Il
romanticismo, sviluppatosi e diffusosi tra la fine del Settecento e la metà dell’Ottocento,
costituì un fenomeno di portata europea. Esso nacque e si sviluppò nell’ambito
della classe sociale emergente: la borghesia. Alcuni suoi aspetti improntarono
il gusto e la mentalità di tutto il secolo XIX. Il romanticismo ebbe origine
dalla percezione dell’inadeguatezza della cultura illuminista ed elaborò una
riflessione complessa
partendo dal recupero della sensibilità individuale. Le sue manifestazioni sono
molto differenziate e la loro definizione non è agevole né univoca.
L’elaborazione del pensiero romantico arrivò ad ispirare una nuova filosofia,
l’idealismo, e a una nuova concezione della storia e della letteratura,
coinvolgendo tutte le forme di arte.
La storia
L’individuazione
dei motivi profondi che ispirarono il romanticismo e la loro interpretazione
sono estremamente complesse e ciò ne impedisce una definizione univoca. Lo stesso
aggettivo “romantico”, nel corso dei secoli XVIII e XIX, ha subito rilevanti variazioni
di significato, prima che gli intellettuali del gruppo di Jena lo adottassero,
e anche allora la definizione del termine non fu certo univoca. A complicare
ulteriormente la schematizzazione si deve considerare il fatto che alcuni dei
caratteri generalmente individuati come tipicamente romantici risultano molto
diffusi in epoche e autori anche assai lontani (il concetto di romanticismo
universale).
Si
può comunque cercare di definire il romanticismo come un movimento culturale europeo
di vasta portata, capace di influenzare le arti e il pensiero, sviluppatosi
alla fine del XVIII secolo e sostanzialmente esauritosi alla metà del XIX
secolo, nel quale è possibile individuare il recupero della sensibilitàcome elemento conoscitivo e unificatore.
Tale
recupero si pone consapevolmente su un piano di diversità rispetto al razionalismo
illuminista, ma non risulta di per sé irrazionale o anti-razionale.
Proprio
nell’esperienza illuminista troviamo le premesse che il romanticismo svilupperà
autonomamente, spesso, ma non sempre, in opposizione. È importante notare come,
nella seconda metà del secolo XIX, le tendenze realistiche e decadenti,che caratterizzeranno quella nuova fase, costituiscano l’estremizzazione dei
caratteri del romanticismo. Nella prospettiva romantica, il sentimentoappare come una facoltà propria dell’uomo che, senza opporsi alla ragione,
offre la possibilità di conoscere ciò che, pur sfuggendo a un’analisi
razionale, non è estraneo all’esperienza umana e, anzi, costituisce il propriumdi tutti e di ciascuno. In tale prospettiva, la sensibilità romantica pone
al soggetto il problema della possibilità di conoscere e rappresentare ciò che
è altro da sé, in una sorta di dialogo tra quanto è umano e quello che, per
quanto indefinito, è più grande dell’uomo, tra ciò che è individuale e ciò che
è universale, tra ciò che è finito e ciò che è infinito.
Da queste premesse, nascono molti atteggiamenti che, pur risultando a
volte opposti, esprimono differenti reazioni di fronte alla intuizione che si
manifesta nel sentimento, determinando quel
Sehnsucht (lett. brama),
quella perenne insoddisfazione di chi intuisce ma sa di non poter comprendere
né esprimere in modo soddisfacente ciò che ha intuito. È così possibile
ricondurre alla sensibilità romantica posizioni che costantemente oscillano tra
due estremi quali, per esempio, il concetto di
titanismo e il concetto
di
vittimismo: l’uomo, infatti, può trovarsi ora a percepire dolorosamente
la sua limitata piccolezza, ora a esaltarsi nell’intuire
la grandezza che permette all’individuo di inserirsi in un’armonia universale.
→
Vedi, a titolo esemplificativo, con riferimento ad autori italiani, l’intreccio
di titanismo e vittimismo che permea alcune liriche di Giacomo Leopardi
(1798-1837), La sera del dì festa (1820) o La ginestra (1833).
