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I Normanni in Italia
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Un popolo “nuovo” combattenti eccezionali, discendenti da quei
Vichinghi che avevano fatto tremare la cristianità, guidati da
autentici capi che con la loro audacia fondarono dei regni, al nord e
al sud dell’Europa, in Inghilterra e in Sicilia. Al sud scacciarono
i bizantini e seppero resistere per quasi due secoli al potente impero
germanico, le loro insegne sbarcarono in Grecia e in Africa, e la
morente monarchia bizantina vacillò. A Palermo una corte ricca e
sfarzosa, cristiani per religione ma orientali per cultura, nel loro
stato vissero in armonia, le etnie religiose del tempo. Cristiani i
maggiorenti del regno, musulmani i dignitari di corte e la guardia
scelta, ebrei i mercanti, ma tutti sudditi del regno “dei normanni”.
Sulla
venuta dei primi normanni in Italia le notizie sono alquanto incerte,
il cronista Amato di Montecassino narra che attorno al 1016, quaranta
pellegrini normanni reduci da un pellegrinaggio in terra santa,
giunsero a Salerno mentre questa città era assediata dai saraceni. I
normanni si gettarono animosamente sugli assedianti, sbaragliandoli e
liberando la città, il principe Guimaro IV li colmò di doni, e gli
chiese di rimanere a Salerno, al loro rifiuto il principe inviò in
Normandia un suo ambasciatore, con il compito d’assoldare una schiera
di questi validi combattenti. Giunsero a Salerno alcuni normanni, comandati da Gilberto Dregot.
Il
poeta Guglielmo Appulo, in un poema in onore di Roberto il Guiscardo,
ci racconta che pellegrini normanni nel 1015, recatosi in visita al
santuario di S. Michele sul Gargano, incontrarono Melo il ribelle di
Bari, che li invitò a combattere contro Bisanzio, questi rifiutarono ma
gli promisero che tornati in patria, avrebbero mandato in Italia una
schiera di combattenti. Gli storici moderni accettano le due
versioni, possiamo quindi ritenere che alcuni pellegrini normanni
tornati dalla terra santa, incontrarono nuovamente Melo e conclusero
con lui un accordo, mandando una schiera a Salerno che indubbiamente
aiutarono Guaimaro contro i saraceni. Di certo sappiamo che questi
primi normanni vennero in Italia sul finire del 1016, li troviamo a
Capua, e che parteciparono alla guerra di Melo contro i bizantini.
Nella
primavera del 1017 l’esercito di Melo in marcia verso la Capitanata, si
scontrò con le milizie bizantine, un altro combattimento seguì a
Civita, dove i bizantini subirono una pesante sconfitta, le conseguenze
delle vittorie di Melo fu, che quasi tutta la Puglia cadde in mano
degli insorti, e che dalla Normandia cominciarono ad affluire sempre
più uomini, mossi dal loro spirito avventuroso e allettati da facili
prede. L’imperatore Basilio II nel dicembre del 1017, inviò in
Italia Basilio Bojannes con un numeroso esercito, al suo arrivo attaccò
e distrusse le città pugliesi ribelli, tragica fu la repressione
compiuta dai bizantini a Trani nel 1018, poi tentò di indurre i
principi longobardi e l’abate Atenolfo di Montecassino ad abbandonare
Melo. Una battaglia decisiva fu combattuta nell’ottobre del 1018 a
Canne, nella stessa pianura che aveva visto molti secoli prima, la
lotta tra i romani e cartaginesi. L’esercito di Melo fu distrutto e solo cinquecento normanni, sui tremila presenti riuscirono a scampare. Dopo questa vittoria i principi longobardi abbandonarono Melo, e tutta la Puglia ritornò sotto le insegne di Costantinopoli. Melo fuggì prima a Roma dal pontefice, ed in seguito in Germania da Enrico II, che lo nomina duca di Puglia.
