Razzismo (Il) (2) Bookmark and Share
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Traendo spunto da alcuni esempi di razzismo che la storia remota e recente ci ha consegnato, si relazioni su alcuni aspetti della società attuale che lasciano pensare a come il razzismo sia una piaga ancora aperta nella coscienza dell'umanità.

La relazione è articolata nei seguenti punti:
1) Etnocentrismo e razzismo
2) Il razzismo nella storia
3) Emigrazione e razzismo
4) Il razzismo in Italia

1) La dimostrazione che l'attuale società debba necessariamente compiere un ulteriore passo in avanti nel cammino verso il progresso e la civiltà è fornita dalla persistenza, in tante realtà appartenenti sia all'area occidentale sia a quella del Terzo Monde, di atteggiamenti razzisti e convinzioni di presunta superiorità nei confronti di persone o etnie considerate inferiori per origine, cultura, religione, colore della pelle, usanze, costumi ecc. L'impatto con persone provenienti da culture profondamente differenti da quella occidentale genera etnocentrismo, cioè la "paura del diverso", con il conseguente atteggiamento di diffidenza o di aperta ostilità nei confronti d'individui che pensano, parlano e vivono non come siamo abituati ed educati a tare noi.
Ciò accade, ovviamente, sia quando si visita per la prima volta un Paese, ad esempio del Continente africano, sia quando c'imbattiamo negli extracomunitari che risiedono, momentaneamente o definitivamente, nel nostro Paese. Il razzismo è una forma d'etnocentrismo portato alle estreme conseguenze e supportato, più che da teorie, da pregiudizi che tendono a stabilire delle relazioni gerarchiche tra le popolazioni umane: mentre la "paura del diverso" può svanire con l'abitudine a frequentare alcune realtà straniere o conoscendo meglio chi è venuto nel nostro Paese alla ricerca di un lavoro, il razzismo difficilmente scompare, se non con l'annullamento della persona o dell'etnia considerata inferiore, per poi comunque ripresentarsi, come una sorta di "malattia della ragione", in tante altre occasioni mediante nuove manifestazioni di disprezzo, d'intolleranza e d'emarginazione.

2) La storia, remota e recente, ci ha offerto tanti esempi di razzismo: ricordiamo l'imperialismo coloniale degli Europei ai danni dei Paesi dell'Asia e dell'Africa, sfruttati nelle loro risorse materiali ed umane con il "pretesto ideologico" della civilizzazione, della presunta inferiorità delle etnie locali rispetto alla razza "bianca"; oppure pensiamo alla famigerata "tratta dei neri", con milioni d'Africani razziati e venduti come schiavi nelle piantagioni dei Nuovo Mondo; pensiamo al perdurare, anche dopo che negli Stati Uniti fu abolita la schiavitù, delle discriminazioni razziali, tanto che solo negli anni Sessanta e Settanta di questo secolo sono stati concessi pari diritti alle popolazioni di colore, grazie anche all'operate dei movimenti anti-razzisti come quelle non violente capeggiate da Martin Luther King. Ricordiamo, ancora, le persecuzioni e le discriminazioni razziali contro i cittadini di religione ebraica ad opera dal regime hitleriano prima e durante la seconda guerra mondiale: milioni di Ebrei furono privati dei più elementari diritti umani, arrestati e deportati nei campi di concentramento nazisti dove molti di loro vennero torturati ed umiliati nel fisico e nel morale, prima di essere annientati nelle "camere a gas" e nei "forni crematori".
La "giustificazione" ideologica di tale massacro è da ricondurre alla famosa "teoria della razza ariana" con cui il nazismo intendeva liberarsi di tutte le etnie, a cominciare proprio da quella ebraica, che "rendevano impura" la superiore razza germanica. Ricordiamo pure il regime d'"apartheid" attuato in Sudafrica dalla minoranza "bianca" contro la maggioranza "nera", ghettizzata, segregata ed oppressa per anni prima di vedere riconosciuti i suoi diritti in virtù soprattutto delle lotte anti-apartheid ispirate da Nelson Mandela, lo storico "leader" dei neri e presidente del Sudafrica. Ricordiamo, infine, gli episodi di razzismo e d'intolleranza di cui, frequentemente, sono vittime alcuni immigrati che hanno abbandonato il proprio Paese d'origine per trovare lavoro e sorte migliore altrove.

3) Quest'ultimo aspetto traeva una sua spiegazione nella discrepanza ancora esistente tra i Paesi industrializzati del Nord del mondo e quelli arretrati del Sud, tale da alimentare un costante massiccio flusso migratorio dai secondi verso i primi. La spirale dei debiti contratti da alcuni Paesi del Terzo Mondo rende difficile, se non impossibile, uno sviluppo economico autonomo: così parte della popolazione indigena si trasferisce inseguendo il "sogno occidentale" che, in tanti casi, non si realizza; anzi, spesso, gli extracomunitari si vanno a scontrare con realtà europee già di per sé interessate da fenomeni di disoccupazione, criminalità organizzata, corruzione ecc. Il risultato è quello d'allarmare ulteriormente gli abitanti locali, preoccupati che il massiccio arrivo degli immigrati possa acuire i problemi con cui quotidianamente devono fare i conti: la conseguente reazione è, sovente, di diffidenza, pregiudizio ed ostilità nei riguardi dei nuovi arrivati.

4) La questione del razzismo nei confronti degli extracomunitari tocca da vicino anche l'Italia, un Paese che, in passato, ma non di rado pure oggi, è stato protagonista al negativo di una rivalità, sfociata spesso in convinzioni ed atteggiamenti razzisti, tra il Settentrione ed il Meridione. Ai tempi del "boom" economico (fine anni Cinquanta ed anni Sessanta), alla rapida industrializzazione delle regioni del Nord dell'Italia non fece seguito il conseguente sviluppo del Mezzogiorno, che rimase arretrato e con un'economia ancora prevalentemente agricola. Pertanto, molti contadini meridionali decisero di trasferirsi nelle città e nelle aziende del Nord dello Stivale, trovando non sempre l'ospitalità e la solidarietà di cui necessitavano per vincere la nostalgia dovuta alla lontananza degli affetti. Di recente, rigurgiti di natura razzista sono ricomparsi nel nostro Paese, sia legati ad alcune non trascurabili realtà politiche (come la Lega Nord o la Liga Veneta) sia all'arrivo in massa di Albanesi sulle coste della Puglia, in seguito al grande esodo dal Paese balcanico dilaniato dalla crisi economica e politica. Non sono mancati, purtroppo, episodi d'intolleranza e di autentico razzismo da parte di alcuni cittadini italiani, ispirati anche dal timore di una nuova ed inaspettata "forza-lavoro" da impiegare in occupazioni pagate "a nero" e di una nuova "manovalanza" per la grande criminalità organizzata.

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