L’atteggiamento
in senso genericamente religioso del romanticismo, così attento alla riflessione
sull’uomo e sul destino, può condurre tanto a scelte di ateismo quanto a
un generico misticismo o al recupero delle religioni positive, non più
intese come irrazionali strumenti dell’oscurantismo conservatore, ma come
modalità ragionevoli a cui rapportare umano e sovrumano, umano e divino.
→
Vedi, a questo proposito, l’ateismo che caratterizza il pensiero di Leopardi o,
sul versante opposto, alla religiosità di Alessandro Manzoni (1785-1873).
Le
vicende storiche che attraversano l’Europa dalla seconda metà del XVIII secolo
alla metà del XIX secolo sono molteplici. Si può tuttavia affermare che tali
estremi cronologici coincidono con le vicende che videro la lunga e faticosa
lotta della borghesia europea per la sua affermazione. Partendo, infatti, da un
contesto illuminista, il romanticismo si sviluppa e si definisce parallelamente
alla vicenda napoleonica che, allo stesso modo, costituisce una tappa
fondamentale per l’affermazione dei valori nazionali e per la loro
identificazione con il patriottismo borghese. Il carattere
antireazionario, progressivo e borghese del romanticismo emerge poi in maniera
netta a partire dalla svolta reazionaria e tradizionalista del Congresso di
Vienna.
→
Vedi sul libro di storia le diverse fasi del Congresso di Vienna che si svolse
in differenti sessioni a partire dal 18 settembre 1814 fino al 9 giugno 1815. A
Vienna la diplomazia delle grandi potenze europee si propose di
disegnare gli assetti di quella che dovrà essere l’Europa post-napoleonica.
La
borghesia elaborò, anche a livello del comune sentire, una riflessione sul
rapporto del singolo con la società. Essa sviluppò, infatti, una nozione di popoloche coincideva con la borghesia medesima, si poneva come alternativa alla
nobiltà ed ignorava completamente le nascenti masse dei proletari. In questo
modo la borghesia cittadina colta riuscì a elaborare un rapporto tra
sensibilità, affermazione individuale ed equilibrio sociale che permeerà imoti degli anni venti e trenta, fino all’esplosione rivoluzionaria del ’48.
→
Vedi sul libro di storia i moti che caratterizzarono la prima metà dell'Ottocento.
Nel 1820 la scintilla scoppiò in Spagna; nel 1830 in Francia. Nel 1848 i moti
parigini portarono alla proclamazione della Repubblica, il 25 febbraio. La
rivolta di Parigi spinse tutta l’Europa alla deflagrazione. Per quel che
riguarda l’Italia, vedi, in particolare, le Cinque giornate di Milano (18-23
marzo).
Dopo la sostanziale
affermazione delle istanze borghesi e delle esigenze nazionali, le manifestazioni
del romanticismo continuarono a condizionare gli atteggiamenti della società
borghese, riuscendo, nelle grandi città, a improntare di sé soprattutto la
piccola borghesia di recente formazione. Poiché, tuttavia, mutavano le
condizioni storiche in cui ormai nuove dinamiche sociali andavano definendosi,
tali atteggiamenti e idealità romantiche assunsero connotati stereotipati e
sopravvissero quasi fino alla fine del secolo,fornendo spunto polemico alle
nuove correnti culturali positivistiche e decadenti, che andavano
diffondendosi. In Italia, in particolare, si può dire che, pur in crisi, la
vitalità degli ideali romantici perdurò almeno fino all’inizio degli anni sessanta,
epoca della realizzazione dell’ideale unitario.
La
filosofia
L’elaborazione del
pensiero romantico si sviluppa in Germania nell’ambito di tre cenacoli
culturali, legati alle città di Jena, Heidelberg e Berlino. L’elaborazione dei romantici
di Jena sottolinea la necessità di identificare con l’intuizione poetica
ogni forma d’arte, superando le barriere di spazio e tempo.
→ Vedi sul libro di
filosofia il romanticismo di Jena: dal nome della città tedesca in cui si sviluppò
il pensiero romantico; tra i principali esponenti i fratelli Schlegel,
Friedrich (1772-1829) e August Wilhelm (1767-1845). Era legato al gruppo anche
Friedrich Wilhelm Joseph Schelling (1775-1854).