Enrico
II promise a Melo e al pontefice, un aiuto per la riconquista della
Puglia, Melo però non riuscì a vedere le milizie imperiali muovere
verso il Sud dell’Italia, mori nell’aprile del 1020.
Compianto
dall’imperatore, fu sepolto nella cattedrale di Bamberga, e nel
novembre del 1021, Enrico II mosse dalla Germania, con un esercito di
sessantamila uomini, in gran parte bavaresi e svevi, passò per Verona,
Mantova e giunse a Ravenna, dove divise il suo esercito in tre corpi,
uno di ventimila uomini, con l’incarico di arrivare a Capua, e
sottomettere Pandolfo; l'altro, undicimila uomini dovevano scendere
nella Campania, e fungere da collegamento tra il primo e il terzo
corpo, cioè il grosso dell’esercito, comandato dall’imperatore in
persona, che scendendo per l’Adriatico doveva raggiungere la Capitanata.
Enrico
II giunse senza problemi a Benevento, dove incontrò il pontefice, si
mosse successivamente verso Troia; la città si arrese dopo tredici
settimane d’assedio, e qui terminò la spedizione imperiale, anche
perchè una terribile pestilenza colpì le milizie germaniche. Enrico
II non riuscì a raggiungere il suo scopo principale, l’unione della
penisola sotto il suo regno, unico risultato raggiunto, fu quello di
bloccare i bizantini nella loro espansione, e ristabilito la sovranità
germanica, sui principati longobardi. Sul trono di Capua fu
investito Pandolfo di Teano, devoto alla causa tedesca, la valle del
Liri fu assegnata ai nipoti di Melo (Stefano, Pietro e Melo) che
presero il comando dei normanni superstiti. Questi per i servigi
resi ricevettero dall’imperatore, alcuni feudi posti sui confini
bizantini, e costituirono il primo nucleo della futura dominazione
normanna al Sud dell’Italia. Astutamente iniziarono a trarre
vantaggio delle guerre dei vari staterelli meridionali, prestando
l’aiuto delle loro armi, ora all’uno ora all’altro.
Nel 1030 il
capo dei normanni Rainaldo Dregot, per l’aiuto dato a Sergio nella
guerra contro Pandolfo IV, ebbe il titolo di conte, il possesso di
terre tra Napoli e Capua e la mano della sorella di Sergio. Qui il
condottiero normanno eresse un castello, lo cinse di fossato, di
terrapieni e lo chiamò Aversa, questo territorio costituì il luogo di
raduno per altri normanni e brettoni, divenendo il luogo di partenza
per le future conquiste normanne. La spedizione bizantina in
Sicilia, che doveva conquistare l’isola era capitanata da Stefano,
fratello dell’imperatore Michele Paflagone, che comandava la flotta,
mentre l’esercito era comandato da Maniace, numerosi lombardi esuli
comandati da Arduino, e una compagnia di cinquecento normanni, fra i
quali tre fratelli della famiglia Altavilla, figli di TANCREDI di
Normandia.
Che dalla prima moglie Moriella, aveva avuto cinque
figli: Guglielmo detto (braccio di ferro), Drogone, Umfredo, Goffredo e
Serione, dalla seconda moglie Trasenda, altri dieci figli, sette maschi
e tre femmine Roberto, Malgero, Guglielmo, Alfredo, Umberto, Tancredi,
Ruggiero, Fredesina, Emma e Alverada. I primi tre figli di Tancredi,
si misero al servizio del principe di Capua, poi seguirono Rainolfo
Drengot alla corte di Guaimaro IV a Salerno, infine nel 1038 seguirono
l’esercito bizantino in Sicilia. La guerra con i saraceni di
Sicilia, si protrasse per due anni con alterne vicende, ma alla fine
vide il fallimento della spedizione bizantina. Dopo rancori e
delusioni Arduino con i suoi lombardi, ripassò lo stretto e si portò in
Campania, accordatosi con Guimaro IV di Salerno e Pandolfo III di
Benevento, si preparò a sostenere la rivolta in Puglia scoppiata contro
i bizantini.
