Euro (L’) Bookmark and Share
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Il simbolo dell'euro è costituito da una epsilon con l'aggiunta di due lineette trasversali. La epsilon, quinta lettera dell'alfabeto greco e lettera iniziale della parola Europa, è stata scelta dalla Commissione europea per evidenziare l'importanza della civiltà greco-romana nello sviluppo culturale del nostro continente. Le due barrette trasversali che attraversano la epsilon, rappresentano la stabilità della moneta e riprendono nella grafica il simbolo monetario (come per il dollaro, la sterlina e lo yen).
L'idea è nata dall'esigenza di trovare una parola che fosse comprensibile nella lingua degli stati membri della Comunità e che fosse, al tempo stesso, simbolo dell'Europa. Il termine "euro" accontenta sia l'una che l'altra di queste esigenze: è privo del riferimento ad altre monete, quindi non incorre nel rischio di essere significativo solo per alcuni paesi dell'Unione. E inoltre, forma la radice della parola Europa.

Per risalire alle origini dell'euro, dobbiamo navigare l'Oceano Atlantico e sbarcare nell'isola di Sant'Elena. E' l'anno 1816 e Napoleone I Bonaparte, all'indomani della sconfitta di Waterloo, è in esilio in quella piccola isola rocciosa e poco ospitale. Ogni giorno detta le sue memorie al Conte di Las Cases, con l'amaro in bocca di chi ha visto sfumare i propri progetti politici. A proposito dell'Europa, così confessa l'imperatore: "Abbiamo bisogno di una legge europea, di un sistema monetario unico, di pesi e di misure uguali, abbiamo bisogno delle stesse leggi per tutta Europa. Avrei voluto fare di tutti i popoli europei un unico popolo". L'intuizione napoleonica verrà coltivata negli anni a venire da diversi intellettuali europei, orientati ad unificare gli stati del "vecchio continente" non solo su basi geopolitiche, ma soprattutto economico-finanziarie. L'introduzione dell'euro, come moneta unica europea, è stato il punto di arrivo di un lungo cammino cominciato nel 1950, quando il ministro degli esteri francese Schuman, definì, in una dichiarazione che porta il suo nome, lo scopo e il metodo del progetto. Lo scopo era: porre le premesse di un'Europa unita. Il metodo era: unificare le economie per creare solidarietà concreta; dar vita a istituzioni comuni e permanenti. Sei stati europei (Francia, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Germania federale, Italia) attuarono la volontà comune di unificazione economica dando vita alle prime tre Comunità: La CECA(Comunità europea del carbone e dell'acciaio), la CEEA (comunità europea per l'energia atomica) e la CEE (comunità economica europea). Quest'ultima prevedeva l'abolizione progressiva delle barriere doganali, l'unificazione delle economie dei paesi aderenti attraverso l'adozione di identiche politiche fiscali, monetarie, finanziarie, economiche e l'adozione di una moneta comune. La CEE non si costituì come un club chiuso, nella convinzione che un sempre maggior numero di paesi aderenti avrebbe contribuito non solo a difendere la pace in Europa ma anche a migliorare le condizioni economiche dei paesi aderenti. Infatti nel corso degli anni aderirono alla CEE altri 9 Stati: Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Grecia, Spagna, Portogallo, Austria, Finlandia e Svezia. Una tappa decisiva del cammino della costruzione della Comunità Europea è stata senz'altro il documento adottato al vertice di Lussemburgo nel dicembre del 1985, esso fissa le regole di una cooperazione europea in materia di politica estera e cosa più importante il rafforzamento della cooperazione monetaria e l'istituzionalizzazione del Sistema Monetario Europeo. Nel vertice di Maastricht, in Olanda, nel dicembre 1991 è stata concretizzata l'Unione Economica Comunitaria su cui gli Stati hanno concordato, fissandone le date di attuazione e le istituzioni da creare (banca centrale europea, la moneta comune).

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