DNA-TOPOISOMERASI
Il DNA è
la sigla dell'acido desossiribonucleico (Desoxyribose Nucleic
Acid), composto chimico macromolecolare appartenente al gruppo
degli acidi nucleici. È contenuto nel nucleo delle cellule
dove svolge la funzione di portatore dell'informazione genetica.
La
biologia moderna ha avuto origine con la scoperta della struttura a
doppia elica del DNA e questa struttura suggerisce molti aspetti
delle sue importanti funzioni. Il DNA è formato da due catene
polinucleotidiche (i nucleotidi sono i singoli componenti della
catena) che si avvitano una sull'altra con una struttura a elica. Lo
scheletro esterno è costituito da una catena ripetuta
zucchero-fosfato e la parte codificante, costituita dalle basi
adenina (A), citosina (C), guanina (G) e timina (T) si trova
all'interno. Le basi si appaiano tra loro con una regola precisa,
adenina con timina e guanina con citosina. La forma delle basi è
molto piatta e sono disposte in maniera parallela tra loro, come i
gradini di una scala a chiocciola. Le due eliche sono tenute insieme
attraverso interazioni deboli che si chiamano "legami idrogeno",
costituiti tra le estremità di ciascuna base. A e T formano
due legami idrogeno, G e C tre legami, che rendono questo appaiamento
più stabile. In un DNA con un grosso contenuto di G e C le due
eliche si separeranno più difficilmente che in un DNA con
molte A e T. Il diametro di una molecola è ca. 2,5 nm e la
distanza tra due basi è di ca. 0,34 nm e l'elica forma un giro
completo ogni 3.4 nm, quindi ci sono ca. 10 basi per ogni giro di
elica. Esistono varie strutture del DNA che si definiscono come A, B
e Z. La A è la meno frequente e rappresenta il DNA quando non
è in soluzione, è più compatta e contiene 11
basi per giro. La B è la più frequente ed è
quella a cui ci si riferisce in generale, rappresenta il DNA in una
soluzione acquosa e forma al suo esterno due solchi di diverse
dimensioni chiamati solco maggiore e solco minore. Queste regioni
sono le zone dove avviene il riconoscimento da parte di varie
proteine ed enzimi delle sequenze specifiche del DNA e rappresentano
le zone dove il DNA viene "letto". Oltre alla forma B
dall'elica destrorsa, ne esiste una terza denominata Z con un'elica
sinistrorsa. Questa struttura si può formare in brevi tratti
costituiti da una alternanza delle basi G e C ripetute varie volte.
Si pensa che possa avere delle funzioni strutturali e di informazione
in alcuni processi cellulari e inoltre una sua eccessiva presenza può
causare malattie autoimmuni. Nonostante la moltitudine dei legami
formati dall'appaiamento delle basi renda il DNA una molecola
piuttosto stabile, tuttavia essa è libera di muoversi e
flettersi lungo il suo asse maggiore e questa flessibilità le
permette di piegarsi e modellarsi attorno a strutture proteiche.
Inoltre in alcune sequenze, a causa del particolare ingombro nello
spazio delle basi e dell'influenza che ciascuna di esse ha sulla base
adiacente, il DNA presenta una conformazione naturalmente piegata.
Questo tipo di struttura è particolarmente importante nella
formazione della fibra di cromatina, costituita da DNA e istoni, e in
quella di complessi proteici che regolano la trascrizione dell'RNA.
Le due catene del DNA si possono separare e in questa maniera la
molecola si denatura. La separazione avviene in molti processi
biologici, in particolare durante la replicazione e la trascrizione.
La denaturazione del DNA può essere indotta chimicamente o con
il calore e questa metodologia è molto utile per analizzare
varie funzioni di questa molecola. Generalmente il DNA di tutti i
Batteri e quello di molti virus ha una struttura circolare e anche
nel caso di organismi superiori, compreso l'uomo, il DNA cromosomico
è costituito da varie anse di DNA circolare ancorate a
strutture proteiche. Il suo comportamento nello spazio quindi è
molto simile a quello del DNA circolare e gli permette di assumere
diverse conformazioni nello spazio che vengono definite come
"topoisomeri" (dal greco topos = spazio). Nella
cellula esistono degli enzimi che regolano queste strutture e si
chiamano DNA-topoisomerasi. I parametri topologici del DNA vengono
definiti in base alle regole matematiche della topologia e sono: L,
il "numero di legame", che rappresenta il numero di volte
che un'elica passa intorno all'altra, in un DNA di lunghezza
definita; poiché ogni giro di elica è costituito da
dieci basi, il numero di legame di una molecola lunga 1000 basi, sarà
100. W, "writhe" che rappresenta il numero di volte
che il DNA è annodato su se stesso nello spazio, e T,
"twist", che rappresenta il passo dell'elica. Queste
grandezze sono collegate tra loro dall'equazione L= T+W.