Nel 1041 Arduino con le sue milizie invase la
Puglia, erano con lui i tre fratelli d’Altavilla Guglielmo, Drogone e
Umfredo, ai quali Arduino promise la metà delle terre conquistate; e
quelli occuparono Melfi, Ascoli, e Venosa. Contro Arduino e i
normanni marciò Michele Doceano, che pose il campo nelle vicinanze del
fiume Olivento, il 17 marzo ci fu la battaglia che vide la prima
disfatta dei bizantini, poi un’altra sconfitta la subirono a
Montemaggiore. Nelle operazioni che seguirono i normanni non
incontrarono nessuna difficoltà, e il 2 febbraio 1042 entrarono in
Bari, acclamando ARGIRO figlio di Melo duca della Puglia. Stranamente non si hanno più notizie di Arduino, la cui fine sembra avvolta nelle tenebre. Costantinopoli
non potendo vincere con le armi, usò altri mezzi, offrì ad Argiro il
grado di patrizio e di Catapano, il figlio di Melo accettò e così Bari,
e le altre città della Puglia che si erano ribellate, tornarono -
tramite i normanni- sotto il dominio bizantino. Nello stesso anno in
Matera, i normanni proclamarono loro capo, col titolo di conte delle
Puglie, Guglielmo “braccio di ferro” d’Altavilla, e i territori
occupati furono divisi fra i loro dodici capi.
Guglelmo morì
senza eredi nel 1046, la contea di Puglia passò al fratello Drogone,
che estese il proprio dominio verso nord, ma subito dopo fu assassinato
nel suo castello di Monte Ilario, l’odierna Montoglio; il minore degli Altavilla Umfredo, fu eletto duca.
Da
parecchi anni si trovava in Italia ROBERTO d’Altavilla, era sceso nella
penisola con cinque cavalli e trenta fanti. Avuto in dono dal fratello
Drogone la rocca di S. Marco presso Bisignano, vivendo per alcuni anni
di brigantaggio, assalendo città e campagne, per la sua astuzia fu
soprannominato il “GUISCARDO” l’astuto.
Nel 1057 alla morte
d’Umfredo, Roberto il Guiscardo è nominato tutore del figlio minorenne,
e acclamato dai normanni duca di Puglia e di Calabria.
Nel
medesimo anno Riccardo d’Aversa occupava Capua, cacciando Landolfo III
succeduto al padre Pandolfo V, ponendo fine al principato longobardo di
quella città. Tra il 1059 e 1060, Roberto il Guiscardo, con l’aiuto del fratello più giovane Ruggero, occupava la Calabria. In
vent’anni i normanni, s’erano impadroniti della vaste province
bizantine; e quasi giunti alla stretto i due fratelli iniziarono a
guardare alla Sicilia. L ’occasione si presentò, quando furono chiamati
in aiuto dall’emiro Ibn-Thimna. E nel gennaio del 1061 iniziò l’impresa
dei due fratelli, un'impresa che sarebbe durata quasi un ventennio. Radunati
mille cavalieri, e mille fanti, passarono lo stretto, occupata Messina
marciarono contro Rametta che si arrese, occuparono Trini e Frazzanò, e
giunsero a Castrogiovanni; il Guiscardo poi tornò in Puglia, lasciando
il comando al fratello Ruggero.
L’uccisione dell’emiro
Ibn-Thimna, privò i normanni di un prezioso alleato. Ma fu una buoba
occasione per attaccare gli arabi quasi allo sbando. Infatti, nel 1063
i musulmani di Sicilia, furono duramente sconfitti da Ruggero sul fiume
Cerani, occupò Catania, e subito dopo puntò poi su Palermo, che dopo
una furiosa difesa capitolò. Dopo 240 anni la città tornava cristiana.
