Guerra per il Kossovo (La) Bookmark and Share
Vota   Media: 0.0/5 (0 voti)
       


Il secolo si chiude con una nuova tragedia nei Balcani: la guerra per il Kosovo con i conseguenti bombardamenti aerei della NATO sulla Serbia. L'instabilità ed i conflitti inter-etnici della Penisola Balcanica, che hanno segnato l'inizio del secolo innescando la prima guerra mondiale, sembrano accompagnarne pertanto drammaticamente anche l'ultimo scorcio.


Dopo aver ricordato come troppo spesso sono svanite le speranze in un nuovo ordine mondiale nella pace e nella concordia dopo la fine della guerra fredda, con i cannoni che hanno ripreso a tuonare proprio in Europa, è indispensabile fare un breve excursus sulla storia della Jugoslavia per evidenziare il carattere plurietnico. Quindi si possono esaminare le tre guerre combattute negli anni Novanta e, in particolare, quella per il Kosovo, con la difficile convivenza da riportare in quelle terre dopo che la pace ha fatto tacere le armi.


La fine della "guerra fredda" ed il conseguente superamento della divisione dell'Europa in blocchi militari Contrapposti avevano alimentato forti speranze in un futuro di pace e di prosperità e in un nuovo e più giusto ordine mondiale. Ma queste speranze sono andate presto deluse proprio in Europa, dove l'equilibrio bipolare, benché con l'incubo del sempre possibile olocausto nucleare, aveva consentito oltre quaranta anni di pace. La crisi si è manifestata, e in forma drammatica, in Jugoslavia negli anni Novanta, dove, scomparso nel 1980 il maresciallo Tito, che era riuscito a mantenere uniti in una Federazione socialista il mosaico di popoli che componevano il cosiddetto Stato degli Slavi del Sud (tal è il significato di Jugoslavia), forti contrasti sono scoppiati fra le varie etnie. in particolare fra Serbi e Croati. le due ernie più consistenti, separate sia dalla religione (i Serbi sono ortodossi, i Croati cattolici) sia da un diverso passato storico. Infatti i Croati avevano fatto parte dell'Impero austroungarico, mentre i Serbi, che nel Basso MedioEvo erano riusciti addirittura a costituire un piccolo impero, soggiogati a lungo dai Turchi, si erano resi indipendenti nel secolo scorso, rappresentando subito un polo d'attrazione per gli altri popoli slavi della regione ancora sottomessi all'Austria e alla Turchia. A costituire il mosaico jugoslavo c'erano pure gli Sloveni, nella parte settentrionale dello Stato; i Macedoni, all'estremità meridionale; i Montenegrini, un fiero popolo montanaro, di religione prevalentemente musulmana; una consistente comunità musulmana nella Bosnia-Erzegovina; infine minoranze, più o meno consistenti, di Ungheresi, Italiani e Albanesi, questi ultimi particolarmente numerosi nel Kosovo, una regione interna del Sud, a ridosso della frontiera con l'Albania.
La Jugoslavia, durante la seconda guerra mondiale, era stata invasa dalle truppe dell'Asse e il suo territorio era stato smembrato per volontà della Germania nazista e dell'Italia fascista. La guerra partigiana, sotto la guida di Tito, aveva liberato il Paese, consentendone, come detto, la riunificazione in una Federazione a regime socialista. L'autorevolezza ed il prestigio internazionale di Tito erano riusciti a mantenere unita la Federazione jugoslava, tanto che questa era diventata ben presto uno Stato importante nello scacchiere internazionale: la Jugoslavia, benché a regime socialista, aveva proclamato la sua autonomia dal blocco sovietico ed era addirittura diventata un punto di riferimento per i cosiddetti "Paesi non allineati", in maggioranza del Terzo Mondo, non inclusi nè nel blocco militare filosovietico, né in quello filoamericano.