Se il DNA viene srotolato e quindi il suo T diminuisce, di
conseguenza aumenterà il W, vale a dire la molecola
assumerà una conformazione super avvolta. Il DNA, in natura,
ha nella maggior parte dei casi una struttura superavvolta.
DNA-TOPOISOMERASI
Il DNA non
è una struttura statica, ma è libera di muoversi nello
spazio fluido della cellula, assumendo varie conformazioni
topologiche, come annodarsi e avvolgersi su se stesso. Inoltre tutti
i processi cellulari che comportano uno scorrimento di complessi
proteici sul DNA alterano la sua struttura nello spazio, torcendolo,
srotolandolo e creando delle regioni di superavvolgimento del tutto
simili a quelle che può assumere una corda o un elastico.
Questa struttura del DNA nello spazio viene controllata e regolata da
una serie di enzimi che si chiamano DNA- topoisomerasi. Esistono due
classi di questi enzimi, definite in base al loro meccanismo
d'azione. Gli enzimi di classe I sono costituiti generalmente da un
monomero e sono capaci di introdurre una rottura su un singolo
filamento della doppia elica del DNA, rilassando il DNA di un giro
alla volta. La reazione non richiede un apporto di energia sotto
forma di ATP. Gli enzimi di classe II sono costituiti da due o più
subunità e sono capaci di introdurre tagli su entrambi i
filamenti della doppia elica del DNA per srotolarlo. In questo caso
la reazione procede solo in presenza di ATP. Ogni reazione di
topoisomerizzazione, sia essa dovuta a enzimi di classe I o classe
II, può essere divisa in tre momenti. Il primo consiste nella
rottura del filamento, o dei filamenti, e nella formazione di un
legame covalente tra l'enzima e il DNA. Il secondo consiste nel
passaggio del filamento, o dei filamenti, intatti attraverso il sito
di rottura. Nel terzo e ultimo momento avviene la saldatura covalente
dei filamenti precedentemente tagliati. L'energia necessaria a
ricostituire la catena polinucleotidica intatta è conservata
nel legame tra l'enzima e il filamento interrotto e negli enzimi di
tipo II, che richiedono ATP come fattore energetico, questa molecola
viene usata come induttore di grossi cambi conformazionali. Negli
ultimi anni la ricerca sulle topoisomerasi ha avuto un enorme
sviluppo grazie a studi di cristallografia che hanno contribuito in
maniera essenziale alla verifica dei modelli proposti per il loro
meccanismo di azione. Tuttavia è stata individuata la
struttura cristallografica solo di alcuni frammenti proteici di
questi enzimi e probabilmente questo è dovuto alla loro
complessità e flessibilità che rende difficile la
cristallizzazione dell'enzima intero. Nel caso della topoisomerasi II
di lievito, il frammento cristallizzato rappresenta la parte che
contiene il sito attivo che assume una forma a tenaglia. Questo
enzima infatti funziona come una vera e propria tenaglia che
intrappola il DNA al suo interno aprendosi nella parte superiore, poi
permette il passaggio di un'altra regione di DNA a doppio filamento
nell'apertura prodotta. Alla fine della reazione la parte inferiore
dell'enzima si apre come un cancello e il filamento trasportato
attraverso la tenaglia può uscire. Questa serie complessa di
reazioni viene provocata da cambi conformazionali dovuti alla
molecola di ATP che si lega nella parte N terminale dell'enzima. Le
DNA-topoisomerasi hanno assunto un'importanza primaria nella ricerca
oncologica perché molti farmaci antitumorali hanno come target
specifico questi enzimi, e quindi lo sviluppo di farmaci più
efficienti, che superino la farmaco-resistenza, è uno degli
obiettivi primari della ricerca di nuovi farmaci antitumorali.
RNA
L’RNA è
la sigla dell'acido ribonucleico (Ribonucleic Acid), come il DNA,
anche l’RNA è una molecola polinucleotidica, in quanto è
formata dall’unione di numerosissime unità semplici, i
nucleotidi. Ogni nucleotide è a sua volta formato da una base
azotata, da un pentoso e da un radicale fosforico. Mentre nel DNA il
pentoso è il desossiribosio, nell’RNA è il ribosio.