Ruggero
dedicò la sua attività ad estendere la conquista, occupò Trapani,
Cinisi e Iato; ultime a cadere in suo possesso furono poi le città di
Noto e di Butera nel 1091; e nello stesso anno Ruggero, occupò Malta,
liberando tutti gli schiavi cristiani.
Nel giugno del 1076,
Roberto il Guiscardo assale e occupa Salerno, poi i normanni si portano
sotto le mura di Napoli assediandola, in seguito attaccando anche
Benevento.
Papa Gregorio VII sapeva che con la caduta di
Benevento, sarebbe tramontata l’influenza politica del papato
nell’Italia meridionale, e non potendo soccorrere la città con un
esercito, scomunicò gli assedianti. La scomunica produsse il suo
effetto, Rainolfo conte di Caiazzo e d’Avellino, e Giordano, figlio di
Riccardo di Capua, si schierarono dalla parte del pontefice, e recatisi
a Roma in penitenza promisero al S. Padre di difendere i domini della
chiesa di Roma, lo stesso Riccardo in punto di morte, restituì le terre
della chiesa, che aveva occupato; morì il 5 aprile.
Successo al
padre nel principato di Capua, Giordano toglie l’assedio a Napoli, poi
con le sue milizie muove contro il Guiscardo che si rifugia a Troia. Gli
eventi non a favore costrinsero il Pontefice a cercare una pace con il
Guiscardo, e tramite l’abate Desiderio di Montecassino, si giunse ad un
incontro tra i due. Il Guiscardo giura di difendere la Santa Sede da
tutti i nemici, di restituire le terre pontificie e di non molestare
più Benevento, in cambio Gregorio lo assolveva dalla scomunica, e gli
conferisce l’investitura per la Puglia, la Calabria e la Sicilia,
consentendo che si tenesse in via provvisoria, Salerno, Amalfi, e la
parte invasa di Fermo. Dal Guiscardo ottenne anche una promessa di
aiuti in caso di necessità. L’ambizioso Guiscardo spronato dal
pontefice, mira però ai territori d’oltre mare, e l’occasione gli si
presenta subito quando a Costantinopoli una congiura di palazzo,
scaccia dalla reggia l’imperatore Michele VII, il figlio Costantino, e
la principessa Elena figlia di Roberto. Il quale intima al nuovo
regnante Nicefalo Botoniate, di rendere la corona a Michele VII; al suo
rifiuto, Roberto organizza una spedizione, sbarca a Corfù e se ne
impossessa, passa in Epiro e pone l’assedio a Durazzo, che fu occupata
dopo tre giorni di duri combattimenti per le strade cittadine.
Il
18 ottobre 1081 in una battaglia decisiva, i bizantini furono duramente
sconfitti, i normanni ripresero la marcia, invasero la Macedonia e
occuparono Castoria, poi marciarono contro Tessalonica, quando gravi
notizie giunsero a Roberto dall’Italia. Lo richiamava il pontefice
minacciato da Enrico IV, e dalla rivolta scoppiata in Puglia, fomentata
dall’oro di Costantinopoli, e dall’aiuto militare di Giordano di Capua. Roberto
affidò l’esercito al figlio Boemondo, e con due navi rientrò in Italia.
