personaggi illustri del passato e del presente, suddivisi sulla base delle quattro virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Di questo vasto progetto iniziale, però, Petrarca realizzò solo una minima parte (quattro libri e un frammento), che non giunge a completare nemmeno l'esame della prima virtù. L'opera presenta una concezione di storia parcellizzata e ridotta a catalogo di exempla morali, il cui precedente diretto sono i Factorum et dictorum memorabilium libri di Valerio Massimo: di essi Petrarca ricalca sia il titolo sia la griglia classificatoria degli aneddoti, distinti fra romani e stranieri, con l'aggiunta di una categoria di moderni (nella quale trovano posto personaggi quali Roberto d'Angiò, papa Clemente VI, Dante Alighieri) ma con l'esclusione assoluta di episodi tratti dalla storia sacra. La medesima tripartizione dei Rerum memorandarum libri viene riprodotta nel Trionfo della Fama. L'elaborazione dei Rerum memorandarum libri ebbe inizio tra Valchiusa e Avignone nel 1343 e proseguì nel successivo soggiorno italiano; si interruppe bruscamente nel 1345, quando Petrarca dovette fuggire da Parma assediata lasciando ivi il manoscritto dell'opera: nuovi interessi letterari lo distolsero da essa in modo definitivo. I Rerum memorandarum libri ebbero dunque una diffusione esclusivamente postuma.
DE VITA SOLITARIA
Il De vita solitaria è un trattato in due libri in lode della solitudine. Il libro I mette a confronto la giornata tipo dell'uomo occupato e di quello solitario, precisando che l'esistenza del secondo non trascorre nell'inoperosità ma si divide tra le buone letture, le attività devozionali e la conversazione con gli amici. Il libro II è una raccolta di esempi di personaggi illustri che nella vita o negli scritti o almeno nelle aspirazioni mostrarono di compiacersi della solitudine. Sebbene la genesi lontana del De vita solitaria vada individuata nel desiderio di fornire un'apologia della propria scelta di vivere a Valchiusa, per testimonianza dello stesso Petrarca sappiamo che esso fu steso in una prima versione nel 1346 e dedicato a Philippe de Cabassoles. La sua storia redazionale si protrasse però per oltre due decenni e coinvolse varie persone: fra gli altri Giovanni Boccaccio, che nel 1361, trovandosi a Ravenna, venne incaricato di fornire notizie su san Pier Damiani, e Moggio Moggi, che nel 1362 trascrisse in bella copia un esemplare dell'opera. Nel frattempo si era diffusa notizia della sua esistenza, quale per esempio mostrò di avere l'imperatore Carlo IV nel suo incontro del 1354 con Petrarca; ma solo nel 1366 Philippe de Cabassoles ricevette la copia di dedica. Ancora successiva, tuttavia, è l'inserzione di un capitolo dedicato a san Romualdo. Il De vita solitaria rappresenta una svolta netta rispetto alle opere messe in cantiere da Petrarca fino alla metà degli anni Quaranta: alla produzione di rigorosa impronta classicista (Africa, De viris illustribus, in parte Rerum memorandarum libri) subentra un trattato morale che esibisce una vasta cultura biblica e patristica e che costituisce un vero e proprio manifesto della concezione petrarchesca della vita. Esso generalizza l'esperienza valchiusana dell'autore e propone una figura ideale del saggio, lontano dalle beghe cittadine e intento a coltivare la propria crescita interiore.
DE OTIO RELIGIOSO
Il De otio religioso è un trattato in due libri in lode della vita monastica. E' concepito sul modello di un'omelia, con la citazione iniziale di un versetto biblico ("Sostate e guardate" (1) , Salmi 45, 11) le cui implicazioni vengono poi lungamente sviluppate. L'argomento e la struttura sono affini a quelli del De vita solitaria, e anche la genesi delle due opere è contigua: il De otio religioso venne iniziato nel 1347, dopo la visita di Petrarca al fratello Gherardo, ed è dedicato ai monaci della certosa di Montrieux. Anch'esso attraversò tuttavia vicende testuali complesse e ancora non del tutto chiarite (le interpolazioni databili arrivano fino al 1357), e sembra che l'autore non ne abbia mai curato la pubblicazione. Meno riuscito del trattato gemello, probabilmente per la non piena riconducibilità della vita monastica all'ideale del saggio propugnato da Petrarca, esso si caratterizza per il tentativo di accostare la filosofia pagana a quella cristiana e di mostrare la prima come prefigurazione della seconda.
PSALMI PENITENTIALES
I Psalmi penitentiales sono sette preghiere in prosa ritmata, che esprimono contrizione per i peccati commessi. La loro stesura si colloca probabilmente nel 1347/48, e in una lettera di circa venti anni dopo Petrarca dichiara di averli composti tutti nel giro di un solo giorno (Seniles X 1). Essa accompagnava l'invio dell'opera a Sagremor de Pommiers, corriere francese al servizio dei Visconti, che, da poco entrato nell'ordine cistercense, ne aveva fatto richiesta all'autore. L'episodio rivela le finalità apertamente devozionali assegnate ai Psalmi penitentiales, con i quali Petrarca si proponeva di imitare il modello dei Salmi biblici.
