Intendiamo il sarto più celebre, forse, di tutta la nostra letteratura, del
quale per altro, non è detto il nome: quello che troviamo nei capp. XXIV e XXIX
dei Promezi sposi.
E un uomo del popolo, modesto artigiano, che
ospita Lucia in seno alla propria famiglia dopo che la poveretta, in seguito
alla conversione dell'Innominato , è uscita dai pericoli della sua triste
avventura.
E si direbbe che, proprio nel momento di
maggior tensione del romanzo - quando i principi etici dello scrittore e i suoi
più scoperti interessi narrativi si intrecciano e si annodano intorno alle
figure dell' Innominato e di Federigo Borromeo -, si direbbe che il personaggio
del sarto capiti con un senso di opportunità artistica tanto esatta e felice da
non aver riscontro in nessun altro luogo del capolavoro
manzoniano.
Egli, infatti, è la nota allegra, legata a una
realtà quotidiana di modestissime risonanze: i due o tre gesti che lo ritraggono
nelle poche pagine dove compare, danno la misura di tutta quanta la sua
esistenza: e abbiamo una creatura semplice, che da certe sue elementari
esperienze - ha letto il Leggendario dei Santi, il Galerio meschino, i Reali di
Francia ricava fama di uomo equo; di talento e di scienza.
Fama tanto più gradita quanto più ricusata da
false modestie. Su questa natura innocente e ambiziosa, capita una buffa
disgrazia con l'arrivo del cardinal Federigo; il quale, andato in casa del buon
uomo per ringraziarlo dell'assistenza a Lucia, gli offrirebbe un'occasione
memorabile di orgoglio.
Ci vorrebbe un arguto discorsetto che, rivolto
a un cosi gran personaggio, potesse esser riferito in seguito mille e mille
volte a riprova di un'intelligenza viva, per nulla intimorita. Ma l'emozione è
troppa, e dalle labbra del povero sarto non esce che un meschinissimo "Si
figuri". È, se ben guardiamo, la tragedia di quel caro uomo: ma una tragedia di
dimensioni tanto innocue e domestiche, che l'episodio è tutto umoristico,
secondo quell'umorismo da signore benevolo e pure aristocratico che è una delle
più poetiche virtù del Manzoni.