04. Periodo tra le due Guerre - I presupposti filosofici del nazismo Bookmark and Share
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Karl Popper, filosofo contemporaneo al nazismo, crede di avere individuato nello Hegel politico un "nemico della società aperta" e un "profeta del totalitarismo". Questo non tanto perché lo stato hegeliano, che rimane pur sempre uno stato costituzionale e di diritto, possa essere definito "totalitario", ma perché il filosofo ha lasciato in eredità alle dittature del Novecento alcune idee, adatte a giustificarne la politica. Tra queste forme mentali, le più discusse sono:

Un individuo non ha nessun valore se non nello Stato 

La sovranità dello Stato non deriva dal popolo ma dallo Stato stesso 

La sovranità statale si incarna in una classe di funzionari 

Lo stato deve permeare tutte le manifestazioni della vita comune 

Non esiste nessun diritto internazionale al di sopra dello Stato 

La guerra è un inevitabile strumento di composizione dei conflitti inter-statali e giova alla "salute etica" dei popoli 

Lo stato è l'Assoluto stesso, un principio collettivo che detiene il primato assoluto sull'individuo. 

Fondamentalmente, come si potuto notare, il nazismo è nato come una violenta opposizione ai movimenti marxisti avuti nel Biennio Rosso; è naturale quindi che le idee di Nietzsche, il filosofo più ostile a Marx (secondo Nolde), siano state riprese proprio dal regime totalitario tedesco per accrescere la consistenza filosofica al movimento. Entrambi i pensatori fanno riferimento alla Grecia classica ma ne valorizzano due aspetti opposti.
Marx guarda alla Polis, alla città-stato, dove tutti i cittadini liberi sono uguali, e il fine che lui attribuirà alla storia sarà proprio questo: l'estensione della polis greca su scala mondiale e senza schiavi. Nietzsche, invece, guarda alla morale aristocratica, all'etica guerriera ed è estremamente attratto dal "dionisiaco", che considera connaturato alla natura umana. Nolte dice che la teoria Nietzschiana dà appigli a quella antisocialista nazista, in particolare considerando le ultime opere del filosofo, in cui egli parla di una minaccia che incombe sull'Europa (che è la società di massa, l'uguaglianza, la democrazia, la fine definitiva della morale guerriera). Nietzsche infatti contrappone il superuomo e il "partito della vita" a coloro che invece la odiano, ovvero i cristiani, con la loro morale degli schiavi, i socialisti e le masse. Nietzsche polemizza contro questi ultimi utilizzando un linguaggio estremamente duro e violento, parla di guerra e massacri e di distruzione; e in particolare l'ultimo libro, "volontà di potenza", contenente aforismi del periodo della pazzia del filosofo, sarà quello maggiormente sfruttato dal nazismo.

"Gettiamo lo sguardo avanti di un secolo, poniamo il caso che il mio attentato a due millenni di contronatura e deturpamento dell'uomo abbia avuto successo. Quel nuovo partito della vita, che prende in mano il più grande di tutti i compiti, l'allevamento dell'umanità al superamento di se stessa, includendovi l'inesorabile annientamento di tutto ciò che è degenere e parassitario, renderà di nuovo possibile quel sovrappiù di vita sulla terra, da cui anche lo stato dionisiaco dovrà svilupparsi un'altra volta. Io prometto un'epoca tragica: l'arte suprema del dire sì alla vita, la tragedia, rinascerà di nuovo, quando l'umanità avrà dietro di sé la conoscenza delle guerre più dure, ma più necessarie, senza soffrirne."
"Io non sono un uomo, sono dinamite"
"Io porto la guerra"



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