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Cartesio e la sua rivoluzione simbolica
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Solo tra il XV e il XVI secolo inizieranno quel complesso di studi che
porterà all'analisi. Infatti a cavallo tra questi due secoli vive Renato Cartesio
che indubbiamente è molto più grande di quanto si dica, poiché, al di là della
sua rilevantissima statura nel campo della conoscenza, basta citare il suo
"Cogito ergo sum". Questa semplice frase era, per l'epoca, una vera e
propria rivoluzione: immaginiamo cosa volesse dire che io sono in quanto
pensante e non io sono e penso in quanto Dio. Dobbiamo quindi riflettere sul
fatto che i contemporanei di Cartesio non capirono la portata del suo
pensiero: Cartesio legittima la radice del suo essere per il fatto stesso che si
percepisce un essere pensante! Galilei fu condannato subito per molto meno,
e precisamente perché disse che esistono nell'universo situazioni che
possono contraddire una affermazione empirica; quando Galilei dice che è la
terra a ruotare intorno al sole non lede né mette in discussione le Sacre
Scritture, poiché oggi come 2500 anni fa tutti diremmo: «che bel sole è
sorto oggi», e non «oggi siamo sotto un angolo ottimale di visuale del
sole». Allo stesso modo Giosuè, anche se fosse stato illuminato dalla
Grazia Divina, svegliandosi, avrebbe detto: «fermati oh sole!» e non:
«smetti oh terra di ruotare intorno al sole!» Quindi l'attacco della Chiesa
a Galilei era essenzialmente filosofico, in quanto egli demandava tutta la
giustificazione della conoscenza del mondo alla verifica sperimentale, mentre
allora non ci si poteva permettere che la conoscenza avesse altri "sponsor"
all'infuori di Dio.
Ecco che Cartesio scampò al rogo per miracolo, tant'è vero che egli
scappo più volte fino ad arrivare in Svezia, dove morì di freddo (di
polmonite) invece che di caldo (al rogo)! Ma di fatto Cartesio non fu
consegnato alla storia come un eretico, bensì come il primo nuovo e
sconvolgente ingegno sia dal punto di vista filosofico che matematico.
L'innovazione che Cartesio apporta alla matematica è di due specie,
entrambe particolarmente sovversiva: la prima è il rifiuto di considerare ogni
conoscenza matematica come geometrica, o meglio, come fondante su un
qualcosa che fosse assegnato: dubitare di tutto! Questo è l'unico suo vero
principio. Ogni cosa deve essere riportata a qualcos'altro che essendo chiaro
ed evidente non si può mettere in discussione oppure a qualcosa su cui ci si
mette d'accordo nel non discuterla poiché verrà discussa in un altro momento (assioma).
Prima di Cartesio, il problema di una impostazione assiomatica della
matematica sembrava essere stato risolto una volta per tutte da Euclide.
Cartesio invece dice che ogni impostazione di studio matematico deve
provenire da una convinzione dello studioso che sia rispondente in qualche
misura a una conoscenza più vasta del mondo naturale. E in tutto questo
discorso fondamentale è il principio di continuità.
Come fa un uomo come Cartesio ad assumere l'esistenza di quel
punto D senza avere un postulato di continuità? Cartesio (ed è questo il
secondo aspetto fondamentale della sua opera) stabilisce che tanto più una
serie di proposizioni matematiche è giustificata dalla sua struttura
consequenziale quanto meglio si riesce a tradurla in una stenografia per la
quale esistano regole fisse di passaggio da una formula all'altra che mi
permettono automaticamente di partire da un assunto e di giungere a un
risultato. Non è solo un fatto di linguaggio o di scrittura, Cartesio è il primo a
formulare (anche se non in questa forma) quel principio secondo il quale
viene soddisfatta la richiesta di una garanzia del nostro ragionare.
Questa sua nuova maniera di scrivere la matematica è importante sia
per la sua brevità e per la sua chiarezza, sia per il fatto che ci consente di
aver garantito, meglio di qualsiasi altro linguaggio, quel principio secondo il
quale una deduzione è corretta se applicando determinate regole alla
proposizione P si riesce a giungere dopo un certo numero di passaggi alla
proposizione Q con un metodo di deduzione assolutamente automatico. Ciò
comporta che gli esperti possono lavorare meglio con un linguaggio sintetico
ma chiaro.
Conseguenza immediata fu una fioritura spaventosa, dopo Cartesio,
di studi sulle curve algebriche. Ed ecco che un bel numero di studiosi
(considerati minori a mal proposito) cominciarono a studiare tecniche,
metodi, formule, espedienti e artifizi per trovare per via algebrica le tangenti
a una curva in un suo punto, e quindi risolvere il problema fondamentale
dell'analisi.
Ma ancora in tutto questo studio c'era qualcosa di difettoso. Tale
metodo era prettamente algebrico: malgrado si parli già di tangenti a una curva qualsiasi (che ci paventa già l'idea di funzione) lo si fa con tecniche algebriche. Ma già si conoscevano alcune curve trascendenti che da sole bastavano a far capire che non c'era possibilità alcuna di rappresentarle per via algebrica. Allora ci si rese conto che era impossibile trovare una tangentea una curva con un metodo algebrico: è questo il momento in cui si puòriconoscere una prima scaturigine di calcolo differenziale.
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