La Jugoslavia non è però sopravvissuta alla scomparsa del suo prestigioso leader, I motivi sono stati molteplici: una grave crisi economica, travolgendo tutti i settori produttivi, ha riacceso le rivalità tra le varie etnie, alcune delle quali hanno creduto di poter risolvere i loro problemi politici ed economici rivendicando l'indipendenza. Ma il vero fattore destabilizzante è stato l'acceso nazionalismo rivendicato dalla nuova "leadership" della Serbia, in particolare dal suo presidente Milosevic: la Serbia, stravolgendo la politica di perfetto equilibrio fra le nazionalità, attuata da Tito, ha rivendicato una funzione guida della Federazione, mirando a restaurare l'egemonia del passato. La situazione, nei primi anni Novanta, è rapidamente precipitata: Slovenia e Croazia hanno proclamato la loro indipendenza, subito riconosciuta da alcuni Paesi occidentali come la Germania e l'Austria. A nulla sono valsi i tentativi dello Stato jugoslavo, soprattutto delle sue forze militari, di preservare l'integrità della Federazione attaccando militarmente la Croazia ed appoggiando la guerriglia della consistente minoranza serba in quel Paese. La guerra ai confini tra Croazia e Serbia ha avuto termine, dopo aver provocato circa 15.000 vittime, grazie alle pressioni internazionali; ma una nuova tragedia è esplosa nel 1992 in Bosnia-Erzegovina, una regione montuosa che si presenta come una Jugoslavia in miniatura, abitata da ernie croate, serbe e musulmane quasi in perfetto equilibrio. Le milizie delle tre componenti etnico-religiose si sono date battaglia per quattro anni, provocando circa 250.000 morti e milioni di profughi. L'opinione pubblica internazionale è rimasta sconvolta dalla tragedia di Sarajevo, la capitale, a lungo assediata e isolata, bersaglio di pesanti bombardamenti da parte delle artiglierie poste tutte intorno alla città. La ragione alla fine ha prevalso sulla violenza, anche per la stanchezza dei contendenti, ed è stato raggiunto un precario equilibrio, con la creazione in Bosnia di una Federazione costituita da una Repubblica croato-musulmana e da una Repubblica serba di Bosnia. Ma quella guerra ha scavato un solco profondo di odio, dividendo popoli per tanto tempo uniti, devastati dalla famigerata opera di "pulizia etnica", che i vari contendenti hanno condotto nel corso di una guerra fratricida che inevitabilmente ha riportato alla mente i metodi aberranti usati nel passato dai regimi fascisti per neutralizzare ed assoggettare le minoranze. E evidente che il nazionalismo ha oscurati) la ragione in governanti ambiziosi che hanno pensati) di ritagliaisi, con la violenza e l'odio, una fetta di potere in un Paese che, pur nel pluralismo etnici) e religioso, aveva vissuto per decenni in pace.
Quella del Cosovo infine è stata un'autentica tragedia annunciata. Il Nazionalismo serbo ha innescato la miccia, revocando lo "status" d'autonomia amministrativa di cui la regione, abitata in maggioranza da Albanesi, godeva nel passato. Ma, a destabilizzare ulteriormente la situazione nella regione, sono intervenute alcune Potenze occidentali, come gli Stati Uniti, nonché oscure forze politiche albanesi, legate anche ai vari trafficanti dell'arca, che hanno finanziato l'UCK, la guerriglia dei Kosovari d'origine albanese. Una guerriglia di cui sicuramente la regione non aveva bisogno, ma che ha contribuito ad alimentare la tensione tra l'etnia albanese e quella serba, con lo scempio della "pulizia etnica" che le forze militari serbe hanno condotto ai danni degli avversari. Inutilmente si sono trascinati i negoziati, a Rambouillet, in Francia, per cercare di trovare una soluzione politica alla crisi: la reciproca diffidenza di Occidentali e Serbi ha fatto cadere nel vuoto le trattative. Da una parte, i Serbi hanno il sospetto che gli Occidentali vogliano sottrarre il Kosovo alla Serbia (che i Serbi considerano come la culla della loto nazionalità, anche per avervi condotto nel lontano XIV secolo un'accanita resistenza contro i Turchi invasori); dall'altra parte, gli Occidentali accusano i Serbi dell'atrocità della "pulizia etnica" ai danni dei Kosovari d'origine albanese. Sulla base di queste premesse, discutibile è apparsa l'iniziativa della NATO, l'alleanza atlantica di 17 Stati europei, tra cui anche l'Italia, e degli Stati Uniti e del Canada, di bombardare la Serbia per costringere il suo governo ad accondiscendere a un negoziato che, però, per questo Stato è improponibile se teso a concedere l'indipendenza al Kosovo.