Sbarcato ad Otranto, con l’aiuto del fratello Ruggero richiamato dalla
Sicilia, mosse contro Giordano da Capua. Enrico IV giunto a Roma la
cinse d’assedio. Il pontefice rifugiatosi in Castel Sant’Angelo, inviò
messaggeri a Guiscardo rammentandogli la promessa fatta; questi
raccolto un esercito di trentamila fanti, e di seimila cavalieri, fra
cui numerosi mussulmani inviatigli dal fratello Ruggero dalla Sicilia,
partì per Roma giungendo sotto le mura della città eterna, tre giorni
dopo che il re germanico aveva rinunciato all'assedio e lasciato la
capitale. Entrò in Roma senza perdite grazie al tradimento, poi le
sue milizie corsero in lungo e in largo la città eterna, saccheggiando
case, chiese e monasteri, rubando e bruciando al grido di guerra
“Guiscardo Guiscardo”, un vero scempio degno dei più feroci barbari,
Gregorio VII fu liberato da Castel Sant’Angelo e condotto al Palazzo
Lateranense; intorno a lui morte e desolazione; i lamenti dei moribondi
giunsero alle sue orecchie come una maledizione del popolo, in mezzo al
quale egli non sarebbe potuto più rimanere. Gregorio VII lasciò Roma
rifugiandosi a Cassino, seguito da vescovi e cardinali rimasti a lui
fedeli,
Verso la fine di giugno, il Guiscardo ritornò nei suoi
domini, trascinandosi dietro numerosi prigionieri destinati ad essere
venduti come servi nei mercati di Puglia e di Calabria. Dopo un breve soggiorno a Cassino, il pontefice si trasferì a Salerno, in cui fissò la sua dimora. Triste
sorte di un gran pontefice, che dopo aver umiliato l’impero e
l’imperatore, dopo essere stato l’arbitro dell’Europa occidentale, era
costretto dalla sua stessa vittoria, ad abbandonare la città di Pietro,
seguire una schiera di Saraceni, contro i quali, aveva vagheggiato una
guerra santa, e vivere in esilio, ospite del suo feroce vassallo. Morì a Salerno alla fine di maggio, ed ebbe sepoltura nel duomo della città, nel 1557 gli fu eretto un magnifico mausoleo.
Roberto
il Guiscardo dopo aver accompagnato il pontefice a Salerno ritornò in
Puglia, il suo pensiero era sempre rivolto ad oriente; ed infatti,
rinnovato l’esercito, nel 1084 sbarcò in Grecia; lo accompagnavano i
figli Ruggero, Roberto, Guido e Boemondo. Una vittoria normanna contro
una flotta veneziana gettò lo sgomento a Costantinopoli, ma i rigori
dell’inverno impedirono altre azioni navali e la flotta svernò in
Butrinto. Ma una grave pestilenza scoppiò nell’esercito normanno,
causando la morte di oltre diecimila soldati, lo stesso Roberto colpito
da peste morì. Il normanno era la mente, che aveva voluto la
spedizione in oriente, ed era l’unico uomo, che poteva mantenere salda,
fra le sue milizie, la fede in una vittoria; di conseguenza venendo a
mancare l’impresa fu abbandonata. Il suo cuore fu tumulato ad
Otranto, il corpo imbalsamato trovò sepoltura nella chiesa della
Trinità di Venosta, accanto alle tombe dei fratelli.
Roberto il
Guiscardo lasciava un fratello, Ruggero conte di Sicilia, e quattro
figli maschi, Boemondo nato dalla prima moglie, degli altri tre il
maggiore Ruggero, già riconosciuto dalle truppe come loro duca, mosse
guerra al primogenito, ma prima dello scontro fratricida, la contesa fu
composta dallo zio Ruggero, Boemondo ebbe alcune città tra le quali
Taranto, Otranto e Gallipoli, e al giovane Ruggero il ducato della
Puglia.
Al colmo della potenza Ruggero di Sicilia morì il 22 giugno del 1101, e venne sepolto nel duomo di Mileto da lui stesso fondato. Ruggero
figlio di Roberto morirà poi nel 1111, lasciando il ducato di Puglia e
di Calabria al figlio Guglielmo, morto poi anche lui -nel 1127- senza
eredi. Tutto il ducato passava a Ruggero II figlio del conte di Sicilia, che ne prese possesso occupando anche Salerno e Amalfi. Questo
non poteva piacere al pontefice Onorio II, che si vedeva costituire un
vasto e potente stato ai confini di Roma, scomunicò il normanno e
incitò alla ribellione i baroni del ducato. Ruggero II tentò la via
pacifica, inviando al pontefice ambasciatori, doni e dichiarandosi
vassallo della chiesa, fallito ogni mezzo Ruggero II radunò sotto le
sue insegne un corpo di mercenari e le milizie dei suoi vassalli, e con
quest’esercito occupò le città ribelli della Puglia.