Da tale atteggiamento, ben sviluppato da Schlegel, deriverà l’individuazione
di alcuni temi che risulteranno fondamentali del romanticismo, primi fra tutti
quelli dell’amore e della morte, in quanto pongono l’uomo di fronte all’altro
da sé, invitandolo a riflettere sulla possibilità di superare il proprio
limite. L’amore, in particolare, si offrirà a una riflessione assai vasta, date
le sue implicazioni fisiche e psicologiche. La sensibilità romantica pone in
modo rilevante all’individuo il sentimento del proprio rapporto con gli altri e
si percepisce diffusamente il senso di appartenenza dell’individuo ad un
popolo.
In tal senso, soprattutto a
opera dei romantici di Heidelberg, condizionati dalla diffusione del
dominio napoleonico sull’Europa, si evidenzia l’attenzione rivolta al Medioevo,
l’epoca cristiana e mistica in cui si forma la “personalità” dei singoli popoli
e si definisce il concetto di spirito germanico.
→ Vedi sul manuale di
filosofia il romanticismo di Heidelberg, fiorito tra il 1805 e il 1808, che elabora
soprattutto le teorie sulla superiorità germanica, conseguenza della
quale fu il recupero della tradizione popolare tedesca .
Tale atteggiamento
determinerà una grossa attenzione al recupero della tradizioni popolari, di cui
tipica prova è l’attività dei fratelli Jakob (1785-1863) e Wilhelm (1786-1859) Grimm
che pubblicarono, nel 1816, le Saghe germaniche e, tra il 1812 e il
1822, le Fiabe, una raccolta di racconti tradizionali tedeschi. Dopo il
1810 il movimento romantico entrerà in una fase involutiva, che esalterà elementi
onirici e fantastici.
In senso più tecnicamente
filosofico, il pensiero romantico, che già con Herder e Jakobi aveva cominciato
a rifiutare il razionalismo kantiano a vantaggio di una conoscenza più
immediata della realtà e della storia, determina la nascita dell’idealismo, che
si prefigge di conseguire una diretta conoscenza dell’Assoluto.
→ Vedi Johann Gottfried
Herder (1744-1803) che attribuisce al termine romantico il significato “di
ritorno al Medioevo”. Allievo di Kant, se ne staccò, teorizzando un’organica
unità tra le forme di espressione dello spirito (le varie arti) che si
manifestano nella storia.
→ Vedi Friedrich Heinrich
Jacobi (1743-1819) che svolge la critica a Kant rifiutando il dualismo soggetto-oggetto,
proponendo una soluzione in cui ogni realtà risulti un fenomeno del soggetto:
da tale atteggiamento prende avvio l’idealismo assoluto.
Lo sviluppo dell’idealismo è il risultato della speculazione di Johann
Gottlieb Fichte (1762-1814): nell’opera
Fondamenti dell’intera dottrina
della scienza, pubblicata per la prima volta nel 1794 ma più volte
rielaborata e riedita, Fichte formalizza la sua dottrina del dualismo Io
non-Io, come emanazione dell’Io puro in cui trovano radice e origine tutte le
realtà. Con i Discorsi alla nazione tedesca (1808), il filosofo stabilisce un
fondamentale punto di riferimento anche nell’elaborazione della concezione politica
del romanticismo, sia sottolineando il ruolo della cultura tedesca e la sua
funzione missionaria ed educatrice, sia ipotizzando una nuova organizzazione
dello Stato.
Fichte si propone di
superare il pensiero kantiano, che pone al centro della riflessione la
correttezza formale delle operazioni conoscitive nei confronti di un oggetto
estraneo al pensante. Fichte cerca, cioè, di offrire direttamente l’Assoluto,
superando le mediazioni formali delle categorie del pensiero e identificando l’Io
con l’entità creatrice e con l’infinito.