Le basi azotate sono uguali a quelle del DNA, fatta eccezione per la
timina, che nell’RNA è sostituita dall’uracile. Mentre il
DNA è una molecola di grandi dimensioni e notevolmente
stabile, gli RNA sono più piccoli, hanno vita limitata e
inoltre sono caratterizzati da una struttura primaria a singolo
filamento: il fatto che basi azotate fra loro complementari (A e U; C
e G) possano ritrovarsi periodicamente in sequenza lungo lo scheletro
della molecola e appaiarsi ne rende possibile il ripiegamento e la
conseguente formazione di zone a struttura secondaria elicoidale;
piccole molecole di RNA sono quindi in grado di acquisire una
struttura tridimensionale regolare, spesso responsabile della loro
funzione specifica, mentre RNA più grandi presentano zone a
struttura tridimensionale definita congiunte fra loro da parti non
strutturate. La forma funzionale di un RNA spesso non è della
stessa lunghezza del trascritto primario inattivo o incompleto: il
passaggio dalla forma primaria inattiva a quella finale funzionale
avviene ad opera di enzimi specifici che rimuovono alcune zone della
molecola o apportano modifiche chimiche. I principali tipi di RNA
sono l’RNA messaggero (mRNA), sul quale il DNA trascrive i codoni
di una proteina, l’RNA di trasporto (tRNA), che viene utilizzato
per il trasporto degli amminoacidi da assemblare in proteine e l’RNA
ribosomale (rRNA) che forma con proteine specifiche i ribosomi,
organelli sui quali avviene la sintesi proteica. Questi tre tipi di
RNA sono elementi chiave per la decodificazione del messaggio
genetico e la formazione delle proteine. L’mRNA rappresenta
la classe di RNA più eterogenea; infatti è costituita
da filamenti contenenti tanti codoni quanti sono gli amminoacidi
delle proteine da loro codificate. RNA messaggeri codificanti per
piccole proteine sono costituiti da alcune centinaia di nucleotidi,
quelli codificanti per proteine grandi ne comprendono varie migliaia.
Ogni mRNA è caratterizzato dal codone d’inizio AUG,
specifico per l’amminoacido metionina: tutte le catene proteiche
sia delle cellule procariote che di quelle eucariote cominciano con
questo amminoacido. I tre codoni UAA, UGA e UAG rappresentano invece
il segnale di terminazione della sintesi della catena polipeptidica.
La precisione nell’andamento lineare dei ribonucleotidi in gruppi
di tre, non solo determina il corretto allineamento degli amminoacidi
in una proteina, ma anche un esatto punto di inizio e di conclusione
della sua sintesi. Nei procarioti un singolo mRNA può
contenere l’informazione per più di una proteina. Negli
eucarioti la trascrizione genera dei precursori nucleari degli mRNA
(trascritti primari) caratterizzati dalla presenza di modificazioni
chimiche all’estremità 5' (si definisce estremità 5'
l’inizio della molecola, mentre l’estremità finale è
denominata estremità 3') e dalla presenza di zone non
codificanti (introni). Tali precursori vengono in seguito convertiti
negli mRNA maturi attraverso un processo (splicing) che prevede la
rimozione degli introni e il ricongiungimento delle parti codificanti
(esoni); lo splicing avviene grazie a un apparato enzimatico
complesso in grado di riconoscere sequenze specifiche presenti nelle
zone di giunzione esone-introne, di rimuovere gli introni e di
ricongiungere correttamente tra loro i vari esoni. I complessi
RNA-proteine che si formano durante questo processo sono detti
spliceosomi. È stato stimato che circa un centinaio di
proteine siano coinvolte nello splicing, rendendo tale
processo comparabile per complessità e importanza a quello che
avviene all’inizio della trascrizione o nella sintesi proteica. A
volte la rimozione degli introni e il ricongiungimento degli esoni
può avvenire secondo piani alternativi, consentendo così
la formazione di varianti proteiche a partire da uno stesso gene;
questo meccanismo, detto splicing alternativo, è
responsabile, p. es., della grande variabilità all’interno
delle varie classi di anticorpi. La maturazione all’estremità
3' del trascritto primario implica un taglio attuato da una
endonucleasi e la successiva aggiunta di una serie di adenine
(poliadenilazione) dovuta all’enzima poly-A polimerasi. L’mRNA
maturo diventa così funzionale e, rimanendo associato a
proteine, può venire trasportato attraverso i pori nucleari
dal nucleo al citoplasma. Qui si dissocia dalle proteine nucleari e
si lega a proteine citoplasmatiche: alcune sono in grado di
