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11 settembre 2001
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Guerra. Sicuramente è un termine che suscita terrore e sgomento nel
cuore di tutti. Le Twins Towers, il simbolo della globalizzazione,
distrutte in poche ore come se fossero castelli di sabbia. Tutto questo
era sicuramente una dichiarazione di guerra in piena regola, con tutto
ciò che ne comporta. Ma perché questa guerra? Come fa un gruppetto di
fanatici islamici a dichiarare guerra agli Usa? E’ come dichiarare
guerra al mondo intero, infatti la Nato e gli USA rappresentano una
gran bella fetta del mondo (e anche bella forte, questa fetta!).
Poi
le dichiarazioni di Bin Laden hanno chiarito molte cose: il suo attacco
all’America è l’attacco a tutto l’Occidente industrializzato che
insegue beni e denaro, consumi e sciocchezze, in una visione opulenta e
mai sazia della vita dimenticandosi di quei paesi dove sopravvivono le
masse dei disperati, degli affamati, degli esclusi. Anche la questione
palestinese rientra tra i problemi che acuiscono l’odio dei Talebani
verso l’America, essi l’accusano di usare due pesi e due misure: si è
richiamata alle risoluzioni dell’ONU per muovere guerra a Saddam
Hussein nel ’91, e ha ignorato invece, le risoluzioni dell’ONU che
imponevano ad Israele il ritiro dai territori occupati. E’ stata
definita "guerra umanitaria" quella che l’America ha dichiarato al
terrorismo quando ha cominciato a bombardare l’Afganistan alla ricerca
del covo di Bin Laden. Ma una guerra può essere definita tale?
Sicuramente è un’ipocrisia perché è impossibile che queste operazioni
militari colpiscano solo punti ben definiti, luoghi privi di civili. Si
diffonde un forte rancore nei confronti degli islamici, che sicuramente
avrà ripercussioni sulla vita di tutti i giorni di ogni singolo
individuo. I sondaggi lo dicono: abbiamo più paura degli immigrati.
Dopo l’11 settembre, accade persino in Olanda, culla della tolleranza
europea e terra di grande accoglienza. E’ una reazione diffusa, ma lo è
specie tra noi italiani. Storicamente deboli nell’identità, siamo
destinati più di altri a smarrirci nel caos di un mondo senza muri, a
illuderci che il male sia una cosa "etnica" che immigra dall’esterno e
inquina la nostra pretesa innocenza.
Ma gli italiani hanno anche
buon senso. Essi vivono con gli immigrati, li guardano in faccia,
dividono gli stessi bar. Sanno perfettamente che la nostra società
crollerebbe senza di loro. Senza le ragazze filippine in casa ai vecchi
malati non resterebbe che l’ospizio, senza i macedoni la pastorizia
andrebbe in malora, senza i marocchini le fabbriche dell’hinterland
napoletano dichiarerebbero fallimento assieme ai mobilifici del Piave.
Per questo in Italia non si sono viste aggressioni ad islamici: ed è
straordinario che la gente non abbia ceduto a istinti detestabili
nonostante certi incitamenti alla semplificazione etnica che persino
l’America ferita ha fatto di tutto per evitare. Concetti come la
tolleranza, il rispetto della vita nostra ed altrui, la cognizione
delle differenze, la curiosità culturale non sono infatti un lussuoso
optional. Sono parte fondante del nostro patrimonio identitario sono
ciò che ci rende, come si dice sommariamente, "occidentali". La vita
sociale di tutti sta inevitabilmente cambiando perché la gente vive
nella psicosi del terrorismo e sicuramente ci vorranno anni ormai prima
che tutti, anche gli americani, si sentiranno sicuri a casa loro.
Economicamente,
negli USA, questa guerra sta creando molti problemi poiché, le persone
sono terrorizzate quindi stanno modificando il mercato interno, che era
del tutto impreparato a fronteggiare un eventualità del genere. Esempio
lampante di questa psicosi è dimostrata dall’aumento di vendite nei
negozi d’armi e dal fallimento di molte società che operano nel settore
dei consumi voluttuari. Migliaia di licenziamenti nei settori dei
trasposti e del turismo tanto da convincere gli esperti che,
sicuramente, uno degli obbiettivi degli attacchi terroristici era
quello di mettere in ginocchio l’economia del nuovo continente. La
gente ha molta paura e lo dimostra l’economia, tanto in crisi da
convincere il presidente George W. Bush a invitare gli americani a
superare i timori riprendendo una vita normale, facendo leva sul forte
senso di patriottismo americano.
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