Dal medesimo tipo di
sensibilità si svilupperà la filosofia di Friedrich Wilhelm Schelling che, nel
1800, nell’opera il Sistema dell’idealismo trascendentale,
imposta la critica a Fichte nel tentativo di restituire alla Natura una propria
oggettività. Conformemente alla sensibilità romantica, rielaborerà le posizioni
di Fichte nel tentativo di riconoscereun’autonoma identità alla natura. Si
avranno così concretizzazioni diverse, ora elaborando una sorta di filosofia
del sentimento, ora riflettendo sull’intimo per riconoscere
nella propria coscienza l’Assoluto.
I complicati meccanismi di pensiero della filosofia di Schelling verranno
criticati da Georg Wilhelm Hegel (1770-1831), che ne recupera la forma, ma la
concettualizza identificandola con l’Assoluto o meglio con le modalità con cui
l’Assoluto si manifesta e, contestualmente, risulta conoscibile. Dalla
rielaborazione di questo rapporto tra individuo e Assoluto nasce il
procedimento dialettico, che costituisce la risposta filosofica che comunemente
si ritiene la più conforme alle esigenze conoscitive del romanticismo e più
adatte a spiegare la percezione romantica della storia, nella quale
sostanzialmente individuo e universale si identificano dinamicamente.
→ Vedi sul manuale di
filosofia l’opera di Hegel. Nelle sue innumerevoli opere elaborò la forma più
organica di Idealismo. Egli individuò nel procedimento dialettico la modalità
di manifestazione dello Spirito e la via della conoscenza, giungendo a una
sistematizzazione del sapere e di ogni manifestazione della natura e dell’attività
umana. Della ricchissima produzione è fondamentale ricordare la Fenomenologia
dello spirito (1807) e La scienza della logica, in tre parti,
pubblicata tra il 1812 e il 1816
Proprio la maturità del
pensiero hegeliano farà sì che in evoluzione e contrapposizione a tale sistema
nasceranno e si svilupperanno gli atteggiamenti di pensiero che saranno riconducibili
sia alle posizioni decadenti che a quelle positiviste del secondo Ottocento.
Mentre infatti si affermava il pensiero idealista, si definirono anche
delle posizioni critiche nei suoi confronti, che pure furono poco considerate
dai contemporanei. Tali atteggiamenti sono da ricondurre
sostanzialmente alle prospettive pessimistiche di Arthur Schopenhauer (1788-1860), che pone il centro dell’esperienza umana nel
dolore, e a quelle religiose e antirazionalistiche di Søren Kierkegaard
(1813-1855); anche tali posizioni antiidealiste, almeno per alcuni aspetti
della sensibilità che le caratterizza, sono vicine alla sensibilità romantica.
La letteratura: l’Europa
Le caratteristiche del
romanticismo iniziano a manifestarsi nella letteratura contemporaneamente in
due aree geografiche ben distinte, quella britannica e quella germanica. In Germania,
quello che tradizionalmente chiamano preromanticismo, si era espresso con il movimento dello Sturm
und Drang (istinto e passione), ma uno sviluppo della sensibilità romantica e, soprattutto, una sua consapevole
organizzazione si realizzò a fine secolo, attorno alla rivista Athenaeum, pubblicata nel
1798 dai fratelli Schlegel per diffondere le idee romantiche
sull’arte e sulla letteratura.
→ Vedi sul manuale di
letteratura il movimento culturale tedesco dello Sturm und drang particolarmente
attento alla letteratura.
Contemporaneamente in Gran Bretagna, attraverso un fittizio
recupero della tradizione popolare, si diffuse un’attività di riforma del gusto
e delle lettere che diede un primo frutto con I canti di Ossian, poesie
originali presentate come traduzioni di antichi canti gaelici e medioevali,
pubblicati nel 1760 dallo scozzese James Macpherson (1736-1796); essi
determinarono in Inghilterra la nascita del gusto sepolcrale. La più definita e consapevole corrente romantica si affermò con la pubblicazione
dell’opera Lyrical Ballades (1798), di William Wordsworth (1770-1850),
nella quale furono inclusi alcuni componimenti di Samuel
Taylor Coleridge (1772-1834).