SECRETUM
Il Secretum (il titolo completo è De secreto conflictu curarum mearum) è un dialogo in un proemio e tre libri. Nel proemio la Verità appare in visione a Francesco e si offre di guarirne i mali spirituali, chiamando in soccorso sant'Agostino. Nel libro I Agostino esorta l'allievo a meditare in continuazione sulla morte incombente. Nel libro II lo esamina intorno ai peccati capitali, con speciale attenzione alla malattia della volontà chiamata accidia. Nel libro III (il più esteso) gli mostra che l'amore per Laura e l'aspirazione alla gloria, che egli considera i pregi più grandi della sua anima, sono invece le due catene che la legano a terra impedendole di sollevarsi al cielo: per guarire dalla prima deve lasciare Avignone e non tornarvi mai più; per guarire dalla seconda deve interrompere la stesura di Africa e De viris illustribus e dedicarsi a una letteratura moralmente impegnata e non sulla celebrazione di fatti passati. Francesco sembra accettare entrambi i consigli, ma di fatto domanda una proroga alla loro esecuzione. Modello formale del Secretum è il dialogo filosofico di ascendenza platonica, che Petrarca vedeva praticato soprattutto da Cicerone; modello ideologico sono le Confessiones agostiniane, che gli fornivano l'esempio di una spietata analisi interiore da parte di un convertito che aveva attraversato una lunga fase di traviamento. Il Secretum è dunque il documento più significativo dell'agostinismo petrarchesco e sotto tale aspetto si pone sulla scia della lettera del Mont Ventoux (Familiares IV 1); tuttavia l'Agostino messo in scena da Petrarca non è esattamente sovrapponibile a quello storico, rispetto al quale mostra evidenti venature stoicizzanti (quali l'identificazione del sommo bene nella pratica della virtù, che è premio a sè stessa, e l'idea dell'imperturbabilità del saggio di fronte alle vicende tristi e liete della vita). L'azione del dialogo è collocabile, in base a dati interni, fra 1342 e 1343, e per molto tempo si è creduto che anche la sua composizione risalisse a questi anni: esso sarebbe il diario in presa diretta di una crisi affrontata da Petrarca alle soglie del quarantesimo anno, dietro sollecitazione di due eventi di segno opposto quali la monacazione del fratello Gherardo e la nascita della figlia naturale Francesca. Una piω attenta considerazione del suo contenuto e delle testimonianze extratestuali ha invece permesso di abbassare la datazione di alcuni anni (1) : probabilmente il Secretum attraversò tre stesure (1347, 1349, 1353) e forse una revisione nel 1358, dopo la quale l'autore cessò di occuparsene. In varie epoche durante la vita di Petrarca mostrarono di averne qualche vaga notizia Giovanni Boccaccio, Francesco Nelli e Barbato da Sulmona; tuttavia esso fu pubblicato postumo.
(1) Francisco Rico, Vida u obra de Petrarca, I Lectura del "Secretum", Padova, Antenore, 1974.
DE REMEDIIS UTRIUSQUE FORTUNE
Il De remediis utriusque fortune è un trattato morale in due libri, ciascuno introdotto da una prefazione e comprendente oltre cento capitoli. Ogni capitolo consiste in un dialogo fra la Ragione da una parte, la Gioia e la Speranza (nel libro I) o il Dolore e il Timore (nel libro II) dall'altra e tratta un aspetto specifico della vita quotidiana. L'andamento di ogni dialogo è fisso: la Ragione interviene a equilibrare con i suoi argomenti gli eccessi ottimistici o pessimistici ai quali l'anima è spinta dalle quattro passioni (codificate dal pensiero stoico), che ripetono ostinatamente un unico concetto dall'inizio alla fine. Il De remediis sviluppa le premesse filosofiche del Secretum, accentuandone gli aspetti stoicizzanti. Il suo precedente dichiarato è un trattatello erroneamente attribuito a Seneca, il De remediis fortuitorum, dal quale dipendono il titolo e lo schema ragionativo. La composizione del De remediis ebbe inizio probabilmente nel 1354 o poco prima, e Petrarca vi dovette lavorare intensamente per alcuni anni. Da una lettera a Guido Sette del 1360 (Familiares XXIII 12) esso risulta concluso, e poco dopo Jan ze Středa ne richiese una copia; tuttavia Petrarca vi inserì ancora alcune aggiunte, e solo nel 1366, dopo un annuncio in anteprima a Donato Albanzani (Seniles V 4), l'opera ricevette l'ultima mano. Di poco posteriore è la menzione che ne fece Giovanni Boccaccio nelle Genealogie deorum gentilium quale novità assoluta.
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