|
Rivoluzioni tecnologiche del XX secolo (Le)
| Vota | | Media: 0.0/5 (0 voti) |
In questo inizio del XXI secolo, l'innovazione tecnologica è sul punto
di far entrare l'umanità in una nuova era. Mai nella storia le scoperte
scientifiche hanno dato luogo ad applicazioni tecniche così rapide.
Tutti i campi ne sono investiti: la biologia con lo sviluppo delle
biotecnologie e delle manipolazioni genetiche, le tecniche mediche, la
chimica con la produzione di nuove sostanze di sintesi, il nucleare,
l'esplorazione dello spazio... L'esplosione informatica applicata
nell'industria conduce a una robotizzazione crescente delle operazioni,
e nei servizi alla «burotica». I microprocessori, i satelliti,
l'utilizzazione della televisione via cavo, le fibre ottiche sviluppano
all'infinito l'emissione e la trasmissione dei messaggi. L'associazione
delle tecnologie informatiche e delle tecnologie di comunicazione dà
origine alla telematica che permette di trattare e trasmettere
l'informazione istantaneamente. Essa è davvero il nuovo «sistema
nervoso delle società contemporanee». Le conseguenze sono incalcolabili
e forse ardue da prevedere: si costruiscono attualmente macchine la cui
capacità di risolvere i problemi è tale che si parla a loro proposito
di «intelligenza artificiale». Esse si traducono in particolare
nell'incremento della produttività, la diversificazione della
produzione, il miglioramento della qualità, la miglior utilizzazione
delle risorse, il perfezionamento dei metodi di gestione; ma anche in
minacce crescenti sull'occupazione... Forse la rivoluzione informatica
sta creando un altro tipo di società? Il paradosso della tecnica si
rivela in tutta la sua gravità quando si pensa che la macchina,
destinata a liberare la società dal lavoro schiavistico, minaccia di
rendere schiava tutta l'umanità. (Cultura e sviluppo) È in realtà un
problema di innesto che si pone: innesto su un fondo dato, poiché
esiste una dialettica stretta fra cultura e tecnologia. Si mostra qui
la dimensione fondamentale della cultura nel processo globale di
sviluppo. Per averla ignorata, molti progetti di sviluppo sono falliti.
Si tratta di preservare una identità culturale tanto più minacciata per
il fatto che l'80% delle notizie diffuse nel mondo provengono dai paesi
industrializzati che rimandano ai paesi in via di sviluppo una immagine
di sé spesso mutilata, deformata, non esente da stereotipi e da
etnocentrismi. Il rischio principale risiede in un fenomeno di
acculturazione provocato non solo dall'irruzione delle tecniche ma
ancor più da un massiccio esodo rurale e un divorzio profondo fra una
cultura rurale tradizionale ed elementi culturali importati. Come
sottolineava il rapporto della conferenza sulle politiche culturali in
Asia (1973), «la tradizione non va confusa con il rifiuto del progresso
scientifico e della tecnica. L'accesso alla modernità non deve
compiersi nella forma dell'alienazione e dell'imperialismo economico.
L'esperienza tecnologica e scientifica deve essere controllata dai
paesi utenti e sviluppata in forme adattate alle caratteristiche
sociali e culturali appropriate ai bisogni reali delle popolazioni». Le
stesse parole, ma cariche di speranza, ritornano sotto la penna del
romanziere keniano Ngagi wa Thiong'o: «La Scienza e la Tecnologia
moderne, degnamente organizzate, padroneggiate e controllate, rendono
oggi possibile una trasformazione economica totale del mondo rurale e
permettono così di edificare una cultura popolare su una base di
prosperità e non diritardo».(Scienze, tecniche e sviluppo: le tecniche
nei paesi in via di sviluppo) Il 98% della produzione mondiale di
tecniche avanzate spettano a un piccolo numero di paesi
industrializzati. La ricerca per lo sviluppo per abitante nel Terzo
Mondo equivale a un centesimo di quella dei paesi industrializzati. Su
3.500.000 brevetti depositati, solo il 6% proviene dai paesi in via di
sviluppo. Da qui il fondamentale problema del trasferimento di
tecnologie al Terzo mondo. Ma quali tecnologie e per che farne? Il
dibattito oppone due concezioni: una auspica l'adozione da parte dei
paesi in via di sviluppo delle tecniche avanzate dei paesi industriali;
l'altra considera più realista il semplice perfezionamento delle
tecniche locali, ritenute "appropriate". Gli addebiti rivolti più
frequentemente ai trasferimenti di tecnologia compiuti soprattutto
dalle società multinazionali sono i seguenti: queste tecnologie fanno
troppo appello all'automazione e al capitale; esigono una manodopera
molto qualificata; costano molto care; utilizzano prodotti sintetici
mentre il Terzo mondo è ricco di materie prime; creano una dipendenza
nei confronti dei fornitori; trasmettono anche un modello di società e
di organizzazione economica; non corrispondono spesso a un progetto
globale di sviluppo.
|
Skuola.it © 2012 - Tutti i diritti riservati - P. IVA: 04592250650 -
CONTATTACI |
| |