Da questi avvenimenti
letterari si sviluppò il gusto romantico, che poneva al centro del suo
interesse l’osservazione e la rappresentazione dei sentimenti individuali e
collettivi, la percezione della vita individuale come frammento di una vita
sopraindividuale, l’amore, più o meno appassionato, e la morte. Il gusto romantico favorì,
tra i generi letterari, la diffusione delle ballate di tipo popolare e di
componimenti più o meno fantastici, adatti a esprimere la fantasia e gli slanci
sentimentali. Molto importante, anche per la dimensione europea del fenomeno,
fu lo sviluppo del romanzo, non disdegnato anche da intellettuali come
Schlegel.
→ Vedi il romanzo Lucinde(1799), di Schlegel, che espresse, suscitando un certo scandalo, le idee romantiche
in merito all’amore libero da vincoli e schemi sociali.
Il romanzo aveva già
conosciuto, in età illuminista, una grande diffusione; esso infatti risulta
molto adatto a diffondere le idee presso un pubblico abbastanza colto e amante della
lettura e della riflessione quale era la borghesia, ma non troppo accademico o
sofisticato nei gusti. Giova in proposito ricordare che il gusto per il
Medioevo e quello per la narrazione romantica e sentimentale si unirono
determinando la nascita e il successo del romanzo storico, che ebbe in Walter
Scott (1771-1832) il suo più insigne rappresentante. Lo scrittore, dopo aver scritto
poemi di vario tipo, pubblicò nel 1819 Ivanhoe, il cui enorme successo
determinò la diffusione del romanzo storico in tutto il continente, influenzando,
in Italia, Alessandro Manzoni.
La letteratura: l’Italia
Agli inizi dell’Ottocento, il nuovo clima romantico e le tendenze
letterarie cui esso dà luogo si diffondono gradualmente anche in Francia e in Italia
qualche elemento del gusto nuovo. La diffusione delle idee romantiche fuori della
Germania fu in gran parte merito di Anne-Louise-Germaine Madame de Staël (1766-1817).
La de Staël diffuse le idee romantiche sulla letteratura in Francia con l’operaDe l’Allemagne, scritto nel 1810, ma pubblicato solo nel 1813 per l’opposizione
delle autorità napoleoniche. Nel 1816 pubblicò, sulla “Biblioteca italiana”, un
articolo con cui invitava gli intellettuali italiani ad abbandonare il loro
isolamento e a leggere i testi della letteratura moderna.
Nasce, così, la cosiddetta
polemica classico-romantica, in cui presero posizione, a sostegno di M.me De
Staël, Giovanni Berchet (1783-1851) con la Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliolo(1816), e Pietro Borsieri (1788-1852) con le Avventure letterarie di un giorno (1816), mentre si
schierarono tra gli esponenti del classicismo il Giordani e il Monti. Sul tema
del romanticismo intervennero anche il Leopardi e il Manzoni. In Italia, in
modo particolare, il romanticismo si andò subito colorando di forti tinte
politiche, anche perché la rivista “Il Conciliatore”, che fu il principale
strumento del confronto intellettuale e politico e creò una consapevolezza
sul romanticismo, risultò da subito espressione e strumento della borghesia
e della nobiltà milanese antiaustriaca.
→ Vedi sul manuale di
letteratura le vicende de “Il Conciliatore”, pubblicato a Milano dal settembre
1818 al dicembre 1819, quando fu chiuso dalle autorità austriache. Questa
rivista raccoglieva gli intellettuali desiderosi di “conciliare” varie
posizioni moderne e si occupò di politica, economia e cultura.
L'attività culturale e di
riflessione iniziata da “Il Conciliatore” fu continuata dal gruppo di
intellettuali fiorentini che, potendo godere di una maggiore apertura da parte
delle autorità granducali, pubblicarono la rivista l’”Antologia”-nata a Firenze
come espressione degli intellettuali raccolti attorno al gabinetto di lettura,
fondato nel 1819 da Giovan Pietro Vieusseux (1779-1863)-che restò in vita con
poche interruzioni dal 1821 al 1833.