Onorio II
inviò un esercito contro il normanno, che si sciolse ancora prima dello
scontro, il pontefice rimasto solo si rifugiò a Benevento e fece sapere
al normanno che lo assolveva dalla scomunica e lo investiva del ducato
di Puglia. Ruggero II accolse l’offerta, e nell’agosto del 1128 si portò a Salerno, ricevendo dal pontefice l’investitura del ducato. Data
la potenza raggiunta, Ruggero II pensò di trasformare il titolo di duca
in quello regale, radunò a Salerno i maggiorenti del ducato e questi
sentenziarono che si riprestinasse in Sicilia il trono, e che Ruggero
II fosse incoronato re a Palermo. La cerimonia regale avvenne nel Natale del 1130.
Onorio
II non pote assistere al trionfo del suo antico nemico, cessò di vivere
dieci mesi prima della cerimonia di Palermo, il 14 febbraio 1130. Alla
sua morte furono eletti due papi, Gregorio diacono di Sant’Angelo con
il nome d’Innocenzo II, e in S. Marco, il cardinale Pietro Pierleoni,
che prendeva il nome d’Anacleto II.
Lo scisma divise l’Europa
cattolica, i re di Germania, Francia, Inghilterra, d’Aragona e di
Castiglia riconobbero papa Innocenzo II, mentre i comuni lombardi, gli
Hohenstaufen e i Normanni riconobbero Anacleto II. Innocenzo II si
rifugia in Francia, trovando un potente alleato in Bernardo da
Chiaravalle, il benedettino con la sua autorità ed eloquenza, gli
guadagna il favore di tutte le congregazioni religiose del regno, e
dello stesso re Luigi. In Germania re Lotario, il 13 febbraio 1131
incontra Innocenzo II, il re germanico avrebbe accompagnato il papa a
Roma, e mosso guerra ai normanni, dal canto suo il pontefice gli
promise l’incoronazione ad imperatore e l’investitura dei beni allodali
di Matilde di Canossa, che Lotario passò al genero Enrico di Baviera.
L’esercito imperiale giunse a Roma nell’estate del 1136, ma non si fermò come sperava Innocenzo II, ma proseguì verso sud. Lotario
giunse ai confini della Puglia nella primavera del 1137, conquistò
numerose città tra cui Bari e Barletta, intanto l’esercito del duca di
Baviera passando per Montecassino, occupava Benevento e Capua; i domini
di Puglia del normanno erano persi, ma Ruggero II sapeva che il clima e
le epidemie, avrebbero causato numerose morti nell’esercito nemico,
sapeva che l’interesse dell’imperatore era prioritario per la Germania,
quindi aspettò gli eventi. Nel novembre del 1137, Lotario stremato e
senza aver combinato nulla, si rimise in viaggio verso la Germania, ma
giunto nel villaggio di Breitenwang morì, era il 4 dicembre. La salma fu portata in Sassonia e sepolta nel convento di Lutter.
Ruggero
con un forte esercito raccolto in Sicilia apparve nel salentino,
Salerno gli aprì le porte, mentre Nocera, Capua e Avellino che
tentarono una resistenza furono poi prese e saccheggiate.
Rainulfo
cognato di Ruggero nell’ottobre del 1137, radunato un esercito con i
superstiti tedeschi di Lotario e con le milizie di Bari, Trani e Melfi
che ancora gli ubbidivano, andò incontro al cognato, e a Ragnano lo sconfisse mettendolo in fuga. Ruggero II si rifugiò a Salerno per trascorrervi l’inverno, con l’intento di riprendere la lotta nella primavera successiva.
