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Lodovico, l’antieroe romantico
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La storia di Lodovico (il futuro padre Cristoforo) getta luce sullo stato di una
classe sociale che a quel tempo era ancora emarginata cioè la borghesia. E' una
classe che lavora, produce, si arricchisce ed aspira a farsi valere.
Inevitabilmente, è in contrasto con la nobiltà che detiene tuttora il potere; ma
più che a contrapporvisi, tende ad imitarla e ad esserne assimilato. Il padre di
Lodovico è un mercante che, ad un certo punto, trovandosi assai fornito di beni,
si ritira dai traffici, non è più mercante; ma, pur vivendo magnificamente, non
è signore, non è nobile. L'indeterminatezza di tale stato sociale si riverbera
sul figlio. Avendo ricevuto un'educazione signorile, il giovane desidera e cerca
la compagnia dei nobili, dai quali vorrebbe essere trattato familiarmente, alla
pari. Disdegnato da quelli, se ne allontana indispettito, ma poi ne sta lontano
con rammarico. Lodovico ama istintivamente la giustizia; ma non sa precisamente
che cosa essa sia: Dotato di un' indole onesta e, insieme, violenta, egli crede
che si possa fare giustizia adoperando raggiri e violenze, che cioè si possa
ottenere il bene, operando il male. Lodovico non è comunque soddisfatto della
vita che conduce e più di una volta ha pensato di ritirarsi in un convento e
farsi frate. Il fatto che lo pone brutalmente di fronte a se stesso e alla
necessità di scegliere, di decidere, è lo scontro sanguinoso che egli ha con un
signor tale, arrogante e soverchiatore di professione. Alieno dal sangue
(durante il combattimento egli mira piuttosto a scansare i colpi e a disarmare
il nemico, che ad ucciderlo),Lodovico si trova ad essere, in un istante,
responsabile della morte del fedele Cristoforo e omicida. L'impressione che
riceve dal vedere l'uomo morto per lui e l'uomo morto da lui, è nuova,
indicibile, e gli rivela sentimenti ancora sconosciuti.Egli comprende quanto sia
pazza l'idea di far giustizia con la violenza, di farsi giustizia con le proprie
mani. il congenito ma confuso desiderio di giustizia finalmente si chiarisce, e
trova la via di esprimersi e di realizzarsi. L'idea di farsi frate, da fantasia
che è stata per lungo tempo, diventa pensiero vivo e serio, si concretizza,
infine, in libero atto della volontà. La conversione di Lodovico trova il suo
punto critico, il suo passaggio difficile e decisivo nell'accettazione del
cristiano concetto di perdono. Non è cosa facile, giacchè si tratta di
sostituire all'odio, al rancore, al superbo e geloso amore di noi stessi,
l'amore di Dio e del prossimo. Perdonare significa amare; così come significa
amare l'umiliarsi nella richiesta del perdono. La sincerità del pentimento di
Lodovico è di tale forza da sciogliere anche l'orgoglio del fratello
dell'ucciso: da un superbo compiacimento iniziale, il gentiluomo passa ad un
rispettoso turbamento; viene coinvolto, infine, dalla commozione generale. Il
segno, il simbolo di quel perdono, chiesto per amore, concesso con amore è un
semplice pane portato su un piatto d'argento. Come il pane, il perdono è cosa
nutriente e buona; come il piatto d'argento, il perdono è cosa preziosa.
Lodovico diventa fra Cristoforo, nella sua vita di monaco pio e devoto, mantenne
sia pure esercitandola in modo diverso, la sua precedente "abitudine" a
difendere i più deboli contro i più forti, gli oppressi contro gli oppressori.
Solo le armi sono cambiate: dalle armi cavalleresche è passato alle armi
religiose, alle parole di Dio. Quella sete di giustizia, quel desiderio di
umiliare prepotenti e violenti, quelle che sono le caratteristiche di Lodovico,
saranno le doti di fra Cristoforo, quando saranno purificate dalla fede, dalle
parole del Vangelo e dall'umiltà del Cappuccino, indirizzate soltanto al trionfo
della giustizia cristiana. Nessuno dei personaggi manzoniani è segnato dal
conflitto interiore quanto padre Cristoforo: in lui l'uomo vecchio e l'uomo
nuovo continuano a combattersi anche dopo il suo ingresso nell'ordine monastico.
Due nomi, Lodovico e Cristoforo, due atteggiamenti, violenza e mitezza, due
valori fondamentali, orgoglio e umiltà: questi gli aspetti opposti che
caratterizzano la figura del frate. Come si è detto, la conversione non annulla
queste opposizioni, ma stabilisce un nuovo equilibrio tra le due componenti.Fino
al tragico episodio dello scontro con il nobile, Lodovico accettala logica della
società cavalleresca e nel suo personale conflitto è l'orgoglio ad avere la
meglio. Una volta presi i voti invece, è la logica cristiana della carità a
dettare le sue regole: l'orgoglio, mai completamente annientato, è tenuto a
freno dall'umiltà. in breve, possiamo dire che la conversione non muta le
caratteristiche delle parti in lotta, ma cambia l'esito di questo conflitto
interno: i valori mondani della forza e dell'orgoglio, in un primo tempo
vincenti, vengono poi sconfitti dall'umiltà e dalla mitezza.
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