Sul piano strettamente
letterario il romanticismo italiano non arrivò mai all’appassionat individualismo di quello inglese o tedesco, e rimase più vicino alle esigenze
politiche del Risorgimento. È tuttavia evidente che numerose istanze romantiche
sono presenti e vive anche nei nostri massimi autori del primo Ottocento. Si è
soliti ricondurre alla matrice romantica l’impegno civile e la ricerca di una
riforma degli strumenti espressivi che animarono il Manzoni o il sentimentalismo
malinconico del Leopardi.
Tra le manifestazioni più
interessanti della letteratura romantica in Italia occorre segnalare la nascita
e la diffusione del romanzo. Mutuato dall’esperienza inglese nella veste del
romanzo storico, questo genere letterario risultò adattissimo alle esigenze di
diffusione
ideologica e alla questione della lingua ed al problema della apertura della riflessione
culturale a un pubblico sempre più esteso.
La fortuna di tale forma
letteraria è dovuta all’intuizione del Manzoni, che riuscì a fornire un’opera
che sarà modello sia per la lingua sia per il testo di forte impatto educativo
e morale. Sulla scorta dell’esempio manzoniano, il romanzo storico ebbe molto successo
e, pur nella uniformità del genere, fu espressione sia di ideali e valori di
tipo manzoniano sia di valori più propriamente laici e patriottici. Per quanto riguarda la
lirica, anch’essa si dirige a esprimere ideali patriottici e, in un primo
momento, non si assiste al recupero della tradizione popolare, come in altri
paesi; solo più tardi Niccolò Tommaseo (1802-1874) si occuperà del recupero del
patrimonio culturale del popolo. Superato il momento della “centralità patriottica”, anche sulla scorta
di stilemi e modelli di provenienza tedesca, si assiste alla diffusione di temi
sentimentali, per lo più stereotipati, e alla rappresentazione di ambientazioni
esotiche e fantastiche; questo romanticismo, definito negativamente “arcadico”
per la sua superficialità, continuerà a vivere nel gusto della borghesia fino a
oltre la metà del secolo, offrendosi come riferimento polemico alle nuove
generazioni di intellettuali.
L’arte
Le riflessioni e la
sensibilità romantiche coinvolgono tutte le forme d’arte, ma, nelle arti figurative,
non si assiste allo sforzo innovativo che aveva caratterizzato la letteratura.
Di fatto il gusto romantico influenzò la pittura soprattutto nella scelta dei temi da rappresentare. Un tema
particolarmente caro è quello della natura. Si ritrovano elementi romantici nelle descrizioni di paesaggi inglesi di John Constable (1776-1837), nei quali l’uomo tende a sparire armoniosamente nella campagna, oppure nelle raffigurazioni di Caspar David Friedrich (1774-1840), dove l’uomo contempla l'infinità della realtà naturale talmente incommensurabile con la finitezza umana da spaventare e attirare contemporaneamente; elementi romantici, sebbene “estremi”, si ritrovano anche nelle rappresentazioni oniriche di Johann Heinrich Füssli (1741-1825).
→ Vedi il dipinto il Monaco
sulla spiaggia (1808) di Friedrich, dove viene riproposto il tema del rapporto
tra individuo e infinito. Nel quadro un’esile figura umana passeggia su una
spiaggia nella quale si perde armoniosamente quasi a confondersi nell’immensità
del paesaggio.
L’interesse per la
concretezza, che caratterizza la sensibilità romantica, si riverbera in modo
particolare sulla ritrattistica in cui spesso si cercò un bello lontano dal
modello greco, come accade all’inglese Joshua Reynolds (1723-1792), che spesso
ritrasse i mari e i volti della Polinesia. Tale tensione, però, nella rappresentazione
di luoghi lontani e individui esotici, fu condizionata spesso dalla spinta romantica
verso un ideale quasi irraggiungibile, determinando la rappresentazione di
ambienti fantastici e di un mondo ideale, come accadde a Jean-Auguste-Dominique
Ingres (1780-1867) che dedicò la sua attività alla rappresentazione di un mondo
orientale che non conobbe mai.
