Guerra: la battaglia pił dura! Bookmark and Share
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Destinazione: Giornale Periodico

Una guerra durissima, ma poco spettacolare: c'è a disposizione tutta la tecnologia più evoluta, ma la guerra vera e fatta in primo luogo da uomini americani e britannici; uomini che penetrano in caverne degli altipiani inaccessibili e dei deserti dell'Afghanistan, tutti alla caccia di Osama Bin Laden e dei talebani. Questi uomini per tornare vincenti devono contare solo sulle proprie forze e capacità. Nel conto alla rovescia al Ventunesimo secolo, l'unica superpotenza mondiale, ormai rimasta, non può fare affidamento solo su uno divario dell'evoluzione tecnologica da parte degli avversari, ma deve usare molte delle tattiche del nemico a suo favore. A poche settimane dall'abbattimento delle Torri Gemelle, mentre il Ground Zero continua a sprigionare fumi che odorano di morte, i newyorchesi come tutta l'America si fanno sempre più impazienti e sempre più vogliosi di vendetta. Come molti dicono, questa è una guerra fatta all'ombra, sporca e cominciata in gran segreto. Stando a fonti dell'intelligence israeliana, già il 29 Settembre si sono verificati i primi scontri tra truppe americane e i guerrieri di Al Qaeda. Nonostante il rigoroso silenzio del Pentagono, come con un contagocce, sono filtrate discrezioni sulla vera composizione delle truppe impegnate nel conflitto. Primo fra queste il segretissimi Dev Group. I Dev sono considerati i militari più preparati del mondo, capaci di adattarsi e di operare in qualsiasi condizione e situazione. Sulla scena di guerra è presente anche la Delta Force, esperta nel contattare e rendere innocui i terroristi. I Berretti Verdi sono stati i primi ad essere chiamati all'opera per dare una mano alle forze antitalebane dell'Alleanza del nord. La maggior parte dei militari delle forze speciali si sposta su aerei MC-130. Questi velivoli sono destinati ad essere i veri protagonisti della guerra sono lenti e piccoli, volano bassi nella notte e si aggirano facilmente nelle gole delle montagne dell'Afghanistan, facendo sbarcare velocemente le truppe d'assalto. In più sono in grado di rifornire di carburante gli elicotteri in volo. Ormai è diventata una caccia all'uomo: tutti a cercare Bin Laden.
Sempre le solite fonti dell'intelligence israeliane lo danno per nascosto nella Vallata di Sara Qul, oppure tra le montagne sulla vecchia rotta delle carovane per la Cina. Per condurre questa operazione contro Bin Laden e i talebani, Bush ha contratto un pesante debito con la Russia. Senza gli uffici di Putin, gli americani non possono usare la basi militari nelle Repubbliche ex sovietiche dell'Asia Centrale e nemmeno avere a loro disposizione i dati dell'intelligence. Come ripagherà ciò Bush? Fonti autorevoli hanno raccontato che il presidente russo a chiesto adesione alla Nato. Nascerebbe così una Nato il cui perno rimangono gli USA, ma dove alla Russia (membro dell'Alleanza) viene restituita l'influenza dalle terre della Vistola a quelle dell'Asia Centrale. Questo non avverrà dall'oggi al domani, ma è il prezzo da pagare per l'operazione Endurance Freedom. Un altro debito da pagare subito è quello contratto con gli alleati arabi moderati, cioè il riconoscimento dello Stato palestinese. "Fa parte della nostra visione del mondo, e di più non voglio promettere" ha detto

Bush. Come ogni grande capo ribelle che si rispetti, anche la sorte di Dostum, governatore della regione che fa da scenario agli scontri tra talebani e forze dell'Alleanza del nord, è avvolta nel mistero. Dopo la morte del leggendario comandante Massud, Dostum è rimasto l'unico protagonista della guerra interna dei talebani, l'unico con un carisma, un seguito e una dotazione di armi in grado di minacciare i miliziani di Kabul. Comunque non si può fare a meno dell'Alleanza, data la sua conoscenza capillare dei territori in cui si combatte. Resta, se non altro, il dilemma di come gestire l'Alleanza da parte degli Stati Uniti. Nell'Alleanza del nord sono andati a finire tutti i gruppi e tutte le tribù della guerra antitalebana. Armare al pieno questi gruppi e offrigli un appoggio aereo nell'offensiva finale, significa presentarli alle popolazioni di Kabul e del sud come veri e propri liberatori.
Cosa impossibile nonché folle, visto che il 75% dei liberati sono di etnia uguale a quella dei talebani; in tempi passati un membro appartenente alla loro etnia non avrebbe mai preso neanche un tè in compagnia di un tagiko o uzbeko (considerati stranieri e di costumi troppo liberali), e viceversa.

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