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Insicurezza dell’America dopo l’11 settembre 2001 (L')
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Si è scoperta vulnerabile, impotente, impreparata, incosciente,
l'America ferita e violentata quell'11 settembre, ma se il dolore è
stato immenso e il risveglio brutale, lo shock più tremendo per i
cittadini degli Stati Uniti è venuto da un'altra scoperta: che
l'America non è universalmente, incondizionatamente, appassionatamente
amata. Sembra impossibile, a un americano, che nel mondo esista
qualcuno che non abbia assorbito la sua cultura, che non sia
intimamente convinto della superiorità dell'America. Mezzo secolo di
Guerra Fredda e di apparente, implacabile ostilità ideologica, non
avevano incrinato, al contrario avevano rafforzato la certezza che ogni
abitante della terra, se lasciato libero di scegliere, avrebbe voluto
vivere come un americano, essere un americano. Tutti anelavano
all'American Way Of Life. Più delle flotte navali e delle armate aeree
era questo sentimento del proprio "eccezionalismo", come lo chiamò
Kissinger, la grande corazza psicologica entro la quale un cittadino
americano si sentiva protetto. Poi lo schianto. L'orrore vissuto come
un tradimento, come la scoperta che l'amico non soltanto non ti vuole
più, ma trama addirittura la tua morte. L'azione terroristica ha
distrutto qualcosa di più delle due Torri di Manhattan e della base del
Pentagono,qualcosa di più dei seimila morti: l'azione terroristica ha
riattivato nell'umanità l'angoscia primitiva, per difendersi dalla
quale l'uomo occidentale ha inventato la sua storia. Quest'angoscia si
chiama: "Angoscia dell'imprevedibile". Si chiama "angoscia" e non
"paura", perché la paura è un ottimo meccanismo di difesa che la natura
ci ha messo a disposizione per difenderci dai pericoli "visibili" e
"determinati", per cui all'avvicinarsi di un incendio, per "paura"
scappo. Ma di fronte all'imprevedibile, all'indeterminato non posso
scappare, e allora il meccanismo che si attiva non è quello "difensivo"
della paura, ma quello "paralizzante" dell'angoscia. Dagli aerei che
pilotavano, i terroristi non hanno fatto piovere solo distruzione e
morte, ma hanno seminato la paralisi dell'angoscia che svela la
vulnerabilità della nostra tecnologia, arresta lo sviluppo della nostra
economia, intimorisce il mondo della vita che si fa più prudente, più
cauto, più riparato, meno espansivo, più contratto. Per raggiungere
questo obbiettivo i terroristi hanno impiegato contro se stesse, come
in un boomerang, le due forze su cui l'Occidente fonda la propria
fiducia e la propria sicurezza. Queste due forze sono la tecnologia e
l'economia.
Sono bastati pochi miliardi e quattro aerei nelle
mani dei terroristi per dire a tutto l'Occidente che la sua tecnologia,
espansa fino alla zona più remota della terra, è un apparato
potentissimo ma anche fragilissimo, e che la sua economia espansa
anch'essa fino alla zona più remota della terra può crollare non per
ragioni economiche, ma per quel sentimento primitivo che è l'angoscia
dell'imprevedibile. E' stato il grande fisco della tecnologia. E' lei
che ha creato nell'America un senso di sicurezza vicino
all'onnipotenza. Ci si è illusi che la CIA e il Pentagono, i satelliti,
gli aerei spia fossero in grado di sorvegliare il nemico giorno e
notte, di neutralizzare i suoi piani prima ancora che li avesse
formulati. La tecnologia più sofisticata del mondo è stata impotente
contro 19 dirottatori suicidi armanti di coltellini. Essa ha tradito
gli Stati Uniti perché negli anni Novanta ha monopolizzato la loro
attenzione, li ha resi più ricchi che mai: è anche egocentrici. Il
grande boom dal 1992 al 2000 conteneva i germi dell'unilateralismo, la
cultura dell'autosufficienza, l'autocompiacimento, la convinzione di
poter fare a meno del resto del mondo. Si sono accorti tardi che lo
stesso progresso tecnologico insieme con le ingiustizie sociali e la
mancanza di democrazia in molti paesi sottosviluppati scavava nuovi
fossati e alimentava vecchi rancori. Eppure anche la tecnologia viene
mobilitata per proteggere l'America. Occorre più tecnologia, non meno
per proteggersi contro futuri attacchi terroristici che potrebbero
usare armi chimiche e batteriologiche. Per inventare vaccini,
prevenzioni e terapie si scatenano le energie delle industrie
biogenetiche. Ma esiste tecnologia cattiva e tecnologia buona? Non
basta dare la solita risposta e cioè che dipende dall'uso che ne
facciamo. La nostra tecnologia è figlia della nostra scienza che è
figlia della libertà: non esisterebbero se Galileo non avesse sfidato
la teocrazia dei talebani del suo tempo. Se i suoi successi talora ci
hanno accecati, peggio per noi. Ma è figlia nostra, la tecnologia.
Ripudiarla sarebbe come credere che l'antidoto all'odio sia la
stupidità.
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