Il Generale e il Giudice (di Luis Sepulveda) Bookmark and Share
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Alle cinque del pomeriggio ora britannica in cui gli agenti di Scotland Yard hanno arrestato il generale Pinochet si è posto fine a una sensazione di impunità e il governo cileno ha avuto l'opportunità di chiudere una situazione vergognosa. Così comincia la storia del "paziente inglese", delle sue menzogne, della sua vigliaccheria, dei suoi sanguinosi crimini, di quelle forze armate cilene che lo hanno sostenuto. Sepulveda racconta ciò che ha provato, visto, vissuto da quell'11 settembre 1973 fino a oggi. Racconta delle battaglie, degli amici perduti, della sofferenza dell'esilio.

Il libro raccoglie gli articoli, i pensieri, gli anedotti, gli incubi che la temporanea detenzione del “caudillo” Pinochet a Londra, arrestato il 16 Ottobre 1998 per ordine del giudice spagnolo Baltazar Garzon, provoco’ in Luis Sepulveda, nel 1973 catturato e imprigionato senza motivo, torturato barbaramente dai servizi segreti orditi dall’allora reggente giunta militare, e pubblicati sulle maggiori testate internazionali. Lo scrittore ci regala trasversalmente l’iniziale euforia, il dubbio crescente fino alla desolazione finale in quanto divenuto un instancabile difensore della giustizia mai concessa alle migliaia di desaparecidos e alle loro famiglie, a favore dei colpevoli delle atroci prevaricazioni di quel periodo, per le quali mai nessuno pagò con il carcere, grazie all’amnistia ridicolamente autoconcessasi dal crepuscolare governo Pinochet del 1988. L’autore, anche se ateo conclamato, in questi scritti ci rivela un archetipo preso a prestito dai fondamenti cattolici, quel “In principio era il verbo” che nella sua ottica assume un carattere prettamente linguistico, "… dove la parola è in sé un atto di fondazione e le cose esistono a forza di essere nominate". Il Cile attuale è un paese che per lui ha storicamente tradito il sacrificio dei suoi padri , perché non ha mai avuto la forza di svoltare politicamente, di rinnegare quelle armi che lo hanno soffocato nel suo stesso sangue, e la sua classe dirigente era in prima fila a spellarsi le mani nell’applaudire il ritorno del tiranno da Londra, improvvisamente rinsavito, mentre sceso dalla sedia a rotelle, salutava la folla festante all’aeroporto di Santiago. Questo libro sembrerebbe essere un testamento spirituale dell’ex GAP (Grupo de amigos del Presidente) di Allende, la resa di un combattente stanco, vinto dagli incubi e perseguitato dai fantasmi di decine di compagni dei quali non esiste una lapide sulla quale versare lacrime, ma tutto ciò rimane un brivido, Sepulveda visto dal vivo pochi mesi fa, ha ancora il mordente dell’animale ferito per il quale la parola d’ordine in voga tra i sopravvissuti, “ Non si dimentica non si perdona” è ancor’oggi più che mai valido.

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