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Bullismo (Il) (3)
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Negli ultimi tempi, giornali e telegiornali trattano di vicende assai gravi: gruppi di ragazzini e ragazzine che picchiano e filmano l’ aggressione. Questi ragazzi, sono soggetti al bullismo. In
Italia viene considerato “bullo” una persona esibizionista, molte volte
sbruffone, che ama fare il gradasso e che la maggior parte delle volte
si approfitta dei più “deboli”. In verità, il bullismo non è una
forza, ma debolezza e il perché lo si capisce ragionando: se un ragazzo
picchia o minaccia un altro individuo è per sentirsi forte, e gli fa
piacere sentirsi così perché non riesce a esprimere in un altro modo le sue “doti”.
Secondo
me, non serve essere violenti per far vedere che si è forti: basta
essere gentili ed educati; in questo modo si dimostra anche di avere un
buon carattere. Una cosa però è certa: i bulli hanno i loro problemi
e cosa ancor più certa, non sono seguiti dai loro genitori, i quali non
stando vicini ai figli per diverse ragioni, hanno dei “sensi di colpa”. I bulli di solito cercano di attirare l’ attenzione di altre persone e perciò si comportano stupidamente. Infatti
pensano che la prepotenza regni; in qualche scuola i prepotenti sono
ammirati dagli altri, riescono ad ottenere ciò che vogliono e hanno
meno problemi di essere vittime di altri simili. Sono aggressivi e
impulsivi, compiono azioni senza pensare alle conseguenze; trovano
divertente dominare sugli altri, soprattutto quando poi si fa parte di
un gruppo che molesta qualcuno. Inoltre se un bullo continua a esser
prepotente per un determinato periodo, perde la “paura e la
compassione” per gli altri. Io un bullo lo definisco come ho appena
scritto, e in parole più semplici, lo vedo come un debole che ha
bisogno anche del giudizio degli altri per sentirsi più forte. Risono poi dei gravi episodi, accaduti sempre per mano dei bulli. A
Bari, per esempio, un ragazzino di tredici anni è stato ricoverato in
ospedale per una lesione al timpano dopo che cinque suoi compagni di
scuola lo hanno bersagliato con petardi che sono esplosi addosso al
tredicenne. Un altro episodio di bullismo si è svolto in un’ altra
scuola di Bari dove altri sei ragazzini, tra cui tre ragazze, hanno
costretto per più giorni una ragazzina, facendole fare docce fredde nei
bagni degli spogliatoi della scuola.
Quando ho sentito tutto
ciò, sono rimasta inorridita, per di più delusa dall’ atteggiamento di
altri adolescenti che anno all’ incirca la mia età. Più che altro, sono rimasta sorpresa nel sapere che anche tra le ragazze c’è il fenomeno del bullismo. Di
sicuro, questo si nota di più nei maschi; per le femmine però è
diverso: incominciano a creare i loro “gruppetti” fin dalle elementari
e man mano che crescono diventano più cattive. Sembrerebbe che siano in
“competizione” con i loro compagni maschi: infatti sono molto più
aggressive e spietate. Ma tutto ciò deve pur avere un inizio! Questi ragazzi diventano così prendendo esempio dai loro coetanei, fratelli o genitori stessi. Se
un bambino cresce in mezzo all’ aggressività e alla cattiveria, sarà
molto difficile che da grande sia buono e gentile, ma anche perché gli
manca l’ educazione.
Secondo me, sarebbe molto utile la presenza
di un bravo psicologo nelle scuole: i ragazzi con questi problemi,
segnalati dagli insegnanti e dal preside stesso, dovrebbero fare degli
incontri con queste persone in modo da capire il perché del loro
atteggiamento irresponsabile e cercare di correggerlo. Tempo fa
avevo letto un libro di cui purtroppo non ricordo né l’ autore né il
titolo, ma ricordo bene l’ argomento trattato: un ragazzino avendo un
atteggiamento da bullo, fu mandato dalla psicologa scolastica. All’
inizio il ragazzo rifiutava di andarci, ma alla fine, era riuscito a
ritrovare nella psicologa una figura materna; grazie all’ affetto della
donna, quel ragazzino era diventato buono: tutta la sua cattiveria era
sparita.
È importante correggere l’ atteggiamento dei bulli:
prima si provvede, maggiore sarà la probabilità che il ragazzo o la
ragazza cambi.
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