→
Vedi il dipinto Bagno turco (1859), di Ingres, nel quale innumerevoli
corpi femminili sintetizzano la sua ricerca pittorica. Il pittore, nella rappresentazione
del nudo femminile in ambientazioni orientali, aveva espresso la tensione ideale ad un
mondo diverso e libero.
Legato alla temperie
romantica è il recupero della storia, e i pittori poterono illustrare le vicende
napoleoniche sottolineando la soggettività dei personaggi e, al tempo stesso, rappresentando
i soggetti in modo idealizzato, caratterizzandoli in modo eroico, come nel caso
di Antoine-Jean Gros (1771-1835). Il Medioevo influenzò il gusto dell’epoca anche
in pittura, risultando essere quasi l’idealizzazione di un’umanità cristiana e
armoniosa, come nell’esperienza dei nazareni. Anche il pittore veneziano
Francesco Hayez (1791-1882) cerca, nella rappresentazione del Medioevo, di
soddisfare esigenze romantiche, ora dipingendo con lo stesso spirito con cui si
scrivevano romanzi storici, ora riproducendo con minuzioso realismo sentimenti
e passioni, desunti dalla tradizione letteraria.
→ Vedi il dipinto Gli
appestati di Giaffa (1804) di Gros, in cui viene descritto un episodio
della campagna d’Egitto: Napoleone visita gli ammalati di peste e, con gesto
quasi taumaturgico per sottolineare la sua eccezionale personalità, tocca uno
degli ammalati con un atteggiamento che suggerisce coraggio e pietà al tempo
stesso, come accade nelle rappresentazioni dei santi delle tradizioni popolari.
→ Vedi il dipinto I
Vespri siciliani (1846) di Hayez, che esprime attenzione alla storia come
luogo di passioni e individualità. Il quadro è ambientato in un contesto
realistico che potrebbe essere Palermo.
Parlando di influenza del
romanticismo sulle arti, non si può omettere un richiamo alla musica, che, per
i romantici, era la forma più pura di arte, in quanto la mediazione materiale
tra intuizione e rappresentazione risulta ridotta al minimo. Pur risultando
particolarmente difficile distinguere in essa tra momento classico e momento
romantico, si è soliti identificare nella concezione ammirata della natura e
dei sentimenti, e della forza eroica dell’uomo, un elemento romantico ben
presente soprattutto nell’opera di Ludwig Van Beethoven (1770-1827). L’attenzione alla storia e
la tensione patriottica legata al recupero dell’identità nazionale determinò due
fenomeni musicali di rilievo: il recupero della tradizione popolare tedesca, a
opera di Schubert, e il rilancio della produzione teatrale melodrammatica.
Franz Schubert (1797-1828), compositore austriaco, cercò di
esprimere nelle sue composizioni, spesso brevi e figlie di ispirazioni
folgoranti, l’idea di una poesia direttamente sentimentale: di tale musica sono
particolarmente significativi i Lieder, che vogliono inserirsi
nella tradizione musicale tedesca.
La produzione melodrammatica, anche per le caratteristiche
connesse alla sua fruizione a teatro, in un contesto scenico che favoriva l’evasione
fantastica e che permetteva una divulgazione di contenuti
culturali e politici, palesati dalle vicende narrative e dai testi, ebbe
notevole fortuna nel corso di tutto il secolo.
In particolare giova
ricordare quale significato ebbe l’opera di Verdi, che, attingendo ad argomenti
storici carichi di valenza politica o rivolgendosi al teatro di Shakespeare, espresse
molte delle istanze romantiche, anche quando tale sensibilità aveva sostanzialmente
esaurito la sua spinta propulsiva. Analogo discorso si può fare a proposito del
recupero della mitologia tedesca operato da Richard Wagner (1813-1883), la cui
attività influenzò moltissimo la cultura della parte finale del secolo.
Giuseppe Verdi (1813-1901), pur cronologicamente in ritardo rispetto
alla prima fioritura della stagione romantica, espresse nei melodrammi molti
dei temi e delle istanze romantiche, come nelle opere di derivazione shakespeariana
o in quelle di ambientazione medioevale.