La
morte d’Anacleto II, pose fine alla scisma pontificio, e la successiva
morte di Rainulfo, liberò Ruggero da un acerrimo nemico. Rimasto solo
Innocenzo II, scomunicò il normanno e radunò un esercito, che
personalmente guidò verso sud, ma fu sconfitto e catturato. Per il
normanno fu il trionfo, con in mano il papa si fece assolvere dalla
scomunica, riconoscere i territori, e costrinse l'esercito del
pontefice ad arrendersi. In poco tempo tutta l’Italia meridionale,
riconobbe la sovranità di Ruggero II.
Consolidato il suo dominio
in Italia, Ruggero II volse anche lui lo sguardo oltre mare, l’Africa e
la Grecia erano costantemente nei suoi piani di conquista. L' ’impresa
africana ebbe inizio nel 1146, una gran flotta giunse a Tripoli che
cadde in suo potere, seguì Mhedia e poco dopo tutto il territorio da
Tripoli a Tunisi, dal deserto al mare, riconosceva la signoria del
normanno.
L’ammiraglio siciliano Antiocheno, nel 1147 con una
flotta, occupava Corfù, passando poi nell’Etolia, nella Beozia
assaltando, Tebe e Corinto. Le ricchezza frutto dei saccheggi che
giunsero in Sicilia furono enormi; e tra i numerosi prigionieri molti
erano tessitori, che contribuirono all’apertura dei primi stabilimenti
di tessitura sull’isola. Quaranta galee dell’armata di Ruggero, al
comando d’Antiocheno, passato lo stretto dei Dardanelli, si presentano
davanti ad un’incredula Costantinopoli, e la tempestano di proiettili
incendiari. Ritornati in mare aperto, si scontrarono con la flotta
greca arrecandogli gravi danni. Liberarono anche Luigi re di Francia,
che reduce da un’infelice spedizione in terra santa, era stato
catturato dai greci. La guerra tra i due regni continuò ancora per qualche anno, poi grazie all’intervento del papa si concluse.
Fu
l’ultima guerra di Ruggero, egli trascorse in pace gli ultimi anni
della sua vita, dedicando a rendere prospero il suo regno, protesse le
arti e la cultura, chiamando a se da ogni paese i migliori artisti; la
sua corte era di uno sfarzo senza uguali, la civiltà mussulmana lo
seduceva e la preferiva a quella latina e bizantina. Circondò il trono
di splendore orientale, la guardia del re era composta da arcieri
saraceni, e una milizia saracena lo accompagnava in ogni luogo.
Dall’ultima moglie Beatrice, figlia del conte di Rethel gli nacque
Costanza, che porterà la corona di Sicilia agli Svevi, ma Ruggero non
la vide nascere, morì prima, il 24 febbraio del 1154, all’età di
cinquantanove anni, dopo ventiquattro di regno. Salì al trono il
figlio Guglielmo, poi deceduto senza eredi, il regno fu reclamato da
Enrico IV re di Germania, figlio del Barbarossa, che avendo sposato
Costanza figlia di Ruggero II, si considerava erede di diritto del
trono normanno.
I baroni e i maggioritari del regno riuniti a
Palermo elessero invece re Tancredi duca di Puglia, e fu la guerra con
gli Svevi. Un numeroso esercito tedesco sbarcò in Sicilia, con l’aiuto
della flotta genovese e pisana, occuparono il regno seminando morte e
distruzioni, trasportando in Germania un ricchissimo bottino, ponendo
così fine al potente stato normanno.
Più tardi, un nuovo
imperatore, figlio del distruttore del potere normanno, avrebbe ridato
splendore a tutto il meridione, il suo nome: Federico di Svevia.
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