riconoscere la zona di poliadenilazione, mentre altre sono
responsabili della successiva localizzazione degli mRNA nei vari
distretti citoplasmatici. La quantità di mRNA all’interno di
una cellula è una funzione sia della sua velocità di
sintesi sia della velocità con cui viene degradato; nei
procarioti generalmente queste molecole hanno vita breve e vengono
degradate in pochi minuti; negli eucarioti, invece, gli mRNA sono più
stabili: vivono da qualche decina di ore a vari giorni. Tuttavia
alcune proteine, quali p. es., le linfochine, possono essere
necessarie solo in un determinato momento e per poco tempo, e di
conseguenza anche i loro mRNA hanno vita molto breve. n Il
tRNA trasferisce ai ribosomi i vari amminoacidi che, uniti tra
loro con legame peptidico, formano le proteine. Molti trascritti
primari che originano dai geni per i tRNA sono discretamente più
lunghi rispetto alle piccole molecole mature che si riversano nel
citoplasma e che contengono molte basi modificate, anche queste
ultime assenti nella molecola iniziale. Sono stati clonati e
sequenziati molti geni codificanti per i tRNA, e il confronto fra
tali sequenze e quelle dei tRNA ha messo in evidenza, anche in questo
caso, la presenza di introni. Tali introni, la cui lunghezza varia
tra i 14 e i 60 ribonucleotidi, sono più corti rispetto a
quelli presenti nei precursori degli mRNA, e non contengono sequenze
specifiche per la determinazione dei siti di splicing, sebbene
tali zone occupino sempre la stessa posizione relativa all’interno
della molecola precursore. Tali introni vengono rimossi e gli esoni
riassemblati attraverso un processo enzimatico diverso da quello
responsabile della maturazione degli mRNA e che prevede l’intervento
di un enzima ad attività endonucleasica e di una RNA-ligasi
ATP-dipendente. I precursori dei tRNA contengono inoltre
all’estremità 5' una sequenza di lunghezza variabile,
assente nel tRNA maturo. Tali nucleotidi vengono rimossi dall’enzima
RNasi P. Recentemente è stata messa in evidenza una
particolare classe di introni, presenti nei precursori di tRNA di
cloroplasti e mitocondri di piante e funghi, che sono in grado di
autoescludersi dalla molecola senza la partecipazione di altri enzimi
(introni self-splicing): questi RNA possono svolgere funzione
di catalizzatori nelle reazioni chimiche che prevedono la rottura di
legami covalenti. È stato dimostrato che, mentre i precursori
risiedono solo nel nucleo, i tRNA maturi sono presenti solo nel
citoplasma: come tutte le macromolecole trasportate dal nucleo al
citoplasma, anche i tRNA maturi vengono trasportati attraverso i pori
nucleari, probabilmente associati a proteine specifiche che ne
facilitano il passaggio. Una volta giunti nel citoplasma, i tRNA
maturi si presentano come molecole piccole, costituite da 75-80
nucleotidi che si appaiano tra loro in zone specifiche, interrotte da
tratti a singolo filamento. Tale situazione determina una particolare
conformazione a “trifoglio”, caratteristica per tutti i tRNA.
Nella cellula, tuttavia, questa molecola ha una complessa
organizzazione a forma di L rovesciata e contorta a spirale, poiché
le due anse laterali del trifoglio si avvicinano tra loro formando
l’angolo fra i bracci della L. L’estremità 3' del
filamento polinucleotidico di tutti i tRNA sopravanza quella 5' di
tre nucleotidi uguali (C-C-A): tale sequenza rappresenta il sito
accettore dell’amminoacido che, una volta attivato dall’enzima
amminoacilsintetasi, si posiziona sul tRNA. Sotto al sito accettore
c’è un breve tratto a elica, quindi le due anse che
interagiscono tra loro nella struttura tridimensionale: una è
detta ansa T ed è la parte della molecola che riconosce i siti
A e P del ribosoma; l’altra è detta ansa D e costituisce la
parte del tRNA riconosciuta dalle varie amminoacilsintetasi quando
queste attivano i rispettivi amminoacidi. In base alla forma
dell’ansa D e del braccio a doppia elica a essa collegato, si
distinguono circa venti tRNA, ciascuno specifico per un determinato
amminoacido. La parte più caratteristica della molecola del
tRNA è l’ansa terminale; è detta anticodone poiché
porta tre basi complementari ai codoni degli mRNA. In base
all’analisi di tali sequenze si distinguono circa sessanta diversi
tRNA; solo pochi di essi non trasportano amminoacidi in quanto i loro
anticodoni corrispondono alle triplette d’inizio o di terminazione