I bombardamenti, sempre più massicci sulle città della Serbia e finanche sul già martoriato Kosovo, hanno reso ancora più drammatica la situazione delle popolazioni kosovare d'origine albanese, le quali, per sfuggire sia alle bombe lanciate dagli aerei della NATO. sia alla recrudescenza della "pulizia etnica" condotta dai Serbi, a centinaia di migliaia hanno dovuto lasciai-e le loro case e varcare le frontiere con l'Albania e la Macedonia, per trovare rifugio in campi-profughi dove le condizioni di vita si sono subito rivelate penosissime. Certamente la NATO è colpevole di non aver previsto questo ulteriore dramma dei profughi e resta colpevole pure della pericolo sa escalation militare che non solo ha arrecato pesanti danni, materiali e umani, alla popolazione civile, nonostante le sbandierate "bombe intelligenti" che avrebbero colpito soltanto obiettivi militari, ma ha rischiato anche di destabilizzare l'intera Penisola Balcanica, sconvolgendo equilibri nazionali ed cinici quanto mai delicati. Non dimentichiamo che i Balcani sono stati a lungo, prima della seconda guerra mondiale, e in particolar modo negli anni a cavallo tra Ottocento e Novecento, una pericolosa polveriera per l'Europa, quando le principali Potenze europee si contendevano l'egemonia sulla regione, aizzando i piccoli Stati della stessa l'uno contro l'altro.
Già tre guerre si sono combattute nel corso degli inquieti anni Novanta nel territorio dell'ex Jugoslavia: il conflitto di frontiera tra Croazia e Serbia all'inizio del decennio, la sanguinosa guerra bosniaca tra il 1992 e il 1995. infine la guerra in Kosovo e i bombardamenti sulla Serbia. Molti opinionisti e politologi concordano ormai sull'errore compiuto a suo tempo nel non aver fatto ogni tentativo possibile per preservare l'integrità della Jugoslavia: troppo affrettatamente alcune Cancellerie europee hanno favorito i disegni di ambiziosi leaders nazionalisti che hanno voluto porsi alla testa di Stati talvolta senza alcuna tradizione storica o alcuna connotazione nazionale precisa; basti pensare alla Bosnia-Erzegovina che non è mai esistita nel passato come Stato e che si presenta come un autentico mosaico di etnie e religioni diverse. Ma ora. che la pace sembra tornata nei Balcani, è indispensabile che la ragione riprenda il sopravvento sia sulla logica delle armi sia sul nuovo razzismo delle barbariche "pulizie etniche". E' necessario che Serbi ed Albanesi convivano nel Kosovo e, in genere, che si ripristini la concordia fra tutti i popoli della Penisola Balcanica, dove l'Occidente opulento può recitare un molo di primissimo piano se si fa promotore di un ampio ed articolato programma di aiuti, finalizzati a promuovere lo sviluppo economico della regione nella concordia e nel la cooperazione di tutti i popoli che la abitano. Non dimentichiamo che questo è nell'interesse dello stesso Occidente, che deve essere lungimirante per disinnescare la bomba dell"emergenza profughi", che può da un momento all'altro esplodere, con ondate di milioni d'immigrati che potrebbero rovesciarsi sulle sue frontiere.

Skuola.it © 2012 - Tutti i diritti riservati - P. IVA: 04592250650 - CONTATTACI
ULTIME RICERCHE EFFETTUATE pluton tartari deus et rex petit ab iove cereris proserpina | 932 969 957 960 949 961 963 959 957 | penetratio ante omnia et superior super turbam | wp content themes onthego scripts timthumb | velleius blaesus ditissimus consolaris cum | hannibal ex hibernis etruriam | in mea schola sunt multi discipuli | via tamen opus est incipientibus sed ea plana istitutio oratoria | via tamen opus est incipientibus sed ea plana quintiliano | aristippus philosophus naufragio eiectus rhodiensium