della sintesi proteica. n Gli rRNA costituiscono una famiglia
di molecole che, assemblate insieme a più di 50 diverse
proteine, formano i ribosomi, costituiti da due subunità; le
subunità proteiche e le molecole di rRNA a esse associate
vengono definite in termini di Svedberg (S), una misura del
coefficiente di sedimentazione di particelle in sospensione
sottoposte a centrifugazione. La lunghezza delle molecole di rRNA, la
qualità delle proteine costituenti ciascuna subunità e
di conseguenza la grandezza di queste ultime varia tra procarioti ed
eucarioti. Sebbene la sequenza di ciascun rRNA vari tra specie
diverse, le zone corrispondenti di ciascun tipo di rRNA possono
appaiarsi nelle medesime posizioni, rendendo tutte le molecole simili
per struttura secondaria. Appare quindi evidente che le interazioni
rRNA-proteine ribosomali siano conservate all’interno della scala
evolutiva. In base ai loro coefficienti di sedimentazione, i ribosomi
sono stati suddivisi in due classi: la prima, di 70 S, è
formata da una subunità di 30 S e da una di 50 S; questi
ribosomi sono tipici dei procarioti. La seconda classe è
quella dei ribosomi 80 S, con subunità di 40 S e di 60 S; si
ritrovano nel citoplasma delle cellule eucariotiche. Nei mitocondri e
nei cloroplasti si ritrovano ribosomi che spesso somigliano a quelli
dei procarioti. Nei ribosomi procariotici l’RNA corrisponde a circa
il 70% del loro peso, mentre in quelli eucariotici ne rappresenta
circa il 50%. Nei ribosomi 70 S ci sono tre molecole di RNA: una, a
16 S, nella subunità 30 S; due, rispettivamente di 23 S e di 5
S, nella subunità 50 S. Nei ribosomi 80 S ci sono quattro
molecole di RNA: una, di 18 S, nella subunità minore; tre,
rispettivamente di 28 S, 5,8 S e 5 S, nella subunità maggiore;
si ritiene che l’rRNA a 5,8 S corrisponda a quello 5 S dei ribosomi
procariotici: esso infatti viene sintetizzato da geni diversi da
quelli che producono gli altri RNA ribosomali che rappresentano i
prodotti di maturazione di una singola molecola precursore. La
semplice interazione fra proteine ribosomali e rRNA è
sufficiente per la costituzione delle subunità ribosomali
(self-assembling), e si ritiene che la capacità di
costituirsi spontaneamente sia alla base del processo di formazione
del ribosoma. Negli eucarioti i geni che codificano per gli rRNA sono
localizzati nel nucleolo, che si evidenzia come un corpicciolo
sferico situato nel nucleo. Tale conformazione è dovuta
all’intensa attività trascrizionale che si attua al livello
di questi geni, e dal quasi contemporaneo assemblaggio degli RNA alle
proteine ribosomali o alle proteine deputate alla maturazione dei
precursori degli RNA. La trascrizione è caratterizzata dal
fatto che più molecole di RNA-polimerasi I, l’enzima
deputato alla formazione di questi RNA, possono operare in serie
successiva sul medesimo gene per aumentarne la quantità di
prodotto. I precursori nascenti vengono immediatamente processati
negli rRNA 18 S, 5,8 S e 28 S, mentre l’rRNA 5 S viene codificato
da un gene distinto che non si trova nel nucleolo Tutte le specie
sono provviste di oltre 100 copie di geni codificanti per il
precursore degli rRNA e per l’rRNA 5 S. Il processo di maturazione
del precursore unico per tre rRNA avviene grazie all’azione di
altri piccoli RNA ad attività catalitica, che agiscono in
concerto con proteine specifiche nel riconoscimento di sequenze
segnale per la determinazione del sito di splicing; la
maturazione degli RNA ribosomali prevede anche modificazioni
chimiche, quali l’aggiunta di gruppi metilici in basi specifiche.
In alcuni organismi unicellulari, nei mitocondri e nei cloroplasti è
stato possibile evidenziare la capacità dei precursori degli
rRNA di rimuovere autonomamente le parti non necessarie, senza la
partecipazione di enzimi specifici (self-splicing). Appare
evidente che in questo caso l’RNA si comporta come un vero e
proprio enzima (ribozima), cioè come sequenza di RNA con
attività catalitica. L’rRNA 5 S invece, una volta trascritto
migra verso il nucleolo, dove si assembla con gli altri rRNA e con le
proteine ribosomali costituendo così i ribosomi; tali
organelli passano quindi nel citoplasma. Gli RNA catalitici sono
stati isolati in vari sistemi e rappresentano una classe di molecole
biologiche molto importanti (“mondo a RNA”) che possono aver
avuto un ruolo fondamentale nell’origine della vita sul pianeta.